Cercate i profitti del futuro? Puntate sulla “rottura”, intesa come disruption

Sta per iniziare una rivoluzione epocale, con innovazioni devastanti che cambieranno i rapporti di forza nell’economia. Un tema nuovo che ci porterà ad analizzare nelle prossime settimane tante azioni di aziende coinvolte in questi cambiamenti.

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C’è sempre un tema dominante nelle varie stagioni finanziarie. Due quelli in corso: il rialzo dei tassi nell’area euro e la “disruption”. Se sul primo si stanno facendo troppe parole in presenza di nessuna garanzia relativamente ai tempi, come giustamente segnalato perfino da alcuni giornalisti nella conferenza stampa di Draghi di giovedì scorso, il che rischia di destabilizzare il mercato del credito di fronte a tante indiscrezioni spesso prive di basi concrete, sull’argomento “disruption” (innovazione devastante, in base alla quale un’impresa piccola e con meno risorse è in grado di sfidare con successo i gruppi dominanti di un certo settore) si parla troppo poco. Eppure il mondo finanziario si sta impegnando proprio su questa rivoluzione, proponendo prodotti – soprattutto fondi – molto innovativi.

Creare e trasformare

Amundi, maggiore gruppo di asset management in Europa, ha posto l’attenzione sul tema nel suo recente “Crossroads”, segnalando come quattro forze globali favoriscano l’accelerazione della “disruption”. Sono le trasformazioni demografiche, la globalizzazione, le innovazioni tecnologiche e i cambiamenti climatici. Tutto ciò si traduce in:

► creazione di nuovi mercati

► trasformazione di quelli esistenti

► mutazione dell’ordine precostituito.

Sembrano principi teorici, ma è in questo contesto che si nascondono occasioni eccezionali per l’investitore o trader azionario, perché sta nascendo un vero cosmo di nuove protagoniste dell’economia, spesso già quotate in Borsa (soprattutto negli Usa), attive nell’economia digitale, nell’industria 4.0, nelle attività agricole e di difesa del territorio e nella salute. Amundi propone un suo fondo specifico (CPR Invest - Global Disruptive Opportunities), che in poco più di un anno ha messo a segno una performance del 15,2%, ma Lombard Report riprenderà il tema dai prossimi giorni analizzando titoli che hanno grandi potenzialità in tale ambito. Fra l’altro con una relativa decorrelazione dai mercati azionari in generale.

Quattro settori in evidenza

Per Morgan Stanley ci sono dei comparti tecnologici che per primi avranno un impatto di rilievo nel prossimo decennio: Sono:

1) La guida autonoma e l’avvento del trasporto come servizio decorrelato dall’uomo;

2) L’e-commerce generalizzato, visto come capovolgimento del mondo tradizionale della vendita al dettaglio;

3) La robotica applicata a tutti i più diversi comparti tecnologici;

4) L’intelligenza artificiale, in particolare in relazione al fatto che sarà il computer ad addestrare il computer.

E poi c’è l’ecosostenibilità…

Un tema certamente fondamentale in tale ambito è inoltre quello dell’ecosostenibilità, attraverso il quale si muove una parte non trascurabile dell’economia mondiale. Pictet Asset Management ha di recente realizzato un approfondito studio di alcuni settori su cui punta per i suoi fondi “clean energy”, tema di spicco nell’ambito della “disruption”, sebbene in questo caso a essere protagoniste non siano le piccole e medie aziende emergenti, ma le grandi che hanno saputo accelerare i tempi. Nei suoi portafogli Pictet ne ha così inserito molte dimostratesi anticipatrici di nuovi business.

Fornitori di componentistica per auto

Valeo in Francia, Delphi Automotive e Sensata Technologies negli Stati Uniti sono in primo piano. Valeo si aspetta che nelle auto elettriche le sue tecnologie saranno impiegate in misura da sette a nove volte superiore rispetto ai veicoli a combustione tradizionale; quindi la società dovrebbe trarre rilevanti benefici da questa rivoluzione. Alla stessa maniera Delphi Automotive prevede che le proprie tecnologie saranno contenute all’interno dei veicoli elettrici in misura nettamente superiore rispetto a quanto non lo siano adesso.

Produttori di componentistica auto per lo stoccaggio dell’energia

Pictet punta sulla statunitense Tesla, nome ultra noto, di cui si conoscono soprattutto le auto elettriche ma meno la forte presenza nell’ambito dei sistemi di stoccaggio dell’energia da quando la sua Gigafactory è diventata operativa in Nevada; vi produrrà 35GWh di batterie ogni anno entro il 2020.

Semiconduttori di potenza

Per costruire e far funzionare i veicoli elettrici sono necessari molti semiconduttori di potenza: quindi il loro numero si è moltiplicato rispetto ai veicoli a combustione. Si tratta di un settore con elevate barriere all’ingresso, la cui crescita è destinata a svilupparsi. Società come Infineon in Germania, On Semiconductor e Monolithic Power negli Stati Uniti sono presenti nel sotto segmento dell'e-mobility. In particolare, Infineon domina questo mondo, con una dimensione tre volte superiore rispetto a quella del secondo maggiore player mondiale.

Società industriali altamente specializzate

Il team di gestione di Pictet rivolto alla ricerca di società industriali di nicchia e in grado di crescere rapidamente guarda a nuove realtà piuttosto che a grandi conglomerati industriali. E’ il caso, per esempio, di Nidec in Giappone, Kion in Germania, Littlefuse negli Stati Uniti e Schneider Electric in Francia. In particolare, Nidec è una tra le principali società tecnologiche, con specifici punti di forza e conoscenza nel campo dei motori elettrici di piccole dimensioni. Entro il 2020, il 50% del fatturato dovrebbe provenire dal segmento automotive, di gran lunga il più forte driver nella sua crescita, beneficiando della domanda di veicoli elettrici. Kion è, invece, un player dominante nel segmento dei muletti elettrici.

E-utilities

I gestori di Pictet apprezzano Edison International, utility californiana molto attiva sia nello stoccaggio dell’energia sia nelle infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici, così come la nostra Enel, che sfrutta fonti energetiche rinnovabili grazie ai rilevanti investimenti in reti intelligenti.

Batterie a ioni di litio/filiera di distribuzione

Pure in tale ambito Tesla è il maggiore player, con più capacità rispetto a tutti gli altri operatori dell’industria considerati globalmente. Nel campo dello stoccaggio energetico, Pictet ha una posizione anche in Samsung SDI, uno dei principali produttori di batterie, soprattutto per costruttori di auto europei come Bmw o Volkswagen, ma la società ha altresì una forte presenza nell’ambito dei display Oled.

Energia rinnovabile

Con riferimento a questo comparto, Pictet punta su società che producono componenti per impianti eolici, come Vestas, Gamesa e Goldwind, così come in wind utilities, quali Algonquin Power in Canada o Huaneng Renewables in Cina. Aziende come Vestas non solo forniscono turbine eoliche, ma hanno anche incorporato in maniera crescente sistemi di stoccaggio energetico.

Molte delle società sopra citate saranno positivamente influenzate pure dalla diffusione di sistemi a guida autonoma. Il team di gestione di Pictet si aspetta inoltre che la maggior parte dei veicoli di tale generazione saranno completamente elettrici.

Tutto questo è solo un assaggio di quello che analizzeremo nelle prossime settimane. Se cercate i profitti del futuro non potrete perdere i relativi appuntamenti.

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