Stellantis è uno di quei titoli che sembrano regalati soltanto perché sono scesi molto. L’azione STLAM, quotata a Milano, vale una frazione di quanto valeva pochi anni fa, ma il mercato non crede ancora alla capacità del gruppo di tornare a produrre margini, cassa e rendimento sul capitale.
Le notizie recenti non sono tutte negative. Nel primo trimestre 2026 i ricavi netti sono saliti del 6% a 38,1 miliardi di euro rispetto al primo trimestre del 2025, l’utile netto è migliorato a 0,4 miliardi di euro e l’utile operativo rettificato è stato di un miliardo, con un margine del 2,5%. Il flusso di cassa industriale è negativo per 1,9 miliardi, come da stagionalità tipica del primo trimestre, in miglioramento del 37% rispetto ai primi tre mesi del 2025. Il malato si è alzato dal letto, ma non è pronto per la maratona.
Il dato nuovo è quello delle consegne consolidate del secondo trimestre, pubblicato proprio nei giorni scorsi, il 13 luglio. Nei tre mesi chiusi al 30 giugno 2026, Stellantis ha spedito 1,597 milioni di veicoli, il 10% in più rispetto agli 1,447 milioni dello stesso periodo 2025. Il Nord America è cresciuto del 38%, da 323.000 a 445.000 unità, sostenuto da prodotti nuovi o rinnovati e da nuove offerte di motorizzazioni; il dato riflette inoltre le attività di preparazione alle già programmate pause produttive estive. Nell’Europa allargata le consegne sono aumentate del 5%, a 762.000 veicoli. Sia Medio Oriente&Africa che America meridionale sono arretrate del 3%, mentre l’area Asia Pacific non ha registrato scossoni nelle consegne rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso restando a quota 16.000 unità.
Attenzione a non confondere consegne e utili. Le consegne anticipano spesso i ricavi, ma non dicono a quale prezzo siano state vendute le auto e quale margine abbiano prodotto. I risultati finanziari del secondo trimestre saranno pubblicati il 30 luglio. Fino ad allora sappiamo che i volumi migliorano; non quanto Stellantis abbia guadagnato, oppure perso, per ottenerli.
Antonio Filosa ha presentato il piano FaSTLAne 2030, con 60 miliardi di investimenti in cinque anni, oltre 60 nuovi lanci. La Borsa non ha festeggiato. Il mercato vuole capire se quei soldi finiranno in automobili redditizie oppure in un altro cimitero di piattaforme. L’alleanza con Leapmotor è sensata: contro i produttori cinesi non basta invocare dazi, bisogna produrre auto migliori, meno care e guadagnarci.
Il bilancio 2025 è stato un campo di battaglia. I ricavi netti sono scesi a 153,5 miliardi (-2% rispetto al 2024) e la perdita netta ha raggiunto 22,3 miliardi. Stellantis non è a corto di liquidità; il problema è il rendimento che ottiene da quella liquidità.
Ed eccoci al ROIC - WACC, il dato che separa un’impresa che crea valore da una che brucia soldi con grande eleganza. Le stime recenti indicano un ROIC negativo e un costo medio del capitale positivo: il differenziale è sotto zero.
La tesi favorevole è chiara: marchi forti, liquidità, ripresa delle consegne e recupero possibile negli Stati Uniti. Se i margini tornassero al 5-6%, il titolo potrebbe rivalutarsi con violenza. La tesi contraria è altrettanto evidente: troppi stabilimenti, concorrenza cinese feroce, sessanta miliardi da investire e rendimento del capitale sotto il costo del denaro.
Per l’investitore speculativo Stellantis è interessante; per il cassettista non ancora. Prima vorrei vedere flusso di cassa industriale stabilmente positivo e ROIC nuovamente superiore al WACC. Senza queste condizioni il titolo è economico soltanto in apparenza. E in Borsa, come nei mercatini dell’usato, il fatto che una macchina costi poco non significa che poi parta.
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