Previsioni di Borsa con le Onde di Elliott e Fibonacci

Previsioni di Borsa con le Onde di Elliott e Fibonacci  

European Zone_ Settembre 2018

European Zone è un’estensione periodica della rubrica Piano Bar di Virginio Frigieri volta ad offrire un focus sull'Europa, che normalmente non viene trattata negli appuntamenti settimanali. 

Previsioni di Borsa : il punto sui Mercati Azionari

Dopo la pausa estiva, torniamo a fare il punto sui mercati europei. 

I principali mercati azionari europei stanno tracciando sub-onde iniziali di un mercato orso di grandi dimensioni. La rapida esplosione che sta già colpendo alcuni settori importanti è pronta ad espandersi nei prossimi mesi. La spinta degli ultimi sei mesi verso titoli ad alto beta sul mercato inglese è sintomatica di un mercato rialzista in fase molto avanzata. Quando la tendenza d’umore positivo terminerà, la corsa alla sicurezza dovrebbe diventare altrettanto drammatica della corsa al rischio a cui abbiamo assistito in questi mesi. La crisi di Credito della Turchia testimonia, se ce ne fosse ancora bisogno, l’incapacità dei governi di fermare la deflazione da debito. In generale non possiamo escludere che il futuro riservi altri incidenti di credito fra i paesi dell’Europa meridionale. Il rally messo a segno dall’indice inglese delle small cap è una versione più drammatica dello stesso movimento che ha portato ai top del 2000 e del 2007. Nel 2000 l’immaginario collettivo fu catturato da una manciata di titoli tecnologici, nel 2007 fu il settore immobiliare. Ma in entrambe le occasioni è stata l’abitudine degli investitori a cercare rendimenti superiori alla media che li ha spinti in profondità a scandagliare gli angoli  più remoti ed oscuri del mercato. Anche oggi la musica non cambia ma si aggiungono numerosi colpi di scena. Il settore immobiliare e la tecnologia hanno sicuramente riconquistato l’immaginazione degli investitori, ma a questi settori abbiamo visto negli ultimi due anni l’affiancamento delle cripto valute , da un lato, l’esplosione delle obbligazioni a scadenze ultra lunghe (50 ed anche 100 anni) per non parlare di altri prodotti finanziari di debito e di credito sui mercati emergenti non sempre chiarissimi.

Tutto questo mentre FAANG sosteneva la crescita di Nasdaq ed S&P500 (FAANG è un acronimo per intendere Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google). Gli investitori stano andando ad assumere rischi crescenti su panieri di titoli sempre più piccoli e sottili che stanno ancora salendo. Poiché anche fra i nostri lettori ci sono molti amanti dei titolini mi incombe l’obbligo di ricordare una lezione fondamentale che i vecchi lettori hanno potuto constatare anche al termine dei precedenti Bull Market: le azioni più piccole e meno liquide, quando i mercati girano la prua verso sud realizzando pesanti drow-down , subiscono perdite sproporzionate e molto maggiori delle così dette bluechip. Uno studio condotto dai professori della London Business School su 2877 società quotate, nel 2015,  quando l’AIM inglese ha compito 20 anni rivela che un ipotetico investitore avrebbe perso denaro sul 72% di quei titoli e peggio ancora su un terzo dei casi studiati lo stesso ipotetico investitore avrebbe perso ben il 95% del proprio investimento. Al contrario solo 39 aziende delle quasi 3.000 studiate hanno generato guadagni del 1000%  o più. In altre parole le azioni dell’Alternative Investment Market attraggono giocatori d’azzardo alla continua ricerca di grandi guadagni che però si verificano molto raramente, motivo per cui l’AIM è diventato nel tempo un utile indicatore del sentimento degli investitori. Sul sito www.thisimoney.co.uk un commentatore parlando degli investitori sulla borsa junior ha dichiarato “si dice che siano così a breve termine da far sembrare i pesci rossi degli esperti di memoria”. (18/08/2018) Ma già nel 2014 il Financial Times tracciando un ritratto dell’AIM e di coloro che vi investono scriveva quanto segue:

“Il mercato dei Muppet in numeri: tra delusioni, speranze tratteggiate, false albe, promesse infrante, mancata consegna e fallimenti costantemente dolorosi, c’è poco da trovare sull’AIM. Il mercato giovanile di Londra ha dimostrato di essere sempre una fossa di denaro” (FT, 10/08/2014).

Eppure  nonostante le scarse probabilità di trovare un vincitore, ogni picco di umore sociale genera un afflusso di nuovi investitori disposti a provare ed anche questa volta non sarà diverso. Diverse società di servizi finanziari per attrarre investitori sull’AIM raccontano che le aziende più piccole hanno maggior potenziale per offrire fantastici guadagni agli investitori. Entrare sulle aziende all’inizio della loro storia borsistica significa poter essere portati avanti nel viaggio mentre prosperano e crescono …

Naturalmente nessuno vi dice che sapere a priori che quella start-up diventerà una grande azienda è un po’ come vincere alla lotteria. Chi poteva sapere a metà degli anni ’80 che Microsoft sarebbe diventata quello che poi è effettivamente diventata? Adesso a posteriori è facile dire che chi si fosse dimenticato nel cassetto 5.000$ di titoli Microsoft oggi si troverebbe un capitale di circa 4,5 milioni di dollari …

Oltre a questo come fai a sapere che stai investendo all’inizio di un ciclo rialzista di borsa?. Per questo secondo problema le Onde di Elliott sono sicuramente il metodo migliore  per trovare una risposta ma ahimè in questo periodo le Onde ci stanno urlando che il rally rialzista è agli sgoccioli. Con l’inversione generale del mercato, la liquidità nei mercati a piccola capitalizzazione evaporerà e le quotazioni subiranno cali drammatici.

Il grafico sopra è uscito nel report di Elliott Wave International di questo mese e mette a confronto l’Euro Stoxx 50 con l’indice Stoxx EU Enlarged 15 che replica l’andamento delle azioni dei 12 paesi che sono entrati nella UE nel 2004. Per la precisione parliamo di Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia. Mentre l’Europa centrale finora mantiene un leggero trend rialzista, le azioni del blocco orientale continuano a perdere terreno. Questa divergenza non durerà in eterno e il problema del debito europeo non è stato risolto. Un mercato ribassista uniforme riaprirà le porte ad una serie di crisi economiche e di sconvolgimenti politici, culturali e sociali.

A questi paesi ne vanno poi aggiunti altri che non riescono a tenere il passo con gli indici Blue-chip dell’Europa centrale, come Spagna, Portogallo, Grecia e la nostra Italietta. Nel grafico sottostante possiamo vedere come gli indici di questi paesi languono tra il 40 e l’87% al di sotto dei loro massimi storici, ma nonostante questo l’ottimismo degli investitori anche in questi paesi è cresciuto a fianco del vasto mercato seguendo il grosso del gregge.

Poi abbiamo il Dax che inizia a perdere smalto.

Come si vede nel grafico sopra, il Dax ha realizzato il suo massimo il 23 gennaio di quest’anno a 13.597 punti. Successivamente abbiamo avuto un 1-2 conclusosi il 22 maggio a 13.204 punti e da li è iniziato una suddivisione multipla di onda 3 che per ora si mantiene ancora nelle fasi iniziali, ma questa etichettatura presuppone una rottura drammatica  dei minimi precedenti con un target sotto 10.000 punti. Prima di concludere questa parte andiamo poi a vedere una serie di indici che la dicono lunga sull’economia reale e su quanto i mercati finanziari si siano allontanati in questi anni dall’economia reale.

In questo grafico vediamo l’andamento della produzione industriale dei paesi dell’Euro Area sopra e della sola Germania sotto. In entrambi i casi si raggiunge il massimo a dicembre dello scorso anno e poi inizia il tracollo; la Germania ovviamente resiste di più e a gennaio mostra ancora un dato buono mentre l’euro area perde già quasi due punti ma in entrambi i casi la tendenza (linea nera continua) è al ribasso.

Passiamo adesso all’indice di Fiducia delle imprese:

 

Anche in questo caso la tendenza è al ribasso e da Gennaio a luglio è stata quasi sempre discesa; recupera energicamente la Germania in Agosto, ma bisognerà vedere se tiene. Il prossimo grafico mostra l’indice ZEW di sentiment sull’economia:

Anche in questo caso dall’inizio dell’anno ad oggi è stata notte fonda sul Monte Calvo in entrambi i casi.

Per finire diamo uno sguardo all’indice di fiducia dei consumatori.

La musica anche in questo caso non cambia: la Germania sicuramente meglio dell’euro-area, ma in ogni caso siamo sempre su sempre una tendenza ribassista. Con questi indicatori che puntano tutti uniformemente al ribasso non si capisce come faccia Draghi a pensare di aver vinto la battaglia sull’inflazione al 2%. Ammesso che il dato sia anche buono staremo a vedere se sarà un dato duraturo o passeggero.

Premesso che se ci fosse stato un referendum non avrei mai votato per entrare nell’euro, ma che sono altresì convinto che uscirne ora non sarebbe una passeggiata … anzi per alcuni anni avremmo molti problemi, chiudo con il grafico dei fallimenti di Germania, Francia e Italia.

Il grafico sopra dimostra quello che molti economisti affermavano ben prima del 2002:

quando si costringono più paesi con caratteristiche ed economie molto diverse tra loro dentro ad una stessa moneta nel breve termine non succede quasi nulla ma nel giro di 15-20 anni i paesi più forti, con l’economia più forte si mangiano i paesi più deboli. In questi 10 anni Francia e Germania sono i paesi che hanno fatto  shopping in Italia comprandosi le aziende migliori per una morsicata di gnocco mentre le altre aziende passavano a miglior vita come si vede sopra. Se si continua ad avere una BCE che non fa la Banca Centrale fino in fondo e non si rivedono un po’ di regole nei trattati europei le alternative che resteranno agli italiani saranno solo due: o un lento soffocamento che prosegue l’andamento che si vede nel grafico (egoisticamente a me che sono vecchio potrebbe pure andare bene ma per chi nasce adesso sono ca..i!) oppure il salto nel vuoto di una Italexit.  Tutto grazie ad una classe politica che:

  1. se sapeva quello che stava firmando andrebbe giustiziata per alto tradimento (lettura consigliata: Traditori al Governo? Marco della Luna Arianna Editrice https://www.macrolibrarsi.it/libri/__traditori-al-governo-libro.php )
  2. se non lo sapeva, bene hanno fatto gli Italiani a provare a voltare pagina. Quelli nuovi non è detto che siano meglio, ma sicuramente quelli di prima hanno dimostrato di essere una manica di coglioni.

Ognuno si faccia la sua idea … io la mia me la sono fatta da un pezzo.

Psicologia dei Mercati

A livello di psicologia degli investitori, il terzo grande picco dei mercati azionari sta provocando un numero di campanelli d’allarme perfino superiore ai precedenti picchi del 2000 e del 2007. Già a primavera avevamo notato che l’ottimismo nei sondaggi sul clima economico europeo e la fiducia nella produzione e nel sentimento economico erano decisamente superiori questa volta rispetto alle due precedenti. Gli stessi quattro grafici che avete visto sopra (Spagna Portogallo Italia e Grecia) contrastano decisamente con l’ottimismo che gira sui mercati azionari, facendo presagire che la fine della festa sia ormai più vicina di quanto ci si possa aspettare.  Ma in questi mesi l’ottimismo della società si è riversato anche in nuove ed affascinanti aree. Il mese scorso, l’intesa tra le cinque nazioni che si affacciano sul mar Caspio ha dato la stura a nuovi rialzi sia delle azioni che dell’umore sociale. Il 12 agosto, i leader di Russia, Iran, Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan hanno firmato la convenzione sullo stato giuridico del Mar Caspio, risolvendo un litigio apparentemente irrisolvibile che risale a 22 anni fa. La disputa si era incentrata sul fatto che il Mar Caspio sia in realtà un mare (sottoponendolo al diritto marittimo internazionale) o se non si tratti di un lago, consentendo alle sue cinque nazioni litoranee di condividerne le risorse naturali in egual misura. Non è, come si potrebbe  pensare, una questione di lana caprina, perché sotto i fondali del Caspio di trovano circa 50 miliardi di barili di petrolio e quasi 300 trilioni di metri cubi di gas naturale. Fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, la comunità internazionale considerava il Caspio un lago, con risorse condivise dall’URSS e dall’Iran. La fine dell’URSS gettò la regione nel caos, poiché le ex repubbliche sovietiche avanzarono rivendicazioni e domande riconvenzionali sulle sue risorse. L’Iran ha sostenuto che era un lago; le altre quattro nazioni non erano d’accordo. La positività dell’incertezza dell’umore sociale ha tracciato un nuovo percorso attraverso un disaccordo politico in cui nessuno prima esisteva. Secondo i funzionari Russi il Caspio non sarà più considerato né un mare né un lago!. Piuttosto come riporta la BBC, la convenzione “conferisce al corpo idrico uno status giuridico speciale” con tutte e cinque le nazioni costiere che condividono l’uso comune delle acque superficiali. Anche i fondali ricchi di risorse saranno divisi,  ottenendo così un passo importante nell’allentamento delle tensioni regionali. (BBC 8/12/2018). Cambiando fronte certamente non sarà sfuggito ai lettori più attenti le crescenti difficoltà per la Gran Bretagna a lasciare effettivamente l’Unione Europea. Anche in questo caso la causa principale è da attribuire al fatto che ora i sostenitori della Brexit si trovano a combattere contro un trend di umore sociale che spinge al ribasso. Se il trend di umore sociale fosse rimasto ai livelli di quando si tenne il referendum tutto sarebbe stato più semplice. Anche la “relazione amorosa” del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump con diversi leader mondiali parla della tendenza. La stampa ha rispolverato il termine “bromance” (brother + romance) per descrivere la sua affinità col presidente francese Emmanuel Macron, il presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro canadese Justin Trudeau, il primo ministro giapponese Shinzo Abe, il dittatore nordcoreano Kim Jong-un il senatore degli Stati Uniti Rand Paul e il cantautore Kayne West. E’ gia accaduto in passato che tendenze al ribasso dell’umore sociale abbiano prodotto legami politici insormontabili (ricordiamo Ronald Reagan e Maragaret Thatcher), ma se uno dei presidenti degli Stati Uniti con più divisioni nella storia riesce a trovare una causa comune con così tanti politci in tutto il mondo dobbiamo pensare che quello che si concluderà sarà un picco di umore sociale di proporzioni storiche!.  

Un altro benefattore del fiorente ottimismo della società è sicuramente il settore della tecnologia finanziaria (fintech).Il Global Fintech Thematic Index è l'indice che replica le performance delle società che offrono servizi finanziari basati sulla tecnologia che stanno distruggendo i modelli di business tradizionali nei servizi finanziari e nei settori bancari.

Questo indice è più che raddoppiato a partire dal minimo dei primi mesi del 2016 ed ha completato un bel 5 onde rialzista. Un prossimo sell-off potrebbe avere conseguenze pesanti. Una di queste aziende (Wirecard) che produce un processore di pagamenti tedesco da 19 anni ha appena superato, in termini di capitalizzazione la Deutsche Bank nonostante il suo fatturato rappresenti appena il 5% dei ricavi di Deutsche Bank. (ricordate quando Tiscali capitalizzava più della Fiat, cosa successe poco dopo??).  Bene nei giorni scorsi Wirecard ha toccato i 194 euro dando alla società un valore di mercato di oltre 21 miliardi di euro. Con le azioni che dal 2002, quando quotavano poco più di 20 centesimi, hanno messo a segno più del 78.000% la società andrà probabilmente a sostituire la società Commerzbank nel venerabile DAX 30 che ne è stato membro fin dalla nascita dell’indice stesso nel 1988.

Qualcosa di analogo sta accadendo sulla borsa di Amsterdam dove la fintech Adyen in pochi mesi ha raggiunto una capitalizzazione di 16 miliardi di euro.

Un settore che invece è già lontano dai suoi massimi e si trova in un mercato orso consolidato è quello farmaceutico. All’inizio dell’estate di tre anni fa, gli esperti mondiali si spellavano le mani applaudendo a un’ondata di fusioni, acquisizioni e ricapitalizzazioni tra aziende di questo settore. In quell’occasione il Financial Times affermò che non c’era nessuna fine in vista dell’ondata di affari sul settore farmaceutico. Poco dopo l’indice Blomberg Europe 500 Pharmaceutical Index ruppe al ribasso la sua parabola rialzista per iniziare una lunga distribuzione con un triangolo contratto che ora è terminato e l’onda (C) riporterà probabilmente l’indice a quota 175 punti dai quasi 400 del massimo storico. Un altro esempio di come gli investitori possano rispondere al nuovo stato d’animo si può notare osservando il grafico di Bayer.

Pochi mesi fa Bayer ha chiuso la sua acquisizione di  Monsanto per 63 miliardi di dollari e dopo aver scaricato il nome Monsanto, Bayer si aspettava che l’accordo aumentasse i suoi guadagni base per azione nel primo anno intero di esercizio,  per poi raggiungere una percentuale a due cifre nel terzo anno. (Reuters 18/08/2018). La società può ancora raggiungere quei numeri, ma gli investitori di borsa non hanno aspettato il bene atteso. Venerdì 10 agosto a mercati chiusi una giuria californiana ha ordinato alla Monsanto di risarcire con 289 milioni di $ Dewayne Johnson, un giardiniere che usando l’erbicida RoundUp della Monsanto avrebbe contratto il cancro. Quando il lunedì successivo i mercati si sono riaperti gli investitori hanno scaricato l’11% di azioni Bayer spazzando via 11 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato della società (37 volte il valore dei danni). Il grafico è qua sotto:

La stampa ha collegato in modo schiacciante il verdetto al sell-off, ma come rivela il grafico qua sopra, il prezzo delle azioni Bayer aveva già raggiunto il top tre anni e mezzo fa dopo una galoppata rialzista iniziata nel 2003 con le azioni attorno ai 10 euro e conclusasi a 144,12 euro ad aprile 2015. Quindi ancora una volta queste razionalizzazioni fatte a posteriori dopo che i fatti sono avvenuti sono tanto costose quanto inutili e invece di preparare gli investitori a quello che avverrà, si limitano a spiegare le circostanze esistenti scegliendo fra le notizie più appropriate del giorno. E’ una pillola amara che gli analisti mainstream non ingoieranno mai, ma tutto ciò che gli investitori devono sapere sulla previsione dei prezzi delle azioni è già scritto nelle onde. Chiunque analista conosca le onde di Elliott raggiunto l’apice di onda B sarebbe stato in grado di determinare il target finale di 60 Euro che ho messo come linea orizzontale blu, perchè ogni analista che usi Elliott sa che, non sempre, ma nella stragrande maggioranza dei casi, su un ABC correttivo che segue un top come quello di Bayer ad aprile 2015, il “target naturale di un onda C”,  è quello di eguagliare il percorso (price space) di onda A. Se non ci fosse stato il verdetto Monsanto sarebbe successo qualcos’altro, ma il target di onda C è, con molta probabilità, a meno di un’onda C troncata che è piuttosto rara, vicino a quello che vi messo lì sul grafico, se non più giù (caso di onde C estese).   

Quindi, lungi dal voler fare del terrorismo, ma prima di dire che le borse non sono care e si può comprare ad occhi chiusi, riflettete un momento e soprattutto non mettete tutti i risparmi lì. Quando il toro andrà in pensione potrebbe volerci più di un decennio prima di trovare un fondo che tenga da cui far ripartire un nuovo mercato toro.

Il Mercato del Credito

Quando si osservano i mercati emergenti sono molto più le eccezioni che la regola, per cui non è possibile estrapolare più di tanto da quanto avvenuto in Turchia. Per ora la crisi monetaria turca resta contenuta, ma l’idea che le autorità finanziarie possano fermare il contagio del credito andrà probabilmente a generare maggiori perdite di investimento nel prossimo decennio rispetto a qualsiasi altro mito del mercato. Il proverbiale colpo di fucile che scatena il panico sulla mandria che sta pascolando lanciandola al galoppo nella direzione presa dai capi branco, solo in Europa negli ultimi dieci anni si è già vista diverse volte. Inizialmente su Irlanda e Grecia poi sui mercati dei titoli sovrani in Portogallo, Italia, Spagna e Cipro. Nel frattempo i debiti societari e la stretta creditizia hanno mandato in bancarotta almeno altrettante banche europee. Il debito è una bolla che regge ormai ogni settore della mania e i governi in realtà sono sempre meno preparati ad affrontare l’inevitabile contrazione. In quest’ottica la Turchia rappresenta solo l’ultima iterazione di questa tragica commedia e ancora una volta i così detti esperti che avrebbero il compito di individuare i problemi prima del tempo sono stati colti di sorpresa. Di fatto quando i rendimenti dei titoli turchi a 10 anni hanno raggiunto e superato il 20%, causando il crollo della Lira Turca contro il Dollaro, il New York Times ha rintracciato un solo analista, un inglese che evita le Tv finanziarie e  i Social che aveva avvisato in anticipo sulla crisi di credito della Turchia. Tranne questo analista tutti gli altri soloni sono stati colti di sorpresa. Tim Lee da sette anni avvertiva, inascoltato, che una crisi finanziaria in Turchia avrebbe scatenato una calamità più ampia sui mercati globali. (NYT 11/08/2018). In questo articolo si coglie indirettamente un’importante verità sull’analisi professionale dei mercati: nelle principali svolte del mercato, l’accuratezza dell’opinione finanziaria di un analista è quasi sempre proporzionale alla scarsità di persone che lo ascoltano.

Se Tim Lee si era mosso per primo sette anni fa, anche Elliott Wave International aveva iniziato a febbraio del 2014 a dedicare attenzione alla crescente crisi finanziaria del paese. Argomento poi ripreso successivamente a Ottobre 2014 e a gennaio 2015. Di nuovo a febbraio 2017 dopo il fallito colpo di stato da parte della fazioni militari e la sospensione della Convenzione Europea per i diritti umani. Tre mesi dopo EWI suggerì di monitorare da vicino tre bombe ad orologeria: Turchia Sud Africa e Russia. Adesso bisognerà cercare di capire quando la crisi sarà prossima alla fine per pensare di poter nuovamente investirci qualcosa. Alla fine però il rischio che questi contagi possano finire per coinvolgere qualche paese grosso dell’Europa scatenando un effetto domino c’è ed è meno remoto di quanto si potrebbe pensare.

Prima di terminare voglio mostrare il grafico dell’istituto di finanza internazionale (IIF)che mostra il debito globale mondo che nel primo trimestre del 2018 si è spinto a 247 trilioni di dollari o se vi torna più facile 247.000 miliardi di dollari contro un PIL della terra che si colloca tra i 70-75 mila miliardi di dollari.

Il debito globale ha stabilito nuovi record in ciascuno degli ultimi sei semestri; il debito delle famiglie è cresciuto del 17,5 %, il debito pubblico del 19,6%, il debito delle società non finanziarie schizza alle stelle con un +27,6% e quelle delle società finanziarie dell’8,9%. Contemporaneamente il rapporto debito/pil torna ad aumentare per la prima volta dal terzo trimestre 2016 e quindi di nuovo siamo nella situazione che i debiti si accumulano più  velocemente della crescita economica necessaria per sostenerli. Il cammino per tentare di smontare questa montagna mondiale di debiti si preannuncia sicuramente lungo e tortuoso!.

alla prossima.

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