Aggiornamento portafoglio: Draghi prepara la exit-strategy

La riunione della BCE giovedì scorso, 8 marzo 2018, ha visto un Mario Draghi meno accomodante – se così si può dire – e già proiettato verso la exit-strategy dal QE e verso il primo rialzo dei tassi. Il Governatore della BCE, in conferenza stampa ha rilasciato infatti le previsioni sia economiche sia di politica monetaria, che erano attese dai mercati, a seguito di dati macro leggermente deludenti.

Per ciò che concerne le previsioni economiche, le revisioni su crescita e inflazione non hanno riservato grandi sorprese: la BCE ha infatti rivisto al rialzo le stime di crescita per il 2018, dal 2,3% al 2,4% e al ribasso quelle sull’inflazione per il 2019, dall’1,5% all’1,4%. Il dato sull’inflazione core – oggi all’1% – vede quindi una BCE ancora lontana dal suo target del 2%, e pare anche dubbiosa di raggiungere tale target nel 2020.

Per quanto riguarda il QE, Draghi ha rimosso dalla propria comunicazione il riferimento alla formula con cui la BCE si è sinora impegnata a espandere il piano “in termini di entità e/o durata” nel caso di un peggioramento delle prospettive. Così facendo il Governatore si allontana da un atteggiamento accomodante, preparando il mercato alla fine del QE a dicembre. Di fatto, il primo passo verso l’uscita dalla politica monetaria ultra accomodante.

Dobbiamo ricordare che Draghi si avvicina la fine del suo mandato, e ha quindi introdotto le premesse per la sua exit-strategy, che dovrebbe, tra l’altro, portarlo ad aumentare progressivamente il tasso sui depositi nel 2019. Questo scenario è perfettamente coerente con quanto osservato sui mercati obbligazionari in queste ultime settimane, oltre ad essere aderente al portafoglio che oggi abbiamo. Infatti sia in ottica strategica sia in ottica tattica abbiamo già iniziato a predisporre gli equilibri del nostro asset per accogliere i mutamenti della politica monetaria della BCE nel migliore dei modi.

Aggiorniamo quindi il nostro portafoglio, che in settimana ha ripreso a muoversi al rialzo, e infatti il nostro NAV vale oggi 112,80 contro il 112,68 precedente, riportandosi quindi verso la parte altra del range 112,68/113,00 individuato come “fascia” di consolidamento. Dicevamo la scorsa settimana che (avendo nel 2018 la metà del portafoglio che va a scadenza) non è un caso che si chiuda di fatto un ciclo di portafoglio in concomitanza con le aspettative di cambio di rotta da parte della BCE, e le parole di Draghi di giovedì scorso confermano in pieno tale evidenza, oltreché suffragare le scelte di portafoglio sin qui operate.

Alla luce delle parole del Governatore, le quali confermano le proiezioni che da mesi i nostri modelli ci indicavano, dobbiamo proseguire in ottica strategica nella gestione del portafoglio privilegiando tassi variabili o tassi misti, unitamente a ETF molto stabili in termini di prezzo, senza escludere qualche puntata su HY nostrani con pedegree almeno accettabile dal buon rendimento e con pesi moderati.

E infatti, in questa ottica, stiamo valutando alcune vendite selettive, per creare liquidità di impiegare in nuovi strumenti aderenti a ciò che oggi in prospettiva ci aspettiamo. Vi sono titoli in portafoglio che hanno fatto il loro dovere, e oggi hanno rendimenti residuali che possono essere oggetto di vendita a favore di altri titoli che hanno ancora potenziale da esprimere.

Come dicevamo la scora settimana, poiché si tratta di effettuare dei concambi, è evidente che questi devono essere convenienti, se non nell’immediato almeno in prospettiva. Ed è proprio la prospettiva in ottica strategica il filo rosso che lega le variazioni d portafoglio che abbiamo in programma per i prossimi giorni.

Portafoglio aggiornato nell’apposita sezione e grafico del NAV come di consueto anche qui sotto.

2 Commenti

I commenti dei lettori

2 Commenti

  • Redazione Rischio Contenuto
    14 Mar 2018

    Gentilissimo lettore,
    l'idea non è peregrina, e confessiamo che è una delle iportesi al valgio per il nuovo assetto del portfaoglio. Tuttavia, due cose al momento ci inducono a valutare bene questa possibilità prima di prendere posizione: innanzitutto uno short sui bond EUR in ottica startegica avrebbe senso in caso di un portafoglio che necessiti di copertura, cosa che non riguarda il nostro asset; in secondo luogo sempre in ottica strateguca il movimento al ribasso dei bond a tasso fisso dovrebbe essere consistente in termini sia di durata sia di entità per ottenere vero beneficio da una posizione short.
    Per ora, anche se le attese sono per una fine del QE e un rialzo dei tassi, pare che le dinamiche saranno molto moderate, per cui l'allargamento dei rendimenti (e quindi la discesa dei prezzi dei bond) avverrà per gradi.
    Poi è chiaro che se le dinamiche dovessero cambiare l'idea di andare short acquisterebbe maggior appeal e potrebbe tramutarsi in condizione oerativa.

    Un saluto cordiale

  • Giuseppe S.
    13 Mar 2018

    Buongiorno potrebbe essere il caso di introdurre in portafoglio etf short sui bond governativi europei?
    Grazie e cordiali saluti

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