NASDAQ100 WEEKLY - Due settimane di ribassi sugli indici azionari USA ! Correzione o inizio di una nuova fase ?


SEGNALI DI ENTRATA E DI USCITA DEL MODELLO QUANTITATIVO LOMBARD PER IL TRADING SULLE AZIONI NASDAQ TIME FRAME SETTIMANALE. I SEGNALI VENGONO GENERATI UNA VOLTA A SETTIMANA E PUBBLICATI SUL SITO IL LUNEDI MATTINA E VALEVOLI PER TUTTA LE SETTIMANA. IL REPORT SI COMPONE DI SEGNALI DI ACQUISTO PER NUOVE POSIZIONI E DI AGGIORNAMENTO PER I TITOLI GIA' PRESENTI IN PORTAFOGLIO.
ASTENERSI PRIMA DI AVERE COMPRESO CON ESATTEZZA IL PROFILO DI RISCHIO E LE CARATTERISTICHE TECNICHE DEL SERVIZIO CON LA LETTURA DELLE SPIEGAZIONI POSTE NELLA DICITURA "Il Portafoglio LombardReport": (clicca qui >>>
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Gli indici azionari S&P500 e NASDAQ100 hanno appena messo insieme le due peggiori settimane di contrattazione dal marzo scorso con un calo, rispettivamente, del – 7% e del – 10%, sconvolgendo la calma che aveva prevalso in gran parte per i successivi cinque mesi. Uno sguardo più attento alle tendenze del mercato, in particolare la sua capacità di mantenere livelli superiori che denotano uno slancio al rialzo, suggerisce che ciò che è accaduto può essere classificato prevalentemente come una correzione piuttosto che un vero e proprio riordino del sentiment. Ovviamente le cose potrebbero anche peggiorare ma, per ora, con il miglioramento del sentiment sugli utili e la continua posizione accomodante della Federal Reserve questo ribasso rimane più un salutare rientro dall’ipercomprato che un evento pericoloso.

Come riportato negli ultimi articoli la mancata rotazione sui titoli a capitalizzazione più modesta del listino tecnologico e il mancato sostegno delle cosiddette azioni FAANG lo ha, de facto, penalizzato al confronto degli altri due indici; lo split azionario anziché essere un buon supporto per gli acquisti si è rivelato un boomerang per APPLE e TESLA che hanno perso nelle ultime due settimane il 18,80% ed il 25,80%, in più per la società di Elon Musk, la mancata inclusione nell’indice S&P500, ha contribuito maggiormente alla discesa dei valori.

Nondimeno le incognite a livello politico presenti sui mercati potrebbe presentare un decorso, nei prossimi mesi, simile ad un consolidamento/correzione, favorito da:

* rilassamento macroeconomico da contenimento dell'infezione e calo intensità stimolo fiscale, visto che in USA attualmente non c’è ancora un accordo bipartisan per un “piccolo” pacchetto di aiuti da 500 mld $, figurarsi per importi maggiori.

** incertezza da campagna elettorale e relative ricadute su rapporti USA – CINA.

*** eccesso di euforia e positioning elevato, grazie agli investitori al dettaglio che hanno accumulato azioni ed opzioni ed agli hedge fund che hanno incrementato l'esposizione azionaria al massimo di un decennio.

Ribadiamo che l'entità di questo movimento non dovrebbe essere eccessiva, almeno questa è la nostra visione, in quanto cause ed effetti verranno affrontati da ulteriori razioni di stimolo fiscale e monetario e questo supporterà, nel breve, economia e asset e soprattutto continuerà a nutrire quella che è una psicologia da bolla negli investitori. Per cui, salvo seri sviluppi negativi, soprattutto sanitari (seconda ondata autunnale, difficoltà col vaccino, insorgenza di qualche altro problema), dopo il consolidamento dovremmo vedere livelli ancora più elevati.

Analizziamo ora graficamente la settimana sui 3 principali indici azionari, iniziando dal NASDAQ100 che prosegue il suo cammino al ribasso andando a sbattere contro l’importante supporto in area 11000 (ritracciamento del 27,2% del movimento 4-5 in giallo). La perdita di tale supporto (che noi non ci auguriamo) proietterebbe i valori in area 10250 sancendo, de facto, la fine della fase rialzista per l’inizio di una fase correttiva. Quanto potrà durare ed a quale profondità andrà è ora molto difficile da stabilire. Ma senza fasciarsi la testa prima di averla rotta, facciamo un passo la volta ed attendiamo gli sviluppi che noi ci auguriamo per una ripresa sostanziosa dei corsi e male che vada auspichiamo almeno una fase attendista, di lateralità. Anche l’indice RSI a 43 indica che siano possibili nuove vendite in attesa di entrare in un mercato di ipervenduto e quindi di una reazione di segno contrario. Viceversa una pronta ripresa dei corsi troverebbe spazio prima verso area 11700 quindi in area 12000 prima dell’attacco ai massimi storici. La settimana si è chiusa a 11087.4 con una perdita del – 4,60% che porta il segno positivo da inizio 2020 al + 26,96%.

Mentre per quanto riguarda l’indice S&P500 il quadro si presenta migliore rispetto al Nasdaq100. E’ pur vero che chi meno cresce poi meno perde, ma non sempre è così. Al momento questa fase di ribasso sembra una correzione più per riprendere fiato che altro e ci auguriamo che così rimanga. Fino in area 3200 c’è spazio di discesa senza intaccare il trend rialzista, più in giù la fase diventerebbe correttiva con sviluppi in 3 onde A,B,C. Viceversa è auspicabile una fase di lateralità in attesa di un nuovo spunto verso i massimi storici. La settimana di contrattazione si è chiusa a 3340.97 con una perdita del – 2,51% che ha portato il guadagno da inizio anno a + 3,41%.

Infine l’indice DOW JONES che, seppur è quello che meno ha perso in settimana, finora non è riuscito nella, a questo punto, titanica impresa di far registrare nuovi massimi storici. Scommesse aperte per quando ci riuscirà…..se, ci riuscirà ! A parte gli scherzi, una correzione in area 27000 ci può stare, più in giù l’area 26250/26000 rappresenterebbe un’ultima ratio, vista la presenza della M.M. 200 semplice (in bianco) e del ritracciamento del 27,2% dai massimi relativi. Le contrattazioni della scorsa settimana si sono chiuse a 27665.64 il che porta ad una perdita del – 1,66%, che porta il deficit da inizio anno al – 3,06%. Di seguito i relativi grafici:

ORO INDEX

La commodity, che ha raggiunto un livello record ad inizio di agosto, è stata venduta nelle ultime quattro settimane a causa di segnali di stabilizzazione delle economie e da un'impennata di acquisti sull’azionario trovando, comunque, una base nella quale stabilizzarsi per poter ripartire alla caccia, prima, dei 2000 $/oz. e poi dei massimi storici. A suo favore lo stimolo economico senza precedenti da parte dei governi e delle banche centrali che ha sollevato lo spettro dell'inflazione ed ora con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali, la vittoria del candidato presidenziale democratico, Joe Biden, porterebbe ad aumenti delle tasse e aumenti della spesa per il rilancio dell’economia, aggravando ulteriormente il deficit e rendendo meno appetibile l’investimento in azioni. 

A livello operativo, al ribasso tiene molto bene il primo supporto posto in area 1915 $/oz. (ritracciamento del 27,4% dai massimi storici), al rialzo molto importante la riconquista di area 2000 $/oz. per poi attaccare i recenti massimi storici precedenti a 2090 $/oz. E’ solo questione di tempo. Per quanto riguarda il nostro investimento sull’ETF (PHAU) con la strategia “The Challenger” archiviata la mancata vendita per soli 70 centesimi dal nostro target, un eventuale pullback più profondo ci farebbe aprire un ulteriore posizione rialzista.

La settimana si è chiusa a 1947.90 $/oz. con un guadagno del + 0,70% che porta il guadagno da inizio anno al + 28,13%. La settimana della commodity in modalità spot si è chiusa a 1939.40 $/oz. con un guadagno da inizio anno del 27,83%, Di seguito il grafico weekly dell’ORO INDEX:

LA POLITICA USA DI DONALD TRUMP

Sul versante politico il dibattito interno trova la sua maggiore concentrazione sugli sforzi bipartisan per garantire ai cittadini americani nuovi supporti a sostegno di privati, imprese e strutture pubbliche a contrasto delle difficoltà economiche portate dalla pandemia di Covid 19; non mancano di certo le ostilità e le fratture sulla delicata questione tra i due maggiori partiti, Democratico e Repubblicano.

I piani presentati vengono giornalmente discussi al Congresso e vedono contrapposizioni non di poco conto sulla natura della destinazione degli ulteriori stimoli finanziari; i Repubblicani vorrebbero varare un disegno nel quale non si includerebbero nuovi sussidi diretti agli individui e ai governi locali e statali, ma piuttosto, si darebbe priorità al potenziamento economico di scuole (105 miliardi $), sviluppo del vaccino e test di prevenzione (47 miliardi $), borse di studio (15 miliardi $) e rafforzamento delle scorte nazionali strategiche; mentre dall'altro lato, i Democratici sono più orientati ad un disegno che abbia cura degli aiuti diretti agli individui che versano in grave urgenza economica e che possa garantire finanziamenti alimentari, al sistema postale statunitense, sugli affitti, ipoteche e che rilanci il sistema sanitario americano, investendo circa 900 miliardi $ in nuovi aiuti per stati e comuni, proponendo un pacchetto complessivo che tocca i 2,2 trilioni di dollari, a discapito degli 1,3 trilioni proposti da Trump e compagni.

Dalla nebulosa questione del nuovo piano di aiuti passiamo al versante della politica estera che non gode certo di buone prospettive; i rapporti tra Stati Uniti e CINA diventano sempre più ostili, ed il presidente americano sembra ce la metta tutta per non migliorare la controversa situazione.

Il perdurante braccio di ferro tra le due super potenze tocca diversi ambiti commerciali; abbiamo visto in questi mesi che la tecnologia è stata uno dei punti cardine sul quale battagliare; a tal proposito, il nuovo recente bersaglio del presidente Trump è il colosso cinese SMIC, produttore di microprocessori, accusato di collaborare con l'esercito cinese; dopo la minaccia di inserire la società nella lista nera americana (Entity List), per la quale qualsiasi scambio commerciale debba essere prima scrupolosamente verificato e può, senza tanti complimenti, essere precluso, il titolo è crollato del – 22,8% sulla borsa di Hong Kong, bruciando miliardi di dollari di capitalizzazione; la risposta cinese non si è fatta attendere, ed il portavoce del ministro degli esteri cinese ha accusato gli USA di egemonia e concorrenza sleale, oltre che ad auto arrecarsi danni economici se si continuerà sulla linea del boicottaggio sommario delle aziende cinesi.

La vicenda SMIC si aggiunge alle già note battaglie “Trumpiane” contro le aziende tech cinesi; le più note e recenti sono quelle contro Huawei, Tik Tok e WeChat; la CINA dal canto suo sta mettendo a punto una serie di regole che possa ripristinare gli standard globali sulla sicurezza dei dati che sistematicamente vengono acquisiti tramite applicazioni e tecnologie varie; in questo modo il governo di Pechino spera di contrastare il competitor americano nel suo intento di screditare i paesi del mondo a fare affari con la CINA; il piano non è ancora del tutto chiaro e non si conosce ancora quanti paesi abbiamo aderito, però risulta una contromossa interessante sullo scacchiere della War trade in corso.

La guerra commerciale in atto, come noto, tocca più ambiti e uno di questi è la controversa questione dello stato cinese dello Xinjiang; gli USA infatti vorrebbero bloccare le importazioni di cotone e prodotti a base di pomodoro provenienti dal suddetto stato per via dei sospetti di sfruttamento del lavoro forzato, anche minorile.

Tale decisione potrebbe portare a non poco rilevanti ripercussioni a livello commerciale sia per gli Stati Uniti che per la CINA, visto e considerato che quest'ultima è produttrice di circa il 20% del totale del cotone mondiale ma è anche la maggior importatrice di cotone mondiale, anche dagli USA; produzione che oltretutto viene proprio dallo stato incriminato dello Xinjiang.

Attraverso queste azioni politiche e commerciali gli Stati Uniti di Trump sembrano voler distanziarsi sempre di più dalla partnership commerciale cinese ed arrivare a rafforzare il paese come leader indiscusso nell'economia mondiale; negli ultimi interventi di campagna elettorale, Trump, ha più volte rimarcato il concetto di disaccoppiamento tra Washington e Pechino.

Secondo Trump, gli Stati Uniti, disaccoppiandosi dal colosso asiatico dal punto di vista commerciale, ritornerebbero a raggiungere il primato di superpotenza manifatturiera mondiale, ponendo fine alla dipendenza dalla CINA; un vero e proprio piano di nazionalizzazione che prevederebbe anche il reintegro dei posti di lavoro dalla CINA agli Stati Uniti e tariffe massicce per tutte le aziende che cercheranno di fare affari fuori dal territorio americano, neanche a dirlo, in CINA soprattutto.

POLITICA DELLA FEDERAL RESERVE

Mentre in politica interna le accese discussioni su come andare avanti nell'affrontare l'emergenza pandemica imperversano sul territorio nazionale, le dichiarazioni di Jerome Powell, a capo della Federal Reserve, appaiono sempre come una specie di ancora di salvezza in un maremoto di caos decisionale.

Powell, infatti, si è espresso per ribadire le intenzioni della FED di mantenere i tassi di interesse a livelli bassi per il tempo necessario che servirà a supporto della ripresa economica; secondo Powell il periodo temporale non sarà di breve durata e sarà misurato in anni.

La banca centrale ha preso in considerazione ed ha ribadito che saranno accettate fluttuazioni dell'inflazione oltre alla soglia inizialmente stabilita del 2%; questo significa che non verranno aumentati i tassi per scongiurare l'inflazione.

Infine Powell ha fortemente ribadito l'importanza del rispetto delle misure di contenimento e prevenzione anti Covid-19, facendo leva sulla fondamentale ed intrinseca correlazione che esiste tra il ferreo rispetto delle norme sanitarie e un migliore andamento dell'economia.

DATI MACROECONOMICI

Il calendario economico, nella settimana appena conclusa, registra un incremento, rispetto alle previsioni, per quanto riguarda i prezzi alla produzione (PPI); depurati dai dati energetici e sul cibo possiamo notare come il dato su base annuale, nel mese di agosto, abbia registrato un + 0,6% rispetto al consensus e al dato precedente che erano del + 0,3%.

Il medesimo dato PPI, su base mensile, sempre nel mese di agosto, registra un + 0,4%, meglio delle previsioni del + 0,2%, ma leggermente sottotono rispetto al mese precedente, dove il dato era del + 0,5%.

Per quanto riguarda le richieste iniziali per i sussidi statali di disoccupazione, esse sono state peggiori del previsto la scorsa settimana a dimostrazione di quanto ancora sia faticosa la salita per il mercato del lavoro statunitense. Il range settimanale che prende in considerazione l'arco temporale che va da giovedì 3 settembre scorso fino a giovedì 10 settembre, ha registrato un aumento rispetto ai pronostici degli analisti, i quali si aspettavano 846 mila nuove richieste, a fronte del dato attuale registrato di 884 mila richieste; dato che si presenta identico a quello della settimana precedente.

L'indicatore CPI, depurato dal dato sui prezzi dei beni riguardanti cibo ed energia, è la linea guida sulla variazione dei prezzi al consumo, indicatore fondamentale per misurare i cambiamenti nelle tendenze di acquisto e nell'inflazione; il dato annualizzato, nel mese di agosto, balza al + 1,7%, di poco oltre l'1,6% previsto e il dato del mese di luglio di + 1,6%; medesima spinta di ripresa per lo stesso dato su base mensile, infatti agosto, registra un + 0,4% che disattende in positivo il previsionale posto a + 0,3% ma non il precedente marker del +0,6%.

PORTAFOGLIO AZIONARIO

Per quanto riguarda l’operatività sul Portafoglio LombardReport, nulla di rilevante in questa settimana. Abbiamo venduto a pareggio la seconda metà dell’esposizione sul titolo ALPHABET C, mentre siamo andati molto vicini al raggiungimento del target sul titolo italiano MUTUIONLINE che, ci auguriamo, di raggiungere in questa settimana.

Invece nel Portafoglio “The Challenger” abbiamo portato a casa un bel tozzo di pane sul titolo italiano TECHNOGYM (+ 26,41%) e siamo sempre più vicini al target sull’ETC del CORN. Sul titolo AURORA con i prezzi siamo già in area di acquisto con il secondo lotto, ma fino a quando non forma una base, un supporto, non è possibile entrare alla “speraindio”. Alla prossima.

FOCUS SU TITOLI

GILEAD SCIENCES Inc. si sta avvicinando a un accordo per acquistare Biotech Immunomedics Inc. e il suo prezioso farmaco contro il cancro al seno per oltre 20 miliardi $. Considerando che Immunomedics ha un valore di mercato di circa 10 miliardi $ significa che GILEAD sta pagando per assicurarsi la proprietà dell'azienda. Un accordo potrebbe essere annunciato lunedì, sempre che un rivale biofarmaceutico non intervenga con un’offerta superiore. Immunomedics vende il farmaco per il cancro al seno “Trodelvy” che ha riportato vendite nette per 20,1 milioni $ nei primi due mesi sul mercato, il trattamento del cancro al seno è uno dei segmenti più redditizi del mercato mondiale dei farmaci contro il cancro e che EvaluatePharma stima in 157 miliardi $. Un'acquisizione darebbe a GILEAD, un leader di farmaci antivirali che da anni cerca di costruire il proprio portafoglio di terapie per altre malattie, un punto d'appoggio nel mercato dei farmaci antitumorali in rapida crescita. E Gilead non si assume alcun rischio che le autorità di regolamentazione non approveranno il farmaco, dal momento che lo hanno già fatto. L'azienda di Foster City, California, è meglio conosciuta per le sue offerte di successo per l'epatite C e le terapie per l'HIV. Più di recente, Gilead ha emesso un avviso per il farmaco Covid-19 remdesivir, che gli Stati Uniti hanno autorizzato per l'uso a luglio e si prevede che aumenterà in modo significativo le entrate dell'azienda quest'anno. L'amministratore delegato di Gilead Daniel O'Day, che ha assunto il timone nel marzo 2019, da allora ha siglato accordi volti a rafforzare il portafoglio dell'azienda. Nel 2019, ha speso più di 5 miliardi di dollari per approfondire una partnership con la società biotech belga Galapagos NV. All'inizio di quest'anno, ha pagato circa 5 miliardi di dollari per la società biotecnologica Forty Seven Inc. e il suo farmaco contro il cancro del sangue.

AZIONI MINERARIE

Con il commercio dell'oro ai massimi storici e il leggendario investitore Warren Buffet che sostiene il metallo prezioso per la prima volta, è tempo di considerare dove emergerà la prossima grande scoperta d'oro. E’ probabile che sarà lo stesso paese su cui Buffett ha appena scommesso: il Canada. Da sempre Buffett non scommetteva sulle scoperte ma sui dividendi delle società minerarie. Ma i dividendi sono per rendimenti piccoli e costanti per il lungo periodo di tempo. Ma per i grandi rendimenti gli investitori si stanno rivolgendo alle società minerarie aurifere a bassa capitalizzazione, come STARR PEAK EXPLORATION che grazie ad importanti acquisizioni nel cuore di una delle regioni del Canada, ha guadagnato il + 900% nell’arco di un anno. Ed anche Buffett che ha sempre definito l’investimento nell'oro: “inutile!”, da poco ha rivisto la sua posizione negativa sull'oro e lo scorso 17 agosto, la sua società Berkshire Hathaway, ha rivelato di possedere una quota enorme nella società canadese, Barrick Gold, della quale detiene più di 560 milioni $ in azioni, proprio in un momento in cui l'oro è alle stelle.

Questi prezzi hanno fatto sì che le società minerarie d'oro, piccole e grandi, sono ora pronte a spendere, spendere, spendere per l'esplorazione, a livello globale. Le major minerarie hanno in gran parte rinunciato all'esplorazione, aspettando che le giovani e piccole società minerarie facciano tutto il lavoro pesante e poi arrivano loro disposte ad acquistare queste piccole società pagandole molto più della loro capitalizzazione di mercato.

Presentiamo una carrellata delle maggiori società minerarie aurifere mondiali:

FREEPORT-McMORAN + 241,0% dal minimo di Marzo. Sebbene Freeport-McMoRan sia principalmente nota per le sue significative operazioni di estrazione del rame, il gigante delle risorse ha anche un discreto afflusso di oro. In effetti, la sua miniera di Grasberg in Indonesia detiene i più grandi giacimenti di rame e oro del mondo. Ma questa è solo una piccola parte delle risorse globali della società. Freeport-McMoRan ha anche vaste operazioni in tutte le Americhe, comprese le miniere in Arizona, Messico e Perù. Negli ultimi due anni la sua attività ha faticato a causa del calo della domanda globale di rame, ma gli enormi acquisti fatti dalla CINA negli ultimi mesi, hanno aumentato i prezzi e questa è una buona notizia per Freeport-McMoRan. Oltre all'aumento dei prezzi del rame, i prezzi dell'oro hanno raggiunto livelli record, il che aumenterà ancor più i profitti del gigante minerario. Freeport-McMoRan ha avuto un anno solido, con il prezzo delle sue azioni che è rimbalzato da un minimo di 4,82 $ a marzo ad un massimo di 16.44 $ di oggi.

GOLD FIELDS + 280% dal minimo di Marzo. Gold Fields si è catapultata nell'élite mineraria globale negli ultimi anni grazie alla sua visione lungimirante e alla sua gestione eccezionale. Con sede a Johannesburg in Sud Africa, Gold Fields de facto, è uno dei leader nella regione. Con attività in Sud Africa, Ghana, Australia e Perù, Gold Fields è ben diversificata. Nel 2019, Gold Fields ha prodotto oltre 68 tonnellate di metallo prezioso, in aumento di quasi l'8% rispetto all'anno precedente. E grazie al rialzo dei prezzi dell'oro di quest'anno, è sulla buona strada per produrre ancora di più entro la fine del 2020 con molti analisti che suggeriscono che il titolo potrebbe andare ancora più in alto.

COMPANIA DE MINAS BUENAVENTURA + 180% dal minimo di Marzo. È raro vedere società minerarie al di fuori del Nord America quotate sulla borsa NYSE di New York fin dal 1996, ma la Compania de Minas Buenaventura peruviana rappresenta un'eccezione e da allora si è fatta strada tra i ranghi dell'élite mineraria globale. Attualmente valutata 3,51 miliardi $, il gigante minerario è lontano dai suoi massimi storici di 57,20 $/az. (oggi quota 12,58 $/az.) ma rimane un ottimo investimento. Minas Buenaventura ha sei diverse proprietà minerarie in tutto il mondo che portano circa 945.000 once d'oro ogni anno. Ma non è tutto, possiede anche un numero di miniere d'argento che producono fino a 26,5 milioni di once all'anno e decine di migliaia di tonnellate di metalli industriali come zinco, piombo e rame dalle sue miniere domestiche.

HARMONY GOLD + 332% dal minimo di Marzo. Harmony Gold è un'altra società mineraria sudafricana che quest'anno è esplosa nel radar degli investitori. Sebbene sia solo la terza società più grande del Paese, ha fatto alcune mosse stellari sul mercato. A livello nazionale, ha nove miniere sotterranee nel bacino di Witwatersrand, ricco di risorse, e una miniera a cielo aperto nella cintura di Kraaipan Greenstone. Ha anche un'importante joint-venture con Newcrest Mining in Papua Nuova Guinea. All'inizio di quest'anno, Harmony ha raccolto ben 200 milioni $ per finanziare parzialmente un'acquisizione chiave delle attività di AngloGold nel suo paese d'origine. L'accordo dovrebbe più che triplicare la sua produzione d'oro fino a 1,8 milioni di once all'anno. In questo periodo l'anno scorso, Harmony veniva scambiato a soli 1,60 $/az, con un minimo di 1,76 $/az. a marzo, ma da allora è salita fino a 7,61 $/az. ed ora scambia a 6,0 $/az.

ANGLOGOLD ASHANTI + 204%. AngloGold è la terza società al mondo di estrazione dell'oro per volume di produzione. E sebbene abbia avuto alcuni problemi negli ultimi dieci anni, in particolare all'inizio degli anni 2010, quando il mercato dell'oro ha subito un duro colpo costringendo molte società aurifere, tra cui AngloGold, ad operazioni di chiusura, il gigante minerario ha perseverato. AngloGold Ashanti nasce dalla fusione tra la società ghanese Ashanti e la sudafricana AngloGold di proprietà di AngloAmerican plc, è una delle società minerarie più diversificate del pianeta, ha proprietà in quattro continenti tra cui Africa, Australia, Sud America e Nord America. Sebbene la società non si sia comportata così bene come alcune delle sue colleghe nell'ultimo anno, ha dimostrato di avere ancora il potenziale per una crescita a lungo termine. Il prezzo delle azioni della società è passato dai 7,08 $/az. del 2018 ai 12,66 $/az. di Marzo 2020 fino ad un massimo di 38,50 $/az. di fine luglio. Oggi quota 28,84 $/az. 

Diamo uno sguardo anche alle società minerarie canadesi:

YAMANA GOLD + 215% dal minimo di Marzo. Yamana, ha recentemente completato il suo progetto Cerro Moro in Argentina, offrendo ai suoi investitori qualcosa di importante a cui prestare attenzione. L'azienda ha aumentato la sua produzione di oro del 20% fino al 2019 e la sua produzione di argento di ben il 200%. Gli investitori possono aspettarsi un forte aumento del flusso di cassa netto se i prezzi dei metalli preziosi rimangono stabili. Di recente, Yamana ha firmato un accordo con Glencore e Goldcorp per sviluppare e gestire un altro progetto argentino, l'Agua Rica. L'analisi iniziale suggerisce il potenziale di vita della miniera superiore a 25 anni con una produzione media annua di circa 236.000 tonnellate (520 milioni di libbre) di metallo equivalente, tra i quali rame, inclusi i contributi di oro, molibdeno e argento, per i primi 10 anni di operazione.

ELDORADO GOLD + 171.5% dal minimo di Marzo. La società mineraria è a media capitalizzazione con attività in Europa e Brasile. Negli ultimi anni è riuscita a ridurre significativamente il costo per oncia. Nel 2018, Eldorado ha prodotto oltre 349.000 once d'oro, ben al di sopra delle sue precedenti aspettative, e ha aumentato ulteriormente la sua produzione nel 2019. Sebbene il prezzo delle sue azioni non sia così alto come una volta, la società è passata da un massimo di 110,60 $/az. nel settembre 2011 ai 10,62 $/az. di oggi, Eldorado è ben posizionato per fare progressi significativi nel breve termine. Il presidente e CEO di Eldorado, George Burns, ha dichiarato: "Come risultato del duro lavoro del team nel 2018, siamo ben posizionati per aumentare la produzione annuale di oro a oltre 500.000 once nel 2020. Prevediamo che questo ci consentirà di generare un significativo flusso di cassa netto e ci offre l'opportunità di considerare il rientro del debito entro la fine dell'anno".

FIRST MAJESTIC SILVER + 250% dal minimo di Marzo. Sebbene First Majestic abbia recentemente subito un duro colpo, poiché un dollaro forte ha pesato sui metalli preziosi con conseguente scarso rapporto sugli utili trimestrali, c'è ancora molta tendenza al rialzo attorno al titolo. Ai numeri negativi, tuttavia, si è aggiunta una serie di acquisizioni di grande valore che probabilmente cambieranno per il gigante dei metalli nel medio-lungo termine. Il suo obiettivo principale rimane l'estrazione dell'argento, ma detiene anche una serie di risorse d'oro. Inoltre, l'argento tende a seguire l'esempio dell'oro quando gli altri mercati iniziano a traballare. E con gli analisti che lanciano gli allarmi di un rallentamento economico globale, è probabile che entrambi i metalli riacquistino popolarità tra gli investitori.

WHEATON PRECIOUS METALS + 210% dal minimo di Marzo. Wheaton è un'azienda con operazioni in tutto il mondo. Essendo una delle più grandi società di "streaming" del pianeta, Wheaton ha accordi con 19 miniere operative e 9 progetti ancora in fase di sviluppo. Il suo modello di business unico gli consente di sfruttare gli aumenti dei prezzi nel settore dei metalli preziosi, oltre a fornire un rendimento da dividendi di qualità per i suoi investitori. Di recente, Wheaton ha siglato un accordo con Hudbay Minerals Inc. relativo al suo progetto Rosemont. Per un pagamento iniziale di 230 milioni $, Wheaton ha diritto al 100% di oro e argento pagabili al prezzo rispettivamente di 450 $/oz. e 3,90 $/oz. Randy Smallwood, presidente ed A.D. di Wheaton, ha spiegato: "Con la recente costruzione della miniera di Constancia in Perù, il team di Hudbay ha dimostrato di essere uno sviluppatore di miniere forte e responsabile e siamo entusiasti del fatto che lo stesso team porti questo progetto in fase di produzione. Rosemont è la soluzione ideale per il portafoglio di attività di alta qualità di Wheaton e, quando sarà in produzione, dovrebbe aggiungere ben più di cinquantamila once d'oro equivalenti, al nostro profilo di produzione già in crescita".

PAN AMERICAN SILVER + 278% dal minimo di Marzo. Pan American è un'operazione mineraria di livello mondiale con progetti attivi in ​​Messico, Perù, Canada, Bolivia e Argentina. Con il prezzo dell'argento in auge, sebbene abbia visto giorni migliori, è ancora uno dei preferiti tra gli investitori che fanno scorta di beni rifugio. Di recente, Pan American ha effettuato un'importante acquisizione di Tahoe Resources, assorbendo le azioni emesse e in circolazione della società. Michael Steinmann, Presidente ed A.D. della società, ha dichiarato: "Il completamento dell'accordo stabilisce, alla principale società di estrazione dell'argento al mondo con un portafoglio di attività leader del settore, un solido profilo di crescita e margini operativi interessanti. Siamo la più grande società di estrazione dell'argento quotata in borsa tramite flottante che offre, agli investitori di estrazione dell'argento, una maggiore scala e liquidità".

PUBBLICAZIONE DELLE TRIMESTRALI ECONOMICHE SUI TITOLI DEL NASDAQ100 NELLA SCORSA SETTIMANA.

BROADCOM – INV.%. La società è impegnata nella produzione di prodotti a semiconduttori come optoelettronica, componenti a radiofrequenza e microonde e circuiti integrati per applicazioni specifiche, ha riportato utili nel 3° trimestre fiscale 2020 pari a 5,40 $/az. su ricavi per 5,82 mld $. La stima degli analisti per gli utili era pari a 5,24 $/az. su ricavi per 5,76 mld $. Il fatturato è aumentato del 5,5% su base annua. La società ha dichiarato di aspettarsi per il 4° trimestre fiscale 2020 ricavi tra 6,25 e 6,55 mld $ e l'attuale stima degli analisti per i ricavi è pari a 6,18 mld $.

COPART - 1,34%. E’ un fornitore di aste online e servizi di remarketing di veicoli negli Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Brasile. Fornisce ai venditori di veicoli servizi per elaborare e vendere veicoli su Internet, ha riportato utili nel 4° trimestre fiscale 2020 pari a 0,69 $/az. su ricavi per 525,47 mln $. La stima degli analisti per gli utili era pari a 0,38 $/az. su ricavi per 436,38 mln $. Il fatturato è diminuito del 3,1% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa.

LULULEMON ATHLETICA - 13,29%. La società è un designer e rivenditore di abbigliamento tecnico sportivo che opera principalmente in Nord America e Australia, ha riportato utili nel 2° trimestre 2020 pari a 0,74 $/az. su ricavi per 902,90 mln $. La stima degli analisti per gli utili era pari a 0,55 $/az. su ricavi per 842,49 mln $. Il fatturato è cresciuto del 2,20 % su base annua. La società ha dichiarato di non fornire, in questo momento, una previsione finanziaria dettagliata per l'anno fiscale 2020 in questo momento.

ORDINI DI ACQUISTO NUOVE POSIZIONI DELLA SETTIMANA (9/14/2020)
Non sono presenti ordini di acquisto per la settimana entrante.

Pagina a cura di Sandro Mancini ed Arianna Mantovani.