NASDAQ100 WEEKLY - Donald Trump: La malattia del nostro tempo è la superiorità. Ci sono più santi che nicchie !


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Un aforisma di Honoré de Balzac riportato ai nostri giorni nei quali diversi sono i candidati alla gloria degli altari, che si ritengono degni di tale riconoscimento, rispetto alle nicchie preparate da Dio.

Questa settimana apriamo l’articolo con un’accusa sicuramente non velata al sistema finanziario USA ed alla completa mancanza di controllo dagli organi preposti. Bella forza, direte voi, è sempre successo (anche qui da noi) e sempre accadrà ! In settimana abbiamo visto come una sola persona, seppur autorevole (Presidente degli USA), possa influenzare pesantemente i mercati finanziari mondiali, fregandosene altamente dei vari “impeachment” (per corruzione ed occultamento di documenti contabili) ed alla faccia dei sistemi di sicurezza e dei controlli di enti preposti unicamente a sorvegliare dette situazioni (SEC). A pensare male si fa peccato, ma vista la repentinità delle dichiarazioni effettuate da Trump, di tenore completamente inverso le una dalle altre nel giro di quattro/cinque giorni, è ovvio arrivare a pensare che ci sia sotto anche un interesse economico personale, quindi non o non solo politico, visto il patrimonio di cui dispone. Alcuni affermano che non ne ha bisogno, ma squalo mangia squalo e guadagnare milioni di $ in brevissimo tempo e senza correre alcun rischio…..!

Queste considerazioni vengono riportate anche alla luce di dichiarazioni effettuate da personaggi di rilievo circa quello che poteva accadere e ciò che, effettivamente, poi è accaduto. Ne riportiamo solo due da ambo le parti ed una di un famoso studio legale statunitense, ma ce ne sono molte di questo tenore nella comunità finanziaria.

Hu Xijin, editore del Global Times, un giornale cinese controllato dallo stato scrive su un “tweet” in settimana: "Prevedo che esista un'alta probabilità che, il presidente Trump o un alto funzionario americano, tra poche ore diranno apertamente che i colloqui commerciali tra CINA e Stati Uniti hanno fatto grandi progressi per pompare i mercati azionari statunitensi". "Lo hanno già fatto molte volte". Se questa dichiarazione vi sembra di parte, allora James "Rev Shark" DePorre, collaboratore economico di Real Money afferma: "L'accordo commerciale con la CINA è l'equivalente in borsa del saggio (Il mito di Sisifo. Saggio sull’assurdo. Albert Camus, 1942 ndr) siamo condannati a guardare ripetutamente le azioni al rialzo su notizie sui dazi commerciali in fase conclusiva, per poi farle scendere quando l'accordo non viene concluso. Continuamente il modello si ripete e sembra che durerà per sempre".

Infine Nicole Bivens Collinson, presidente dello studio legale Sandler Travis & Rosenberg ed ex negoziatrice commerciale statunitense: "Se fossi un negoziatore cinese, metterei davvero in dubbio la validità di qualsiasi accordo con questo presidente. Argentina e Brasile pensavano di aver raggiunto un accordo, solo per svegliarsi oggi e scoprire che il presidente ha unilateralmente rinnegato l'accordo".

Prendiamo spunto da queste situazioni anche per rispondere a qualche nostro lettore che, già in preda al panico, lamentava il fatto che lunedì scorso in chiusura di contrattazioni, un nostro collaboratore riportava il titolo del suo articolo “il gelo incombe su Piazza Affari” quando solo pochi giorni prima aveva riportato, in un articolo, apprezzamenti positivi per il rialzo degli indici azionari. Signori, bisogna stare calmi e non perdere la lucidità al primo stormir di fronde, non abbiamo la sfera di cristallo né tantomeno sediamo nella stanza di Trump quindi, di per sé è già assurdo dare eccessiva importanza ad una giornata negativa, ma fossero anche due, tre o tutta la settimana, un trend non si smonta in così poco tempo inoltre, per quanto riguarda l’operatività, siamo ben coperti dalla rigida applicazione del livello di STOP, unico paracadute per il mantenimento dei nostri sudati risparmi. Prima o poi si scenderà, è ovvio ed è sempre accaduto da quando esistono i mercati, ma è dal dicembre 2018 che numerosi personaggi del mondo economico travestiti da “cassandre” predicavano e prevedevano chissà quali sfracelli sui mercati azionari. Risultato ?? Da inizio anno 2019 oltre il + 20% di guadagno sui mercati europei (meno per Madrid e Londra) e su quelli USA (+ 32% sul NASDAQ100).

Quindi, senza sapere ne leggere, né scrivere, abbiamo gli STOP a protezione, se vogliamo difendere ancor più il proprio portafoglio titoli, acquistiamo qualche opzione “put”.

Il prestigioso fondo Bridgewater ha scommesso sul fatto che, a marzo prossimo, le borse mondiali crolleranno. Ribadendo che non è nostro mestiere fare previsioni di sorta e senza nulla togliere ad esperti e titolati analisti che ne sanno un mondo più di noi, poveri ed umili scribacchini di questo altrettanto umile sito, ci sentiamo di dire che tutto potrà succedere ed una correzione (non crollo) l’aspettiamo anche noi, ma se a Trump, come abbiamo visto, gli permettono di fare il bello ed il cattivo tempo, con il fatto che ha sempre dichiarato che vuole assolutamente le borse USA ancor più dei massimi appena raggiunti e con le elezioni presidenziali tra 11 mesi, secondo voi, dove ritroveremo gli indici in prossimità di tale data ?

Solo in presenza di un crollo, questo sì, dei sondaggi pre-elettorali a favore di Trump potrebbe, forse, condizionare pesantemente il mercato borsistico mondiale.

Guardiamo ora al breve termine e non oltre. Ogni dicembre e gennaio, Wall Street offre qualcosa agli investitori, la volatilità.

Ciò è dovuto a due forze che abbassano artificialmente i prezzi di alcuni titoli a dicembre. Quando tali forze vengono rimosse ogni gennaio, come spesso inevitabilmente accade, quei titoli depressi artificialmente, godono di un rimbalzo fuori misura.

Queste due forze sono la vetrinistica e la vendita di perdite fiscali. Nel primo, ovviamente, le istituzioni con l’avvicinarsi del 31 dicembre, vendono i loro titoli sui quali stanno perdendo per evitare l'imbarazzo di dimostrare, nei loro rapporti di fine anno, di possedere azioni in perdita. Nel secondo, gli investitori vendono i titoli in perdita prima della fine dell'anno per realizzare le ”minus” che possono utilizzare per compensare le plusvalenze sulle quali altrimenti dovrebbero pagare le tasse in aprile.

Andiamo ad aggiornare i “numeri” dei tre principali indici USA che non hanno fatto registrare nuovi massimi storici ma che, con il recupero di venerdì, hanno chiuso la settimana praticamente invariati. Iniziamo dal “nostro” indice NASDAQ100 che ha chiuso le contrattazioni a 8397.37 perdendo il – 0,08%, con un guadagno da inizio anno del + 32,66%, a seguire l’indice S&P500 che andando a chiudere la settimana a 3145.91 ha guadagnando il + 0,16% portando il guadagno da inizio anno a + 25,49%, infine l’indice DOW JONES che ha chiuso le contrattazioni a 28015.06 ha perso il – 0,13% con un guadagno annuo del + 20,09%. Di seguito i relativi grafici:

ORO

Recupero dei valori nei primi 3 giorni della settimana che facevano registrare all’ORO un massimo di 1484.28 $/oz. tale da poter vendere gli acquisti effettuati in area 1450. Poi nella giornata di venerdì con gli ottimi dati macro ed il rimbalzo dell’azionario, il valore della commodity è sceso fino a chiudere la seduta a 1460.03 $/oz. Pertanto a livello operativo rimangono sempre validi i livelli pubblicati la scorsa settimana. Si riconferma la tenuta dell’area di supporto posta a 1440/1450 $/oz. così come l’area di resistenza di brevissimo a 1480/1485 $/oz. mentre in ottica di breve rimane valida l’area di resistenza a 1518/1525 $/oz. - STOP sotto 1380 $/oz.  Di seguito il grafico weekly dell’ORO:

LA POLITICA USA DI DONALD TRUMP

La settimana scorsa ha inizio con forte vendite sui mercati azionari mondiali a causa di Trump e dei suoi attacchi con le minacce all’Europa, con la Francia e l’Italia nel mirino di possibili dazi a causa della digital tax. Il governo degli Stati Uniti ha minacciato di imporre dazi fino al 100% su 2,4 mld. $ di importazioni di champagne, borse e altri prodotti francesi. Non soddisfatto, ha dichiarato che l’accordo con la CINA avrebbe senso dopo le elezioni americane del novembre 2020, non avendo alcuna fretta di arrivare a conclusione.

Ed ancora il presidente ‘twittatore’ ha attaccato Brasile e Argentina, colpevoli di aver approfittato di “una massiccia svalutazione delle loro monete, creando problemi all’agricoltura USA”, annunciando “il ripristino dei dazi su tutto l'acciaio e l'alluminio che viene spedito negli Stati Uniti da quei paesi”.

Nei giorni successivi a margine della riunione a Londra dei capi di Stato per i 70 anni della Nato, si è ben guardato dal parlare dei possibili dazi all’Europa, mentre ha ribadito le accuse contro i cinesi sollevando la possibilità di un rinvio dell'accordo commerciale a dopo le elezioni presidenziali statunitensi di novembre 2020, mettendo in relazione i dazi con il rally dei mercati azionari statunitensi che: “sono saliti del 21% dal primo annuncio del 3/1/2018 ad oggi, che hanno fruttato agli Stati Uniti enormi quantità di denaro, parte di denaro che stiamo girando ai nostri agricoltori, che sono stati presi di mira dalla CINA !”.

Nella giornata di giovedì ed a seguire in quella di venerdì le dichiarazioni, di colpo, cambiano completamente volto con Trump che dichiara che l’accordo sui dazi di “Fase uno” è molto vicino e che potrebbe essere considerato chiuso entro il 15 dicembre, data di entrata in vigore di ulteriori dazi per 156 mld $., ed alla mossa della CINA di eliminare i dazi su alcuni prodotti, come soia e carne di maiale, il Presidente ha dichiarato che potrebbe anche eliminare o comunque far slittare la suddetta data per imporre nuovi dazi.

La Casa Bianca in una dichiarazione rilasciata venerdì scorso dice che si rifiuterà di prendere parte alle audizioni alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, fissata per la prossima settimana, che prenderà in considerazione quali articoli di impeachment portare contro il presidente Donald Trump. "Non vediamo alcun motivo per partecipare perché il processo è ingiusto". “Non ci è stata data alcuna opportunità equa di partecipare. L'oratore ha già annunciato il risultato predeterminato e non ci darà la possibilità di chiamare alcun testimone”.

Nella stessa giornata il giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, Ruth Bader Ginsburg, ha sospeso temporaneamente una sentenza del tribunale che richiederebbe la consegna dei documenti detenuti da Deutsche Bank AG e Capital One Financial Corp ai collegi democratici. Il materiale ricercato dai comitati comprende documenti contabili, transazioni e investimenti legati a Trump, ai suoi tre figli maggiori, ai loro parenti stretti e a diverse entità dell'Organizzazione Trump.

Dopo i dazi, Trump torna ad attaccare la Fed: “Anche la Federal Reserve dovrebbe agire in modo che i Paesi, e sono molti, non approfittino più del nostro dollaro forte svalutando ulteriormente le loro valute. Questo rende molto difficile per i nostri produttori e agricoltori esportare le loro merci in modo equo. Abbassare i tassi e allentare - Fed!”. Ed anche su questo punto, ci sarebbe un conflitto di interessi da parte di Trump, a livello politico ed economico. Politico in quanto, come afferma l’ex-vice presidente Joe Biden,: “Gli attacchi del presidente Donald Trump alla Federal Reserve ed al suo presidente, Jerome Powell , sono un abuso di potere e rappresentano un grosso errore per l’amministrazione”. “Questa dovrebbe essere un’entità indipendente al di sopra delle parti. È proprio come fare pressione sui militari e intervenire nella catena di comando”. “Purtroppo è il suo modo di abusare del potere su tutta la linea. È un grosso errore. Un grosso errore, e non lo farei mai”.

Economico in quanto, come riportato da alcuni media finanziari statunitensi, pare che ogni quarto di punto di tassi di interesse abbassati, il suo impero economico guadagni 850 mln. $.

Infine, andiamo ad analizzare qualcosa di concreto che, secondo gli amministratori USA è a favore della collettività, ma forse, in fondo non è così. In settimana l'amministrazione USA ha rafforzando i requisiti di lavoro per l'ammissibilità ai buoni alimentari per gli adulti abili senza figli, una mossa che potrebbe riguardare quasi 700.000 persone, risparmiando $ 5,5 miliardi in cinque anni.

Il motivo del nuovo programma è di incoraggiare gli adulti di età compresa tra 18 e 49 anni a tornare al lavoro. In teleconferenza con i giornalisti il segretario del Dipartimento dell'Agricoltura, Sonny Perdue, ha dichiarato che: “Il programma di buoni alimentari aveva lo scopo di fornire assistenza nei momenti difficili, non uno stile di vita". “Il nuovo programma non riguarderà i bambini o i loro genitori, gli americani disabili o quelli con più di 50 anni”.

Avrebbe un impatto su circa il 2% dei 34,3 milioni di persone che attualmente ricevono buoni pasto modificando il modo in cui i singoli Stati possono concedere deroghe per le esigenze lavorative, rendendo più difficile per le persone qualificarsi per il programma.

Il Programma di assistenza nutrizionale supplementare (o SNAP) limita gli americani a tre mesi di benefici, a meno che non stiano lavorando o siano in un periodo di formazione per 20 ore a settimana. Gli Stati possono rinunciare a tali limiti se il tasso di disoccupazione di una regione è superiore del 20% a quello nazionale, che si è attestato al 3,6% a ottobre, ora al 3,5%.

Ciò pone attualmente la soglia di rinuncia a circa il 4.2/4.3%. La nuova norma aumenterà tale soglia a un tasso di disoccupazione del 6% ca., rendendo più difficile per alcuni Stati qualificarsi per la rinuncia.

Gli esperti che studiano la politica alimentare e il programma SNAP hanno affermato che la nuova regola non aiuterà le persone più bisognose, e che probabilmente per colmare il divario il costo graverà sui singoli Stati e sugli enti di beneficenza locali. Sebbene l'economia stia aggiungendo posti di lavoro, molte di queste nuove posizioni offrono lavoro a basso salario e pochi, se del caso, benefici. Circa la metà degli americani ora effettua lavori a basso reddito che pagano un salario medio di $ 18.000 all'anno.

Ellen Vollinger, direttrice legale del Food Research & Action Center, un'organizzazione no profit che si concentra sulle questioni alimentari e della fame ha dichiarato: "Non significa che ci saranno meno bisognosi di quanto non siano oggi, significa solo che il governo federale sta spostando l'onere di questo programma a valle, da qualche parte, ma a valle."

LA CINA RISPONDE

Per quanto riguarda la questione dazi, oltre alle dichiarazioni raccolte dal Global Times, delle quali abbiamo già parlato, raccogliamo altre tre secche e dure dichiarazioni pubblicate dal giornale di Hong Kong, South China Morning Post: "Mentre Trump ha spesso parlato della sua stretta amicizia con il presidente cinese, Xi Jinping, ha imposto o minacciato di imporre dazi su quasi tutte le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti". “I commenti di Trump faranno sì che i negoziatori cinesi diffidino della credibilità e della volontà di Trump di rispettare i termini di qualsiasi accordo". Infine: "Raramente (Trump) parla di questioni politiche o ideologiche. La sua logica è molto semplice: non disturbate lui o i suoi elettori".

Come più volte riportato difficilmente alti funzionari del governo cinese rispondono alle polemiche innescate da parte avversa ma questa volta, al riguardo della situazione di Hong Kong, il più grande diplomatico cinese, Yang Jiechi, nella giornata di sabato ha telefonato al Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, dicendogli che gli Stati Uniti dovrebbero smettere di interferire negli affari interni della Cina, citando l'adozione della Uighur Human Rights Policy Act del 2019 e della Hong Kong Human Rights and Democracy Act del 2019. Poi alla televisione statale Yang ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno violato gravemente le relazioni internazionali e ha esortato Washington a "correggere i suoi errori" e "smettere immediatamente di interferire negli Affari interni della CINA”. Ha anche affermato che “i funzionari statunitensi hanno ripetutamente fatto dichiarazioni che hanno distorto e attaccato il sistema politico cinese e le politiche interne ed estere". “La CINA esprime la sua ferma opposizione e condanna fermamente tali azioni".

Esperti e attivisti delle Nazioni Unite affermano che la CINA ha arrestato forse un milione di “uiguri” nei campi di detenzione di massa nello Xinjiang, una regione dell'estremo ovest della CINA. La CINA afferma che i campi sono parte di una repressione antiterroristica e stanno fornendo formazione professionale. Nega qualsiasi maltrattamento agli “uiguri” (etnia turcofona di religione islamica che vive principalmente nella regione autonoma dello Xinjiang).

Infine il gigante tecnologico cinese Huawei Technologies ha presentato mercoledì scorso una nuova sfida legale contro gli Stati Uniti, cercando di bloccare una decisione della Federal Communications Commission del mese scorso, nella quale limita ulteriormente la capacità del colosso cinese delle telecomunicazioni di operare nel paese. Huawei ha dichiarato che l'ordine FCC, impedisce ai gestori wireless statunitensi delle zone rurali, di utilizzare un fondo di sovvenzione di 8,5 mld. $ l'anno per acquistare attrezzature da Huawei. Tutto ciò in aperta violazione dei propri diritti circa un equo processo ed etichetta ingiustamente la società come una minaccia alla sicurezza nazionale.

LA POLITICA DELLA FEDERAL RESERVE

In attesa della riunione di politica monetaria della Fed il 10-11 dicembre p.v. ricordiamo che Il presidente della Fed Jerome Powell ha indicato che la banca centrale stava probabilmente sospendendo il periodo di allentamento monetario. I funzionari della Fed hanno generalmente descritto l’economia statunitense come forte, alimentata da una forte spesa al consumo, nonostante le pressioni esterne come la guerra commerciale USA-Cina e l’incertezza intorno all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

A maggior ragione, commentiamo noi, dopo l’uscita degli ottimi dati sui nuovi occupati e su quelli dell’economia in generale in un contesto di inflazione molto contenuta.

DATI MACROECONOMICI

Settimana molto importante a livello di dati macroeconomici per quanto riguarda il settore servizi che rappresenta oltre i due terzi dell'attività economica e soprattutto quello riguardante il mercato del lavoro negli States.

Iniziamo con il dato dell'Institute for Supply Management (ISM) che ha dichiarato come il suo indice di attività non manifatturiero sia sceso a 53.9 dal 54.7 di ottobre e dal 54.5 delle attese degli analisti. Meglio invece il dato della privata Markit sui PMI servizi, sempre di novembre, uscito a 51.6 in linea con le attese degli analisti ma in rialzo rispetto al 50.6 del mese precedente.

Passiamo ora ad un mercato del lavoro incredibilmente robusto negli USA. La performance stellare di novembre per i nuovi occupati non agricoli sia del settore pubblico che del privato sta lì a dimostrarlo.  Si pensava che il dato di novembre potesse essere deludente dopo che mercoledì ADP aveva riportato che i salari privati ​​erano aumentati di sole 67.000 unità. Mentre sono 266.000 i nuovi occupati nel settore pubblico, contro attese per 186.000 e con revisione complessiva dei 2 mesi precedenti in rialzo di 41.000 unità. Stessa situazione nel settore privato con 254.000 nuovi occupati contro attese per 175.000 e con revisione ei 2 mesi precedenti di ben 85.000 unità in più. Tutti questi nuovi occupati sono stati distribuiti in una moltitudine di settori rendendo più omogenea la distribuzione nel mondo del lavoro.

La disoccupazione totale è tornata sul minimo dal 1969 a 3.5% contro attese stabili al 3.6%. La lettura di questi dati ha eliminato le preoccupazioni persistenti su un’imminente recessione nell’economia degli Stati Uniti.

I salari medi orari di novembre sono usciti a + 0,2%, mentre la revisione da + 0.2% a +0.4% dei salari orari medi di ottobre mostra anche un’accelerazione dell'inflazione salariale.

Infine, il dato preliminare sul sentiment dei consumatori a cura dell'Università del Michigan per dicembre è aumentato a 99.2 dai 96.8 di novembre, superando le previsioni degli economisti e raggiungendo un massimo di sette mesi.

COMMENTI DAL MONDO ECONOMICO

La società farmaceutica ALEXION ha respinto la proposta del gruppo di investimento dell'attivista Elliott Management di avviare il processo di "vendita proattiva" (Conoscenza rapida degli orientamenti dei mercato per poter pianificare in anticipo lo sviluppo di nuovi prodotti e le attività ad esso connesse). La dichiarazione della società di Boston afferma che si concentrerà sulla fornitura di valore per gli azionisti facendo quello che ha sempre fatto: sviluppare e distribuire medicinali. La società ha anche affermato che manterrà un dialogo attivo con gli azionisti e si compiace dell'impatto costruttivo. In una dichiarazione ha affermato: "In questo spirito e su loro richiesta, ci siamo recentemente impegnati in buona fede con Elliott Advisors (UK) Limited, una consociata di Elliott Management, per ascoltare il loro punto di vista, inclusa la loro raccomandazione di avviare immediatamente un processo di vendita proattivo, ma il CdA di ALEXION ha deciso all'unanimità di votare contro il piano d'azione di Elliott perché un processo di vendita proattivo non sarebbe stato nell'interesse degli azionisti e dei pazienti che serviamo in questo momento".

L’agenzia Reuters ha riferito che il colosso biofarmaceutico BIOGEN ha presentato nuovi dati sul suo farmaco sperimentale sull'Alzheimer “Aducanumab” che non ha prodotto nuovi problemi di sicurezza.

Il CEO di NETFLIX, Reed Hastings, ha dichiarato al pubblico che la società spenderà circa 420 milioni di dollari per creare contenuti per l'India nel prossimo anno. Come riportato da Economic Times, la maggior parte della spesa si concentrerà sulla programmazione originale. NETFLIX ha speso all'incirca lo stesso importo quest'anno in India. Con il rallentamento della crescita degli abbonamenti statunitensi, solo 500.000 abbonati nazionali in più nel terzo trimestre, i mercati internazionali come l'India sono visti come il prossimo capitolo della storia di crescita della società. Hastings ha fissato l'obiettivo di attrarre 100 milioni di abbonati in India. Secondo la società di ricerca IHS Markit, NETFLIX ha circa 4,1 milioni di abbonati in India in questo momento. Tuttavia, NETFLIX addebita un costo significativamente inferiore per gli abbonamenti in India rispetto agli Stati Uniti.

PORTAFOGLIO AZIONARIO

Nulla da segnalare in questa settimana sul nostro Portafoglio azionario se non che nel suo complesso regge bene anche nelle giornate turbolente come quelle di inizio settimana scorsa.  Il titolo STARBUCKS continua nel suo recupero dei valori. A voler trovare il pelo nell’uovo, manca un po' di momentum sui titoli più vicini ai nostri target.

VARIAZIONI IMPORTANTI SUI TITOLI DEL NASDAQ100 NELLA SCORSA SETTIMANA

CHECK POINT SOFTWARE – 4,20%. iL fornitore leader di soluzioni di sicurezza informatica a livello globale, ha annunciato l'integrazione di CloudGuard Log.ic con Amazon Detective, un servizio di sicurezza di Amazon Web Services (AWS) progettato per analizzare, investigare e identificare rapidamente la causa principale dei risultati di sicurezza o attività sospette. CloudGuard Log.ic integra Amazon Detective fornendo intelligence di sicurezza cloud, analisi e visualizzazione semplificata di potenziali incidenti di sicurezza ai clienti. Inoltre potrà supportare i servizi di elaborazione Kubernetes, tra cui Amazon AMZN Elastic Kubernetes Service (Amazon EKS) e Amazon Elastic Container Service (Amazon ECS). Secondo quanto riferito, CloudGuard aiuterà le configurazioni Kubernates dei clienti a conformarsi alle linee di base sulla sicurezza dei container.

EXPEDIA + 5,82%. Il titolo ha preso a correre dopo che la compagnia di viaggi online ha dichiarato che il CEO, Mark Okerstrom, e il direttore finanziario, Alan Pickerill, si sarebbero immediatamente dimessi.

Il presidente Barry Diller ha dichiarato: "In definitiva, il senior management e il consiglio non sono d'accordo sulla strategia. All'inizio di quest'anno, Expedia ha intrapreso un ambizioso piano di riorganizzazione con l'obiettivo di riunire i nostri marchi e la nostra tecnologia in modo più efficiente. Questa riorganizzazione, benché solida nel concetto, ha comportato una sostanziale perdita di attenzione sulle nostre operazioni attuali, portando a risultati deludenti del terzo trimestre e prospettive poco brillanti a breve termine. Il consiglio di amministrazione non si è trovato d'accordo con tale prospettiva, così come con la nostra visione per la crescita, nella quale crediamo fermamente che la società possa accelerare la crescita nel 2020. Questa divergenza ha reso necessario un cambiamento nella gestione". Inoltre Diller ha affermato che avrebbe acquistato ulteriori quote della società "come segno tangibile della mia fiducia e del mio impegno per il futuro a lungo termine di Expedia".

ULTA BEAUTY + 12,12%. La Società è un rivenditore di prodotti di bellezza che offre acquisti per prodotti di massa e per saloni e servizi per saloni negli Stati Uniti. Ha registrato utili nel 3° trimestre 2019 pari a 2,25 $/az. su ricavi per 1,7 mld $. La stima degli analisti per gli utili era di 2,13 $/az. su ricavi di 1,7 mld $. Il fatturato è cresciuto del 7,9% su base annua. La società ha alzato le previsioni precedenti dichiarando di attendere utili per l'anno fiscale compresi tra 11,93 e 12,03 $/az. su ricavi per circa 7,39 mld $. La precedente “guidance” riportava utili tra 11,86 e 12,06 $/az. su ricavi tra 7,32 miliardi a 7,53 mld $. L'attuale stima degli analisti per gli utili è di 11,71 $/az. su ricavi di 7,40 mld $.



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Pagina a cura di SANDRO MANCINI

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