Sui massimi del 2019


Mentre l’Italia evita il declassamento da parte di Fitch e nel loro complesso i mercati galleggiano più o meno sempre sugli stessi valori, il nostro portafoglio si porta sui massimi del 2019, grazie all’effetto combinato di alcuni fattori che abbiamo sapientemente miscelato mesi addietro.

Ma prima di passare a questa analisi, è interessante fare una piccola riflessione sulla scorta di alcune analisi che stanno investendo il mercato dei corporate bond. Se n’è recentemente occupata l’OCSE che di fatto pare aver lanciato un vero e proprio allarme.

La sintesi è lapidaria: “le obbligazioni societarie americane e dell'intera area OCSE sono una bomba ad orologeria nel caso di crisi, perché mai il loro mercato aveva segnalato una qualità così bassa”. Come si è giunti a questo?

Il mercato del debito corporate USA è passato dai 5.500 ai 9.000 Mld USD nell’ultimo decennio e di questi, l’80% è sotto forma di obbligazioni. Chiaro che all’interno di questo calderone troviamo sia i bond investment grade sia quelli high yield ove, ricordiamo, i primi godono di rating almeno pari a BBB-, mentre gli altri sono al di sotto di questo gradino e i gli emittenti vengono giudicati speculativi.

In dieci anni, ciò che è radicalmente cambiato, è la proporzione tra investment grade e non investment grade. Infatti, a quel tempo i due terzi dei bond investment grade negli USA erano compresi nelle categorie da AAA sino ad A, mentre il restante terzo era in zona BBB. Oggi, invece, oltre il 50% dei corporate bond USA ha rating BBB e quindi meno del 50% dalla A e oltre.

Non di meno, pare che mai la qualità del credito erogato alle imprese tramite emissioni obbligazionarie sia risultata così scarsa negli ultimi 40 anni. E questo costituisce ovviamente un enorme rischio, anche in ragione del fatto che essendo in presenza di un appiattimento della curva dei rendimenti, si stanno potenzialmente istigando comportamenti di azzardo morale da parte delle società meno solide.

Per cui è bene tenere in debito conto queste valutazioni, anche se dovessero rivelarsi solo un eccesso di zelo, e quindi prendiamo un po’ le distanze dal mercato dei singoli bond societari salvo ovviamente debite e giustificate eccezioni. In realtà questo è già stato fatto in tempi non sospetti, quando abbiamo deciso di puntare su alcuni fondi di ottima fattura, in luogo delle emissioni singole.

E soprattutto i nostri fieri H2O portano a casa risultati eccellenti con il Multibonds a +12% e l’Adagio sopra il 2% a tutto vantaggio del nostro portafoglio che ha davvero preso il volo. Molto bene anche gli ETF in particolare quelli esposti al cambio EUR/USD.

 E così il nostro portafoglio si porta sui massimi del 2019 e ai prezzi correnti di mercato ha un NAV pari a 112,20 rispetto ai 112,06 della scorsa valorizzazione. Per ora rimaniamo ancora liquidi e sulla scorta dei ragionamenti fatti poco sopra inizieremo a prediligere ETF e fondi in luogo dei singoli bond, anche viste le ormai continue difficoltà nel reperire roba decente con taglio 1.000 Euro, a parte i titoli governativi.

Portafoglio aggiornato nell’apposita sezione.