Cigni neri contro cigni bianchi: azioni tecnologiche, emergenti e dollaro, buy o sell?

Dibattito a distanza fra chi vede tutto nero e chi vede invece tutto bianco su tre temi di forte attualità del momento.

Cedole & dividendi

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Pressati dalle notizie negative degli ultimi giorni, che coinvolgono anche le big companies della tecnologia Usa, specialmente dopo il crollo di Facebook, a causa di timori sulla crescita del business e dei ricavi nei prossimi trimestri, c’è chi sostiene che le cosiddette azioni Faang (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google) vanno vendute. Dichiarazioni in tal senso sono giunte anche da alcuni importanti gestori, convinti che il mondo tecnologico Usa stia per subire un calo di “appeal”, a causa della perdita di competitività rispetto ai concorrenti asiatici e soprattutto cinesi. Pechino infatti reagirebbe contro i dazi di Trump con enormi investimenti nelle rivali gialle delle Faang. Cigno nero o Cigno bianco quindi su queste ultime?

La risposta la troviamo in una notizia pubblicata da un’agenzia stampa internazionale, un annuncio quasi di secondo piano: Google sta acquistando centinaia di ettari di terreni in Svezia a nord di Stoccolma. Il motivo? E’ segreto ma si dice che in tale sede verrà sviluppata una nuova tecnologia rivoluzionaria, qualcosa che va di là di Internet e degli smartphone, sebbene la società parli solo di una possibile location per un futuro “data center”. La stessa innovazione interesserebbe anche Facebook, Amazon e altre leader Usa, pronte nell’arco di pochi anni a lanciare sul mercato progetti riferiti appunto a tale rivoluzione, che resta però segreta. PricewaterhouseCoopers (PwC), network internazionale di servizi alle imprese, ritiene che in effetti ci si stia preparando a una trasformazione tecnologica ancora maggiore rispetto a quella vista negli ultimi vent’anni. Dove investire? La sua lista prevede otto “preferred” settori: 1°) Intelligenza artificiale; 2°) Robotica; 3°) Realtà virtuale; 4°) Realtà aumentata o realtà mediata dall'elettronica (con cui si intende l'arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni non percepibili con i cinque sensi); 5°) Blockchain; 6°) Internet delle cose; 7°) Stampa 3d; 8°) Utilizzo dei droni. Intanto a cosa pensa Google? Forse a una di questi branche dell’innovazione? Presto saremo forse in grado di dirvelo.

Quanto sostiene Pwc serve comunque a costruire piani di investimento negli otto settori, che riserveranno grandi potenzialità di crescita nei prossimi anni. Come farlo? Può sembrare un oltraggio per noi inveterati fautori del “fai da te” ma la scelta migliore è senz’altro quella di affidarsi a fondi specifici, che si diffondono sempre più e garantiscono ottime performance. La conoscenza infatti delle società attive nei vari mondi è troppo complessa per essere realizzata senza l’ausilio di selezionatori professionali.

Dunque Cigno bianco batte Cigno nero!

Emergenti, forse un’occasione o forse no

Sì o no? Posizioni contradditorie. Sentiamo l’opinione di un Cigno un po’ nero e un po’ bianco, Mark Mobius, socio e cofondatore di Mobius Capital Partners, secondo cui i mercati emergenti sono ancora lontani dall’aver toccato il fondo. L’analisi parte dalla Cina, che deve per il momento superare vari ostacoli, tra cui la guerra dei dazi in corso con gli Stati Uniti. A questa si aggiungono l'alto livello di debito (ancora in crescita) e il peso sempre più ampio rappresentato dei titoli tecnologici. “Dopo un continuo calo - continua Mobius - ci sono buone possibilità di una ripresa, soprattutto per Pechino, nonostante un certo numero di problemi”. Stando alle sue previsioni l'attesa per gli emergenti era di un calo del 30%, mentre la realtà ha smentito queste previsioni, fermandosi a una contrazione di meno del 20% in media (eccetto l’India in forte crescita). Tornando alla Cina l’opinione è che “le recenti riforme radicali approvate dai vertici politici permettano alla nazione di mantenere efficiente il suo motore economico attraverso impulsi per le infrastrutture. Tutto questo consente a sua volta di esportare e potenziare know how, tecnologia e anche attrezzature, senza dover richiedere aiuti agli Stati Uniti”.

Particolare attenzione deve essere riservata però allo yuan, moneta dalle grandi potenzialità e quindi da monitorare soprattutto in ambito di guerra commerciale. Pechino infatti potrebbe essere tentata di usare la valuta come arma contro gli Stati Uniti, rendendola molto competitiva (il che sta già avvenendo) e, quindi, manipolando il cambio. Andando oltre, ma restando sempre in Asia, pure la Turchia - secondo l'opinione di Mobius - si trova in una posizione interessante; in particolar modo grazie alla moneta e al mercato azionario particolarmente deboli, che non riflettono quello che, a suo dire, è il potenziale di un’economia caratterizzata dalla presenza di grandi industrie. Innegabile negare la presenza di difficoltà politiche o pensare che il futuro non riservi problemi ma, sempre secondo le parole di Mobius, la Turchia resta una nazione cui guardare con fiducia. Ancora Asia, e nello specifico India, dove la Banca centrale dovrebbe continuare a tagliare i tassi di interesse per stimolare gli investimenti e soprattutto rendere più omogenea la situazione economica interna.

I numeri degli indici di Borsa cosa dicono? Li abbiamo sintetizzati, per i tre mercati citati, in questa tabella.

Borsa

Quotazione

Trend

+/- in % 1 anno

Media 200

Cina/Shanghai

2.740

Ribassista

-16,3%

3.200,1

Turchia/Bist 100

95.610

Ribassista

-10,8%

107.701

India/Sensex

37.556

Rialzista

+16,5%

34.496

Il confronto è quindi articolato ma anche in questo caso i Cigni neri hanno preso forse in maniera eccessiva il controllo dei mercati, portando a valutazioni esageratamente negative.

Dollaro su o dollaro giù?

In altre parole vendere o comprare il biglietto verde? Il tema è di estrema attualità e vede posizioni contrastanti, sebbene qui i Cigni neri siano più prudenti rispetto ai temi dei Faang e degli emergenti. Iniziamo da un’analisi grafica del cross €/$.

Il dollaro si è collocato proprio sopra la resistenza (che è un supporto per l’euro) decisiva di 1,1567, con la chiusura venerdì a 1,1568: obiettivo centrato! Ciò è successo però varie volte da giugno in poi. Le prossime sedute saranno quindi decisive per valutare se la forza della moneta è tale da superare nettamente questo livello. In base alla definizione dei “pivot point” si identificano dei precisi valori di breve/medio periodo per l’evoluzione futura:

Se si rafforza

1,1555

1,1525

1,1468

Se si indebolisce

1,1642

1,1699

1,1729

Cigno nero o cigno bianco? Se l’analisi tecnica serve a qualcosa sappiate che attualmente tutti gli indicatori e tutte le medie mobili – su base “daily” – sono improntati al buy per il dollaro.

In questo contesto segnaliamo una valutazione di Pimco, per la quale sono almeno quattro gli elementi favorevoli per un ulteriore apprezzamento del biglietto verde.

1°) Forte ma non a sufficienza

A differenza di quanto accaduto nei primi mesi del 2017, quando i commenti di Trump avevano spinto il dollaro al ribasso, oggi non appare particolarmente forte. Malgrado un apprezzamento di circa il 6% da febbraio il dollar index si mantiene infatti sotto dell’8% rispetto al picco di dicembre 2016.

2°) L’economia a stelle e strisce cresce ancora

L'apprezzamento registrato dal dollaro durante lo scorso anno è stato sostenuto dal fatto che il resto del mondo si era di fatto messo all'inseguimento degli Stati Uniti in termini di crescita. Quest'anno, invece, mentre gli USA continuano a registrare uno sviluppo solido grazie agli stimoli fiscali, l'economia cinese mostra segni di rallentamento e quella europea cerca una stabilizzazione.

3°) I tassi di interesse aumenteranno

Il differenziale fra tassi di interesse Fed e tassi di interesse delle altre economie del mondo è destinato probabilmente ad accentuarsi, con Jerome Powell deciso a mantenere l’autonomia della Banca centrale Usa rispetto alle pressioni di Trump, che vorrebbe uno stop nel proseguimento del rincaro del costo del denaro.

4) Si prevede ulteriore pressione al ribasso sul cambio yuan/dollaro

E' probabile che la Cina continui a immettere liquidità nel sistema, nel tentativo di rendere più graduale il processo di deleveraging e sostenere al contempo la sua economia. Una mossa di questo tipo fa presupporre nuove pressioni al ribasso sul tasso di cambio yuan/dollaro.

Pimco quindi si allinea al fronte dei Cigni bianchi a favore del dollaro, in presenza di una coalizione di Cigni neri in contrazione. Chi avrà ragione? Appuntamento a una delle prossime domeniche.

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