Aggiornamento portafoglio: per ora l’esito del voto non ha fatto danni

Ad urne chiuse, e ad un giorno di distanza dalla prima reazione del mercato, facciamo il punto della situazione del nostro portafoglio. L’esito del voto, come si poteva supporre, non è stato particolarmente gradito al mercato, che tuttavia dopo una partenza decisamente brutta ha messo a segno un recupero importante e oggi prova a consolidare la cucitura dello strappo.

A livello di spread, e quindi di movimenti più attinenti al nostro portafoglio, non si sono registrati particolari movimenti e siamo quindi sempre in area 130 bps; un po’ di nervosismo lo si è avuto ovviamente, ma di fatto i valori sono rimasti stabili rispetto al pre-voto.

Così il nostro portafoglio non si è praticamente mosso, e infatti il nostro NAV vale oggi 112,68 contro il 112,70 precedente, consolidando il suo valore all’interno degli estremi che a suo tempo abbiamo individuato e spesso menzionato tra 113 (ultimo massimo storico di fine gennaio) e 112,68 minimo di gennaio 2018. Ora, sia per la sua natura difensiva, sia per il fatto che ormai vi sono molti titoli che stanno tendendo naturalmente a 100 poiché più o meno prossimi al rimborso, è chiaro che grossi spunti al rialzo non possiamo aspettarceli. Come dicevano nello scorso aggiornamento, quest’anno andrà in scadenza il 50% del portafoglio, e non è un caso che si chiuda di fatto un ciclo di portafoglio in concomitanza con le aspettative di cambio di rotta – seppur moderato – da parte della BCE.

Ciò significa che il potenziale di upside del portafoglio si riprenderà molto verosimilmente quando inizieremo ad avere nuova liquidità (o per le scadenze o per eventuali vendite strategiche) da reinvestire su titoli compatibili con quanto i mercati si aspettano in tema di tassi e rendimenti. Vero è che da un lato noi abbiamo già iniziato ad inserire titoli a tasso variabile in ottica strategica, i cui rendimenti ora poco attraenti daranno la giusta soddisfazione al portafoglio a tempo debito. Un’altra potenziale spinta al rialzo la potrebbe dare la componente in valuta, ora sofferente a causa dell’upside dell’Euro ma che a nostro modesto modo di vedere è destinato a ridimensionarsi.

Perdura quindi la fase di attesa sotto il profilo operativo, ma ciò non significa che non si stiano cercando e valutando dei titoli da inserire in portafoglio. Questo però deve fare il conto con il fatto che la liquidità residua è ormai marginale e quindi insufficiente ad assorbire nuovi acquisti in assenza di qualche vendita. Ne deriva che, poiché si tratta di individuare di fatto dei concambi, è evidente che questi devono essere convenienti, se non nell’immediato almeno in prospettiva; inutile infatti vendere titoli che se mantenuti portano a migliori risultati rispetto alla loro vendita e all’acquisto di altri asset.

Non di meno, poiché la vocazione del nostro portafoglio è quella in primis di contenere i rischi è altrettanto evidente che preferiamo pensarci non 100 ma 1000 volte prima di dar via un buon titolo per prenderne un altro sul quale non siamo pienamente convinti. Si veda ad esempio l’idea – poi tramontata – di inserire una piccola quota di azionario per dare un po’ di brio al portafoglio: abbiamo atteso una correzione prima di valutare l’acquisto, poi vista la dinamica e la violenza della discesa abbiamo alzato il piede.   

Portafoglio aggiornato nell’apposita sezione e grafico del NAV come di consueto anche qui sotto.

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