Il direttore responsabile Emilio Tomasini è apparso su:

Obiettivo reddito – Il nuovo Btp anti inflazione al test dei voti. Quattro Btp anti rischio a confronto


Il primo, prossimo al debutto, vale quanto promette? Ve lo analizziamo. Sul fronte tassi fissi meglio tornare a valutare quelli non sottoposti a clausola di azione collettiva. Visto che il debito pubblico risale a livelli record.

Il report di fine settimana

Fa bene il Mef a perfezionare il Btp Italia, classico strumento anti inflattivo che spesso ha riservato ottime soddisfazioni e talvolta brucianti delusioni. Il tutto è dipeso da un meccanismo di indicizzazione complesso e poco efficiente in situazioni di improvvisi cali del costo della vita. Per porre rimedio a questa caratteristica nasce appunto un nuovo Btp Italia, denominato Sì, il cui collocamento avverrà in un'unica fase dedicata solo ai risparmiatori individuali: da lunedì 15 a venerdì 19 giugno 2026 (fino alle ore 13, salvo chiusura anticipata).  Lo analizziamo attribuendogli dei voti voce per voce.

Tipo di struttura

Prevede una parte a tasso fisso minimo garantito (definito anche cedola base) e una parte a tasso variabile indicizzato all’inflazione nazionale rilevata dall’Istat nel semestre di riferimento

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Indicizzazione all’inflazione

Viene migliorata, con una semplificazione di calcolo della cedola: il meccanismo dovrà essere messo alla prova ma sulla carta appare più efficiente e trasparente

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Tasso minimo garantito

È la parte a tasso fisso, assicurato in ogni caso: verrà comunicato venerdì 12 giugno. Solo allora si potrà comprendere la reale competitività del nuovo Btp Italia, considerando che la componete inflazione potrebbe scendere nei prossimi anni

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Premio fedeltà

E’ solo dello 0,6% per l’intera durata dell’emissione e quindi dello 0,12% su base annua: davvero modesto. Tanto più considerando che i tassi di mercato continueranno a essere volatili, con la possibilità che anche pochi acquisti/vendite aumentino la redditività complessiva. Non è quindi quello del premio fedeltà un parametro significativo nella valutazione del titolo

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Durata

È di cinque anni (perciò 2031), adeguata al profilo di rischio della maggior parte degli investitori

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Ipotesi di rendimento

Se il tasso minimo garantito fosse (supposizione) dell’1,8% il titolo si adeguerebbe bene alle varie eventualità inflattive, con uno yield sul 3,3% in uno scenario di bassa inflazione media (sull’ 1,5%), tra il 3,8% e il 4,3% in presenza di inflazione media (2,0-2,5%), e sopra il 4,5% con una prolungata inflazione elevata (sopra il 2,6%). Il compito di protezione dall’andamento del costo della vita risulta quindi idoneo

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Tasso di riferimento per i Btp 2031 a cedola fissa

3,17%. Pertanto, il nuovo Btp Italia potrebbe rivelarsi vincente ma il punto interrogativo è ancora d’obbligo

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Utilizzo da chi ha liquidità da collocare

Ok - Difensivo

8

Utilizzo da chi lo vede in ottica di investimento

Tutto da identificare in base all’andamento delle variabili in gioco

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Utilizzo da chi intende utilizzarlo come hedge inflattivo in un portafoglio diversificato

Interessante ma si tenga conto che risulta migliore in tale ottica un Btp€i indicizzato all’inflazione area euro e con accumulo sul capitale

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Utilizzo da chi fa trading

Marginale, data la scadenza quinquennale e quindi la bassa duration

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Confronto con un Btp tradizionale

Come sempre il Btp Italia si affianca in qualsiasi portafoglio a classici titoli a tasso fisso. Il problema sta nell’identificare il rapporto fra le due tipologie, legato all’andamento dell’inflazione

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Debito record! Che si fa? Quattro Btp a basso rischio di ristrutturazione

Il rapporto debito/Pil dell’Italia, al 137% nel 2025, è previsto in crescita al 138% nel 2026, quando diventerebbe per la prima volta il più alto d’Europa. Supereremmo infatti la Grecia (136%), che, come altri Paesi del Sud Europa, è riuscita a ridurlo di molto. Ancora più preoccupante il fatto che ha raggiunto a marzo un nuovo record assoluto a 3.158, 8 miliardi di euro.

Siamo su un triplo massimo rispetto ai picchi Covid. C’è poi un problema: il debito cresce ma il Pil è piatto.

La notizia è questa e c’è poco altro da aggiungere. In un simile contesto tornano di attualità i Btp non soggetti a Cacs (Clausole di azione collettiva), introdotte in Italia con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze ed entrate in vigore dal 1° gennaio 2013 per le nuove emissioni di titoli di Stato aventi scadenza superiore a un anno. Unici esclusi quindi i Bot.

Il mercato rivaluta allora con interesse le poche emissioni antecedenti il 2013 ancora quotate sul secondario. E si fa una domanda: c’è una curva specifica? Non completa ma c’è.

Volendo investire così in Btp ancor meno a basso rischio, ovvero con scadenze corte, medie e medio lunghe, si può ipotizzare un piccolo portafoglio di specifici titoli di Stato appunto “no Cacs”.

Ricordiamo che per questi Btp l’emittente non può applicare tutele collettive per imporre un taglio del valore nominale (haircut) o una riduzione delle cedole senza il consenso unanime di tutti gli investitori.

Emissione

Btp 6,5% 2027

Isin

IT0001174611

Data emissione

Novembre 1997

Data scadenza

Novembre 2027

Quotazione in corso

105,3 Eur

Yield in corso

2,7%

Duration (sensibilità ai tassi)

Molto bassa

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Emissione

Btp 5,25% 2029

Isin

IT0001278511

Data emissione

Novembre 1998

Data scadenza

Novembre 2029

Quotazione in corso

107,5 Eur

Yield in corso

3,0%

Duration (sensibilità ai tassi)

Medio bassa

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Emissione

Btp 6,0% 2031

Isin

IT0001444378

Data emissione

Novembre 1999

Data scadenza

Maggio 2031

Quotazione in corso

113 Eur

Yield in corso

3,2%

Duration (sensibilità ai tassi)

Media

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Emissione

Btp 5,0% 2034

Isin

IT0003535157

Data emissione

Agosto 2003

Data scadenza

Agosto 2034

Quotazione in corso

110,2 Eur

Yield in corso

3,6%

Duration (sensibilità ai tassi)

Media

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In conclusione

Punti forti

Punti deboli

● Non c’è rischio di ristrutturazione del debito rispetto ai “Cacs”

● Nella fase in corso i rendimenti sono interessanti

● Potenziale minore volatilità nel caso di crisi dei mercati, il che è ancora più basso per i titoli analizzati, date le duration inferiori

● Consentono di costruire una gestione fiscale nel tempo, realizzando minus

● Possibilità di costruire una curva di diverse scadenze, che potrebbe proseguire fino al 2040

● Inevitabile: quotano tutti sopra 100 e in due casi sopra 110

● Se l’Italia dichiarasse default anche questi Btp ne sarebbero vittime

● Ci sono pure altri Btp “no Cacs” ma alcuni stanno progressivamente avvicinandosi a rimborso. Ne restano sul mercato una decina

● Gli investitori non stanno sufficientemente premiando l’identificazione “no Cacs”

● Inadatti al trading

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