Uniamo i tasselli e ragioniamo sulle prospettive


Dopo le prime riunioni delle Banche Centrali di questo 2019 e dopo aver osservato per un paio di settimane l’andamento dei mercati, possiamo fare alcune valutazioni per tentare di capire in ottica prospettica cosa attenderci.

Se mettiamo insieme i vari tasselli non è difficile comprendere che i mercati non sono per nulla tranquilli, nonostante la calma e gli ottimi recuperi messi a segno da inizio anno. Di fatto, osservando i dati relativi agli investimenti cash (cioè quelli a brevissimo termine, non superiori a 90 giorni) risulta che i fondi monetari americani hanno incrementato i loro investimenti cash di 12,4 Mld USD nell’ultima settimana, portando a oltre 48 Mld USD il salvo attivo di questo scorcio di 2019.

Ricordiamo che la FED nella riunione di fine gennaio ha un po’ spiazzato il mercato, poiché come sappiamo ha mantenuto fermi i tassi, prendendosi di fatto una pausa rispetto al programma originario che ad ogni buon conto era già diventato più “morbido” in seguito allo scontro con Trump e in seguito al deterioramento dei dati macro.

Lapidarie sotto questo profilo le parole di Powell, il quale ha affermato che “la Federal Reserve può permettersi il lusso della pazienza”; affermazione che quindi confermano al di là di ogni ragionevole dubbio la svolta monetaria USA, con una pausa sul rialzo dei tassi “per un po’ di tempo” di fatto ufficializzata. E questo nonostante i c.d. “dot plots” pubblicati segnalino ancora un paio di aumenti da 25 bps ciascuno per il 2019, ed è pertanto probabile che o la stretta sia giunta già al termine o sia prossima ad essere conclusa.

Non di meno la FED apporterà modifiche anche al piano di riduzione degli asset del suo bilancio posto che il ritmo della riduzione di 50 Mld USD al mese non è più scontata, come stanno mostrando i Treasuries con i rendimenti decennali scesi al 2,66%, circa 60 bps in meno rispetto a soli due mesi e mezzo fa.

Nell’area Euro, come sappiamo BCE ha lasciato i tassi invariati e anzi Draghi ha lasciato intendere che rimarranno a questi livelli ancora per qualche tempo. Ma molto più importante è l’intenzione della BCE di tenere presto una nuova asta T-Ltro incentivando quindi di fatto la corsa ai titoli a breve poiché questo sta spingendo le banche dell’Eurozona ad acquistarli per entrare in possesso del collaterale da esibire a garanzia dei prestiti richiesti.

Pertanto possiamo considerare come i mercati si stiano mantenendo molto liquidi, che tendenzialmente non è una condizione associata solitamente all’ottimismo… Possedere percentuali relativamente elevate di asset investiti a breve, infatti, spiega la necessità di minimizzare il rischio di perdite in caso di eventi avversi. Tradotto in pratica, ciò significa che gli investitori temono novità negative, come una crisi finanziaria e/o economica.

Ecco quindi anche spiegato il motivo per cui al momento non abbiamo ancora iniziato ad utilizzare la buona dote di liquidità che abbiamo in portafoglio. I mercati hanno un’impostazione che invita alla massima cautela come abbiamo appena visto e mercati troppo liquidi potrebbero essere un avviso da non sottovalutare.

Per carità, è anche probabile che questa sia solo una fase di attesa che non preluda a nulla di catastrofico, ma sarà il tempo e la dinamica degli investimenti a breve termine a farcelo capire. Per ora non c’è fretta, anche perché la liquidità spesse volte (e forse contrariamente a quanto talvolta si pensa) è una risorsa e non una zavorra per i portafogli.   

Il nostro portafoglio si adegua a questa fase di attesa con valori poco mossi e ritraccia di poca cosa e ai prezzi correnti di mercato ha un NAV pari a 111,61 rispetto ai 112,19 della scorsa valorizzazione. Non ci resta che attendere i segnali del mercato per ritornare attivamente ad inserire nuovi titoli in portafoglio, e nel frattempo incassiamo ratei e dividendi.

Portafoglio aggiornato nell’apposita sezione.

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