Guadagnare in Borsa: emergenti a picco ma allettanti per il trading veloce


Ha senso trattare quest'argomento finanziario, come altri, in giorni così drammatici? Non lo sappiamo ma è il nostro compito. Oggi approfondiamo allora il tema degli “emerging markets”.

Hot markets

Medici russi, cinesi, cubani, albanesi e vietnamiti si sono mossi per aiutarci nel terribile momento che l’Italia sta attraversando. I bambini del Burundi hanno pregato la Madonna per dare forza al nostro Paese e la notizia è semplicemente commovente. Intanto l’Europa delle istituzioni ci batosta con scelte politico-economiche che tendono ad affondarci. Allora anche un europeista convinto si chiede se non sia il caso di cominciare a rivolgere ancor più lo sguardo verso i mondi emergenti, i quali sembrano meglio disposti nei confronti dell’Italia, non fosse altro perché culla di un modello di società cui anch’essi aspirano. Noi, nel nostro piccolo, lo facciamo oggi in ambito finanziario con un’analisi degli “emerging markets”, troppo trascurati dagli investitori italiani e alternativa fertile di profitti veloci puntando sui tanti specifici Etf quotati a Borsa Italiana.

► Il “sell off” è stato pesante

In estrema sintesi la situazione dei mercati emergenti è pessima, il che apre le porte a probabili veloci rimbalzi. A determinarla due fattori, che si sommano: ● Borse in discesa a rotta di collo ● singole valute fortemente indebolite.

Un esempio per tutti. Il Bovespa brasiliano ha perso da inizio anno il 36,5% ma i relativi Etf sono scesi quasi del 50%, con strappi ribassisti prolungati e accentuati. Contesto simile per altri mercati, sebbene molti Paesi siano stati marginalmente toccati dal coronavirus. Naturale quindi porsi due domande:

1°) è il momento di entrare?

2°) meglio le azioni o le obbligazioni?

Il secondo interrogativo porta a una risposta netta: in questa fase i bond in valute emergenti (anche se relativi a emittenti sovranazionali a tripla AAA) sono meno interessanti rispetto al passato per il fattore prezzo, visto i rimbalzi registrati a seguito del taglio dei tassi di interesse in molti Paesi. Ne è conseguita un’amputazione dei rendimenti, salvo nel caso di Messico e Repubblica Sudafricana, che stanno subendo tuttavia forti impatti dalla debolezza delle rispettive valute. Inoltre i bond in lire turche, real, rand ecc. hanno registrato segnali di bassa liquidità nelle ultime settimane, con spread talvolta assurdi relativamente al regolamentato italiano (Mot e Tlx). Una fase di ripensamento è quindi in corso e durerà probabilmente ancora per qualche mese. Poi si potrà tornare sull’obbligazionario “emerging”, salvo lo si faccia con gli Etf, che si prestano bene in questo contesto a piani di acquisto solo se impostati su precisi livelli tecnici.

► Per un’operatività dinamica

Gli Etf azionari riferiti ai mercati emergenti sono invece idonei nella fase in corso per due tipi di operatività:

1°) trading veloce con l’ausilio della media mobile per esempio a 10 sedute, puntuale per strumenti finanziari di questo tipo;

2°) piani di acquisto classici – cioè con micro versamenti su data prestabilita – ma con la possibilità di eventuali incrementi delle posizioni in presenza di esagerati strappi ribassisti.

► Etf per Etf cosa succede

Non abbiamo risposto alla domanda se sia il momento di entrare perché un quadro così diversificato quale quello degli emergenti porta a tanti riscontri. La facciamo allora con un’analisi operativa di alcuni dei più significativi Etf quotati a Borsa Italiana, riferiti ai maggiori mercati “emerging” o “post emerging” che dir si voglia.

Cominciamo dalla Cina (su cui segnaliamo un vecchio articolo reperibile cliccando https://www.lombardreport.com/2019/7/14/etf-cina/) di cui analizziamo il replicante dalle maggiori dimensioni, l’Xtrackers Msci China (Isin LU0514695690 - valuta denominazione Usd – ultima quotazione 15 € – segnale di forza sopra i 16 €) che da inizio anno è sceso solo dell’11,8% e si muove poco sotto la media mobile a 200 sedute con una debolezza tutto sommato marginale rispetto ai trend generali del settore. Il primo rimbalzino fra gli emergenti è partito da dove è iniziata la crisi ma ora sembra incerto nel proseguimento, penalizzato dalle notizie di una recessione mondiale. E’ comunque il capofila da seguire.

Già da profondo rosso la situazione della Turchia. Il Lyxor Msci Turkey (Isin LU1900067601 – valuta di denominazione Eur – ultima quotazione 21,7 € – segnale di forza sopra i 24 €) ha sfidato proprio venerdì un forte supporto, dove si incrociano fra l’altro trendline rialziste e ribassiste di lungo periodo, in una specie di “triangolo delle bermude” decisivo per le evoluzioni future. Da inizio anno ha annotato un -29%.

Ancor più negativi i numeri riferiti alla Russia. Il Lyxor Msci Russia (Isin LU1923627092 – valuta di denominazione Eur – ultima quotazione 28,7 € - segnale di forza sopra i 31,5 €) è letteralmente crollato da inizio anno del 41% con una serie di vistose candele rosse da fine febbraio. La media mobile a 200 è ormai lontana e inclinata sul negativo. Devastante l‘effetto petrolio.

Dal 2017 la Borsa dell’India si è mossa in uno stretto “trading range”, con due successivi ma contenuti tentativi di rialzo fra fine 2019 e inizio 2020. Poi il disastro. Il Lyxor Msci India (Isin FR0010361683- valuta di denominazione Eur – ultima quotazione 11,58 € - segnale di forza sopra i 14 €) da settimane registra solo candele rosse, salvo qualche timida seduta positiva, ed è anche sceso sotto il significativo supporto di 11,28 € per poi tornare sopra. Da inizio anno è precipitato del 33%.

Situazione abbastanza simile quella del Messico. L’Xtrackers Msci Mexico (Isin LU0476289466 – valuta di denominazione Usd – ultima quotazione 2,58 € - segnale di forza sopra i 3 €) da inizio 2020 ha perso il 36%, concentrato in realtà nell’ultimo mese. Da settimane si muove in un canale ribassista destinato probabilmente a proseguire.

Infine il Brasile. L’Ishares Msci Brazil (Isin IE00B0M63516 – valuta di denominazione Usd – ultima quotazione 17,28 € - segnale di forza sopra 23,6 €) chiude la classifica delle performance con un pessimo -46,5% da inizio anno, dovuto soprattutto a un tempestoso marzo in rosso del -39%. E’ pur vero che dal 2016 al 2019 il Bovespa si era caratterizzato per un eccezionale “rush”, con di fatto il raddoppio della quotazione.

► Volatilità alle stelle e quindi…

Il bilancio complessivo, confermato da quanto avviene su mercati minori, è sfavorevole anzi ostile. Le tensioni economiche mondiali stanno infiammando il mondo emergente più di quanto si potesse pensare. La volatilità di tutti questi Etf è salita molto nelle ultime settimane, lasciando intendere che i ribassi proseguiranno ma allo stesso tempo che questi cloni diventeranno nei prossimi mesi strumenti idonei per trading veloci, come già avvenuto in anni passati. Con la particolarità che, replicando indici, si caratterizzano per movimenti piuttosto uniformi e facilmente individuabili nell’arco di più sedute. In un ambito di rosso dilagante si possono così ipotizzare probabili rapidi rimbalzi tecnici, motivati da troppi “gap” da chiudere, interessanti per chi ha il “mouse” lesto, con una raccomandazione importante: prima di tutto occorre sorvegliare le evoluzioni del mercato cinese.

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