L'Euro/Dollaro vola, la Bce è nervosa

EurUsd (PC 1,2435)

Prosegue il rialzo dell’Euro/Dollaro che si spinge a toccare un nuovo picco il 25 gennaio a 1,2539, sui massimi degli ultimi 3 anni, per poi retrocedere marginalmente sul finale d’ottava verso 1,2365-1,2400.

Come ricordato negli ultimi articoli, il driver del forte apprezzamento dell’euro – o, meglio, del forte deprezzamento del dollaro Usa, che è, in effetti, generalizzato contro tutte le divise principali – sembra essere la politica fiscale fortemente espansiva approvata a dicembre dal Congresso statunitenseUn drastico taglio dell’imposizione fiscale – pari a circa 1.500 miliardi di dollari in 10 anni – che si tradurrà probabilmente in un forte volano per la crescita dell’economia, e indirettamente della Borsa, a scapito però del dollaro Usa e del disavanzo federale, destinato a crescere, in assenza di contestuali tagli alla spesa pubblica per almeno 1.100 miliardi di dollari, visto che solo 400 miliardi di $ dovrebbero essere recuperati dalla crescita economica indotta dai tagli all’imposizione fiscale (l'effetto descritto dalla "curva di Laffer").

In un contesto di crescita del disavanzo è quindi probabile che il biglietto verde sia destinato a soffrire, e d’altronde è molto probabile che questo effetto non sia soltanto "accettato" ma anche "volutodall’amministrazione Trump, che sta anche adottando politiche commerciali aggressive di ostacolo all’import con dei dazi che stanno innervosendo i partner commerciali degli Usa, dalla Cina alla Corea del Sud all’Unione Europea.

Per parte sua la Bce, nella sua ultima riunione, ha confermato la propria impostazione di politica monetaria espansiva, mantenendo invariati il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, il tasso di interesse sui depositi e il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginali, rispettivamente allo 0,0%, -0,40% e 0,25%, secondo le aspettative. Ribadito anche il mantenimento di tassi di policy bassi per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte temporale del programma di acquisti di attività finanziarie. La Bce ha inoltre confermato che gli acquisti di titoli proseguiranno al ritmo di 30 mld di euro fino a settembre 2018, o oltre se necessario.

La novità del comunicato Bce si trova però nel riferimento alla recente “volatilità” del tasso di cambio, un termine che sta a significare, al di là dei tecnicismi, che la Bce non è per nulla soddisfatta del forte apprezzamento dell’euro contro dollaro Usa, anche per gli effetti deflazionistici che potrebbero contrastare la volontà dell’Istituto guidato da Mario Draghi di portare l’inflazione al 2%.

Non siamo ancora dentro una “guerra valutaria” ma le tensioni sono destinate a rimane alte. 

Graficamente, l’EurUsd potrebbe trovare un arresto temporaneo nella sua corsa nella forte resistenza in area 1,2500/2570, ma la tenuta di area 1,2200/2280  mantiene un’impostazione tonica, che potrebbe spingere l’EurUsd, nelle settimane a venire, verso la soglia importante di resistenza, anche psicologica, a quota 1,3000.

(L'autore del presente articolo non è iscritto all'ordine dei giornalisti e potrebbe detenere i titoli oggetto dei suoi articoli)

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