NASDAQ100 WEEKLY - Fine settimana nero per gli indici azionari USA. Ma il nostro Portafoglio gongola....


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La settimana borsistica dei principali mercati USA si è svolta così come ci eravamo augurati nel precedente articolo, con il recupero dei corsi nella fascia alta della “window” anche se sempre all’interno della fase laterale. Questo fino a giovedì scorso compreso, poi ringraziando il Presidente Trump abbiamo assistito ad uno dei peggiori venerdì degli ultimi tempi. Tra attacchi “sconsiderati” alla politica della FED e personalmente al suo Presidente, Powell, ed ulteriori ritorsioni alla CINA, unicamente perché la CINA si è permessa di rispondere a queste ritorsioni unilaterali sui dazi da parte degli USA intraprendendo, a sua volta, l’imposizione di dazi commerciali per un valore di 75 mld $.

La preoccupazione è che questa “escalation” di rappresaglie, minacce e ritorsioni possa sfuggire di mano ai contendenti scatenando un effetto domino prima sui settori delle imprese coinvolte poi indebolendo ancor più l’economia intera dei Paesi contendenti fino al coinvolgimento delle economie dei Paesi del globo. Approfondiremo questi aspetti nel seguito dell’articolo.  

Tornando ai mercati azionari, in settimana, dopo la bella apertura in gap up, si sono mossi sempre all’interno di una finestra di prezzi ben definiti e nella parte alta del range così come auspicato nel precedente articolo, addirittura con una riduzione della volatilità giornaliera ma, ovviamente, il venerdì nero ha scombussolato tutto il piano grafico e del sentiment, tanto da non far prevedere nulla di buono per la settimana entrante, cosa che non ci auguriamo assolutamente.

Venendo ai numeri, nella settimana appena trascorsa il buon recupero iniziale è stato vanificato dalle chiusure del venerdì nero con l’indice NASDAQ100 che ha registrato le peggiori performance con un – 1,82% chiudendo le contrattazioni a 7464.99, seguito dall’indice S&P500 che chiudendo a 2847,11 ha riportato perdite per un – 1,44%, infine l’indice che ha perso meno, ma anche quello che meno aveva guadagnato negli ultimi periodi, il DOW JONES che ha chiuso a 25628,9 perdendo il – 0,99%. Di seguito i relativi grafici:

Il venerdì nero azionario ha invece portato ad una escalation di prezzi sui beni rifugio: ORO ed ARGENTO. Per quanto riguarda i prezzi dell’ORO, l’indice chiude la settimana a 1526,74 $/oz., ad un soffio dal max relativo fatto registrare lo scorso 8 agosto. Livelli che in ogni caso non si vedono da marzo del 2013. Di seguito il relativo grafico weekly:

LA POLITICA USA DI DONALD TRUMP.

Ad inizio settimana il presidente Trump ha tranquillizzato i mercati confermando che il negoziato con la Cina va avanti con reciproca soddisfazione. A sua volta, Wilbur Ross, il segretario al Commercio ha affermato che HUAWEI avrà novanta giorni di tempo in più per comprare prodotti e tecnologia statunitense, prima dell’embargo. Inoltre, il presidente Trump, starebbe pensando a possibili misure per stimolare l’economia e contrastare la paventata recessione, come il taglio delle tasse sui salari. Secondo quanto riportato dal Washington Post.

Un’altra dichiarazione tranquillizzante è arrivata in conferenza stampa alla Casa Bianca prima del simposio della FED a Jackson Hole nella quale ribadiva che: “l’economia Usa è lontana dalla recessione”, "L'economia sta andando davvero bene. La Federal Reserve può facilmente farci arrivare a nuovi record”, ribadendo la sua richiesta alla Fed di abbassare i tassi. Ma nel pomeriggio di venerdì scorso ha prima lanciato un furioso e altamente personale attacco su Twitter contro la Federal Reserve e il presidente Jerome Powell (persona che lui stesso ha scelto a capo della FED !), accusando che la Fed ancora una volta: "non ha fatto NIENTE!", ha ripetutamente invitato Powell e i suoi colleghi a tagliare profondamente i tassi di interesse, sostenendo che la banca centrale non gli sta dando abbastanza "supporto" per la guerra commerciale, soprattutto da quando le banche centrali straniere hanno tagliato il loro tassi di riferimento a livelli storicamente bassi, accusando Powell di possedere una: "orrenda mancanza di visione" ed a chiedersi chi fosse: "il nostro più grande nemico, se Powell o il leader della CINA, XI, aggiungendo: "Abbiamo un dollaro molto forte e una Fed molto debole. Lavorerò in modo "brillante" con entrambi, e gli Stati Uniti lo faranno fare alla grande".

A domanda dei giornalisti circa la sua volontà per le dimissioni di Powell, ha risposto: "Lasciatemi dire così: se lo facesse non lo fermerei".  

Ma non è finita, la botta finale arrivata da Trump, al riguardo delle “presunte” scorrettezze da parte della CINA è avvenuta dopo le dichiarazioni da parte cinese circa l’imposizione di dazi addizionali su $ 75 miliardi di merci americane, tra cui semi di soia, automobili e petrolio. Nei tanti tweet usciti a raffica dal suo account, Trump minaccia subito una rappresaglia, aumentando ulteriormente le tariffe sulle importazioni cinesi in risposta approfondendo l'impasse sulle politiche commerciali delle due nazioni. I dazi su $ 250 miliardi di importazioni già in vigore saliranno al 30% dal 25% il 1° ottobre e che i restanti $ 300 miliardi nelle importazioni cinesi saranno tassati al 15% anziché al 10% a partire dal 1 ° settembre. "La CINA non avrebbe dovuto imporre nuove tariffe su 75 miliardi di dollari di prodotti degli Stati Uniti (motivati ​​politicamente!)". Inoltre ha affermato di aver "ordinato" alle compagnie americane di iniziare a cercare alternative per fabbricare prodotti in CINA, sebbene non sia chiaro quale autorità il presidente abbia emesso un tale ordine. Questo il contenuto del suo tweet: "Ordino alle nostre grandi imprese americane di iniziare immediatamente a cercare un'alternativa alla CINA, anche facendo ritorno a CASA e producendo in patria". "Non abbiamo bisogno della CINA e, francamente, staremmo tutti molto meglio senza". "Il nostro Paese ha perso, stupidamente, trilioni di dollari con la Cina per molti anni", ha detto. "Hanno rubato la nostra proprietà intellettuale al ritmo di centinaia di miliardi di dollari all'anno, e vogliono continuare. Non lascerò che accada!". Trump non può costringere le società statunitensi a ritirarsi dalla CINA e non ha fornito dettagli su come potrebbe procedere, inoltre non ha chiarito se i negoziatori seguiranno un piano per incontrarsi a Washington il mese prossimo, poiché le relazioni hanno continuato a peggiorare.

LA CINA RISPONDE

Il Ministero del Commercio di Pechino, in una nota, annuncia che il provvedimento colpisce 5.078 prodotti, pari a 75 miliardi di dollari di controvalore. I dazi variano dal 5 al 10%. Inoltre è uscito un comunicato della banca centrale della CINA che abbassa a 4,25% il tasso di interesse di riferimento a un anno sui prestiti alle banche commerciali. Il precedente era 4,31%, gli analisti si aspettavano 4,24%.

Le misure sui dazi arrivate venerdì scorso come ritorsione per gli ultimi prelievi pianificati da Trump sulle importazioni cinesi hanno abbassato le scorte e le materie prime statunitensi. La mossa prende di mira il cuore del supporto politico di Trump: fabbriche e fattorie nel Midwest e nel Sud in un momento in cui l'economia americana sta mostrando segni di rallentamento. Alcune delle contromisure cinesi entreranno in vigore a partire dal 1 ° settembre, mentre le altre entreranno in vigore dal 15 dicembre. Ciò rispecchia il calendario stabilito dagli Stati Uniti per le tariffe del 10% su quasi $ 300 miliardi di spedizioni cinesi. La CINA imporrà una tariffa aggiuntiva del 5% sulle importazioni di soia e di greggio americane a partire dal prossimo mese. La ripresa di un dazio supplementare sospeso del 25% sulle auto statunitensi riprenderà il 15 dicembre, con un ulteriore 10% in più per alcuni veicoli. Tenendo conto dei dazi generali esistenti sulle automobili, la tariffa totale applicata alle automobili prodotte negli Stati Uniti sarebbe del 50%.

LA POLITICA DELLA FEDERAL RESERVE

Hanno destato qualche perplessità, e destato qualche timore, i verbali pubblicati mercoledì scorso relativi all’ultima riunione della banca centrale degli Stati Uniti, quella del 31 luglio, conclusasi con la decisione di tagliare di 25 punti base i tassi di interesse. Intanto è emerso che l’ipotesi di ridurre il costo del denaro di 50 punti base, come auspicato dalla Casa Bianca, non ha quasi avuto sostegno. I membri del Federal Open Market Committee hanno concordato sul fatto che l’abbassamento è da considerarsi “un aggiustamento di metà ciclo”. Ovvero, non è da considerarsi l’avvio di un ciclo espansivo destinato a portare velocemente i tassi a zero, per poi procedere con un altro maxi piano di stimoli. Le future decisioni sui tassi "saranno prese in base ai dati economici”, non c’è un percorso segnato, si procede a vista. I membri della Fed hanno votato 8-2 per tagliare il tasso di interesse statunitense di riferimento di 0,25 punti percentuali a un intervallo compreso tra il 2% e il 2,25%, citando con preoccupazione come la guerra commerciale con la CINA stesse facendo vacillare l'economia globale.

Mentre venerdì scorso in merito al simposio annuale della Fed di Kansas City a Jackson Hole, Wyoming, Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, ha dichiarato che l'economia degli Stati Uniti è in una posizione favorevole ma che affronta "rischi significativi", rafforzando le scommesse per un altro taglio dei tassi il mese prossimo.

Nello specifico ha dichiarato: “Per quanto riguarda il contesto attuale, stiamo osservando attentamente gli sviluppi mentre valutiamo le loro implicazioni per le prospettive degli Stati Uniti e il percorso della politica monetaria. Le tre settimane dalla nostra riunione del FOMC di luglio sono state movimentate, a partire dall'annuncio di nuove tariffe sulle importazioni dalla CINA. Abbiamo visto ulteriori prove di un rallentamento globale, in particolare in GERMANIA e CINA. Gli eventi geopolitici sono stati molto presenti nelle notizie, tra cui la crescente possibilità di una forte Brexit, l'aumento delle tensioni a Hong Kong e lo scioglimento del governo italiano. I mercati finanziari hanno reagito fortemente a questo quadro complesso e turbolento. I mercati azionari sono stati volatili. I tassi delle obbligazioni a lungo termine in tutto il mondo sono scesi drasticamente ai minimi, prossimi alla crisi. Nel frattempo, l'economia degli Stati Uniti ha continuato a funzionare bene nel complesso, trainata dalla spesa dei consumatori. La creazione di posti di lavoro è rallentata rispetto al ritmo dell'anno scorso ma è ancora al di sopra della crescita complessiva della forza lavoro. L'inflazione sembra avvicinarsi al 2 percento. Sulla base della nostra valutazione delle implicazioni di questi sviluppi, agiremo in modo appropriato per sostenere l'espansione, con un forte mercato del lavoro e l'inflazione vicino al suo obiettivo simmetrico del 2%.”

"L'incertezza della politica commerciale sembra giocare un ruolo nel rallentamento globale e nella debole produzione e spesa in conto capitale negli Stati Uniti". Concludendo che: "In linea di principio, tutto ciò che influisce sulle prospettive per l'occupazione e l'inflazione potrebbe anche influire sulla posizione appropriata della politica monetaria e che potrebbe includere incertezza sulla politica commerciale". "Tuttavia, non ci sono precedenti recenti per guidare qualsiasi risposta politica alla situazione attuale."

Infine a margine della conclusione del simposio, a proposito dei continui e violenti attacchi del presidente Trump alla politica monetaria da parte della FED, gli stessi funzionari hanno cercato di minimizzare i commenti. Il vicepresidente della Fed Richard Clarida intervistato dalla CNBC, ha dichiarato di essere stato troppo impegnato a partecipare alla conferenza per guardare anche i tweet di Trump. Ha detto che la Fed ha pianificato di continuare a fare il suo lavoro perseguendo una bassa disoccupazione e prezzi stabili nonostante le critiche di Trump. "Questa è un'istituzione creata dal Congresso più di 100 anni fa", "Abbiamo un incarico molto chiaro dal Congresso ... Ci stiamo solo concentrando sul fare il nostro lavoro."

COMMENTI DAL MONDO ECONOMICO

I commenti di Powell "suggeriscono che un taglio dei tassi a settembre è ancora molto sul tavolo", ha dichiarato Ed Keon, capo stratega degli investimenti per soluzioni multi-asset globali al gestore di fondi da 123 miliardi di dollari QMA. E per quanto riguarda le velenose polemiche da parte di Trump contro il Presidente FED, afferma che: "Non può essere una bella sensazione, ma Powell sembra avere le spalle larghe e ha gestito le critiche finora con grande aplomb."

David Jones, storico di spicco della Federal Reserve economista e autore di quattro libri sulla Fed, ha affermato che l'osservazione "nemica" costituisce uno sfortunato precedente. "Questo (Trump) sfida qualcosa che è stato sacro nella storia della banca centrale di maggior successo del mondo", "Le banche centrali che hanno avuto successo sono quelle che sono indipendenti dalle pressioni politiche ed erano libere di adottare la politica monetaria appropriata".

Altri importanti economisti affermano che Trump sta semplicemente usando la Fed come capro espiatorio per politiche economiche che non funzionano come previsto.  

Le dichiarazioni di Powell hanno deluso la parte degli investitori rialzisti, che si aspettano due tagli pieni da qui a fine 2019 e altri due nel 2020, invece avrebbero voluto sentire che il taglio dei tassi a luglio avrebbe segnato l'inizio di un ciclo di allentamento prolungato. Ma ci ha pensato Trump, il giorno successivo alle dichiarazioni di Powell, a ridare speranze più concrete ai trader rialzisti quando ha minacciato di imporre nuove tariffe sulle importazioni cinesi, innescando un'escalation della controversia, ed ora molti di questi affermano che è inevitabile un più ampio ciclo di riduzione dei tassi da parte della Fed, dati i maggiori rischi per l'economia derivanti dalla disputa con la CINA e che i la rilevazione dei dati economici potrebbe non avere la stessa importanza dei tweet di Trump.

DATI MACROECONOMICI

I dati governativi di giovedì hanno mostrato che le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono nettamente diminuite nella scorsa settimana a dimostrazione della forza del mercato del lavoro, il dato settimanale sulle nuove richieste di sussidi di disoccupazione si sono attestate a 209.000, con le stime poste a 216.000. Mentre un altro indicatore ha evidenziato che il settore manifatturiero si sta contraendo per la prima volta in quasi un decennio. Infatti hanno deluso i mercati i dati preliminari riguardanti l’indice PMI manifatturiero a cura di Markit relativo al mese di agosto che si è attestato a 49.9, contro le attese che erano pari a 50.5, dal 50.4 del mese di luglio. 

PORTAFOGLIO AZIONARIO

Il venerdì nero non ha impedito al nostro Portafoglio azionario una brillante performance settimanale con il raggiungimento della vendita a target su ben 3 titoli presenti, QUALCOMM, IDEXX LAB. ed ALIGN TECHNO. I famosi “tozzi di pane” sono stati portati a casa, ma le performance sugli altri titoli sono scese molto nell’ultima seduta settimanale. Ci auguriamo di vedere un pronto rimbalzo nella giornata di lunedì, altrimenti potrebbe accadere di prendere qualche doloroso STOP, ad iniziare da REGENERON e CISCO, anche se nel complesso rimarremo in buon attivo.

VARIAZIONI IMPORTANTI SUI TITOLI DEL NASDAQ100 NELLA SCORSA SETTIMANA

ANALOG DEVICES -5,75%. La Società produttrice di semiconduttori è stata penalizzata dal mercato nonostante abbia riportato utili superiori alle attese. Ma gli analisti si aspettavano una “guidance” migliore per il prossimo trimestre. La Società ha registrato utili del 3° trimestre 2019 per 1,26 $/az. su ricavi di 1,5 mld $. La stima degli analisti era per 1,22 $/az. su ricavi di 1,5 mld $. I ricavi sono diminuiti del 5,9% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. Inoltre la Società ha dichiarato di aspettarsi guadagni nel quarto trimestre da 1,15 a 1,29 $/az. su ricavi da 1,40 a 1,50 mld $. L'attuale consensus è per 1,29 $/az. su ricavi di 1,49 mld $.

ADVANCED MICRO DEVICES – 5,26%. Perdite sempre nel comparto dei semiconduttori, nonostante che Piper Jaffray ha avviato la copertura sul titolo, assegnando il giudizio Neutral, con target price pari a 33 dollari. Anche NXP SEMICONDUCTORS lascia sul parterre il – 5,37%.

ALEXION PHARMA + 4,04%. Il titolo della Società biotecnologica è schizzato all’insù in settimana arrivando a guadagnare il + 13,23%, dopo che la rete televisiva spagnola Intereconomia ha riferito di un interessamento all’acquisto da parte della società AMGEN per un importo vicino ai 45 mld. $ pari a ca. 200 $/az. Il titolo attualmente quota 115 $.

BAIDU + 5,32%. La Società di internet company cinese, è salita in settimana fino al + 17,2% nel giorno della pubblicazione dei dati del trimestre. La Società ha registrato utili nel 2° trimestre 2019 per 1,40 $/az. su ricavi pari a 3,8 mld $. La stima degli analisti era per 0,92 $/az. su ricavi di 3,8 mld $. I ricavi sono diminuiti del 2,4% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. Inoltre la Società ha dichiarato di prevedere un fatturato del terzo trimestre compreso tra 3,84 e 4,07 mld $. L'attuale consensus è di 3,97 mld $.

CADENCE DESIGN – 5,62%. La Società che sviluppa soluzioni e progettazione di interi sistemi elettronici e circuiti integrati sempre più piccoli e complessi, ha riportato utili nel 2° trimestre 2019 pari a 0,55 $/az. su ricavi di 580,4 mln $. La stima degli analisti era per 0,53 $/az. su ricavi di 579,1 mln $. I ricavi sono cresciuti del 12,0% su base annua. Inoltre la Società ha dichiarato di aspettarsi utili nel terzo trimestre da 0,50 a 0,52 $/az. su ricavi da 570,0 a 580,0 mln $. L'attuale consensus è per 0,51 $/az. su ricavi di 575,2 mln $. Infine la Società ha innalzato la previsione di utili per l’anno 2019 da 2,11 a 2,17 $/az. su ricavi da 2,315 a 2,335 mld $. rispetto alla precedente “guidance” che riportava utili da 2,04 a 2,12 $/az. su ricavi da 2,305 a 2,335 mld $, il consensus è di 2,08 $/az. su ricavi di 2,32 mld $.

HASBRO – 8,95%. Il produttore di giocattoli ha annunciato giovedì scorso che avrebbe acquisito lo studio Entertainment One (eOne) in un accordo tutto in contanti del valore di 3,3 mld £ (4 miliardi $). Secondo i termini dell'accordo, HASBRO pagherà 5,6 sterline (6,86 $ ai tassi di cambio correnti) per ogni azione di azioni eOne, con un premio del 31% rispetto al prezzo recente. La transazione è stata approvata all'unanimità dai rispettivi consigli di amministrazione. eONE è uno studio indipendente di  programmi per bambini famosi come Peppa Pig e PJ Masks. In un comunicato stampa, HASBRO ha affermato che, oltre agli amati marchi dell'azienda, eONE "migliora notevolmente le capacità di narrazione e l'economia del franchising in TV, film e altri mezzi, rafforzando i marchi HASBRO".

INTUIT + 2,87%. La Società che crea soluzioni di gestione aziendale e finanziaria che aiutano a semplificare l'attività contabile per le piccole imprese, i consumatori e i professionisti, in settimana è arrivata a guadagnare il + 9,15%. ha impressionato gli investitori con i profitti e le aspettative migliori del previsto. Le entrate fiscali del quarto trimestre sono aumentate del 15% su base annua a 994 mln $ superando la guidance della Società che era prevista tra il 10% ed il 12% ed anche più delle previsioni degli analisti per 962 mln $. Evidenziando lo slancio dell'azienda, il suo tasso di crescita dei ricavi nel periodo è stato un'accelerazione dalla crescita del 12% nel terzo trimestre fiscale. INTUIT ha perso denaro durante il trimestre, che di solito è uno dei periodi stagionalmente più deboli dell'azienda. Ma la perdita riportata di 0,09 $/az. è stata molto più contenuta rispetto alle previsioni precedenti da 0,14 a 0,16 $/az. ed anche migliore del consensus degli analisti che riportavano una perdita di 0,14 $/az.

SYMANTECH + 4,69%. Durante la settimana il titolo è arrivato a guadagnare il + 10,07% in quanto sembra che siano nuovamente iniziate le trattative di acquisto del chipmaker BROADCOM  per le attività aziendali dell'azienda di sicurezza informatica dopo che le due parti avevano abbandonato i colloqui di acquisizione del mese scorso.

TESLA – 3,88%. Secondo alcune voci diffuse in un primo momento dalla stampa tedesca, l’AD di Volkswagen, Herbert Diess, sarebbe stato interessato ad un investimento nell’azienda, ma subito dopo la stessa Volkswagen ha smentito le indiscrezioni della stampa circa la volontà di rilevare azioni dell'azienda americana per avere accesso ai suoi software e alle tecnologie delle batterie.


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Pagina a cura di Sandro Mancini.

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