Un rifugio sicuro...

Il 2018 non si caratterizza certo, fino a questo momento, come un anno fortunato per gli investimenti finanziari.

Da fine gennaio iniziano le turbolenze sull'azionario, che azzoppano definitivamente ogni velleità rialzista delle borse delll'area euro, pur giudicate più convenienti in termini di multipli rispetto alla Borsa Statunitense. Quest'ultima riprende invece a correre dopo la primavera, in simbiosi con un dollaro forte, per poi però scivolare pesantemente nelle ultime sedute.

Che sia il timore di un rialzo dei rendimenti sui Treasury, che diventano un concorrente minaccioso all'investimento azionario o gli eccessi di quotazioni del comparto tecnologico oppure i rischi di rallentamento globale a causa della guerra dei dazi, una cosa è certa: il quadro tecnico dell'azionario, ora anche negli Usa, è cambiato definitivamente rispetto agli anni precedenti. A fronte di rendimenti in discesa ci si confronta con rischi e volatilità in rialzo: un chiaro deterioramento delle prospettive di risk/reward.

Se a ciò aggiungiamo la crisi sul debito sovrano italiano a partire da inizio maggio, le prospettive per un investitore domestico diventano davvero difficili: investire in Btp? rendimenti interessanti però non è chiaro che cosa potrà accadere nelle prossime settimane, soprattutto in caso di escalation dello scontro tra il governo italiano e le istituzioni europee, a cui si potrebbe aggiungere un downgrade delle agenzie di rating sul nostro standing creditizio. Investire nelle borse dell'area euro? Ma se non sono riuscite a salire nei trimestri passati quando i tassi di interesse erano schiacciati verso lo zero dalla Bce, il petrolio era basso e la Borsa Usa volava, perché mai dovrebbero iniziare a salire stabilmente adesso? Rimane la Borsa Usa, ma con i rialzi forti della volatilità (cfr. grafico allegato Vix) e i brutti segnali grafici dell'ultima settimana ci vuole davvero coraggio per giocare questa carta.

Che cosa rimane? Un comparto a lungo dimenticato rimane quello delle materie prime, che sta dando segnali in contro-tendenza rispetto all'azionario e all'obbligazionario, e potrebbe contribuire ad accrescere la diversificazione dei portafogli grazie ad un effetto di decorrelazione.

Un buon parcheggio di liquidità, per chi non volesse fare scelte forti in questo frangente in cui si naviga a vista, potrebbero essere i Treasury Usa che rendono quasi il 3% già su scadenze brevi, a ridosso dei 3 anni. Niente male, di questi tempi.

(L'autore del presente articolo non è iscritto all'ordine dei giornalisti e potrebbe detenere i titoli oggetto dei suoi articoli)

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