Nuovi bond: attenzione agli strutturati, un business solo per chi li emette


In fasi di incertezza dei mercati vengono spesso proposte obbligazioni complesse, del tutto inadatte alla clientela “retail”. Alcuni consigli per evitare errori.

Cedole & dividendi

Cedole fisse annuali pari al 3,50% lordo (2,59% netto) corrisposte alla fine del primo e del secondo anno dalla data di emissione. Poi cedole annuali variabili lorde pari alla differenza tra 3,50% e il tasso swap Usd a 10 anni, con valore minimo 1,00% lordo (0,74% netto) e valore massimo 3,50% lordo (2,59% netto), corrisposte dal 19 dicembre 2022 fino alla scadenza. Le cedole annuali variabili lorde sono legate alla differenza tra 3,50% e il tasso di riferimento (Usd Swap 10 anni). In uno scenario in cui il tasso di riferimento assuma un valore superiore o uguale al 2,50%, la cedola annuale variabile lorda risulterà pari al suo valore minimo (ovvero 1,00% lordo, 0,74% netto). Viceversa, in uno scenario in cui il tasso di riferimento assuma un valore inferiore o uguale allo 0,00%, la cedola annuale variabile lorda risulterà pari al suo valore massimo (ovvero 3,50% lordo, 2,59% netto). Le cedole variabili sono inversamente proporzionali al tasso Usd swap a 10 anni; pertanto l’investitore non beneficia di aumenti del tasso di riferimento e, al contrario, aumenti del tasso comportano cedole inferiori”. Avete capito qualcosa di un impianto così complesso (che lo stesso emittente nel suo sito indica come prodotto non semplice e che può essere di difficile comprensione)? E’ quello che caratterizza il nuovo bond Goldman Sachs Fin Mc Dc26 Usd (Isin XS2080969665 – lotto 2.000), proposto sul Mot dal 27 dicembre scorso. E’ forse l’esempio più esasperato della nuova generazione di obbligazioni strutturate che vari emittenti stanno offrendo da mesi. In realtà gli investitori non sembrano apprezzarle, visto che spesso sono poi poco o per nulla scambiate.

Al di là della specifica obbligazione il tema dei bond strutturati torna regolarmente a galla in alcune fasi di incertezza delle evoluzioni future dei tassi nel medio-lungo termine. Saliranno? Scenderanno? Solo gli sciamani potrebbero saperlo e allora l’industria finanziaria immette sui mercati prodotti dalle articolate ossature, i cui rendimenti risultano del tutto imprevedibili per la parte variabile.

Attenzione quindi:

1°) a non farsi attrarre dallo yield delle prime cedole a tasso fisso. In alcuni casi sono veri e propri specchietti delle allodole in cui casca l’investitore poco esperto, non sapendo magari che le future quotazioni sul secondario anticipano anche i possibili movimenti post switch a tasso variabile;

2°) al rischio che spesso la liquidità di questi bond si mantenga bassissima;

3°) al principio fondamentale di non acquistare mai – in nessun ambito – prodotti le cui strutture sono di difficile comprensione. Ciò vale per i bond così come per alcuni Etf e per vari certificati. Magari sulla carta possono anche funzionare ma la realtà dei fatti si dimostra molte volte negativa.

Ci sarebbe da domandarsi perché i regolatori, spesso molto severi con aspetti puramente formali della gestione degli ordini, non intervengano nel disciplinare l’accesso al mercato di questi prodotti, riservandoli magari solo agli operatori qualificati o professionali. Purtroppo si tratta delle contraddittorietà di un sistema poco comprensibile.

In caso si volesse cavalcare la fase di incertezza sulle evoluzioni future dei tassi e quindi dei rendimenti meglio piuttosto costruirsi in proprio una piccola gestione obbligazionaria (nella situazione specifica in dollari) puntando su un mix di titoli a tasso fisso, a tasso variabile o/e “inflation linked”. Ne proporremo una in un prossimo articolo, la rubrica mensile che pubblicheremo fra qualche giorno. Meglio infatti la semplicità piuttosto che la sofisticazione finanziaria!

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