Bond ad alto rendimento: per l’Astaldi 2020 (yield 12,6%) la prudenza si impone

In attesa dell’aumento di capitale della società, che potrebbe anche ipotizzare un coinvolgimento dei “bondholders”, l’handicap del taglio 100.000 è troppo elevato.

Cedole & dividendi

Ricavi in forte crescita ma margine operativo in netto calo. Si riassume così la storia di Astaldi, il che equivale a un netto peggioramento degli indicatori di redditività. Dopo il giovedì nero dell’azione a novembre, con tonfo in una sola seduta di quasi il 35%, in un insieme di giornate negative, la domanda che viene posta da vari lettori riguarda la convenienza o meno di puntare sul bond 7,125% scadenza 2020 a taglio 100.000 euro (Isin XS1000393899), quotato su Borsa Italiana. Fatta salva la scelta di Cedole & dividendi di scrivere quasi solo di obbligazioni a piccolo taglio, l’insistenza di alcuni porta oggi – nell’ambito delle emissioni ad alto rendimento – a valutare questo strumento, che ha subito – a sua volta – un ribasso molto forte negli ultimi tempi, con un parziale rimbalzo però nelle ultime settimane.

Caratteristiche – Si tratta di un bond molto semplice: senior – valuta euro - tasso fisso 7,125% - scadenza 1/12/2020 – ammontare 750 milioni di euro (quindi 7.500 titoli) – rating B di S&P. Ci sono delle possibilità di “call”, di cui la seconda scadrà il 30/11/20218 a 101,178, per poi trasformarsi fino a scadenza in “call” a 100. Il titolo quota attualmente sugli 87 euro, con rendimento a scadenza del 12,6% e volatilità su 180 sedute del 59,8%. Sull’“Otc” gira leggermente sotto, ovvero sugli 86,8/86,9 euro. La differenza è minima e non costituisce motivo di allarme.

Liquidità – Il bond Astaldi 2020 presenta un buon livello di scambi per essere un taglio forte e lo “spread” si limita ormai – dopo la bufera – sui 25/40 punti base in condizioni normali. Le proposte presenti sul “book” si restringono comunque a poche unità, il che è inevitabile per un 100.000.

Scambi – La media si aggira sui 10 contratti giornalieri, con controvalori fra 1 milione e 1,2 milioni di euro, cifra accettabile dato il peso rilevante dell’investimento necessario. Attenzione però: la prevalenza riguarda operatori professionali, sebbene il “retail” sia presente, come dimostra l’interesse delle domande poste dai lettori.

Aumento di capitale della società – Il vero nodo è questo e coinvolge quindi indirettamente il bond. Astaldi necessita di capitale per 400 milioni di euro, di cui il 50% da un aumento di capitale e il restante 50% probabilmente dall’emissione di altre obbligazioni. Occorre ricordare che il debito complessivo del gruppo si aggira su 1,30 miliardi di euro. Le voci che circolano parlano di due ipotesi:

1°) un coinvolgimento degli obbligazionisti nell’aumento di capitale;

2°) l’arrivo di nuovi soci.         

Sul fronte del business ci sono state alcune interessanti commesse nelle ultime settimane, ma il nodo resta il modo in cui si effettuerà l’aumento di capitale, di cui si dà per scontata una forte diluzione per gli attuali azionisti.

Andamento – Il movimento dell’azione trova perfetto riscontro in quello del bond, sebbene con performance meno accentuate. A un anno la prima ha perso il 51,3% e il secondo il 17%, ma i grafici hanno andamenti corrispondenti. Si è visto solo a dicembre un trend più rialzista dell’obbligazione, ma occorre tenere presente che con un’emissione a 100.000 le dinamiche di mercato sono inevitabilmente particolari.

Analisi grafica – L’esagerata volatilità di fine novembre e dicembre sta comprimendosi, ma il bond è tornato sotto la media mobile a 10 sedute, sebbene si confermi in avvicinamento a quella a 100, che resta logicamente sopra. Importante il fatto che i “gap” di apertura siano scomparsi da inizio 2018, mentre sono stati una costante nelle settimane precedenti. L’assenza di notizie precise sull’aumento di capitale sta mettendo in “stand by” il bond 2020 e l’estensione molto contenuta delle candele delle ultime sedute lo conferma.

Valutazione – Un rendimento al 12,6% in euro è davvero rilevante, ma con quel taglio a 100.000 (che oggi comporta circa 87.000 euro di investimento più il rateo) la prudenza è d’obbligo. Meglio perdere forse un rimbalzo di qualche punto ma essere sicuri che l’aumento di capitale non coinvolgerà i “bondholders”, timore giustificabile di fronte a un quadro generale ancora molto confuso. Comunque è consigliabile seguire l’andamento dell’azione, termometro decisivo per valutare i possibili movimenti dell’obbligazione, che – lo ricordiamo - ha un po’ troppo accentuato al rialzo prima a dicembre e poi all’inizio di gennaio, complice certamente il forte peso dei singoli “buy”.

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