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Non è tutto oro quel che luccica: cosa ci dicono le ultime grandi IPO?


Oggi è il giorno del debutto in Borsa di SpaceX. Difficile allora non parlare di IPO, considerati i grandi numeri della società di Elon Musk che tramite l’offerta pubblica iniziale ha raccolto 75 miliardi di dollari, segnando un nuovo record.

Tuttavia c’è un grafico che racconta anche un’altra storia delle ‘grandi IPO’.

Il grafico mostra i drawdown massimi registrati nel primo anno di quotazione dalle 20 maggiori IPO dal 2010.

Il dato medio è brutale: -60% nel primo anno.

Non stiamo parlando di società marginali, di nomi sconosciuti o di aziende senza storia. Nel grafico compaiono nomi che hanno riempito le prime pagine dei giornali finanziari: Uber, Coinbase, Rivian, Robinhood, Lyft, Didi.

Eppure la Borsa, come sempre, ha fatto il suo mestiere: ha preso l’entusiasmo, lo ha messo alla prova, e spesso lo ha dimezzato.

Il punto non è dire che le IPO siano tutte da evitare. Sarebbe una sciocchezza.

Il punto è un altro: comprare una IPO solo perché “è il futuro” è uno degli errori più costosi che un investitore possa fare.

Perché al mercato non interessa la narrazione. Non interessa se l’azienda è famosa. Non interessa se tutti ne parlano. Non interessa se il business model sembra rivoluzionario. Al mercato interessa il prezzo.

E soprattutto interessa quanto si è disposti a pagare oggi per una crescita che forse arriverà domani.

La storia delle grandi IPO ci insegna una cosa molto semplice: spesso il momento migliore per comprare non è il giorno della quotazione, ma dopo che il mercato ha fatto pulizia. Dopo che l’euforia è evaporata.

Il caso medio, dice il grafico, è un -60%. Poi ci sono casi meno dolorosi, come Airbnb, e casi devastanti, come Didi, Rivian, Robinhood o Lyft.

Ma il messaggio non cambia. La IPO è marketing. Il mercato secondario è realtà. E tra marketing e realtà, molto spesso, c’è un abisso di prezzo. Per questo l’investitore deve imparare ad aspettare. A non innamorarsi del nome. A non confondere una grande azienda con un grande investimento.

Perché anche una grande azienda, comprata al prezzo sbagliato, può diventare una pessima operazione.

La Borsa non premia chi arriva primo. Premia chi arriva preparato.

L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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