Le Borse anticipano la fine della guerra: sarà vero ?


Lei era una bellissima donna americana con un curriculum di relazioni internazionali da fare paura. Bionda, alta, mezza rifatta tra estetica e silicone, con uno di quei fisici che a distanza di 30 anni ancora ricordo. Quando entrò in redazione e disse di essere qualcosa che non significava niente, tipo addetta alle pubbliche relazioni piuttosto che sviluppo di qualcosa o affari internazionali, io sogghignai e pensai male del mio capo del giornale che doveva andare a pranzo con lei. In realtà mi spiegarono sotto il tavolo che era normale per le banche internazionali fare il giro dei giornalisti economici più importanti per fare la spesa di informazioni riservate sullo stato della finanza pubblica. Un dare e un avere di notizie top secret. Da quel momento è stata un costante inciampare su personaggi della nostra politica e della nostra economia che fossero comunque in contatto con queste banche internazionali , i cosiddetti big dogs della Borsa. In altre parole i big dogs sanno cosa succede in politica e sul campo di battaglia prima che noi umani lo scopriamo. Le borse anticipano i fatti perché hanno i mezzi e i soldi e gli uomini per raccogliere più informazioni degli altri.

Per questo il più bell’articolo della settimana scorsa è stato uno che riassumeva in due parole quello che già in tanti sui mercati finanziari hanno capito: la guerra è già finita e ora ci si chiede cosa succederà dopo. Del resto se pensiamo che un soldato russo ha schiacciato con il carro armato il suo generale per protesta dopo che i suoi commilitoni erano stati uccisi capiamo che la guerra è finita contro il volere di Putin. E a portare via il generale non erano i suoi soldati ma i ceceni, che de facto sono le squadracce della morte dietro le prime linee russe e si occupano oltre che delle donne e dei bambini anche dei soldati russi recalcitranti. Se questo è l’andazzo capiamo perfettamente perché l’offensiva ora è in mano agli ucraini e non ai russi.

Il Nasdaq 100 ha disegnato un pattern rialzista con un doppio minimo sporchissimo ma pur sempre doppio minimo che rimane rialzista fino a quando i prezzi si mantengono sopra 14.342. Il nostro indice Ftse All share rimane vaso di coccio tra i vasi di ferro ma si mantiene sempre sopra il supporto di 26.184 e rimarrà rialzista fino a quando starà lontano da questo punto della morte.

A livello macro in molti temono una recessione per gli elevati costi dell’energia. Vi mostro di seguito un grafico che sta tenendo svegli i money managers di mezzo mondo: cerchiati in rosso abbiamo i picchi del prezzo del petrolio mentre nelle aree verdi i periodi di recessione e la linea verde infine sono i Fed Funds ovvero i tassi di interesse ufficiali.

Quello che a livello macro dobbiamo sperare è che la guerra in Ucraina sia talmente rapida condensandosi in un mese massimo due che non metta alle strette l’economia internazionale. Anzi, se così fosse, ci troveremmo ad aprile o a maggio nella situazione esattamente opposta con l’economia che esplode grazie al rientro di inflazione e prezzi dell’energia. E’ l’epoca delle stagioni estreme in economia, le mezze stagioni non esistono più.

Oggi parliamo delle azioni Tenaris come semplice segnalazione.

 Il trend in corso è evidente: nonostante il rumore forte ben visibile anche allo stadio attuale, il risultato alla chiusura di venerdì è quello di una rottura dei massimi storici (era da fine 2018 che non venivano raggiunti questi prezzi) e di una crescita che, da luglio ad oggi, è oltre il 50%. Dal grafico vediamo che il doppio massimo raggiunto a inizio mese e poi negato con il breakout di entrambi i massimi è stato portatore di un’accelerazione rialzista, con i prezzi che oggi superano i 14.20 euro.

Le ultime notizie diffuse dalla società, leader nella produzione e fornitura, a livello globale, di tubi e servizi per l’esplorazione e la produzione di materie prime energetiche come petrolio e gas riguardano i risultati di fine 2021. I numeri hanno evidenziato un forte miglioramento di fatturato e redditività, con ricavi per 6,52 miliardi di dollari (+27%) e una marginalità passata dal 12,4 alo 20,8%. I vertici di Tenaris, sulla base di questi dati, hanno proposto la distribuzione di un dividendo pari a 484 milioni di dollari. Il saldo sarà staccato il 23 maggio e messo in pagamento il 25 dello stesso mese.  Per l’anno in corso il management prevede un’ulteriore crescita delle vendite e un nuovo miglioramento della marginalità.

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