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Le grandi IPO e il loro effetto sull’indice S&P 500


Quando arriva sul mercato una grande IPO, l’istinto di molti investitori è pensare: “Ecco, siamo al picco. Se stanno quotando colossi di questa dimensione, forse il mercato è arrivato alla fine della corsa”.

Questo grafico di Goldman Sachs mostra però una cosa interessante: prendendo le quattro più grandi IPO degli ultimi 30 anni, rapportate alla capitalizzazione dell’S&P 500 nel momento della quotazione — Alibaba, General Motors, Meta e Visa — l’indice americano non è affatto crollato dopo l’offerta pubblica iniziale.

Anzi. Nei 60 giorni di Borsa successivi alla quotazione, sia la media sia la mediana del rendimento dell’S&P 500 tendono a salire, arrivando intorno al +6/+7%.

Le mega IPO non arrivano quasi mai in mercati morti. Arrivano quando c’è liquidità, appetito per il rischio, fiducia degli investitori istituzionali e voglia di comprare storie nuove.

Il mercato può anche traballare nei giorni immediatamente precedenti o successivi alla quotazione, come si vede sul grafico dal piccolo affondo intorno al giorno zero. Ma poi, storicamente, il contesto tende a rimanere favorevole.

Quindi attenzione: non bisogna innamorarsi delle IPO, ma nemmeno demonizzarle. Per chi investe, il punto è sempre lo stesso: non conta la narrativa, conta il prezzo. E soprattutto conta il comportamento dell’indice dopo l’evento.
 

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