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Il fondo della settimana: il boom dell’oro ("Non è tutto oro quel che luccica")


Il fondo della settimana: il boom dell’oro ("Non è tutto oro quel che luccica")

Franklin Gold and Precious Metals Fund A (acc) USD
ISIN: LU0496368142

Negli ultimi anni, e in particolare tra il 2024 e il 2026, gli investitori hanno assistito al ritorno di un protagonista spesso dimenticato: l’oro. In un contesto caratterizzato da inflazione persistente, tensioni geopolitiche e incertezza macroeconomica, il metallo giallo è tornato al centro delle strategie di portafoglio.

In questo scenario, il fondo Franklin Gold and Precious Metals ha registrato performance estremamente elevate, attirando nuovamente l’attenzione degli investitori. Tuttavia, quando si osservano rendimenti così elevati, la domanda fondamentale diventa inevitabile: siamo di fronte a una reale capacità di generare alpha oppure semplicemente a un forte effetto del ciclo favorevole?

A differenza dei fondi azionari tradizionali, qui l’analisi è ancora più delicata, perché il fondo è altamente settoriale e fortemente dipendente da un singolo driver: il prezzo dell’oro.

Il metodo di analisi: oltre il rendimento

Per valutare correttamente questo fondo non è sufficiente guardare ai numeri di performance. È necessario analizzare la qualità del rendimento e il modo in cui è stato generato.

Gli indicatori principali includono:

  • Sharpe Ratio
  • Volatilità
  • Drawdown
  • Alpha rispetto al benchmark (FTSE Gold Mines)
  • Consistenza nel tempo
  • Costi

L’obiettivo è distinguere tra una performance costruita attraverso gestione attiva e una derivante semplicemente dall’andamento del settore.

Indicatori di rischio e qualità del rendimento

Il profilo di rischio del fondo è significativamente più elevato rispetto a un classico fondo azionario globale.

La volatilità si colloca infatti intorno al 30–35%, un livello molto alto che riflette la natura ciclica e speculativa del settore minerario. Anche i drawdown risultano importanti: non sono rari cali superiori al -25% o -30%, con tempi di recupero variabili.

Lo Sharpe Ratio appare discreto negli ultimi anni, ma è fortemente influenzato dal rally dell’oro. Se si osservano invece indicatori legati al rischio di ribasso, come una proxy dell’Ulcer Index, emerge una maggiore instabilità, con fasi di perdita frequenti e talvolta intense.

Il Martin Ratio, proprio a causa di questi drawdown, risulta meno brillante rispetto a fondi azionari più diversificati.

L’alpha rappresenta il punto più interessante: è positivo in diverse fasi, ma non in modo costante. Questo suggerisce che la gestione attiva contribuisce alla performance, ma non è il principale driver.

In altre parole, il fondo mostra una componente di alpha, ma è fortemente dominato dal beta del settore oro.

Performance

I rendimenti degli ultimi anni sono stati particolarmente elevati e spiegano il ritorno di interesse verso questo fondo.

Periodo Rendimento fondo
1 anno ~+90%
3 anni ~+180%
5 anni ~+120%

Si tratta di numeri eccezionali, che però devono essere interpretati nel contesto del ciclo favorevole alle materie prime.

Confronto con il benchmark

Benchmark: FTSE Gold Mines Index

Periodo Fondo Categoria Differenza
1 anno ~+90% ~+80–85% +5–10%
3 anni ~+180% ~+160–170% +10–20%
5 anni ~+120% ~+100–110% +10–15%

La sovraperformance è presente, ma non particolarmente ampia né costante nel tempo. Questo rafforza l’idea che il risultato sia in gran parte legato al settore piuttosto che esclusivamente alla selezione attiva dei titoli.

Strategia di investimento

Il fondo adotta un approccio attivo focalizzato sulle società minerarie legate ai metalli preziosi, in particolare oro e argento. Non investe direttamente nel metallo fisico, ma in aziende che ne estraggono valore, introducendo così un effetto leva sulle dinamiche del prezzo dell’oro.

Il processo di investimento combina analisi fondamentale delle società, valutazione del ciclo delle commodity e selezione attiva dei titoli. Questo consente al gestore di posizionarsi in modo tattico all’interno del settore, pur rimanendo fortemente esposto alla sua direzione generale.

Composizione del portafoglio

Il portafoglio è tipicamente concentrato su società minerarie di grande e media capitalizzazione, con una forte esposizione geografica a Nord America, Australia e alcuni mercati emergenti.

Si tratta quindi di un’esposizione molto focalizzata, che rende il fondo un vero e proprio “pure play” sull’oro.

Caratteristiche principali

Caratteristica Dato
Società Franklin Templeton
Categoria Azionario settoriale – materie prime
Benchmark FTSE Gold Mines
Rischio Alto (6/7)
Valuta USD
Gestione Attiva

Costi

Il TER si colloca tra circa 1,5% e 1,8%, con possibili commissioni di ingresso. Si tratta di un livello significativamente più elevato rispetto a un ETF passivo sullo stesso settore, elemento che incide nel lungo periodo sulla performance netta per l’investitore.

Il vero punto: perché ha sovraperformato

La forte performance osservata negli ultimi anni non è casuale, ma deriva da una combinazione di fattori macroeconomici e di mercato.

In primo luogo, il rally dell’oro è stato sostenuto da inflazione, tassi reali e incertezza geopolitica. In secondo luogo, le società minerarie tendono ad amplificare i movimenti del prezzo del metallo, generando rendimenti superiori nelle fasi positive. Infine, il fondo era già posizionato in modo coerente con questo scenario e ne ha beneficiato senza dover modificare radicalmente la propria strategia.

A chi è adatto

Questo fondo può essere adatto a investitori con un orizzonte temporale lungo e una buona tolleranza al rischio, interessati a ottenere un’esposizione aggressiva al settore dell’oro.

Può essere utilizzato come componente satellite all’interno di un portafoglio diversificato, oppure come strumento di copertura in scenari inflattivi o di crisi. Tuttavia, non è adatto come investimento core, proprio a causa della sua elevata concentrazione e volatilità.

In sintesi

Il Franklin Gold and Precious Metals è un fondo estremamente potente ma anche fortemente ciclico. La sovraperformance degli ultimi anni è reale, ma solo in parte attribuibile alla gestione attiva: una componente significativa deriva dal contesto favorevole del mercato dell’oro.

Più che un fondo capace di battere sistematicamente il mercato, si tratta quindi di uno strumento che amplifica l’andamento di un settore molto specifico. Il risultato è una combinazione di opportunità elevate e rischio altrettanto elevato.

Fondo attivo vs ETF: chi vince davvero?

Strumenti a confronto

  • Fondo attivo: Franklin Gold and Precious Metals
  • ETF passivo: VanEck Gold Miners UCITS ETF

Confronto numerico diretto

Periodo Fondo ETF Gold Miners Differenza
1 anno ~+90% ~+80–85% +5–10%
3 anni ~+180% ~+160% +15–20%
5 anni ~+120% ~+100% +10–20%

Negli ultimi anni il fondo ha spesso battuto l’ETF, ma con un vantaggio relativamente contenuto e a fronte di costi più elevati. La vera incognita resta la capacità di mantenere questa sovraperformance anche in contesti di mercato meno favorevoli al settore aurifero.

Conclusione finale

Il fondo rappresenta un’ottima soluzione per ottenere esposizione tattica all’oro, ma non può essere considerato una strategia strutturale per battere il mercato nel lungo periodo.

Il punto centrale non è solo quanto ha reso, ma da dove proviene quel rendimento: un mix di beta settoriale molto forte, una componente di alpha presente ma non dominante e un livello di rischio elevato.

In un portafoglio ben costruito, il suo ruolo rimane quello di satellite (5–10%), utile per diversificazione e opportunità tattiche, ma non come pilastro principale.

L'autore del presente articolo è un trader privato e detenendo gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi potrebbe essere in conflitto di interesse con i lettori.
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