Obiettivo reddito – Bond convertibili “vecchi” e “nuovi” ma solo con gli Etf


Se quelli tradizionali sono sempre meno diffusi (almeno in Europa), i nuovi appartenenti al settore bancario piacciono ma non sono destinati al retail. L’unica alternativa sta nel puntare sui replicanti a benchmark, ben presenti a Borsa Italiana.

Cedole & dividendi

Fra le tante tipologie di obbligazioni ve n’è una ormai quasi dimenticata: è quella delle convertibili, per le quali il rimborso può avvenire, a discrezione del sottoscrittore, attraverso la consegna di azioni secondo certi rapporti di cambio previsti in fase di emissione. In altre parole l’investitore decide di ricevere, alla scadenza del prestito obbligazionario, titoli azionari della società emittente o (in rari casi) di altra società anziché denaro. E’ una struttura più complessa rispetto a quella delle obbligazioni tradizionali e con due handicap: scarsa se non inesistente liquidità sul secondario; tagli ormai molto elevati. Di qui il modesto appeal per una tipologia di bond che in certe condizioni può rivelarsi invece interessante e che trova i suoi maggiori mercati di diffusione negli Usa e in alcuni Paesi asiatici. Come investire dunque sulle convertibili? Soltanto con gli Etf a replica mondiale, che garantiscono tuttavia rendimenti cedolari bassi, caratteristica d’altra parte tipica di questa categoria di bond. Su Borsa Italiana ne sono presenti due, il primo con valuta il dollaro e il secondo pure ma con copertura del cambio.

Emittente

SPDR

Denominazione

Global Convertible Bond

Isin

IE00BNH72088

Sottostante

Convertibili a livello mondiale

Valuta denominazione

Usd

Dividendo

Sì (0,40%)

Performance da inizio anno

+9,17%


 

Emittente

SPDR

Denominazione

Global Convertible Bond Hedged

Isin

IE00BDT6FP91

Sottostante

Convertibili a livello mondiale

Valuta denominazione

Eur

Dividendo

No

Performance da inizio anno

+7,33%

Alla categoria tradizionale, che potremmo definire “vecchia”, delle convertibili se ne affianca una seconda, strutturalmente diversa e riferita al mondo bancario. E’ quella dei cosiddetti CoCo Bond, cioè dei Contingent Convertible Bond (obbligazione bancarie ibride), che sono sì convertibili in azioni ma con la facoltà non esercitabile dal sottoscrittore, come nel primo caso, bensì obbligatoriamente al determinarsi di prestabilite condizioni e cioè in presenza di variazioni peggiorative delle condizioni patrimoniali della banca emittente.

Sono strumenti con cedole molto elevate (dal 6 al 9%) ma soggette a variazioni rilevanti delle quotazioni in base ai ratio patrimoniali del singolo emittente. Hanno sempre tagli elevati (minimo 200.000), sono soprattutto espresse in dollari e non possono essere acquistate dal normale investitore retail.

E allora? L’unica alternativa per puntare su questo mondo consiste nel puntare sugli specifici Etf, strumenti potenzialmente piuttosto volatili, per ora poco utilizzati dal mercato (anche perché scarsamente pubblicizzati) ma che a regime dovrebbero diventare dei soddisfacenti erogatori di dividendi. Il condizionale è tuttavia d’obbligo poiché il loro esordio su Borsa Italiana non ha ancora uno storico sufficiente per definire dei rendimenti annui.

I cinque Etf sui CoCo a confronto

Emittente

Isin

Valuta

Dividendo

Yield

Invesco

IE00BFZPF322

Usd

No

//

Invesco

IE00BG0TQB18

Usd

Sì (trimestrale)

(1)

Invesco

IE00BFZPF439

Eur (hedged)

Sì (trimestrale)

(2)

Wisdom Tree

IE00BZ0XVF52

Usd

Sì (semestrale)

3,3%

Wisdom Tree

IE00BFNNN236

Eur (hedged)

Sì (semestrale)

(3)

1) Finora ha pagato a dicembre (0,19 €) e a marzo (0,26 €) - 2) Finora ha pagato a settembre (0,21 €), a dicembre (0,29 €) e a marzo 0,29€) - 3) Finora ha pagato solo a gennaio (1,81 €).

In sintesi – Per ora vanno seguiti in attesa di una stabilizzazione sui mercati e di un quadro completo dei pagamenti di dividendi, il che avverrà entro alcuni mesi. Si noti che a tuttora non hanno comportato variazioni rilevanti delle quotazioni ma che in presenza di eventuali fattori accelerativi (per esempio la Tltro da parte della Bce) o all’opposto decelerativi (per esempio una qualche crisi bancaria) si assisterebbe a movimenti notevoli, trasformandosi anche in ottimi Etf da trading. L’“Obiettivo reddito” di oggi è quindi un “lavori in corso”, cioè un tragitto ancora da definire in alcuni importanti dettagli. Lo faremo nei prossimi mesi ma ciò non esclude che il singolo investitore possa già valutarne il potenziale utilizzo in ottica di un portafoglio a medio-alto rischio in cui si punta non solo al rendimento puro ma anche a potenziali variazioni delle quotazioni nel tempo.