NASDAQ100 WEEKLY - Ottimi segnali dalla guerra commerciale per i listini azionari USA, ed anche il nostro Portafoglio...


SEGNALI DI ENTRATA E DI USCITA DEL MODELLO QUANTITATIVO LOMBARD PER IL TRADING SULLE AZIONI NASDAQ TIME FRAME SETTIMANALE. ESCE OGNI INIZIO SETTIMANA.

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Ad un inizio di settimana incerto sui principali indici azionari USA, ha fatto seguito un pronto ed importante recupero nelle giornate di giovedì e venerdì grazie alla fase distensiva e collaborativa dei colloqui commerciali sui dazi tra le due super potenze di CINA e Stati Uniti dei quali parleremo in seguito. Questa tornata di colloqui rappresenta solo il primo round di un processo che si rivelerà lungo e con alti e bassi visto il carattere dei due contendenti nei 18 mesi precedenti.

Quindi tutto bene ciò che…..inizia bene, tuttavia le tensioni geopolitiche che stanno minando i mercati azionari USA e mondiali non mancano. Il Regno Unito e l'UE devono ancora siglare un accordo sulla Brexit. Gli Stati Uniti sono in contrasto con l'Iran dopo un attacco di droni contro i giacimenti petroliferi dell'Arabia Saudita e una petroliera iraniana ha preso fuoco dopo un'esplosione vicino al porto di Jeddah, in Arabia Saudita. Ciò potrebbe causare un balzo dei prezzi del petrolio. Le proteste in Iraq sono diventate violente, la Turchia ha lanciato un'offensiva in Siria e le marce a Hong Kong potrebbero rovesciare l'economia in recessione. L'Argentina sta affrontando un'altra crisi fiscale e anche Ecuador, Perù e Venezuela hanno problemi politici. Infine anche l'indagine di impeachment su Trump e sulla campagna elettorale del 2020 potrebbero spingere ad intensificare il suo programma anti-globalizzazione.

Tutto ciò pone il rischio di una recessione negli Stati Uniti per il ​​prossimo anno, anche se gli analisti prevedono solo il 25% di questa probabilità, ma se la più grande economia del mondo riuscisse a rimanere in piedi, ciò potrebbe contribuire a compensare i problemi altrove. Gli Stati Uniti sono anche un'economia più chiusa di altre, specie se la politica anti-globalizzazione di Trump dovesse prendere il sopravvento, il che significa che dovrebbe essere in grado di espandersi al suo interno anche se il commercio globale dovesse subire un colpo. Ma esiste anche la possibilità che la cosiddetta velocità di stallo alla quale una recessione diventa quasi certa, sia inferiore a quelle precedenti subite dagli Stati Uniti, il che significa che potrebbe andare avanti a un ritmo di circa l'1,5% annuo. 

Gli investitori americani stanno spostando sempre più denaro nei fondi ed ETF monetari in segno di crescente scetticismo sulla capacità dei mercati finanziari e dell'economia di generare più crescita. Un'analisi della società di ricerca DataTrek, mostra che ci sono 3,4 mld $ nei fondi del mercato monetario americano a partire dal 2 ottobre. È circa il 14% in più rispetto alla fine del 2018, da maggio è aumentato quasi ogni settimana. La cosa strana di questo recente afflusso di capitali è che i tassi a breve termine sono in calo da inizio anno ed i rendimenti a 2 anni si sono dimezzati.

Questi i timori, ma guardiamo alla realtà e affrontiamo un passo alla volta, i mercati azionari USA, venerdì scorso, hanno chiuso le contrattazioni ad un passo dai rispettivi massimi storici anche se hanno evidenziato, a livello grafico, una potenziale formazione di inversione disegnando una “shooting star” su tutti e tre gli indici. Ovviamente la nostra speranza è che l’inizio di settimana ci porti ad un re-test dei max storici. Diamo subito uno sguardo ai numeri della settimana appena passata iniziando dall’indice che nelle ultime due settimane ha riportato i migliori guadagni (bene per noi), il NASDAQ100 che ha chiuso le contrattazioni a 7843,87 guadagnando il + 1,15% seguito dall’indice DOW JONES che chiudendo a 26816,59 ha guadagnato il + 0,92%, ed infine l’indice S&P500 che ha chiuso a 2970,27 guadagnando il + 0,62%. Di seguito i relativi grafici:

ORO

L'oro da qualche seduta "soffre" la straordinaria forza del dollaro, ma il quadro di fondo rimane favorevole a ulteriori allunghi specie se le tensioni geopolitiche non dovessero attenuarsi. Oltre alla forza del dollaro, si fa sentire la chiusura dei mercati finanziari della Cina: lo Shanghai Gold Metal è uno dei poli di interscambio dell’oro più affollati del mondo. 

Ecco perché, ad un inizio settimana dei valori in progresso, con l’arrivo della distensione tra cinesi ed americani, la commodity ha fatto registrare una chiusura negativa sotto il livello dei 1500 $/oz. e precisamente a 1488,63 $/oz.. Reiteriamo sul fatto che l’area di prezzi 1440/1450 $/oz. si sta rivelando un buon supporto sul quale poter agire con acquisti moderati. Rimane sempre valida l’area di resistenza 1550/1560 $/oz. per alleggerimenti, mentre in ottica “mordi e fuggi” l’area 1520/1525 $/oz. rappresenta un buon livello.

Di seguito il grafico weekly dell’ORO:

LA POLITICA USA DI DONALD TRUMP

In settimana l’evento dei colloqui commerciali sui dazi tra la delegazione cinese e quella americana a Washington ha monopolizzato l’attività politica negli USA.

Le notizie di inizio settimana non facevano presagire colloqui pacifici e collaborativi, anzi. Ad alzare la tensione ha iniziato il Segretario di Stato, Pompeo, annunciando l'istituzione di divieti di concessione di visti ai funzionari cinesi responsabili della detenzione dei musulmani nella provincia di Xinjiang, definita la "macchia del secolo". Inutile dire che Pechino ha reagito immediatamente, chiedendo l'immediata rimozione delle sanzioni, e la cessazione delle interferenze nella politica interna.

Poi è emerso che il Dipartimento del Commercio USA ha inserito 28 società cinesi (8 delle quali tecnologiche) in una blacklist, prendendo di mira le aziende tecnologiche con sede in CINA che operano nello spazio dell'intelligenza artificiale che sono state ritenute "implicate in violazioni dei diritti umani e abusi nell'attuazione della campagna di repressione, detenzione arbitraria di massa in CINA - sorveglianza tecnologica contro uiguri, kazaki e altri membri di gruppi minoritari musulmani ". Tra queste, ci sono due colossi della videosorveglianza che insieme controllano circa un terzo del mercato globale.

Inoltre sono uscite indiscrezioni secondo cui la Casa Bianca starebbe pianificando di limitare gli investimenti in azioni cinesi, cominciando con i veicoli statali, sulle cui linee guida di investimento ha voce in capitolo e starebbe preparando un provvedimento in grado di limitare le possibilità di investimento dei fondi pensione pubblici, nelle società cinesi, fortunatamente ad allentare le tensioni è intervenuta una smentita ufficiale da parte del consigliere della Casa Bianca, Larry Kludow, che ha definito queste indiscrezioni: "Non so da dove provengano", “limitare i flussi di capitali verso la Cina non è in agenda", “sono tutte fake news".

A seguire il Presidente Trump, con la consueta strategia del bastone e la carota, aveva prima dichiarato che l'aumento dei dazi dal 25 al 30% previsti per il prossimo 15 ottobre pari a 250 mld $ avrà effetto se non si registreranno progressi nei negoziati commerciali bilaterali. Poi si è detto entusiasta della presenza nella delegazione cinese del governatore della banca centrale, una figura che lascerebbe presagire una seria volontà di procedere sulla via della soluzione del contenzioso commerciale. A tal proposito, notizie di agenzia hanno riportato che Stati Uniti e CINA sarebbero vicinissimi a concordare un vero e proprio patto sull’interscambio di valute.

Queste le schermaglie pre-colloqui, veniamo ora ad analizzare i risultati raggiunti che hanno, de facto, prendere il volo alle borse mondiali.

Sul clima generale torna a pesare la questione dei "dazi". Giovedì mattina il vice premier cinese Liu He sarà a Washington per una nuova sessione del negoziato. Passi in avanti non dovrebbero essercene, Bloomberg riferisce che la delegazione cinese arriva al tavolo del confronto con la richiesta di limitare ad alcuni ambiti precisi la trattativa senza toccare la questione che più preme agli Usa: le sanzioni da applicare in caso di mancato rispetto degli accordi. La Cina vorrebbe inoltre una cancellazione preventiva dei provvedimenti presi su Huawei, oltre che una piena libertà di manovra delle aziende cinesi dell’High Tech. Anche questa è una questione che a Washington vedono come fumo negli occhi.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato Nel frattempo, secondo il New York Times, Il governo degli Stati Uniti prevede di rilasciare presto licenze alle società americane per vendere determinati beni, non sensibili, al colosso della tecnologia cinese Huawei,

"Le azioni sono rimbalzate ai minimi storici grazie alle parole del consigliere della Casa Bianca Larry Kudlow che ha confermato che Trump, in merito al lancio dell’invasione della Turchia nei confronti della Siria, in conferenza stampa dalla Casa Bianca ha dichiarato:

Questa mattina, la Turchia, membro della NATO, ha invaso la Siria. Gli Stati Uniti non appoggiano questo attacco e hanno chiarito alla Turchia che questa operazione è una cattiva idea. Non ci sono soldati americani nella zona. Dal primo giorno in cui sono entrato nell’arena politica, ho chiarito che non volevo combattere queste guerre senza fine e insensate, specialmente quelle che non giovano agli Stati Uniti. La Turchia si è impegnata a proteggere i civili, a proteggere le minoranze religiose, compresi i cristiani, e ad assicurare che non si verifichino crisi umanitarie, e noi vigileremo su questo impegno. Inoltre, la Turchia è ora responsabile di assicurare che tutti i combattenti dell’ISIS tenuti prigionieri rimangano in prigione e che l’ISIS non si ricostituisca in alcun modo, ed alcuna forma. Ci aspettiamo che la Turchia rispetti tutti i suoi impegni e continuiamo a monitorare attentamente la situazione.

Trump ha poi scritto su Twitter che la Turchia è un partner importante: il presidente Erdogan sarà a Washington a metà novembre.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato venerdì scorso, dopo aver incontrato il vice premier cinese, Liu He, alla Casa Bianca che: “Gli Stati Uniti e la CINA hanno raggiunto un accordo molto sostanziale di fase uno, nei loro negoziati commerciali”, “che le due parti hanno compiuto progressi in materia di proprietà intellettuale e valute e di apertura della CINA ai servizi finanziari statunitensi”. L'accordo ufficiale include anche che la CINA accetta di incrementare drasticamente i suoi acquisti di prodotti agricoli statunitensi, aumentando da 40 a 50 mld $ all'anno: “che rappresenta l’importo più alto di due volte e mezzo o tre volte che la CINA aveva finora acquistato", ha detto il presidente.

Inoltre ha dichiarato: “Questa è la prima fase di ciò che potrebbe essere fino a tre fasi dell'accordo ed includerà alcuni aspetti del trasferimento di tecnologia”, “il completamento della prima fase avverrà nel giro di poche settimane. La seconda fase, inizierà quasi immediatamente dopo che le due parti concluderanno e firmeranno la prima fase”.

Il Presidente aveva detto che voleva un accordo globale. Alla domanda sulle fasi, ha detto: "È un grosso problema e copre così tanto terreno che farlo in fasi, è davvero meglio". Si aspetta che la maggior parte dei principali argomenti dell'accordo venga completata nella prima fase.

Infine Trump ha definito l'accordo importante per entrambe le parti e per il mondo, affermando: "C'erano molti attriti tra Stati Uniti e Cina", "E ora è una festa dell'amore."

A suggello dell’accordo queste le dichiarazioni del segretario al Tesoro, Steven Mnuchin: “Gli Stati Uniti sospenderanno l’aumento dei dazi che avrebbe dovuto entrare in vigore la prossima settimana”, “se l'accordo sarà firmato, rappresenterà un grande passo nella giusta direzione per gli Stati Uniti che revocheranno la loro dichiarazione di accusa alla CINA come manipolatore di valuta, presentata nell’agosto scorso”.

E queste le dichiarazioni del rappresentante commerciale statunitense, Robert Lighthizer: “sugli altri dazi per 160 mld $ di prodotti cinesi fissati per il 15 dicembre, il Presidente non ha preso una decisione di sospendere tali dazi in quanto c'è ancora un sacco di tempo per giungere ad una risoluzione”, "entrambe le parti concordano che l'accordo deve assolutamente disporre di un meccanismo di risoluzione delle controversie praticabile, e siamo molto vicini a questo". Alla domanda su cosa fare con Huawei ha affermato: “non è attualmente in discussione, è un processo separato". Gli Stati Uniti erano preoccupati che le apparecchiature di telecomunicazione dell'azienda potessero essere utilizzate a fini di spionaggio. Stessa cosa per la lista nera delle società cinesi sulle quali il team di Trump deciderà quali effettivamente saranno accusate di spionaggio.

Terminiamo con le dichiarazioni di Trump proponendo l’ennesimo attacco alla FED: "Penso che la Federal Reserve dovrebbe tagliare i tassi a prescindere da questo accordo perché i nostri sono più alti rispetto alle altre nazioni ... Abbiamo una grande economia ma abbiamo una FED che non è in linea con il resto del mondo."

Ed a proposito del processo di impeachment ha detto: "è una bufala fatta da persone che stanno perdendo e vogliono provare a usarlo per vincere un'elezione. E non credo che accadrà".

All’ispettorato generale dell’intelligence statunitense è arrivata la denuncia di una seconda persona per la telefonata in cui si sente Donald Trump chiedere al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di indagare su un presunto caso di abuso di potere riguardante Joseph Biden. La notizia è stata data da Mark Zaid, l’avvocato che rappresenta il funzionario del governo statunitense che aveva denunciato per primo la telefonata. Zaid ha detto che anche questa seconda talpa sarebbe un funzionario dell’intelligence ma che, a differenza della prima, avrebbe informazioni di prima mano.

LA CINA (NON) RISPONDE

La scorsa settimana, il Presidente Trump aveva dichiarato che la Cina “avrebbe dovuto avviare un’indagine sull’ex vicepresidente Joseph Biden e suo figlio Hunter”. Trump ha sostenuto, senza prove, che la CINA avrebbe dato al giovane Biden “un miliardo e mezzo di dollari” per i suoi affari con il Paese.

La Cina ha respinto la richiesta del presidente Donald Trump di indagare sul suo rivale politico Joseph Biden. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha dichiarato: “Non abbiamo intenzione di intervenire negli affari interni degli Stati Uniti. La nostra posizione è coerente e chiara”.

Martedì scorso sono iniziate ad uscire le prime dichiarazioni in reazione ai nuovi inserimenti in black list (avvenuti apparentemente per sanzionare il trattamento riservato dalla Cina alle minoranze musulmane). Il Ministero degli Affari Esteri cinese, Geng Shuang, ha esternato una forte opposizione alle misure e ha invitato a "restare sintonizzati" per la rappresaglia in arrivo, ha anche negato che il suo governo abbia abusato dei diritti umani nella regione dell'estremo ovest dello Xinjiang.

Stesse dichiarazioni, questa volta dal Ministero del Commercio cinese un portavoce ha dichiarato: “Esortiamo vivamente gli Stati Uniti a smettere immediatamente di fare osservazioni irresponsabili sulla questione dello Xinjiang, a smettere di interferire con le azioni sbagliate degli affari interni della Cina e rimuovere le entità (società) cinesi dall’elenco il più presto possibile”. “La Cina prenderà anche tutte le misure necessarie per salvaguardare risolutamente gli interessi della Cina”, ha detto il portavoce.

I cinesi, preso atto del peggioramento dei rapporti, avevano deciso di andarsene prima da Washington: il South China Morning Post, uno dei quotidiani di Hong Kong, riporta che la Cina stava valutando di chiudere dopo un giorno il round negoziale dopo che le parti avevano convenuto in precedenza di farlo durare due giorni. Poi, come abbiamo visto, tutto ciò non è avvenuto.

La CINA non sarebbe invece disponibile a concedere alcunché sulla proprietà intellettuale, sui sussidi governativi alle aziende cinesi, sul piano Made in China 2025. Il vice premier cinese, Liu He, ha affermato che "ottenere giuste relazioni economiche tra CINA e Stati Uniti è positivo per la CINA, per gli Stati Uniti e per il mondo intero".

La guerra commerciale arriva anche nel mondo dello sport. La televisione di Stato della CINA ha deciso di non trasmettere più le partite dell’NBA, in risposta al tweet di sostegno ai dimostranti di Hong Kong scritto, ma subito cancellato, dal general manager degli Houston Rockets, Daryl Marley.

Infine, una notizia significativa al di fuori della guerra commerciale, la CINA ha aggiunto oltre 100 tonnellate di oro alle sue riserve da quando ha ripreso gli acquisti a dicembre, rafforzando la sua posizione come uno dei principali accumulatori ufficiali, mentre le banche centrali fanno scorta di metallo prezioso. La Banca popolare cinese (PBOC) ha raccolto più oro il mese scorso, portando le partecipazioni a 62,64 milioni di once a settembre dai 62,45 milioni di agosto, secondo i dati sul suo sito web. In termini di stazza, l'ultimo afflusso è pari a 5,9 tonnellate e segue l'aggiunta di circa 99,8 tonnellate nei nove mesi precedenti.

Insieme alla Cina, la Russia ha anche aggiunto notevoli quantità di lingotti. Nei primi sei mesi, le banche centrali di tutto il mondo hanno raccolto 374,1 tonnellate, contribuendo a spingere la domanda totale di oro a un massimo di tre anni, ha affermato il World Gold Council. Il decimo mese consecutivo di accumulazione dell’oro, mostra una strategia di acquisto costante per la PBOC, in passato la Cina è andata avanti per lunghi periodi senza rivelare le mosse nelle posizioni in oro. Quando la banca centrale cinese ha annunciato un balzo del 57% delle riserve a 53,3 milioni di once a metà 2015, è stato il primo aggiornamento in sei anni.

Howie Lee, economista della Oversea-Chinese Banking Corp con sede a Singapore, afferma: "A causa delle strette relazioni con gli Stati Uniti, la Cina ha bisogno di una copertura contro le sue grandi partecipazioni del dollaro e l'oro svolge tale funzione", "Dato che la CINA sta diventando una superpotenza, mi aspetto che acquisti più oro".

LA POLITICA DELLA FEDERAL RESERVE

Ad inizio settimana, il capo della banca centrale durante un discorso a Denver ha dichiarato: “La Federal Reserve inizierà presto a far crescere nuovamente il suo bilancio e spiegheremo come espandere i titoli in nostro possesso nei prossimi giorni”. “Questa volatilità può impedire l’effettiva attuazione della politica monetaria e la stiamo affrontando”, “In effetti, io ed i miei colleghi, presto annunceremo misure per aggiungere prossimamente liquidità stabile nel mercato”. “Come indicato nella nostra dichiarazione di marzo sulla normalizzazione del bilancio, inizieremo ad aumentare le nostre disponibilità in titoli per mantenere un livello adeguato di riserve, ed ora è il momento di farlo”. “Io ed i miei colleghi politici consideriamo l’economia forte ma suscettibile agli shock, in particolare a causa di un rallentamento globale, commercio e geopolitica come una Brexit potenzialmente disordinata. La Fed è impegnata a sostenere il recupero, ma dipende dai dati e non da un corso prestabilito di riduzione dei tassi”.

In seguito La Federal Reserve ha annunciato che inizierà ad acquistare circa 60 mld $ al mese di titoli di Stato per assicurare "ampie riserve" nel sistema bancario, un programma che proseguirà almeno fino al secondo trimestre del 2020. Il piano è una risposta alle recenti tensioni sui mercati interbancari. L'istituto centrale americano ha definito la mossa "tecnica", per far crescere il bilancio della banca centrale ed il livello base delle riserve bancarie acquistando ulteriori 4 trilioni di $ di Treasury Bills, ovvero, bond governativi a tre e sei mesi di scadenza, ma non un cambiamento di politica monetaria, quindi che non deve essere confuso con l’allentamento quantitativo verificatosi durante e dopo la crisi. La Fed ha inoltre comunicato che continuerà almeno fino a gennaio con le operazioni repo overnight per garantire che le riserve siano ampie anche durante fasi di picco della domanda.

In settimana sono uscite anche le “minute” relative all’ultima riunione tenutasi il 17-18 settembre nella quale alcuni membri del Consiglio hanno espresso preoccupazione in quanto i mercati si aspettano più tagli ai tassi di quelli che la banca centrale intende effettuare. I documenti hanno anche mostrato forti divisioni tra i membri sul futuro percorso della politica monetaria, le preoccupazioni derivano dal fatto che il mercato chiede a gran voce una politica monetaria più semplice, diventerebbe quindi necessario che il Comitato cerchi un migliore allineamento tra le aspettative del mercato con quelle dei responsabili della FED in merito al percorso delle politiche sui tassi.

Inoltre il verbale ha evidenziato come ben 28 membri hanno ripetutamente espresso preoccupazioni circa l’impatto delle tariffe sull’attività commerciale.

I membri hanno affermato che mentre vedevano la crescita degli Stati Uniti come generalmente solida, i rischi previsti si sono dimostrati più elevati. “I fattori importanti di tale valutazione sono stati il ​​fatto che le tensioni commerciali internazionali e gli sviluppi economici esteri sono stati più propensi ad avere effetti negativi significativi sulleconomia statunitense che non a risolversi in modo più favorevole di quanto ipotizzato”.

Infine il verbale riporta come i membri hanno notato che la contrazione degli investimenti delle imprese e della produzione, finora è stata più sostanziale rispetto alla crescita economica e rispetto a quanto previsto dal loro stessi. Anche le previsioni dell’inflazione sono stati rivisti al ribasso, in parte a causa delle previsioni al ribasso dell’attività economica. Ciò è stato confermato anche dall’inversione della curva dei rendimenti, un indicatore affidabile del fatto che una recessione potrebbe essere vicina.

Tuttavia, i membri hanno notato che le condizioni attuali rimangono forti, con consumi “solidi” e un quadro occupazionale che ha continuato a migliorare.

Inoltre mercoledì 16 ottobre uscirà il rapporto contenente opinioni tra imprenditori, banchieri, economisti e altri “testimoni privilegiati”, senza tabelle numeriche, ma solo informazioni in formato discorsivo. Gli argomenti trattati sono l’andamento della spesa dei consumatori, del mercato del lavoro, del costo del lavoro, della domanda di servizi finanziari, e della costruzione di case. Il rapporto, chiamato Beige Book, viene pubblicato due settimane prima delle riunioni del Federal Open Market Committee (Fomc) e verrà pubblicato qualche ora dopo i dati sulle vendite al dettaglio di settembre con gli economisti che prevedono un altro mese di crescita modesta, mentre nello stesso mese la produzione industriale potrebbe essersi contratta, sottolineando i timori di recessione.

Infine i membri del Fondo Monetario Internazionale (FMI) si ritroveranno, da martedì 14 ottobre a Washington, per discutere del rallentamento dell'economia mondiale. Il nuovo amministratore delegato del FMI, Kristalina Georgieva, ha già anticipato che i suoi economisti martedì taglieranno le proiezioni per la crescita globale dal 3,2% di quest'anno e dal 3,5% dell'anno prossimo.

DATI MACROECONOMICI

Iniziamo dai dati sui prezzi alla produzione del mese di settembre che a livello annualizzato ha visto un rallentamento a + 1,4% contro il + 1,8% del mese precedente e delle attese degli analisti, stessa sorte per il dato “core ex-cibo ed energia” che ha riportato un + 2,0% a fronte di un + 2,3% del mese di agosto e delle attese degli analisti.

A seguire è uscito il dato sui prezzi al consumo (CPI) di settembre, anch’esso riporta debolezza perchè sia il dato headline 0,0% da + 0,1% del mese precedente e delle attese, che il dato “core ex-cibo ed energia” + 0.1% da + 0.3% di agosto e + 0,2% del consensus, hanno deluso le aspettative. Mentre più stabili i dati annualizzati con l’headline a un + 1,7% uguale al mese di agosto ma inferiore rispetto alle attese del + 1,8% ed il “core ex-cibo ed energia” a + 2,4% uguale al mese precedente ed alle attese. Le nuove richieste settimanali di disoccupazione si sono attestate a 210.000 sotto le attese di 220.000. 

Infine nella giornata di venerdì scorso, una spinta ai mercati azionari arriva anche dal dato preliminare sull'indice dei consumatori elaborato dall'Università del Michigan che sale in ottobre a 96 punti, da 93.2 di settembre; il consensus si aspettava un calo a 92. L'indice sale per il secondo mese consecutivo e si allontana dai minimi degli ultimi due anni e mezzo toccati quest'estate. 

COMMENTI DAL MONDO ECONOMICO

Gli investitori stavano aspettando con impazienza notizie costruttive sul commercio tra la CINA e gli Stati Uniti. Michael Geraghty, stratega azionario di Cornerstone Capital, è ancora cauto: "Ci siamo già trovati in situazioni simili prima, con una sorta di accordo commerciale apparentemente a portata di mano, ma poi i colloqui sono crollati". "Questo, in parte, riflette il nostro presidente mercuriale."

Alec Young, amministratore delegato della ricerca sui mercati globali presso FTSE Russell ha detto: "È fondamentale ricordare che tutti i dazi esistenti dovrebbero rimanere in vigore fino a quando non avremo raggiunto un accordo che pone fine ai dazi esistenti, la visibilità degli utili per il 2020 rimarrà oscura, soprattutto alla luce della debolezza in atto nelle prospettive di crescita globale".

Ciò che rende nervosi gli investitori per una recessione è uno shock geopolitico globale al sentimento delle imprese che sta spingendo le società statunitensi a ridurre la spesa tra incertezze dalla guerra commerciale USA-CINA al potenziale ritiro della Gran Bretagna dall'Unione europea.

L'amministratore delegato di FedEx Corp, Fred Smith, afferma: "L'economia globale continua ad ammorbidirsi e stiamo adottando misure per ridurre la capacità", “il rallentamento è guidato da crescenti tensioni commerciali e incertezza politica".

Jeffrey Towson, investitore in private equity e professore all'Università di Pechino ha dichiarato: "In Cina, le compagnie americane sostanzialmente stanno riducendo gli investimenti e stanno preparando piani di emergenza", “alcune aziende, come Walmart e Tesla, continuano a costruire in CINA. Ma altre stanno rimandando le decisioni, per ora”. L'inasprimento dei dazi alla Cina offre una buona ragione per lasciare il Paese. Molte aziende stavano già cercando luoghi come il Vietnam, poiché l'aumento del costo del lavoro ha reso la CINA un posto più costoso per produrre merci rispetto al passato. Towson conclude dicendo: "Fino a quando la CINA e gli Stati Uniti non avranno raggiunto un nuovo accordo su come operare nei rispettivi mercati, molte aziende rimarranno flessibili e senza impegno e ciò è negativo per le imprese e in particolare per gli investimenti diretti all’estero".

Sinai, presidente di Decision Economics Inc ha detto: “la lezione del periodo precedente è che la FED deve rispondere in modo aggressivo e preventivo al pericolo di una recessione. Il problema è che le prospettive sono tutt'altro che chiare”.

Ciò pone problemi al presidente della FED, Jerome Powell, e ai suoi colleghi politici mentre decidono se tagliare i tassi di interesse entro la fine del mese per la terza volta quest'anno. La natura insolita delle forze in gioco ed il fatto che molte di esse siano geopolitiche e provengono dall'estero, rende più difficile per i responsabili politici decidere fino a che punto andare a facilitare il credito. C'è persino una domanda su come saranno efficaci i tagli dei tassi in un'economia in cui i dirigenti aziendali temono sviluppi terribili come la rottura delle catene di approvvigionamento globali.

Kristalina Georgieva, la nuova responsabile del Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato: “La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina potrebbe comportare la perdita di circa 700 mld $ per l'economia globale entro il 2020”, "tutti perdono in una guerra commerciale".

Gli agricoltori sono anche una grande base di supporto politico per Trump. Questo è il motivo per cui Michael Hirson, responsabile delle attività di consulenza per la CINA ed il Nordest asiatico (EURASIA) ha affermato: “Sono strettamente ottimista che un accordo si trovi ed i dazi fissati per il 15 ottobre potrebbero essere posticipati o annullati, anche solo per mantenere gli acquisti agricoli (soia) e le trattative commerciali con la CINA”. “Ma penso che il presidente Trump potrebbe facilmente invertire la rotta in qualsiasi momento”. ″È fondamentalmente un calcolo politico del presidente Trump piuttosto che una vera ricerca di possibilità per un accordo commerciale, in questo momento”.

Alcuni altri analisti non sono così pessimisti. Uno studio condotto dai consulenti macroeconomici di IHS Markit ha calcolato che il prodotto interno lordo potrebbe essere aumentato di circa lo 0,5% se l'incertezza sulla politica commerciale alla fine si dissipasse.

L'ex economista capo del Fondo monetario internazionale, Maury Obstfeld, ha affermato che un aumento delle tariffe sulla CINA probabilmente porterà a una crescita più lenta, ma non a una recessione.

Maurice Obstfeld, ricercatore presso il Peterson Institute for International Economics ha detto: "Semplicemente non vedo cosa possa innescare una forte contrazione delle attività".

Hugh Johnston, direttore finanziario di PepsiCo Inc. in una recente intervista ha dichiarato: "I consumi interni in questo momento negli Stati Uniti, almeno in termini di affari, stanno andando molto bene".

Infine a proposito dell’invasione turca in Siria, uno dei più aspri commenti è venuto dal senatore Lindsey Graham, uno dei più stretti alleati di Trump al Congresso, che ha criticato fortemente la decisione di Trump di ritirare le forze armate USA dalla Siria, abbandonando le forze curde che in quell’area avevano aiutato gli Stati Uniti a combattere l’ISIS, favorendo ora l’invasione turca.

PORTAFOGLIO AZIONARIO

Come riportato in precedenti articoli e ribadito su questo, solo buone notizie provenienti dalla guerra commerciale sui dazi avrebbe prodotto una generale inversione dei corsi azionari, cosa avvenuta puntualmente anche per i titoli del nostro Portafoglio azionario nel quale, ad eccezione di CISCO SYSTEMS (che proprio non ha voglia di recuperare), tutti gli altri hanno recuperato bene. La sorpresa settimanale è stata ad opera del titolo ALIGN TECHNO (+ 10,22%) e WORKDAY, altro titolo che ha ripetutamente sfiorato il nostro livello di STOP e che in due settimane ha recuperato oltre il 10%. Se anche CISCO seguisse l’esempio…….?!?!

VARIAZIONI IMPORTANTI SUI TITOLI DEL NASDAQ100 NELLA SCORSA SETTIMANA

APPLE + 4,06%. Il titolo ha raggiunto il suo precedente max storico fissandolo ora a 237,64 $. La Società ha recentemente lanciato la sua tripletta di nuovi smartphone con l’iPhone 11, smartphone che si affida più alla tecnologia con cui i clienti hanno già molta familiarità, come le fotocamere, che non ciò che riguarda l’innovazione pura. Ma la notizia che ha fatto balzare le quotazioni è relativa al fatto che con il lancio, dal 1° novembre, della nuova APPLE TV servizio in streaming video in diretta concorrenza con DISNEY+ e soprattutto con NETFLIX. Avendo già una base enorme di clienti ed offrendo questo prodotto (nuovi spettacoli e film originali) a soli 4,99 $/mese, gli analisti prevedono un ritorno di almeno 100 milioni di abbonati nei prossimi 3-4 anni. Fate conto che NETFLIX ha raccolto 150 milioni di abbonati in ben 10 anni di attività.  

ALIGN TECHNO + 10,22%. Analisti in fermento sui prossimi dati economici societari trimestrali previsti per il prossimo 23 ottobre e che si prevedono in rialzo. Inoltre la Società, produttrice del sistema di allineatori trasparenti dentari, attraverso il proprio marchio Invisalign , ha annunciato un accordo pluriennale con la squadra di football americano dei San Francisco 49ers denominata “sorrisi vincenti”.

CISCO SYSTEMS – 2,02%. Il titolo è stato declassato da Buy a Neutral dall’analista di Goldman Sachs, Rod Hall, con un obiettivo di prezzo di $ 48, in calo da $ 56. L'analista, in una nota di ricerca, ha affermato che la spesa delle grandi imprese continuerà a indebolirsi e l'attività di spesa delle telecomunicazioni rimarrà depressa nel breve termine.

FASTENAL + 14,43%. La Società specializzata nella distribuzione all'ingrosso di forniture industriali e per l'edilizia nel Nord America, ha riportato i dati economici trimestrali registrando utili del 3° trimestre 2019 pari a 0,37 $/az. su ricavi di 1,38 mld $. La stima degli analisti per gli utili era di 0,35 $/az. su ricavi di 1,37 mld $. I ricavi sono cresciuti del 7,8% su base annua. Dati abbastanza in linea e comunque non tali da giustificare questo forte rialzo in presenza di una contrazione delle vendite di costruzioni non residenziali.

REGENERON PHARMA + 6,30%. La Società beneficia della raccomandazione "progressivamente positiva" dell'analista di Piper Jaffray, Christopher Raymond, dopo che la FDA ha approvato un farmaco della concorrente Novartis, il Beovu, per il trattamento della degenerazione maculare ottica legata all’anzianità che colpisce 20 mln di persone e nel mondo e 1,75 mln di persone negli States. Questo nuovo farmaco si contrappone al Eylea di Regeneron Pharma, ma secondo l'analista che ha consultato i test comparativi, il Beovu riporta tassi di infiammazione e immunogenicità significativamente più alti rispetto a Eylea, inoltre la mancanza di flessibilità nel dosare più frequentemente il farmaco ed il costo più alto, pone poche ragioni ai medici per sostituire l’Eylea di Regeneron.

SKYWORKS SOLUTIONS + 5,90%. L’analista di Cowen, Karl Ackerman, ha aumentato il suo obiettivo per Skyworks a $ 95 da $ 80. Il contenuto dell'azienda continua a crescere grazie alle vendite dell'iPhone 11, ed in generale dalle entrate da Apple Foxconn (il 30%) essendone il principale fornitore, inoltre, i contenuti di radiofrequenza più elevati in un telefono abilitato al 5G, presentano un potenziale aumento di fatturato nel 2020.

Infine il clima più disteso fra le due superpotenze favorisce le società Usa del settore dei semiconduttori, come ADVANCE MICRO DEVICES, che segna un rialzo del + 2,58%, seguita da NVIDIA + 2,20%.



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Pagina a cura di Sandro Mancini.

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