NASDAQ100 WEEKLY - Questa settimana anche il DOW JONES registra i nuovi massimi storici.....così come il rendimento del nostro Portafoglio....


SEGNALI DI ENTRATA E DI USCITA DEL MODELLO QUANTITATIVO LOMBARD PER IL TRADING SULLE AZIONI NASDAQ TIME FRAME SETTIMANALE. ESCE OGNI INIZIO SETTIMANA.

IL REPORT SI COMPONE DI SEGNALI DI ACQUISTO PER NUOVE POSIZIONI E DI AGGIORNAMENTO PER I TITOLI GIA' PRESENTI IN PORTAFOGLIO.
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Anche questa settimana il “sentiment” sui mercati azionari USA è stato rafforzato dai risultati degli utili aziendali che hanno generalmente superato le aspettative. Delle 425 società facenti parte dell’indice S&P 500 che hanno riportato i dati finora, il 74% ha battuto le stime, secondo FactSet. Inoltre nella settimana appena trascorsa non si sono presentati eventi geopolitici o importanti dati macroeconomici negativi, a parte la solita manfrina del Presidente Trump, circa i negoziati commerciali con i cinesi sui dazi.

Ciò ha portato il fanalino di coda DOW JONES ha far registrare il proprio nuovo massimo storico ed agli altri due indici principali ad aggiornare nuovi massimi storici. Le proiezioni dei valori sono riportati sui relativi grafici.

Come due settimane fa, l’indice che più ha beneficiato della positività settimanale è stato abbiamo l’indice DOW JONES che ha, finalmente, rotto il precedente massimo storico fatto registrare a luglio toccando quota 27774,67 e chiudendo a 27681,24 ha guadagnato il + 1,22% seguito dal NASDAQ100 che ha aggiornato il proprio massimo storico a 8271,82 e poi, in chiusura delle contrattazioni, ha registrato 8255,89 guadagnando il + 1,16%. Infine l’indice S&P500 che ha aggiornato il proprio massimo storico a 3097,77 per poi chiudere a 3093,08 guadagnando il + 0,85%. Di seguito i relativi grafici:

ORO

L'impressione è che i mercati, nella scorsa settimana, abbiano fatto un altro passo significativo nel processo di smantellamento di una parte del “sentiment” legata al rallentamento globale e rischi connessi sui dazi, brexit e quant’altro. Infatti abbiamo visto come le commodities (petrolio, rame e metalli industriali) siano correlate positivamente con la crescita a scapito dei valori dei beni rifugio (metalli preziosi) sicuramente più pesanti.

A farne le spese è stato, soprattutto, l’ARGENTO che ha perso il – 7,19% ma anche l'ORO è stato pesantemente penalizzato, tanto da rompere il supporto posto in area 1480 $/oz. andando a chiudere a ridosso dell’area 1450 $/oz. e precisamente a 1459,03 $/oz. perdendo il – 3,63%. A questo punto occorre valutare l’acquisto (molto moderato) di una posizione rialzista in area 1440/1450 $/oz. anche per sfruttare le mutevoli dichiarazioni geopolitiche delle quali parleremo in seguito. Abbassiamo l’area di resistenza a 1518/1525 $/oz. ed in ottica “mordi e fuggi” prendiamo in considerazione l’area 1480/1485 $/oz.- STOP sotto 1380 $/oz.

Di seguito il grafico weekly dell’ORO:

LA POLITICA USA DI DONALD TRUMP

La settimana appena trascorsa ha avuto inizio con i famosi “tweet“ di Trump, circa il nuovo record storico raggiunto dall’indice DOW JONES (non si è capito perché non ha scritto la settimana precedente quando il ben più importante indice statunitense, l’S&P500, aveva rotto i propri massimi storici).  “Il mercato azionario raggiunge RECORD HIGH. Spendi bene i tuoi soldi !” Ha poi “twittato”, criticando l’attenzione dei media sull’indagine sull’impeachment: “Il massimo storico per il mercato azionario e tutte le notizie false di cui si vuole parlare è la bufala dell’Impeachment!”.

Per quanto riguarda l’accordo commerciale con la CINA sui dazi, ad inizio settimana sembrava che l’accordo di “Fase 1” fosse stato definito sulla base della riduzione reciproca dei dazi in varie fasi e la richiesta da parte della CINA anche della eliminazione di quelli previsti per Dicembre.

Ma l'ipotesi di riduzione dei dazi a fronte della firma in varie fasi dell’accordo e l'idea di eliminare i dazi programmati per Dicembre ha incontrato una rigida e feroce opposizione all'interno della Casa Bianca e tra i consulenti dell'esecutivo. Il “newsflow” si è fatto poi ancora più contraddittorio sul tema, con Larry Kudlow a dichiarare: "se si fosse giunti ad una prima fase di accordo vi sarebbero state concessioni sui dazi" e Peter Navarro a ribattere: "Al momento non vi è alcun accordo per rimuovere le tariffe esistenti come condizione dell'accordo di prima fase e l'unica persona che può prendere tale decisione è il presidente Donald Trump”.

Così nella giornata di venerdì, il presidente Trump iniziava, ad arte, il suo show suscitando nuovi dubbi su quando le due maggiori economie del mondo avrebbero potuto porre fine a una guerra commerciale di 16 mesi che ha rallentato la crescita globale.

Trump, definendosi "uomo dei dazi", ha detto ai giornalisti: "La CINA vorrebbe ottenere una eliminazione dei dazi, non una eliminazione completa, perché sanno che non la farò". "Non ho accettato nulla delle loro richieste". Al momento i dazi statunitensi stanno generando miliardi di dollari e su questo punto ha detto: "Sono molto felice in questo momento. Stiamo prendendo miliardi di dollari".

Dato che lo stato agricolo dello Iowa è stato martellato dai dazi di ritorsione cinesi su soia, carne di maiale e altri prodotti agricoli, Trump ha anche detto che l'accordo commerciale con la Cina, se completato, sarebbe stato firmato negli Stati Uniti: "Supponendo che potremmo arrivare ad un accordo, la firma potrebbe avvenire nello Iowa o in un Stato agricolo o un posto del genere. Ma sarà nella nostra Nazione".

Funzionari statunitensi hanno dichiarato che c’è molto da fare da quando Trump ha annunciato i contorni di un accordo “ad interim” il mese scorso, tra le altre questioni da risolvere, c’è anche quello relativo al fatto che Pechino ha respinto le richieste statunitensi di grandi acquisti agricoli. Se un accordo “ad interim” sarà concluso e firmato, si prevede che includerà un impegno americano ad eliminare i dazi previsti per il 15 dicembre su circa 156 mld $ di importazioni cinesi, inclusi telefoni cellulari, computer portatili e giocattoli. Ma, sempre secondo i funzionari americani, la CINA sta anche cercando di annullare altri dazi statunitensi messi in atto dal gennaio 2018.

Passando ad altra area geografica, dopo un ritardo iniziale di sei mesi, il presidente Trump dovrà decidere entro il 13 novembre se dare seguito alle minacce di riscuotere i dazi sulle importazioni di automobili. Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha generato la reazione di gruppi imprenditoriali e legislatori dopo aver concluso, nello scorso febbraio, che le importazioni di automobili rappresentavano una minaccia per la sicurezza nazionale.

A tal proposito il segretario al commercio, Wilbur Ross Jr, nel fine settimana, ha dichiarato che l’applicazione dei dazi potrebbe non essere necessaria: "Abbiamo avuto ottime conversazioni con i nostri amici europei, con i nostri amici giapponesi, con i nostri amici coreani e con quelli che costituiscono i principali settori di autoproduzione".

Nel frattempo, Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, ha dichiarato che "non ci saranno dazi automobilistici" dagli Stati Uniti in Europa la prossima settimana.

Il Centro per la ricerca automobilistica ha stimato in un rapporto l'anno scorso che i dazi proposti del 25% aggiungerebbero 6,875 $ ai prezzi dei veicoli importati. Nel complesso, i prezzi medi delle auto aumenterebbero di 4.400 $. Anche i gruppi di ricerca economica hanno raggiunto stime simili.

Passiamo ora ad analizzare il deficit commerciale complessivo degli Stati Uniti che ha continuato ad allargarsi nei primi nove mesi del 2019, contrastando il piano amministrativo di Trump che prevedeva, per cercare di ridurre la cifra, la rinegoziazione degli accordi commerciali.

Secondo i dati diffusi, martedì scorso, dal Dipartimento del Commercio, il deficit commerciale sia per i beni che per i servizi è cresciuto a 481,3 mld $ nei primi tre trimestri dell'anno, in crescita del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, le esportazioni totali sono diminuite di 7 mld $ rispetto all'anno precedente, mentre le importazioni sono cresciute di 17,8 mld $.

Anche il disavanzo commerciale dei beni per i primi nove mesi si è leggermente ampliato rispetto all'anno precedente, poiché le esportazioni di prodotti americani sono diminuite di più delle importazioni.

I dazi che il Presidente Trump ha imposto su oltre 360 mld $ di beni cinesi ed i dazi di ritorsione che la CINA ha imposto agli Stati Uniti, hanno ridotto gli scambi tra i due paesi. Il deficit commerciale degli Stati Uniti con la CINA si è ridotto nei primi nove mesi dell'anno a 263,2 mld $, in calo rispetto ai 301,7 mld $ dell'anno precedente.

Ma gli Stati Uniti si sono spostati verso l'importazione più alta di beni da altre Nazioni, come il Messico, Vietnam, Taiwan e altrove. Con il solo Messico il deficit commerciale delle merci è cresciuto a 76,1 mld $ nei primi nove mesi del 2019, rispetto a 59,1 mld $ dell'anno scorso.

Brad Setser, economista del Council on Foreign Relations ha scritto su Twitter: "In senso molto stretto, dazi più elevati per la CINA stanno funzionando: hanno chiaramente ridotto gli scambi e quindi il deficit commerciale."

A settembre, il disavanzo commerciale complessivo di beni e servizi si è leggermente ridotto a 52,5 mld $ dai 55 mld $ di agosto, continuando per diversi mesi a diminuire poiché le importazioni sono diminuite più delle esportazioni. Ma gli economisti, in genere, ritengono troppo volatile il dato di un solo mese.

Gli economisti hanno discusso contro l'attenzione posta dall'amministrazione Trump sul deficit commerciale, affermando che la cifra è una metrica scadente per misurare il benessere americano o la salute dell'economia. Affermano che se il deficit commerciale continua a crescere, in gran parte è dovuto dal fatto che gli Stati Uniti stanno crescendo più velocemente di altri paesi del mondo, il che aumenta gli acquisti americani di prodotti stranieri e pesa sulle sue vendite all'estero.

LA CINA RISPONDE

Gao Feng, portavoce del Ministero del Commercio cinese ha dichiarato: "se la CINA e gli Stati Uniti raggiungono la prima fase dell'accordo commerciale, entrambe le parti devono cancellare i dazi esistenti contemporaneamente e nella stessa proporzione, cosa che è una condizione importante per l’accordo".

Dopo le dichiarazioni di Trump, Hu Xijin, giornalista ed editore del quotidiano cinese Global Times, un giornale cinese controllato dallo stato, Hu Xijin, ha reagito su Twitter, scrivendo: "ciò che il presidente Trump ha detto non è quello che si aspettano i mercati". "Gli Stati Uniti non hanno accettato l’eliminazione dei dazi anche se non è un rifiuto assoluto", “quel che è certo è che se non ci sarà l’eliminazione dei dazi non ci sarà nessun accordo sulla Fase 1".

LA POLITICA DELLA FEDERAL RESERVE

I funzionari della FED considerano l’inflazione un bene per l’economia in quanto rappresenta un aumento degli standard di vita. Nei loro tentativi di costruire una politica durante e dopo la crisi finanziaria, hanno raggiunto l’obiettivo del 2% sebbene lo abbiano superato solo una volta, nel 2011, utilizzando l’indice delle spese per il consumo personale, e molto meno l’indice con i prezzi di cibo ed energia. La lettura più recente ha mostrato che il deflatore del PCE è aumentato a un ritmo dell′1,7% a settembre.

Il presidente della FED di Chicago, Charles Evans, insieme ad alcuni leader delle banche centrali stanno spingendo per un approccio più attivo, in sostanza vorrebbero che la FED sia più “aggressiva”.

In settimana durante un discorso a New York al Council on Foreign Relations, Evans ha dichiarato: ″È molto difficile generare inflazione nell’attuale contesto”, “Dobbiamo lavorare sodo per capirlo ed essere aggressivi”.

Evans approva un approccio in base al quale la FED consenta all’inflazione di superare la soglia del 2% per un po’ di tempo, con un obiettivo “simmetrico” in cui l’inflazione può essere leggermente più alta o leggermente più bassa dell’obiettivo per un certo periodo di tempo. Ha aggiunto: “Sarebbe positivo se il FOMC chiarisse un po' più sulla nostra strategia a lungo termine in alcune delle nostre discussioni”.

Rendere l’obiettivo del 2% stabile, potrebbe inviare un messaggio sbagliato sulle intenzioni della FED secondo cui potrebbe iniziare a inasprire la politica una volta che l’inflazione si avvicina a quel numero, a tal proposito ha detto: “Se ti limiti, se dici che il tuo obiettivo è del 2% ma ti comporti davvero come se fosse un tetto, di fatto riduci lo spazio della politica monetaria quando è necessario fornire una maggiore espansione della politica monetaria durante una recessione”. Evans è un membro votante del FOMC e quest’anno ha approvato tutti e tre i tagli dei tassi.

Insieme a tutte le altre cose che deve considerare, la Federal Reserve deve tenere conto dei cambiamenti climatici nella formulazione della politica monetaria. La questione potrebbe avere un impatto sulla determinazione del livello adeguato dei tassi di interesse e causare danni finanziari sistemici in un modo simile a quello che è successo durante la crisi finanziaria. Questo il succo dell’intervento del governatore della FED, Lael Brainard, in un discorso a San Francisco.

Ha dichiarato: “Sarà sempre più importante che il Comitato della Federal Reserve tenga conto degli effetti dei cambiamenti climatici e delle politiche associate, nella definizione della politica monetaria per raggiungere i nostri obiettivi di massima occupazione e stabilità dei prezzi”.

Tra le considerazioni che il Comitato dovrebbe discutere ci sarebbe quello legato all’impatto di eventi relativi al cambiamento climatico come uragani, incendi e inondazioni, se essi siano temporanei o di lunga durata. Se le ricadute dovute ai cambiamenti climatici dovessero intensificarsi, queste potrebbero causare valutazioni errate nelle varie attività economiche amplificandone gli effetti negativi, effetti che potrebbero riversarsi a catena sui mercati finanziari, affermando: “Da sola, le grandi incertezze relative agli eventi e alle politiche legate al clima potrebbero frenare gli investimenti e l’attività economica”.

DATI MACROECONOMICI

Iniziamo con gli importanti dati macro usciti martedì scorso sui PMI servizi e composite di Markit relativi al mese di Ottobre. Il dato servizi è uscito a 50,6 (appena sopra il livello di stagnazione e attività ai minimi da inizio 2016) perdendo lo 0,4 rispetto al mese precedente ed alla stima degli analisti. Mentre il Composite è risultato pari a 50,9 perdendo lo 0,3 rispetto a settembre ed al consensus.

Tutt'altra musica sul più seguito ISM non manifatturiero di Ottobre che ha messo a segno un robusto incremento rispetto al mese di settembre rinviando così i timori di una futura fase recessiva dell’economia, il dato è uscito a 54,7 dal precedente 52,6 e contro attese per 53,5.

Vi segnalo che ultimamente c’è una discreta discrepanza, a parità di settori (quindi non confrontate quelli appena scritti), tra i dati riportati da Markit e quelli dell’ISM, con la prima che sembra anticipare quelli della seconda. Ricordiamo che Markit Economics è una società privata quotata al NYSE, mentre l’ISM è un’associazione educativa no-profit (la più antica e grande al mondo).

Infine venerdì scorso è uscito il dato preliminare sull'indice del sentimento dei consumatori a cura dell’Università del Michigan che è stato di 95,7 punti in leggero aumento rispetto al 95,5 di Ottobre. Gli economisti avevano previsto una lettura di 95,3.

COMMENTI DAL MONDO ECONOMICO

In apparenza, l'economia sembra aver creato un quadro favorevole per il presidente Donald Trump un anno prima delle elezioni del 2020, ma la disputa commerciale con la CINA sta causato rilevanti perdite alle industrie degli Stati cruciali per la sua rielezione. Mentre l'economia gioca un ruolo centrale nei voti presidenziali in tutto il Paese, la ricerca suggerisce che ha un impatto più significativo nei campi di battaglia politici.

Gregory Wawro, politologo alla Columbia University ha affermato: "Esistono prove del fatto che la guerra commerciale sta influenzando negativamente la crescita, specialmente nel settore manifatturiero, e ciò danneggerebbe sicuramente Trump". "Se questa situazione si dovesse diffondere nei vari settori dell’economia, sono sicuro che i numeri di approvazione a favore di Trump per le presidenziali 2020 subirebbero un serio colpo".

L'analista di CMC Markets, David Madden, ha dichiarato: "Il sentiment si è un po' raffreddato a Wall Street dopo che Trump ha deluso le aspettative in merito alla rimozione dei dazi sulle importazioni cinesi". "Gli investitori hanno ridotto le loro posizioni azionarie, ma lasciando aperta sul tavolo l'opzione di un parziale ripensamento, i trader si sono messi in modalità full-on (pieno)".

Negli ultimi mesi, la crescita è apparsa sempre più disomogenea in tutto il paese. I dati del Dipartimento del Commercio pubblicati giovedì hanno mostrato che l'attività nel Midwest ha subito un brusco rallentamento quest'anno, con alcune delle letture del PIL del secondo trimestre più deboli che si sono verificate nel Wisconsin e nel Michigan.

Uno sguardo più attento al mercato del lavoro suggerisce che quegli Stati hanno riportato una tendenza occupazionale divergente rispetto a quella nazionale, costantemente solida. Secondo un'analisi dei dati del Dipartimento del lavoro, in circa un terzo delle contee statunitensi, il tasso di disoccupazione è più alto rispetto a un anno fa. Questo rallentamento è aumentato sostanzialmente in cinque dei 10 Stati che nelle elezioni del 2016 avevano riportato i margini di voto più stretti a favore di Trump: Wisconsin, Michigan, Minnesota e Carolina del Nord, a seguire la Pennsylvania.

Se gli impegni per affrontare le aggressioni economiche straniere hanno contribuito a spingere Trump alla Casa Bianca nel 2016, tale sostegno è stato testato quest'anno poiché i dazi hanno sempre più turbato l'agricoltura, l'industria manifatturiera e altri settori ritenuti importanti e da proteggere. Un recente studio del National Bureau of Economic Research ha rilevato che le azioni di protezione hanno danneggiato in modo sproporzionato le contee che in genere hanno tra il 40% e il 60% della quota di voto repubblicana.

L'amministrazione Trump ha cercato di placare gli agricoltori, che hanno sopportato il peso maggiore delle perdite derivanti dalle tensioni commerciali, attraverso un programma di salvataggio di oltre 28 mld $. Ma è improbabile che una recessione nel settore manifatturiero trascini l'intera economia verso il basso. L'attività di fabbrica, che è sempre stata strettamente intrecciata con una più ampia attività commerciale, rappresenta solo circa un decimo del PIL.

A tal proposito, David Kochel, stratega repubblicano con base nello Iowa che è in opposizione alle politiche di Trump, ha affermato: "A meno che non si veda una recessione più completa con tassi di crescita molto più lenti, un calo della partecipazione della forza lavoro ed un costante aumento della disoccupazione, penso che il presidente Trump continuerà a ottenere segni più forti sull'economia".

Douglas Heye, altro repubblicano, ex direttore delle comunicazioni del Comitato Nazionale Repubblicano ha criticato Trump: “Nonostante nei sondaggi abbia un punteggio di approvazione nazionale relativamente basso oltre ai rischi derivanti da un'indagine di impeachment in rapido sviluppo, Trump ha finora mantenuto una posizione competitiva in stati chiave del campo di battaglia”. "Abbiamo un presidente storicamente impopolare in corsa per la rielezione, ma non c'è dubbio che possa vincere".

Infine per quanto riguarda l’introduzione di possibili dazi sul settore automobilistico ha scatenato un’ondata di critiche riassunte in queste dichiarazioni: "L'incertezza creata dai dazi attuali e potenziali su auto e ricambi auto può ridurre gli investimenti". "In definitiva, i dazi potrebbero aumentare il prezzo dei veicoli a motore venduti negli Stati Uniti, spingendo alcuni consumatori a ritardare gli acquisti o acquistare auto usate anziché veicoli nuovi, generando così pressioni inflazionistiche".

PORTAFOGLIO AZIONARIO

Ed anche questa settimana, piano, piano, zitti, zitti, il mercato ci ha regalato il nostro DOPPIO “tozzo di pane”. Ci state facendo l’abitudine, ehh………!

Del titolo NORTONLIFELOCK (ex-SIMANTECH) abbiamo parlato in settimana con un articolo ad hoc, mentre ringraziamo per i buoni dati economici trimestrali pubblicati dalla Società di bevande analcoliche MONSTER BEVERAGE che ci ha consentito di vendere il titolo a target. Per quanto riguarda il titolo CISCO sembra che abbia ascoltato le nostre preghiere e si è riportato in zona più tranquilla, ma aspettiamo sempre l’aiuto di “San Trimestrali” che dovrebbe farsi vedere il prossimo 13 novembre, mentre il suo posto è stato preso dal titolo STARBUCKS che in scia alla pubblicazione di dati economici inferiori alle attese, continua la sua discesa. Attendiamo fiduciosi gli eventi.

VARIAZIONI IMPORTANTI SUI TITOLI DEL NASDAQ100 NELLA SCORSA SETTIMANA

ADOBE SYSTEMS + 5,27%. Gli analisti di Citi, Cowen e Jefferies hanno aumentato i loro obiettivi di prezzo sulla Società dopo che il colosso del software ha rilasciato una previsione rialzista per i ricavi del 2020 a $ 1,55 mld $ durante la sua conferenza annuale. La stima media era di 1,53 mld $. Gli analisti di Citi hanno aumentato il loro obiettivo di prezzo su Adobe a $ 321 per azione, rispetto a $ 313; Jefferies ha portato il suo obiettivo a $ 350 una quota da $ 340; Cowen ha fissato un nuovo obiettivo di $ 295 per azione, rispetto a $ 285 in precedenza.

BAIDU + 19,07%. Il provider di ricerca Internet in lingua cinese ha registrato profitti e entrate del terzo trimestre migliori del previsto, poiché un numero sempre maggiore di persone si è registrato con la piattaforma di streaming video dell’azienda iQIYI. BAIDU ha cercato di ridurre la sua dipendenza dalla sua attività di ricerca principale, che rappresenta i tre quarti delle entrate dell’azienda. Finora la società ha avuto un successo limitato con i suoi servizi cloud e le sue attività di intelligenza artificiale, ma la sua controllata quotata iQIYI, un servizio video simile a Netflix, è popolare tra i giovani.

Gli utili nel 3° trimestre 2019 pari a 1,76 $/az. su ricavi per 3,9 mld $. La stima degli analisti per gli utili era di 1,14 $/az. per ricavi di 4,0 mld $. Il fatturato è diminuito del 4,4% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. La società ha dichiarato di prevedere un fatturato del quarto trimestre da 3,78 a 4,02 mld $. L'attuale stima del consensus è pari a 3,88 mld $.

BOOKING – 7,52%. Singolare situazione quella capitata alla Società di prenotazioni viaggi ed hotel online viaggi. Il giorno precedente la pubblicazione dei propri dati economici trimestrali, in scia alle pesanti perdite riportate da EXPEDIA, altra Società del settore della quale parleremo in seguito, gli investitori hanno iniziato a vendere pesantemente questo titolo per paura che anche questa Società potesse riportare dati economici negativi.

Invece l’azienda ha registrato utili nel 3° trimestre 2019 pari a 45,36 $/az. su ricavi per 5,0 mld $. La stima degli analisti per gli utili era di 44,87 $/az. su ricavi per 5,1 mld $. Il fatturato è cresciuto del 3,9% su base annua. La società ha dichiarato di aspettarsi utili nel quarto trimestre tra 21,50 e 22,00 $/az. su ricavi tra 3,20 e 3,26 mld $. L'attuale stima del consensus è pari a 23,62 $/az. su ricavi per 3,47 mld $. "Booking Holdings ha ottenuto buoni risultati nel trimestre più lavorato dell'anno, dato che abbiamo prenotato 223 milioni di pernottamenti, con un aumento dell'11% rispetto all'anno precedente", ha dichiarato Glenn Fogel, CEO di Booking Holdings. Il titolo il giorno successivo ha ripreso fiato guadagnando oltre il + 3%

EXPEDIA – 26,47%. I titoli della Compagnia di viaggi online sono crollati dopo che ha riportato dati economici trimestrali che non sono stati all'altezza delle aspettative degli analisti. ha registrato utili nel 3° trimestre 2019 pari a 3,38 $/az. su ricavi per 3,56 mld $. La stima degli analisti per gli utili era di 3,80 $/az. su ricavi di 3,58 mld $. I ricavi sono cresciuti dell'9% su base annua. Non sembrano dati così disastrosi anche se EXPEDIA sta lottando per ridurre la sua dipendenza da motori di ricerca come Google, il che potrebbe aumentare i suoi costi poiché è costretto a lavorare attraverso canali di marketing e pubblicità più costosi.

FOX A + 8,49%. La Twenty-First Century Fox Inc, società diversificata di media e intrattenimento, ha registrato utili nel 1° trimestre 2019 pari a 0,83 $/az. su ricavi di 2,67 mld $. La stima degli analisti per gli utili era di 0,69 $/az. su ricavi per 2,6 mld $. I ricavi sono aumentati del 5% rispetto allo stesso trimestre del 2018. La Società ha annunciato un programma di riacquisto di titoli di categoria A e B pari a 2 mld $. La Società ha inoltre annunciato di aver concluso un'operazione di riacquisto accelerato di titoli (ASR) per complessivi 350 mln $ di Classe A, intende inoltre riacquistare, sempre con lo stesso metodo, circa 150 mln $ di azioni di Classe B.

HENRY SCHEIN + 8,86%. Il più grande fornitore al mondo di soluzioni sanitarie per dentisti e medici di base, ha riportato risultati economici record nel terzo trimestre dalle proprie attività escludendo i contributi dell'ex-business di Animal Health (ora COVETRUS). La Società ha registrato utili nel 3° trimestre 2019 pari a 0,90 $/az. su ricavi per 2,5 mld $. La stima degli analisti per gli utili era di 0,86 $/az su ricavi per 2,5 mld $. Il fatturato è aumentato del 6,5% rispetto al terzo trimestre del 2018. La società ha dichiarato di aspettarsi utili per il 2019 compresi tra 3,41 e 3,47 $/az. aumentando, di poco, la precedente “guidance”. L'attuale stima del consensus è par a 3,46 $/az. La società ha anche detto che prevede utili per il 2020 tra i 3,65 ed i 3,75 $/az.

HOLOGIC – 7,99%. Il produttore e fornitore di sistemi e prodotti diagnostici e chirurgici al servizio delle esigenze sanitarie delle donne ha registrato utili del 4° trimestre fiscale dell’anno 2019 pari a 0,65 $/az. su ricavi per 865,8 mln $. La stima degli analisti per gli utili era di 0,65 $/az. su ricavi di 844,0 mln $. Il fatturato è cresciuto del 6,4% su base annua. La società ha dichiarato di aspettarsi utili nel primo trimestre fiscale 2020 tra 0,59 e 0,61 $/az. su ricavi tra 835,0 e 850,0 mln $. L'attuale stima del consensus è di 0,64 $/az. su ricavi di 853,6 mln $.

MYLAN – 10,52%. La società farmaceutica di farmaci generici ha registrato utili nel 3° trimestre 2019 pari a 1,17 $/az. su ricavi di 2,96 mld $. La stima degli analisti per gli utili era di 1,13 $/az. su ricavi di 3,01 mld $. Il fatturato è cresciuto del 3,5% su base annua.

MYLAN ha fornito alcuni nuovi dettagli sul piano di fusione con l’unità Upjohn di Pfizer Inc, ma ha detto che si aspetta ancora che l’accordo si concluda a metà del prossimo anno. Il CFO, Kenneth Parks, ha dichiarato: “Questa fusione non risolverà nulla”, aggiungendo che l’accordo Pfizer non fermerà il problema del “costante deterioramento verso il basso delle attività di base”. “Mentre il nostro lancio di Wixela ha avuto molto successo, si prevede che le vendite dell’intero anno saranno un po' inferiori alle aspettative originali a seguito delle azioni aggressive (di mercato) di conservazione delle quote”, senza approfondire se riferito all’offerta di sconti o riduzioni.

La società ha dichiarato di aspettarsi guadagni per il 2019 tra 4,20 e 4,40 $/az. su ricavi tra 11,50 e 12,00 mld $. Abbassando la precedente “guidance” che era per gli utili tra 3,80 e 4,80 $/az. su ricavi tra 11,50 e 12,50 mld $ e l'attuale stima del consensus è pari a 4,26 $/az. su ricavi 11,68 mld $.

QUALCOMM + 12,50%. La Società che sviluppa la tecnologia di comunicazione digitale denominata CDMA (Code Division Multiple Access), ha registrato utili del trimestre settembre 2019 di $ 0,78 per azione su ricavi di $ 4,81 miliardi. La stima degli utili per consenso era di $ 0,73 per azione su ricavi per $ 4,7 miliardi. Il fatturato è diminuito del 17,5% su base annua.

I primi investimenti nel 5G hanno avuto un ruolo chiave nell'accelerazione delle implementazioni per il 5GIn terzo luogo, poi abbiamo firmato accordi di licenza di brevetti globali e di fornitura pluriennale di chipset con APPLE, inoltre abbiamo concluso il nostro piano di riduzione dei costi annunciato nel gennaio 2018 ed infine, dal nostro annuncio di luglio 2018, abbiamo completato circa 23 mld $ in riacquisto di azioni durante l'anno fiscale 2019, a un prezzo medio di 65 $/az., con una riduzione del 22% delle nostre azioni in circolazione.

La società ha dichiarato che si aspetta che gli utili non GAAP del primo trimestre fiscale 2020 siano tra 0,80 e 0,90 $/az. su ricavi tra 4,40 e 5,20 mld $. L'attuale stima del consensus è pari a 0,83 $/az. su ricavi di 4,71 mld $.

REGENERON + 10,08%. La società biofarmaceutica ha registrato utili del 3 ° trimestre 2019 di $ 7,06 per azione su ricavi pari a 2,1 mld $. La stima degli analisti per gli utili era di $ 6,35 per azione su ricavi per 1,99 mld $. Il fatturato è cresciuto del 23,1% su base annua, favorito dalle maggiori vendite del suo farmaco per eczema, Dupixent, dal farmaco Eylea e dalle collaborazioni con i partner, Sanofi e Bayer.



ORDINI DI ACQUISTO NUOVE POSIZIONI DELLA SETTIMANA (11/11/2019)
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Pagina a cura di SANDRO MANCINI

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