Occasioni di Borsa – va di moda la sostenibilità. Dieci azioni per cavalcarla

C’è chi ritiene che sia anche un antidoto alla volatilità dei prossimi mesi. I criteri Esg (investimenti responsabili e sostenibili) piacciono comunque sempre più. Saranno un business reale?

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Se siete stati al recente Salone del Risparmio di Milano avrete certamente fatto il pieno di sostenibilità, nuovo slogan con cui l’industria del gestito cerca di raccogliere quanto rischia di perdere sul fronte dei prodotti tradizionali. Quasi tutti gli eventi si sono concentrati sul tema, sfidando una ripetitività e una banalità pressoché sorprendenti. Ripresa la definizione in base alla quale “la sostenibilità mira a creare valore per il risparmiatore e per la società nel suo complesso attraverso strategie di investimento di medio lungo periodo orientate nella valutazione di imprese e istituzioni improntate a condotte ambientali, sociali e di buon governo”, ci sarebbe da chiedersi se tali regole non dovrebbero essere una prassi. Evidentemente - si riconosce - non lo sono! Così la finanza balza sul nuovo cavallo e cerca di sfruttarlo in una chiave anche di antidoto alla volatilità prevista per i prossimi mesi. I gestori pensano infatti che le quotazioni delle azioni basate sull’approccio Esg resteranno più stabili rispetto alle valutazioni standard. Hanno ragione? Appuntamento a fine 2019!!

Titoli del Sustainable Impact Index

Per chi non ami i fondi di investimento (siamo in tanti!) ecco una selezione di azioni protagoniste sul fronte dell’impatto sostenibile. Spulciando l’indice Msci World Select Sustainable Impact Top 20 ne sono state scelte dieci di mercati trattati dalle normali piattaforme di trading: quindi Usa e Gran Bretagna. Sono state perciò escluse quelle di Giappone, Australia, Danimarca e Norvegia, pur presenti con proprie società. Si osservi come dal gruppo siano del tutto mancanti Germania, Francia e Olanda, Paesi probabilmente virtuosi più a parole che nei fatti. Spazio allora ad aziende con rating Esg non inferiori ad A, per nulla coinvolte in controversie ambientali o sociali internazionali e non attive in business sotto accusa, quali tabacco, oil&gas, carbone, armi e Ogm. Capaci inoltre di soddisfare importanti parametri finanziari, come Roe, rapporto debito/equity e costanza dei profitti. In molti casi attive poi in settori della protezione ambientale.

Dalla sanità alle energie alternative

Il nostro ranking porta a evidenziare questi titoli.

Amgen (Usa)

L’attività: una leader delle biotecnologie, specialista soprattutto in aree terapeutiche quali oncoematologia, cardiovascolare, osteoporosi, reumatologia e nefrologia. E’ attiva anche in Italia, dove nel 2018 si è confermata nella “top ten” dei migliori ambienti di lavoro per il terzo anno consecutivo, classifica stilata dal Great Place to Work Institute.

In Borsa: quotata inevitabilmente al Nasdaq (AMGN), dimostra una forte variabilità dei corsi anche nel breve periodo. Da oltre due anni si muove in un canale rialzista, che la porta a valutazioni tuttora positive da parte degli analisti specializzati. Con un p/e a 15,6 assicura un dividend yield del 2,9%.

Badger Meter (Usa)

L’attività: specialista in sistemi di gestione intelligente dell’acqua è attiva anche nella progettazione di edifici a forte rating ambientale per un migliore utilizzo delle risorse naturali.

In Borsa: presente al Nyse (BMI) piace soprattutto per la solidità del business. Quota a 58 $ poco sotto i massimi dell’ultimo anno. Nella fase attuale viene giudicata a target, sebbene il p/e sia molto elevato (33,8). Il dividend yield in corso si attesta all’1,1%.

Berkeley (Gran Bretagna)

L’attività: gruppo immobiliare inglese specializzato nella costruzione di case improntate a criteri ecologici. Negli ultimi cinque anni ne sono state realizzate 19.000 a Londra, Birmingham e nel sud della Gran Bretagna.

In Borsa: i minimi del 2016 sono ormai lontani. L’azione, presente alla Borsa di Londra (BKG), è tornata quasi a 4.000 pennies, con un p/e 2019 stimato a 9,1. Interessante il dividend yield del 4,1%, stimato in crescita per i prossimi anni.

First Solar (Usa)

L’attività: azienda statunitense attiva nella produzione di pannelli solari, con tecnologie che garantiscono elevate rese energetiche. L'azienda è stata la prima nel mondo a ridurre il costo di produzione a meno di un dollaro per watt.

In Borsa: quotata al Nasdaq (FSLR) è una vecchia conoscenza per chi investe sulle tecnologie ambientali. Quota sui 60 $ contro massimi a 81,7 dell’ultimo anno. Il consensus generale è positivo ma il rapporto prezzo/utili si colloca a 24,5, benché storicamente elevato. Non vengono distribuiti dividendi.

Franklin Electric (Usa)

L’attività: leader mondiale nella produzione e distribuzione di pompe destinate alla gestione dell’acqua.

In Borsa: quotata al Nasdaq (FELE) ha subito un forte “upside” da gennaio in poi, toccando i massimi di 55,5 $ per poi ridiscendere ai 50,7 di venerdì. Con un p/e di 21,1 raccoglie nella fase attuale una prevalenza di valutazioni “hold” (mantenere). Il dividend yield per il 2019 viene stimato in uno 0,6%.

Hormel Foods (Usa)

L’attività: capofila nel settore alimentare con prodotti confezionati e refrigerati a base di varie carni, ha sviluppato molte linee specifiche, puntando sulla sostenibilità. Per esempio il 50% dell’energia utilizzata proviene da fonti rinnovabili. Nel 2015, la divisione Hormel Health Labs ha lanciato Hormel Vital Cuisine, consistente in pasti pronti, frullati nutrizionali e polveri di proteine del siero di latte destinati ai malati di cancro e resi disponibili a domicilio.

In Borsa: un business stabile porta a un’azione (Nyse – HRL) poco volatile nel tempo, come dimostra il range delle variazioni da inizio anno: 40,9 $ il minimo e 44,8 il massimo. Di qui una valutazione molto conservativa del titolo, sebbene il p/e sia piuttosto alto (a 23 per il 2019) e il dividend yield basso (2%) per il tipo di attività.

Johnson Matthey (Gran Bretagna)

L’attività: multinazionale specializzata nella produzione di sostanze chimiche, prodotti farmaceutici e tecnologie ambientali (controllo delle emissioni e diagnostica per la petrolchimica). Da tempo si è impegnata nel rispetto degli standard della sostenibilità. A tal fine nel 2015 ha ceduto il comparto della raffinazione di oro e argento al gruppo Asahi.

In Borsa: fa parte del Ftse 100 (JMAT). E’ un titolo abbastanza volatile, come conferma l’andamento dell’ultimo anno, condizionato da vari fattori. Venerdì ha chiuso a 3.361 pennies, con un consensus degli analisti specializzati che tende prevalentemente al buy. Al p/e ratio di 15 si abbina un dividend yield del 2,5%.

Ormat (Usa)

L’attività: energie rinnovabili a tutto tondo: in particolare nel settore geotermico con  esplorazione, progettazione, sviluppo, costruzione e gestione di centrali di tale tipo in ogni parte del mondo.

In Borsa: la si potrebbe pensare quotata al Nasdaq e invece è al Nyse (ORA). Dal 2016 al 2018 ha raddoppiato il suo valore, passando da 33 a quasi 70 $. Una successiva fase di prese di profitto ha riportato il titolo sugli attuali 57 $. Attiva in un settore molto specifico non è seguita da numerosi analisti. Il p/e a 29 potrebbe scendere nei prossimi due anni, mentre il dividend yield si attesta allo 0,9%.

Procter & Gamble (Usa)

L’attività: multinazionale attiva nella produzione di beni di largo consumo (qualche marchio: Gillette, Venus, Lenor, Dash, Braun e tanti altri ancora) dispone di circa 100 impianti di produzione nel mondo. Ha fatto suoi da tempo i principi della sostenibilità soprattutto ambientale e sociale.

In Borsa: un vero gigante con una capitalizzazione di 262 miliardi di dollari. Presente al Nyse (PG) dai minimi di 70 $ dell’aprile 2018 è salita ai 105 della chiusura di venerdì. Consensus ancora molto favorevoli da parte degli analisti specializzati, sebbene i target siano ormai inferiori alle ultime quotazioni. Il p/e di 23,5 appare piuttosto elevato, mentre il dividend yield si attesta al 2,8%. Un titolo quindi da seguire ma su cui puntare solo dopo una rilevante correzione.

Tenneco (Usa)

L’attività: multinazionale con attività in vari settori, dall’automotive all’agricoltura e dal packaging all’energia pulita. Negli ultimi anni si è impegnata molto sul fronte della sostenibilità nelle sue varie espressioni.

In Borsa: al contrario delle altre azioni questa sta vivendo una fase di forte debolezza. Presente al Nyse (TEN), è scesa dai massimi di 53,5 $ dell’aprile 2018 ai 25,8 della chiusura di venerdì. Il p/e a 5,07 risulta però molto favorevole. Ciò malgrado il fatturato sia fortemente aumentato nel 2018 dopo l’acquisizione di Federal Mogul e di altre società, operazioni che il mercato non ha ancora assimilato.

In sintesi: leggendo numeri e storie aziendali abbiamo anche riscontrato qua e là qualche anomalia rispetto alla logica della sostenibilità. Dato però che un indice borsistico è costruito in base a regole ben precise, non c’è motivo di ignorare queste dieci azioni. Sapranno performare meglio dei mercati in generale, come sostengono i gestori? E’ possibile ma la verità la conosceremo forse solo fra qualche mese. Tutte le relative storie appaiono comunque degne di attenzione, sperando che non siano solo effetto di una moda del mondo finanziario.

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