NASDAQ100 WEEKLY - Indici azionari in consolidamento sotto i massimi. Un altro target 100% raggiunto !


SEGNALI DI ENTRATA E DI USCITA DEL MODELLO QUANTITATIVO LOMBARD PER IL TRADING SULLE AZIONI NASDAQ TIME FRAME SETTIMANALE. ESCE OGNI INIZIO SETTIMANA.

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Quello che ci aspettavamo in settimana era un test dei massimi storici dei listini USA soprattutto vista la grande vicinanza ad essi. Invece, come spesso accade, quando tutti si aspettano una situazione, i mercati fanno l’esatto contrario. Comunque gli indici principali hanno chiuso una settimana di ulteriore consolidamento e crediamo che a questo punto che un test dei massimi storici sia alla portata ma solo una soluzione positiva della questione dazi potrà imprimere una nuova svolta rialzista. Altrimenti, con ogni probabilità, si proseguirà con alti e bassi ancora per qualche settimana. Sia le news provenienti da oltre oceano, che i dati macro usciti ultimamente, segnalano un umore un po' più luminoso sulla più grande economia del mondo dopo che alcuni indicatori e mercati avevano alimentato i timori, il mese scorso, di una conclusione più rapida dell'espansione economica da record. Anche se la maggior parte degli investitori sono ancora pessimisti circa il proseguimento del trend economico positivo, i benchmark azionari sono sempre più vicini ai massimi. E’ certo che migliori previsioni non equivalgono a un segnale chiaro per l'economia, ma il business americano è ancora riluttante a incrementare gli investimenti di capitale in un contesto di incertezza della politica commerciale e tiepida domanda globale. Le probabilità di recessione nei prossimi 12 mesi sono aumentate al 35% dal 20% alla fine dello scorso anno, secondo un sondaggio di economisti di Bloomberg all'inizio di questo mese ed i meteorologi finanziari prevedono ancora una crescita del PIL del 2,2% quest'anno e dell'1,7% nel 2020. Staremo a vedere.

Intanto diamo uno sguardo ai numeri della settimana appena passata iniziando da quello che ha riportato la performance (di poco) peggiore, l’indice DOW JONES che ha chiuso a 26935,07 perdendo il -1,045% seguito dall’indice NASDAQ100 che chiudendo le contrattazioni a 7823,55 ha perso il -0,88% ed infine dall’indice S&P500 che chiuso a 2992,07 perdendo il -0,51%. Di seguito i relativi grafici:

ORO

Le diffuse turbolenze geopolitiche, Arabia, Iran, il voto in Israele, stanno riportando in auge i beni rifugio. L’ORO dopo aver fatto registrare un doppio minimo in area 1480 (27,2% di ritracciamento dell’ultima gamba rialzista) ha chiuso la settimana in progresso di circa un punto a 1517,06 $/oz.. Quindi anche la commodity sembra essere entrata in una legittima fase di assestamento nell'attesa di altre novità. Un mondo a tassi zero ovviamente è uno stimolo per gli acquisti. Operatività. Rimangono validi le aree di 1450/1440 $/oz. per gli acquisti e area 1550/1560 $/oz. per alleggerimenti, non chiusura delle posizioni. Di seguito il grafico weekly dell’ORO:

LA POLITICA USA DI DONALD TRUMP

Nel fine settimana scorso un attacco devastante alle strutture petrolifere dell’Arabia Saudita, che ha scioccato i mercati, ha fermato per qualche tempo l’offerta globale di greggio portandone un dimezzamento (circa il 5% delle forniture mondiali) e facendo innalzare vertiginosamente i prezzi del petrolio e dei raffinati fino al + 18%, prezzi che poi sono diminuiti dopo che il Presidente Trump ha dichiarato, in settimana, di aver autorizzato l’uso dalla fornitura di petrolio di emergenza ovvero la Strategic Petroleum Reserve (SPR). Prima di procedere chiariamo cosa sia questa SPR:

La SPR venne istituita negli anni ’70, dopo che l’embargo petrolifero arabo innescò un violento rialzo dei prezzi, e venne poi sfruttata durate l’operazione Desert Storm (1991), in occasione dell’uragano Katrina (2005) e durante le interruzioni della fornitura libica (2011). L'utilizzo della SPR è la più grande offerta mondiale di greggio di emergenza e viene utilizzata per “mantenere i mercati ben riforniti”.

Questa scorta di emergenza è immagazzinata in enormi caverne sotterranee lungo la costa del Golfo degli Stati Uniti. Sebbene sia stato originariamente creato come backup in caso di futuri shock di approvvigionamento, la riserva è diventata più di recente una sorta di salvadanaio del Congresso, utilizzato per finanziare qualsiasi cosa, dalle strade alle droghe, alla riduzione del deficit. Solo la scorsa settimana sono stati venduti circa 10 milioni di barili nell'ultimo di una serie di vendite commissionate dal Congresso. Trump nel 2017 aveva proposto di vendere metà della scorta in quanto, secondo lui e la sua amministrazione, la produzione record di petrolio nazionale aveva reso superflua la conservazione di una riserva di tali dimensioni. Guarda caso, smentito tutto subito dopo i recenti fatti che hanno mostrato come la riserva di petrolio serva per mitigare i conflitti.

Inizialmente il presidente statunitense aveva minimizzato sulla necessità di attingere alla SPR sostenendo in un tweet: “Non credo di doverlo fare, ma se vogliamo utilizzare le riserve strategiche di petrolio, facciamolo", non percependo subito la necessità di utilizzarla per stabilizzare i prezzi. In un altro Tweet ha spiegato che la quantità di greggio che sarà prelevata dalla SPR sarà sufficiente a mantenere i mercati ben forniti e, in un tweet successivo, ha specificato che si tratterà di “molto petrolio”. Rick Perry, segretario per l’energia degli Stati Uniti, ha invitato le autorità preposte a collaborare con la International Energy Agency al fine di analizzare le possibili opzioni per un’azione coordinata.

La quantità di greggio SPR eventualmente impiegata dipenderà dalla rapidità con cui i sauditi saranno in grado di far fronte agli eventi, ossia dalla velocità con cui la produzione sarà riportata ai livelli tradizionali. Il ministro dell'energia dell'Arabia Saudita, il principe Abdulaziz bin Salman, ha dichiarato che la produzione di petrolio del suo paese tornerà completamente online entro la fine del mese, ma ha anche detto in una nota che "il problema più grande è ciò che i mercati premium costruiranno per riflettere il rischio di ulteriori attacchi".

 A tal proposito, il presidente Trump ha chiesto al Segretario del Tesoro, Steven Mnuchin, di "aumentare sostanzialmente le sanzioni" imposte contro l'Iran in seguito agli attacchi dello scorso week end. L’Arabia Saudita ha convocato una conferenza stampa per mostrare le prove del coinvolgimento dell’Iran nell’attacco di sabato.

Rimanendo nel settore energetico, e specificatamente alle norme sulle emissioni nocive dello Stato della California, la Casa Bianca ha annunciato che sta revocando l’autorizzazione che consente ad uno Stato di stabilire norme più severe rispetto alle linee guida federali. L'annuncio, che il presidente Donald Trump ha fatto tramite Twitter, arriva meno di due settimane dopo che il Wall Street Journal ha riferito che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sta indagando su quattro case automobilistiche per violazioni dell'antitrust legate a un accordo sulle emissioni con lo Stato della California. Secondo quanto riferito dal Journal, le case automobilistiche Ford, Honda, BMW e Volkswagen hanno raggiunto un accordo per diminuire i valori standard sulle emissioni di gas di scarico rispetto a quelli proposti dall'amministrazione Trump. Furiosa la replica del governatore democratico della California, Gavin Newsom, che ha definito la mossa di Trump: "una vendetta politica ... che potrebbe avere conseguenze devastanti per l'aria che respiriamo in California e per la salute dei nostri figli, e quindi non l’accetteremo mai".

Passiamo ora agli aggiornamenti sulla guerra commerciale sui dazi contro la CINA.

Donald Trump martedì ha proclamato di voler raggiungere presto un accordo commerciale “completo” con la CINA, teoricamente prima o un giorno dopo le elezioni 2020, anche se non esita a sostenere la difficoltà dell’accordo. “Dobbiamo farlo nel modo giusto” sostiene il presidente. L'ultimo sviluppo della lotta commerciale in corso tra le due nazioni è avvenuto lo stesso giorno che i vice leader commerciali di Washington e Pechino stavano concludendo venerdì due giorni di colloqui, con discussioni principalmente incentrate sull'agricoltura, ma sembra che la delegazione cinese ha annullato la visita a delle fattorie nel Montana come parte dei suoi negoziati con gli Stati Uniti. Nicole Rolf, direttrice degli affari nazionali della Montana Farm Bureau Federation, ha affermato che non vi è alcuna spiegazione del perché il gruppo abbia interrotto il viaggio, ha affermato alla CNBC.

Le due maggiori economie del mondo stanno tentando di costruire con buona volontà dei negoziati di alto livello previste per il prossimo mese a Pechino. Reuters ha scritto che le due delegazioni si stanno confrontando soprattutto sull’interscambio di prodotti agricoli e che sarebbe stato accantonato il tema spinoso della violazione dei brevetti, quello dove le distanze sono più ampie. Il consulente commerciale di Trump, Peter Navarro, ha dichiarato alla Fox Business Network che sarà un grande spettacolo vedere Liu He, il principale negoziatore della CINA, e Bob Lighthizer, il principale negoziatore degli Stati Uniti, sedersi uno accanto all’altro. La CINA ha imposto dazi e fermato gli acquisti statali di prodotti agricoli statunitensi, ma la scorsa settimana ha dichiarato che escluderà le importazioni di soia, carne di maiale e altri prodotti agricoli statunitensi da ulteriori dazi. La CINA è il principale acquirente al mondo di semi di soia e l'anno scorso ha acquistato circa il 60% delle esportazioni statunitensi di soia.

Trump ha difeso la sua gestione nel conflitto commerciale con i cinesi, che ha tagliato gli agricoltori americani da uno dei loro più importanti mercati di esportazione, ricordando che nel tentativo di alleviare le loro sofferenze economiche, ha già dato 12 mld $ e quest’anno altri 16 mld $. Finora, con 28 mld $, il salvataggio agricolo è costato ai contribuenti più del doppio rispetto al salvataggio del 2009 dei tre più grandi produttori di automobili di Detroit, che è costato “solo” 12 mld $. Ad esso bisogna aggiungere, quest’anno, anche una previsione extra di 10,5 mld $ nei pagamenti dell'assicurazione delle colture sovvenzionati a livello federale, il principale veicolo per il normale programma di sussidi agricoli, dovute alle inondazioni record della scorsa primavera che hanno impedito agli agricoltori di piantare circa 11,4 milioni di acri di mais e 4,5 milioni di acri di soia, secondo le stime del governo. Il problema è che, secondo un sondaggio condotto in agosto dalla Purdue University e dal gruppo CME, il 58% degli agricoltori ha dichiarato di prevedere un altro round di aiuti commerciali l'anno prossimo.

Ma nonostante la guerra commerciale portata avanti da Trump stia penalizzando soprattutto il settore agricolo rispetto ad altri settori merceologici, i numeri nei sondaggi sono costantemente superiore di circa 12 punti percentuali rispetto a quello nazionale. Ad agosto, il 52% degli abitanti delle zone rurali ha approvato le politiche di Trump, contro il 40% degli americani nel complesso, secondo il sondaggio Gallup, ed il supporto tra gli agricoltori è ancora più elevatocon il 67% di consensi, in aumento rispetto al 60% di un anno fa, secondo un sondaggio di Farm Futures condotto dal 21 luglio al 3 agosto.

Infine, non poteva certo mancare, il consueto attacco ai membri della FED ed al suo Presidente, Jerome Powell, che, subito dopo la conferenza stampa a margine della riunione del FOMC circa la decisione di “tagliare” i tassi dello 0,25%, con una serie di “tweet” ha accusato i primi di aver fallito un’altra volta e di “mancare di coraggio ed essere senza fegato” ed a Powell di non saper fare il suo mestiere e di essere “un pessimo comunicatore”.

LA CINA RISPONDE

Da parte cinese, sempre seguendo la linea dell’understatement, non ci sono prese di posizione sull’argomento, presi come sono, dall’organizzazione della Festa della Repubblica del prossimo 1° Ottobre.

L’unica novità in settimana sembra essere, secondo porta voci americani, la cancellazione di una visita alle “farm” del Montana prevista nell’ambito del programma commerciale bilaterale, da parte di una delegazione cinese che ha preferito fare ritorno a casa prima del previsto.

LA POLITICA DELLA FEDERAL RESERVE

Mercoledì scorso la Federal Reserve ha alleggerito i costi del prestito per la seconda volta dalla crisi finanziaria e ha lasciato la porta aperta ai tagli futuri mentre i politici cercavano di isolare la più lunga espansione economica registrata da rischi crescenti.

A seguito di una riunione politica attentamente seguita, la banca centrale ha abbassato i tassi di interesse a un intervallo obiettivo dall'1,75% al ​​2%. L'aggiustamento di un quarto di punto percentuale era sostanzialmente in linea con le aspettative, ma lontano dallo "grande" stimolo aggressivo richiesto dal presidente Donald Trump.

Il FOMC ha indicato che la mossa non è stata l'inizio di un ciclo discendente ma ha dichiarato che: "continuerà a monitorare le implicazioni delle informazioni in arrivo per le prospettive economiche e agirà in modo adeguato per sostenere l'espansione ".

Il FOMC si è diviso su come ponderare fondamentali solidi contro le tensioni dell'economia negli ultimi mesi, con diversi dissensi dalla decisione politica di mercoledì scorso. Il presidente della Fed di St. Louis, James Bullard, ha votato per un taglio più ampio, mentre il presidente della Fed di Kansas City, Esther George, e il presidente della Fed di Boston, Eric Rosengren, hanno votato per mantenere invariati i tassi.

Molto atteso il “dot plot” della Federal Reserve, che consiste in un grafico che sintetizza le indicazioni dei membri del Consiglio della banca centrale sul livello appropriato dei tassi USA per la fine dell’anno in corso e dei due successivi, oltre che a lungo termine.

Meno della metà (sette) dei membri del comitato ha indicato di vedere la necessità di una maggiore riduzione dei tassi quest'anno, mentre cinque non hanno visto la necessità di ulteriori tagli e gli altri cinque membri che dovrebbero essere aumentati. Per il 2020, 8 membri proiettano un taglio e 7 un rialzo. Come ben si nota non c’è affatto un’unione di vedute. In altri tempi ciò avrebbe agitato i mercati e di parecchio.

Il Presidente della Fed è stato più neutrale della volta scorsa, rifiutandosi di chiarire se ritiene ancora di portare avanti un aggiustamento di metà ciclo, oppure un vero e proprio ciclo di “easing”. Un modo per sottolineare che la situazione resta incerta, nonostante i fondamentali dell'economia USA restino solidi, e che quindi la politica monetaria sarà estremamente "data dependant". "Le tensioni della politica commerciale si sono allentate e sono diminuite e l'elevata incertezza sta pesando sugli investimenti e sulle esportazioni statunitensi", "I nostri contatti commerciali in tutto il paese ci hanno detto che l'incertezza sulla politica commerciale li ha scoraggiati dall'investire nelle loro attività".

Mentre il presidente della Fed di St. Louis, James Bullard, ha spiegato in una nota perché pensava che la FED avrebbe dovuto fare un taglio più profondo questa settimana. "Vi sono segnali che la crescita economica degli Stati Uniti dovrebbe rallentare nel prossimo orizzonte. L'incertezza della politica commerciale rimane elevata, la produzione americana appare già in recessione e molte stime delle probabilità di recessione sono passate da livelli bassi a moderati".

Ma il problema più immediato della banca centrale, tuttavia, sembra essere la mancanza di liquidità nelle sue operazioni di P/T (pronti contro termine) a breve termine.

Martedì scorso, il tasso di prestito per prestiti a breve termine da parte delle banche è salito a circa il 10%, oltre quattro volte il tetto della Fed del 2,25%. Il programma di P/T della Fed, che effettua prestiti overnight dalle riserve detenute dalla Fed di New York per conto di alcuni istituti finanziari, ha previsto l’acquistato di circa 53 mld $ in titoli del Tesoro e altri beni (ndr. pronti contro termine) da questi istituti al fine di mantenere una liquidità sufficiente per la loro attività commerciale, a questi ha aggiunto acquisti per altri 75 mld $ di attività nella giornata di mercoledì, giovedì e venerdì. L'immissione in contanti della Fed, di circa 275 mld $ (finora), fornisce le riserve necessarie per mantenere il sistema finanziario in esercizio senza interruzione visibile per la stragrande maggioranza degli americani. La mossa ha avuto lo scopo prefisso in quanto i tassi Repositery overnight sono scesi venerdì al 1,95%-2%.

Ma la FED per intervenire alla fonte dei problemi ha comunicato che è stato istituito un calendario di operazioni di rifinanziamento in P/T fisse per le prossime 3 settimane, su diverse scadenze, al fine di garantire al sistema bancario sufficiente liquidità e dare ai mercati la necessaria tranquillità.

Nella sua conferenza stampa, Powell ha dichiarato: "È certamente possibile che dovremo riprendere la crescita organica del bilancio prima di quanto pensassimo". Ciò significa che la Fed acquisterà ulteriori titoli dalle banche per aumentare le sue riserve a lungo termine e garantire che vi sia liquidità sufficiente per il settore bancario. C'erano alcune speculazioni prima dell'annuncio del mercoledì del FOMC sul fatto che anche la Fed si sarebbe impegnata a far crescere il proprio bilancio, ma ciò non è accaduto.

COMMENTI DAL MONDO ECONOMICO

Per quanto riguarda la politica monetaria statunitense abbiamo raccolto le seguenti dichiarazioni che a noi sono parse significative.

Dopo la decisione del “taglio” dei tassi dello 0,25%:

Michael Shaoul, presidente e CEO di Marketfield Asset Management ha dichiarato: "Le condizioni finanziarie rimangono piuttosto positive e le recenti pubblicazioni economiche hanno generalmente superato le aspettative (in parte perché sono state ridotte negli ultimi mesi)", "Non c'èra dubbio che il FOMC avrebbe reagito alla persistente debolezza tagliando i tassi e abbassando le proiezioni dei punti".

Jim Paulsen, capo stratega degli investimenti del gruppo Leuthold a Minneapolis dichiara che: "Le cose stanno migliorando", "C'è un cambiamento definitivo nel profilo di crescita e c'è un'accelerazione nella crescita. È interessante notare quanto pessimismo ci sia ancora negli atteggiamenti tra gli investitori, ma quando guardi gli indici vedi che le persone, a sorpresa, scommettono su una crescita. C'è una disconnessione. "

Mark Vitner, economista senior di Wells Fargo & Co., dice al riguardo: "Le persone sono diventate eccessivamente pessimiste riguardo alle prospettive economiche statunitensi", "il messaggio è che la crescita è più lenta, sì, ma il rischio di recessione è gravemente sopravvalutato. Finché la Fed continuerà a fare la cosa giusta, ”tagliando” i tassi un paio di volte in più”. "Tra un anno ci guarderemo indietro e diremo, sì, ci siamo orientati verso una crescita più lenta e la crescita dell'occupazione ha rallentato, ma c'è ancora molto da fare per l'economia".

L'agenzia di rating Standard & Poor's ha avvertito sull'effetto che i maggiori prezzi del petrolio potrebbero avere sull'economia americana. Beth Ann, economista capo di S&P Bovino ha detto: "Uno dei maggiori fattori che influenzano le nostre attuali prospettive economiche è l'incertezza, ed i prezzi del petrolio più elevati potrebbero essere solo un altro chiodo nella bara per questa attuale espansione degli Stati Uniti".

John Lynch, capo stratega degli investimenti presso LPL Financial, ha dichiarato: "Il presidente della Fed Jerome Powell dovrà orientarsi con cautela tra mercati rassicuranti e riconoscere un'economia che mostra ancora una bassa disoccupazione, una crescita abbastanza costante e segni di un lieve ma significativo aumento dell'inflazione".

Cailin Birch, economista globale presso The Economist Intelligence Unit, dice: "Per ora, la guerra commerciale USA-Cina non mostra alcun segno di rallentamento e la FED vorrà attenuare l'impatto dell'ultimo giro di dazi imposti".

Infine Laurence Boone, capo economista dell'OCSE, dichiara: “L'economia mondiale si espanderà del 2,9% nel 2019, il tasso di crescita annuale più debole in un decennio. La produzione potrebbe ridursi ulteriormente nel 2020 se gli effetti dei dazi dovessero peggiorare, o rimanere bassi intorno al 3%”. "L'economia globale si trova di fronte a venti sempre più gravi e la crescita lenta si sta radicando in modo preoccupante", "L'incertezza provocata dalle continue tensioni commerciali è stata di lunga durata, riducendo l'attività in tutto il mondo e mettendo a repentaglio il nostro futuro economico". "Mentre finora la solida domanda dei consumatori ha supportato la produzione del settore dei servizi, la persistente debolezza nei settori manifatturieri e le continue tensioni commerciali potrebbero indebolire la crescita dell'occupazione, il reddito delle famiglie e la spesa".

L'organizzazione ha attenuato le sue prospettive per la crescita degli Stati Uniti, prevedendo che rallenterebbe al 2,4% quest'anno e al 2% nel 2020 affermando che la prossima serie di dazi previste per ottobre e dicembre dovrebbero colpire molti più prodotti di consumo rispetto a prima, dando un colpo più diretto alle imprese e alle famiglie.

Dopo la decisione della FED di iniettare liquidità nel sistema bancario:

Jon Hill di BMO Capital Markets ha dichiarato: ”Sebbene non abbiano annunciato una struttura di pronti contro termine permanente, quello che hanno fatto in sostanza è quello di crearne uno "seduto" (alternativo) che può “alzarsi” (essere impiegato) quando è necessario. Il mercato ora sa che la Fed entrerà in condizioni di stress funzionando come una valvola per abbassare la pressione.

Mark Haefele, Chief Investment Officer globale di UBS Wealth Management, dice: "La nostra opinione è che le iniezioni di liquidità mirano a garantire il corretto funzionamento del sistema finanziario, piuttosto che segnalare un cambiamento nella visione della FED sulle prospettive economiche".

La rettifica di qualcosa chiamato il tasso di interesse sulle riserve in eccesso, o IOER, è probabilmente un rimedio. Le soluzioni a più lungo termine includono l'espansione del bilancio della Fed per ricostituire le riserve nel sistema bancario. Ma, dicono molti esperti, questi giorni selvaggi mostrano che non ci sono abbastanza riserve - o denaro in eccesso che le banche parcheggiano presso la FED - nel sistema bancario. Ciò significa che questa settimana i trader devono pagare per ottenere questi fondi, anche se le riserve bancarie ammontano a oltre 1 trilione $. E suggeriscono che la Fed potrebbe dover nuovamente aumentare il suo bilancio di 3,8 trilioni $ attraverso un allentamento quantitativo o acquisti di debito che creano nuove riserve.

A tal proposito, John Herrmann presso MUFG Securities a New York, ha dichiarato: "Questi mercati monetari sono una parte molto potente del sistema finanziario e tutto scorre attraverso esso", “Quello che la FED ha fatto finora per affrontare i problemi, è quello di essere un dipartimento dei vigili del fuoco che insegue il fuoco invece di installare una catena di idranti attraverso la struttura. Devono fare di più".

Roberto Perli, ex economista della Fed e partner della Cornerstone Macro di Washington dichiara: "Il problema di fondo è che non c'è abbastanza liquidità nel sistema per soddisfare la domanda e il lavoro della banca centrale è quello di fornire tale liquidità", "quello che la FED ha fatto è stata solo una patch” (mettere una pezza).

Tony Crescenzi, stratega di mercato presso Pacific Investment Management Co. e autore di un'edizione del 2007 di "Stigum's Money Market", un libro di testo ampiamente letto e pubblicato per la prima volta nel 1978 dichiara: "L'aumento dei pronti contro termine e di altri tassi a breve termine è indicativo della quantità ridotta di bilancio che gli intermediari finanziari - in particolare i rivenditori primari - sono disposti o in grado di fornire a coloro che sono alla ricerca di finanziamenti a breve termine", "Serve a ricordare le sfide che gli investitori potrebbero affrontare in altri modi se e quando cercheranno di trasferire il rischio, vendendo le proprie attività rischiose, per arrivare ad una riduzione del proprio grado del rischio ".

Darrell Duffie, professore di finanza dell'Università di Stanford che è coautore di ricerche sui pronti contro termine con gli impiegati della Fed, dice: "C'è stata una confluenza di fattori che hanno scatenato i problemi questa settimana", “Ma il fatto che stia accadendo significa che qualcosa alla FED dovrebbe essere fatto ed affinché la stessa sia davvero fiduciosa nel porre fine alle questioni, dovrà far crescere il bilancio. "

Un'alternativa all'espansione del bilancio della Fed che ha ricevuto una certa attenzione ed ampi commenti dal mondo economico, sarebbe quella di costituire una struttura di pronti contro termine permanente. Piuttosto che avere la FED attivamente a gestire riserve che potrebbero salire a quasi 800 mld $, le grandi banche del paese potrebbero avere il modo per liquidare i titoli del Tesoro in loro possesso senza pagare un premio troppo elevato in caso di bisogno di liquidità a breve termine. Quindi la struttura funzionerebbe in questo modo:

La FED potrebbe facilmente incentivare le banche a ridurre la loro domanda di riserve gestendo una struttura di pronti contro termine (P/T) durante la notte che consentirebbe alle banche di convertire i Treasury Bond in riserve su richiesta a un tasso amministrato. Questo tasso amministrato potrebbe essere impostato un po' al di sopra dei tassi di mercato - forse diversi punti base al di sopra dell'intervallo target dei fondi federali - in modo che la struttura non venga utilizzata ogni giorno, ma solo periodicamente quando una banca ha effettivamente bisogno di liquidità o quando i tassi di P/T rilevati sul mercato siano elevati.

Con questa struttura in atto, le banche dovrebbero sentirsi a proprio agio nel detenere titoli del Tesoro per contribuire a far fronte agli scenari di stress anziché dover intaccare le proprie riserve. Di conseguenza, la domanda di riserve diminuirà sostanzialmente. Ampie riserve - e quindi le dimensioni del bilancio della Fed - potrebbero in effetti essere molto più vicine ai loro livelli storici. Quei "livelli storici" sono più vicini a $ 20 miliardi che a $ 800 miliardi.

DATI MACROECONOMICI

Settimana scarica di dati macro importanti. In evidenza poniamo il dato in contrazione sull’indice manifatturiero di New York del mese di settembre, che si è attestato a 2, sotto le attese di 4, e sotto il dato precedente di 4,8. A seguire il dato relativo alla produzione industriale del mese di agosto, che ha segnato un positivo +0,6%, sopra le stime poste a +0,2% e superiore al dato precedente di -0,2%. Altro dato molto incoraggiante per l’economia USA è quello uscito sui nuovi cantieri di agosto che hanno messo a segno un balzo (+12.3% dal precedente -1.5% e contro attese per +4,5%) e i permessi di costruzione (+7.7% dal precedente +6.9% e contro attese per -1.3%) e che depongono bene per i prossimi mesi grazie anche al calo dei tassi di interesse. Infine il dato sul secondo sondaggio manifatturiero regionale di settembre, il Philly Fed, che ha mostrato un rallentamento inferiore delle attese (12.0 dal precedente 16.8 e contro stima di 10.5). In generale un livello accettabile che indica un possibile rimbalzo dell'ISM manufacturing a fine mese. Diminuiscono, seppur di un’inezia, i jobless claims settimanali.

PORTAFOGLIO AZIONARIO

Anche nella settimana appena conclusa abbiamo portato a casa il famoso “tozzo di pane” con la vendita a target 100% di un titolo degli ultimi entrati, INCYTE. Il Portafoglio, nel suo complesso, si mantiene bene con i consueti alti e bassi dovuti ad un mercato in trading range. Stessa cosa dicasi per il titolo WORKDAY (il più penalizzato) il quale più volte si è avvicinato al nostro livello di STOP ma che, comunque, prosegue la sua marcia a forza di +3% e -3% sempre entro un range di prezzi ben definiti (166 – 178 $).

VARIAZIONI IMPORTANTI SUI TITOLI DEL NASDAQ100 NELLA SCORSA SETTIMANA

AMERICAN AIRLINES – 6,54%. In ribasso tutte le società aeree a seguito di un picco del fine settimana dei prezzi del petrolio. L'intero settore delle compagnie aeree è sotto pressione da lunedì, ma AMERICAN AIRLINES è considerata più vulnerabile a causa del suo bilancio relativamente debole rispetto ai suoi pari.

ADOBE SYSTEMS. La software house ha chiuso il terzo trimestre 2019 con ricavi superiori alle attese e pari a 2,83 mld. $ contro 2,80 mld $, ed anche l’utile netto è stato superiore alle attese pari a 2,14 $/az. contro 1,97 $/az. Tuttavia riduce la “guidance” e prevede, per il trimestre in corso, utili per azioni rettificati pari a 2,25 $/az. e ricavi di ca. 2,97 mld. $, sotto il consensus che si aspetta 2,31 $/az. su ricavi di 3,02 mld. $.  JP Morgan ha abbassato il target price della società, portandolo a 318 $, dai 329 $ precedenti. Nonostante questa prospettiva di bilancio in contrazione, il valore del titolo è rimasto praticamente invariato rispetto a quello della scorsa settimana.

CTRIP.COM - 8,13%. Due settimane fa il più grande fornitore di servizi di viaggio online in Cina, ha riportato risultati economici relativi al secondo trimestre che hanno deluso gli investitori. Mentre gli utili non GAAP (rettificati per i costi non ricorrenti e le spese di stock option) sono stati di $ 0,33 per azione, superiori alla stima di Wall Street di $ 0,30 e $ 0,29 riportati nello stesso periodo dell'anno scorso, su base GAAP, l'utile per azione è stato di una perdita  per 0,11 $/az. ben al di sotto delle aspettative degli analisti per un guadagno di 0,18 $/az. La società è passata a una perdita netta di 59 mln $, dopo aver generato profitti per 360 mln $ un anno fa. Ma quello che ha fatto scendere di parecchio il valore azionario (con una settimana di ritardo) è stata la dichiarazione per una “guidance” relativa ai ricavi del 3° trimestre in contrazione intorno al + 10% rispetto al + 15% previsto. Il management ha stimato come cause dell’effetto negativo la disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina che ha ostacolato la domanda di viaggi all'interno e intorno alla Cina, lo sconvolgimento politico di Hong Kong e le tensioni di Pechino con Taiwan. Inoltre il management di Ctrip.com International ha anche annunciato che il nome della società cambierà in Trip.com Group Limited.

KRAFT HEINZ -3,8%. 3G Capital Partners, il colosso del private equity brasiliano fondato da Jorge Paulo Lemann, ha reso noto martedì di aver venduto 25,1 milioni di azioni al prezzo di $ 28,44 per azione, portando la sua partecipazione di circa il 9% a 245 milioni di azioni.

LIBERTY GLOBAL – 8,39%. Gli analisti di Citi hanno declassato le azioni di categoria A e C di Liberty Global abbassando l’obiettivo di prezzo a $ 25 da $ 31, dopo che la Società ha annunciato di aver accettato il riacquisto di azioni proprie tramite le offerte di Credit Suisse Securities ed HSBC Securities ad aste olandesi, rispettivamente per 24.004.073 az. di classe A ad un prezzo di $ 27,50 e 75.428.032 az. di classe C ad un prezzo di $ 27,00 per un costo complessivo combinato di circa 2,7 mld $.

MICROSOFT + 1,54 %. La Società ha predisposto un programma di acquisto di azioni proprie per un importo di 40 miliardi di dollari. La società ha inoltre alzato il dividendo trimestrale a 0,51 dollari ad azione.

NETFLIX – 7.96%. L'aumento della concorrenza nel settore dello streaming video ha contribuito al calo di valore dei titoli, poiché le nuove promozioni dei prezzi di giganti, del settore dei cavi come COMCAST, del settore intrattenimento come DISNEY o di altri settori come APPLE, hanno dimostrato che gli attuali leader dovranno lottare per mantenere le loro posizioni nel mercato. Non aiuta che NETFLIX continui a bruciare denaro mentre costruisce la sua libreria di contenuti mentre al contempo continua a perdere contenuti chiave a favore dei suoi concorrenti. Ad esempio, la piattaforma di streaming di AT&T riprenderà i diritti di Friends nel 2020 ed NBC prenderà i diritti di “The Office” anche l'anno prossimo, che sono i due programmi principali di NETFLIX.

QUALCOMM – 2,51%. La Società ha dichiarato di aver portato a termine un'importante operazione circa la sua strategia e leadership nel 5G completando l'acquisizione del rimanente interesse in RF360 Holdings Singapore Pte. Ltd., una joint venture con TDK Corporation per un totale di 3,1 miliardi di euro.

SEAGATE – 6,68%. Il secondo produttore mondiale di dischi rigidi e specialista nell’archiviazione dati, durante la presentazione dei precedenti dati economici trimestrali aveva dato indicazioni incoraggianti per quelli relativi al primo trimestre fiscale. Tuttavia in settimana, ad un incontro con gli investitori, la Società ha raffreddato un po' di quell'ottimismo facendo perdere agli analisti un po' di fiducia nel futuro dell'azienda.

XILINX – 8,25%. La Società che sviluppa e commercializza piattaforme programmabili, tra cui circuiti integrati, ha annunciato che il direttore finanziario, Lorenzo Flores, avrebbe lasciato la Società il prossimo 23 ottobre in coincidenza con il rilascio dei dati economici trimestrali. Dopo l’annuncio, Bank of America Merrill Lynch, ha declassato il titolo a “neutral” abbassando il prezzo obiettivo a 115 $ da 150 $.


ORDINI DI ACQUISTO NUOVE POSIZIONI DELLA SETTIMANA (9/23/2019)

* USA$ADBE (ADOBE SYS) acquisto a 276.62 il 9/23/2019
9/23/2019 USA$ADBE (ADOBE SYS) Vendi limit prezzo 295.98
9/23/2019 USA$ADBE (ADOBE SYS) Vendi stop prezzo 235.13

Pagina a cura di SANDRO MANCINI.

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