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E i nodi vennero al pettine…


Mentre il mondo si sta dibattendo con tutti i mezzi a disposizione per contrastare l’avanzata della pandemia, ove chiaramente la primaria esigenza è quella sanitaria, all’interno dell’Europa ci si dibatte su questioni economiche e finanziarie dove – se ancora ce ne fosse bisogno – si mette a nudo la vera natura di questa tanto decantata “unione” che tutto si sta dimostrando meno che unita come le circostanze richiederebbero.

Definire l’atteggiamento tedesco e olandese disgustoso è far loro un complimento. E a far da contraltare alla loro piccolezza, per mettere ancora più in evidenza quanto meschini siano, abbiamo l’esempio di Paesi “poveri” che sono corsi in nostro aiuto con mezzi e persone. Di fatto, i “ricchi” si sono chiusi a riccio e i “poveri” si sono aperti agli aiuti.

Ma al di là delle questioni meramente economiche e finanziarie, che discuteremo da qui a poco, sono le questioni di natura squisitamente umana a lasciare sgomenti. Germania e Francia che bloccano le esportazioni di materiale sanitario, la sospensione di Schengen e il ritorno ai nazionalismi di fatto, nonostante la facciata di vomitevole ipocrisia che si continua ad ostentare.

E come se non bastasse, nessun accordo per far fronte in modo compatto e unito alle pesantissime conseguenze economiche che colpiranno a livello globale tutti gli Stati, nessuno escluso. Forse però la supponenza dei “virtuosi del nord” non considera che stavolta, più di ogni altra, i rischi sono per tutti molto elevati.

Forse la Germania si illude che quando tutto sarà finito l’intera Europa riprenderà a comprare Audi e Volkswagen… Idioti. Se la gente perde il lavoro, le aziende chiudono, se l’economia va in recessione prima si pensa a mangiare e poi si pensa ad altro. E se le cose si mettono davvero male, altro che Audi, non si compra più nemmeno la Lada.

Il castello di carte della UE è in bilico e le fondamenta stanno cedendo. E se quello che stiamo vedendo è la vera natura di chi di fatto l’Europa l’ha comandata e vessata per un ventennio, bene, che la fine di questa farsa venga subito. Spero che voi lettori perdoniate questo nostro sfogo, ma a tutto c’è un limite. E qui, a nostro modesto parere, la misura è colma.

Nutriamo però una speranza: al di là di come andranno le cose sulla tenuta europea, speriamo davvero che quando questa emergenza sarà terminata ognuno di noi si ricordi di chi ha teso una mano e di chi invece ha voltato le spalle e ha provato a commissariare finanziariamente gli Stati più deboli sulle cui spalle i “virtuosi” hanno mangiato per quattro lustri. A tempo debito, ricordiamoci di questo. E agiamo poi di conseguenza.

Tornando ai mercati, la situazione è ancora particolarmente convulsa e confusa, con sedute che lasciano respirare e altre che si rimangiano i progressi del giorno prima. La BCE, come sappiamo, è intervenuta pesantemente e ha forse scongiurato un avvitamento ulteriore, ma da qui a dire che siamo sul fondo ce ne passa.

Vero, i mercati stanno cercando un punto di equilibrio e, naturalmente, navigano a vista seguendo il flusso delle notizie per capire come orientarsi. Tutti, ad ogni buon conto, guardano agli USA, poiché a torto o a ragione si pensa che saranno i primi a ripartire economicamente nonostante siano ad oggi il Paese più colpito dalla pandemia.

Ma dalla loro ci sono la FED e la Casa Bianca che devono solo decidere quanti soldi pompare nelle tasche degli americani. E le parole di Trump, in questo periodo, sono molto “market mover”, come si è visto in occasione dell’annuncio di misure per 2.000 Mld UD (!!!) che hanno fatto brindare i mercati, oppure in occasione della dichiarazione di ieri in cui “ci aspettano due settimane difficili” che ha un po’ gelato i mercati.

Il nostro portafoglio è totalmente liquido dal 12 marzo scorso e ora si tratta di capire come iniziare a ripopolarlo. Naturalmente nessuno sa se questo è un bottom oppure se ci sarà una seconda gamba di ribasso. E al momento gli indicatori e i modelli non riescono ancora a fornire indicazioni in questo senso. Tuttavia, vi sono alcuni asset che stiamo valutando e che potrebbero essere inseriti per ora con piccole quantità in portafoglio.

L’idea è quella di imbastire una strategia di medio che possa sopportare la volatilità negativa e che possa reggere una eventuale seconda onda d’urto. Si badi bene, “reggere” non vuol dire non vedere nel breve dei segni meno davanti agli asset eventualmente acquistati. Vuol dire resistere al meglio e con la minor volatilità possibile ad un proseguimento della negatività.

Il tutto, naturalmente, sempre nell’ottica e nel “mandato” del rischio contenuto, considerando che per certi versi anche essere 100% liquidi può rappresentare un qualche margine di rischio. Scelta non facile la nostra in questo momento storico, probabilmente una delle più difficili che abbiamo dovuto affrontare da quanto esiste la rubrica Rischio Contenuto.

Ma ce la faremo, anche questa volta.