Uno scudo nel portafoglio a scarso rischio contro il baratro europeo

Prendo al balzo l'artcolo del lombardreport.com di "rischio contenuto" (che non ha niente a che fare con il mio ventennale portafoglio "a scarso rischio") in cui si accenna alla possibilità di investire in USD, AUD, CHF e marginalmente anche in GB per aggiungere la mia modesta voce proponendo una scarsamente valutata forma di investimento obbligazionario.

Stiamo infatti investendo una piccola parte della consistente liquidità presente nel portafoglio a scarso rischio, su un importante obbligazione del Regno Danese.

Si tratta di DK 0009923641, un bond governativo che scade il 15/11/20, tasso 0,25% quotato attorno a 101,72, per fortuna molto liquido (anzi è praticamente l'unico bond statale danese veramente liquido su quel piccolo mercato). Bond che comperiamo "al telefono" tramite banca non riuscendo a prenderlo on line.

Fate i calcoli della redditività....e  già attendiamo le vostre sensate dure  proteste: il tasso di rendimento è NEGATIVO, pari allo 0,7%/0,8% annuo. Ma che razza di investimento perciò vi proponiamo? Una sicura perdita? Certo! Non avremmo infatti  MAI pensato in passato di saltare per un paio di anni su questo folle e antiremunerativo investimento per una parte (piccola) del portafoglio. Eppure vi sono talune ragioni che cerchiamo di elencare che ci allettano vivendo in Italia. Ovviamente nessun residente in USA, Giappone, Australia etc. potrebbe essere interessato a questo bond. L'interesse nasce solo perchè: siamo in Italia e soggetti alle leggi italiane e: 

1 - parlando con gli alti vertici della banca mi è stato confermato che i bond governativi danesi sono equiparabili a quelli sovranazionali o delle banche europee che fanno parte della UE. Invece quelli governativi di USA o AU no. Tra i vantaggi spiccano la tassazione al 12,5% sui rendimenti e, come mi hanno ripetuto persone che considero bene informate nelle alte sfere bancarie, l'esenzione dalla tassa di successione. Io ho trovato il Dl 66/2014 che modificando l'art 12 del TUS ha stabilito che non concorrono a formare l'attivo ereditario i titoli di debito pubblico, ivi compresi i "corrispondenti titoli del debito pubblico emessi dagli Stati appartenenti all'Unione Europea e dagli Stati aderenti all'accordo sullo spazio economico europeo".  Poiché però non sono un esperto ho chiesto un ulteriore conferma ad un importante e notissimo avvocato in quanto considero questa esenzione molto importante.

2 - la Danimarca ha un rapporto debito/pil molto inferiore a quello della Germania e quindi ancora più sicuro. Secondo Eurostat nel 2017 il rapporto era di 36,4 per la Danimarca e di 64,1 per la Germania.

3 - in caso di crack dell'euro e presenza perciò di un Euro B rifilato agli italiani/greci etc. la valuta della Danimarca seguirebbe la Germania. Non avremmo quelle (probabilissime) discussioni che ci sarebbero per un investitore italiano in bond in euro tedeschi  con il rischio che ci obblighino a ricevere Euro di serie B con la scusa che il possessore è residente in Italia..Sembra una assurdità, ma non è da escludere. Ne abbiamo viste troppe di cose strane....

4 - Il tasso di rendimento (sic!) è simile a quello di similari bond governativi tedeschi o svizzeri. Sempre si perde. Il vantaggio è una scadenza meno che biennale che limita oscillazioni violente sui tassi. Ed in due anni il dilemma "Europa" potrebbe essere chiarito nel bene o nel male.

5 - La perdita dello 0,7% circa annuale (discutete a lungo con la banca per le commissioni!!!!) deve essere considerata perciò  come un premio di assicurazione. Dopo vent'anni di piacevoli, remunerativi rendiconti azionari ed obbligazionari annuali il portafoglio tira il fiato e mette sotto chiave parte dei guadagni. Cercheremo di guadagnare nel 2019 abbastanza per coprire questo "premo di assicurazione". Rimango (pateticamente) convinto che prima o poi si ripeterà il segnale altamente positivo del gennaio 2016 sugli auriferi e che nel 2019 in questo settore che strettamente monitoriamo da venti anni si possano cogliere ancora valide opportunità. Anche se fino ad oggi non ci sono segnali.

6 - il vantaggio rispetto alle polizze vita è anche dato dalla possibile esiguità dell'entità dell'investimento. In caso di necessità si vendono i bond (anche solo in parte secondo i casi) e dopo pochi  giorni si incassa. La corona danese è legata all'euro (meglio sarebbe forse dire al marco) con un rapporto circa di 7,46. In pratica, per semplificare, chi voglia acquistare un controvalore in bond danesi di 10.000 euro deve passare un ordine di circa 70.000 corone.

Prima o poi doveva avvenire: un consiglio con un rendimento certamente negativo. Ma pensiamo sempre che ci si assicura, sperando che il danno non avvenga......

(L'autore del presente articolo non è iscritto all'ordine dei giornalisti e potrebbe detenere i titoli oggetto dei suoi articoli)

2 Commenti

I commenti dei lettori

2 Commenti

  • Guido B.
    28 Nov 2018

    dollaro puo' andare su o giu e si paga successione '. Qui con dkr si puo' solo guadagnare(o almeno non perdere) con la valuta e si risparmia su successione. A voi la scelta.

  • Simone A.
    27 Nov 2018

    Ma non c'è nient'altro sul mercato che svolga la stessa funzione con requisiti simili di
    liquidità che non faccia perdere lo 0,7 % all'anno.
    In USA i tassi a 10 anni sono intorno al 3% (circa se non sbaglio) e noi dobbiamo andare a pescare un titolo danese che ci fa perdere lo 0,7% all'anno???

Lascia un commento