Il crollo della lira turca...


EurUsd (PC 1,1402)

Dai picchi di metà febbraio a 1,2557, l’Euro ha subìto una correzione marcata che ha riportato il cambio al test del supporto critico a ridosso di 1,1400, testato il 25 giugno e nuovamente nella giornata odierna dopo una fase laterale stabilmente al di sotto della resistenza a 1,1800. 

La fase in atto sembra una pausa di distribuzione, che dovrebbe quindi preludere alla ripresa del movimento dominante ribassista dell’ultimo quadrimestre.

Il segnale troverebbe conferma con la perforazione di 1,1400, eventualità che potrebbe riportare l’euro verso 1,1300 e quindi al test del valido supporto in area 1,1120/1150, dove dovrebbero esserci ordini in acquisto di euro. La divisa statunitense appare interessante anche in ottica di investimento obbligazionario, visti gli spread favorevoli rispetto ai governativi dell’area euro (Btp compresi).

Il rischio ribassista per l’euro sarebbe scongiurato da una pronta risalita del cambio al di sopra di 1,1800/1850, ma tale eventualità appare decisamente prematura. 

L’apprezzamento marcato del dollaro Usa degli ultimi mesi (+10% vs. euro) si è accompagnato ad un andamento moderatamente positivo della Borsa Usa, interrompendo così la correlazione dei trimestri precedenti in cui la Borsa tendeva a soffrire nelle fasi di dollaro forte e, specularmente, a recuperare quando il dollaro si indeboliva. Ciò conferma una forza relativa degli Usa, che continua ad attrarre investimenti esteri, soprattutto nelle fasi di tensione come accaduto negli ultimi due giorni col crollo della lira turca.

Un dollaro in ulteriore forte rafforzamento rappresenterebbe comunque un probabile freno alle velleità rialziste della Borsa Usa, ritornata con l’S&P500 in corrispondenza dei picchi del 26 gennaio, un livello di resistenza decisamente critico. Ancora forte l’indice Nasdaq, sui massimi di periodo dopo lo svarione seguito al crollo di Facebook il 26 luglio. 

Investimenti profittevoli diventano sempre più difficili da scovare, con rendimenti compressi e volatilità in risalita: un mix non propriamente attraente per gli investitori!

(L'autore del presente articolo non è iscritto all'ordine dei giornalisti e potrebbe detenere i titoli oggetto dei suoi articoli)

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