Bitcoin sbaraglia l’oro: numeri, opinioni e proiezioni su chi farà guadagnare di più


Fautori delle criptomonete e fan del “gold” considerano il raffronto quasi una bestialità. I mercati tuttavia cominciano a ragionare in maniera diversa. Le ragioni degli uni e degli altri portano a un compromesso.

Hot markets

Un confronto fra criptomonete e oro è come una discussione fra milanisti e interisti o – per chi è vecchietto come chi scrive – fra fautori di Coppi e Bartali. Una pacifica discussione non è possibile perché si parte da pregiudizi insuperabili. La finanza però (per fortuna) è materia di numeri e la verità di questi ultimi non può essere confutata. Il responso dei primi mesi del 2019 si rivela inappellabile: le cripto travolgono il “gold”. Il trend proseguirà e si rivelerà definitivo? Numeri, opinioni e proiezioni fotografano un quadro molto complesso, in cui i fautori di ciascuna delle due parti non vogliono sentire ragioni rispetto ai perché del raffronto. Noi indossiamo allora l’abito dei cronisti e analizziamo la situazione con la più totale indipendenza.

Il verdetto dell’analisi tecnica

Il Bitcoin è passato dai 3.690,4 $ della prima seduta dell’anno ai 6.339 $ della chiusura di venerdì, con una performance del 71,7%. La verifica grafica lo dà in forte accelerazione dal 1° aprile, ben sopra la media mobile a 200 sedute e vicino alla resistenza dei 6.503 $. Se si analizza su base biennale il movimento è poca cosa rispetto all’accelerata dell’autunno 2017. Variazioni altrettanto interessanti si sono registrate per Ethereum e Litecoin, mentre l’indice Bloomberg delle criptomonete è su di oltre il 25%.

Gli Etn sulle criptovalute disponibili sono due:

Amun CryptoBasket Usd - sottostanti Bitcoin (BTC), Ripple (XRP), Ethereum (ETH), Bitcoin Cash (BCH), e Litecoin (LTC)

DE000SLA6E78

Quotato alla Borsa di Zurigo

Bitcoin Tracker One XBT

SE0007126024

Quotato alla Borsa di Stoccolma

L’oro dai 1.280 $ di inizio 2019 è salito ai 1.286 di venerdì: la calcolatrice dice che si tratta di una variazione dello 0,47%! E’ pur vero che a febbraio si erano sfiorati i 1.340 $, che la media mobile a 200 sedute è tornata non solo positiva ma anche leggermente inclinata all’insù e infine che il metallo prezioso si trova a combattere con una potente resistenza proprio a 1.284 $.

La sentenza è comunque impietosa: criptovalute vincitrici alla grande.

I pareri sono netti

Qui entriamo nel soggettivo ma non certo da parte nostra, poiché riportiamo solo opinioni di protagonisti del mondo finanziario.

Un’indagine su Twitter di Thomas Lee, fondatore di Fundstrat Global Advisors, rivela che il ritorno del Bitcoin sopra la media mobile a 200 sedute dimostra come il sentiment stia cambiando, a favore di un trend rialzista. Allo stesso tempo però Lee precisa che solo il 43% degli analisti vede in questo un segnale positivo, mentre il 24% lo stima una trappola e il 19% una casualità poco significativa.

Alcuni big del settore sono più decisi nelle loro valutazioni ultra favorevoli. Arthur Hayes, cofondatore della piattaforma Bitmex, prevede il Bitcoin a 10.000 $ entro fine anno, mentre Chris Burniske di Placeholder parla di una capitalizzazione globale del settore cripto di 1.000 miliardi di $ alla fine della prossima fase rialzista del mercato contro i circa 200 miliardi di oggi. Non disponiamo tuttavia dei motivi che portano a un simile ottimismo.

Michael Novogratz, fondatore di una società specializzata in cripto, reduce da un clamoroso insuccesso nel 2018, con perdite per 270 milioni di dollari, vede il Bitcoin nel medio termine a 8.000 $, mentre le sue precedenti previsioni lo collocavano a 40.000.

Attenzione però! E’ possibile che ciò avvenga ma dopo un ulteriore periodo ribassista che potrebbe ritrascinarlo verso i 3.000 $ o a muoversi con rilevante volatilità fra quest’ultimo valore e i 6.000 $.

La prudenza si impone, sebbene gli istituzionali stiano entrando in campo sul fronte delle criptovalute. Un’indagine di Fidelity rivela che su 441 investitori di peso intervistati circa due terzi non escludono collocamenti in tale ambito nei prossimi cinque anni, ritenendo che la clientela soprattutto dei Millenials (18-34 anni) sia la più propensa a puntare su questo nuovo cavallo di battaglia. Non si esclude tuttavia un pericolo: pesanti interventi da parte dei regolatori (pensiamo all’ostracismo di Draghi, che pur vale poco se si considera la sua opposizione a un nuovo ordine monetario!).

Passiamo ora sul fronte dell’oro. Gli studi degli analisti spiegano il perché del torpore del metallo prezioso. Dipende da tre fattori:

1°) i mercati azionari – al di là di fasi transitorie – hanno continuato a crescere riducendo al minimo il ruolo del “gold” nel proteggere da rischi estremi;

2°) manca l’inflazione e quindi la domanda di strumenti difensivi resta molto bassa, malgrado le maggiori Banche centrali del mondo continuino ad acquistare oro;

3°) i bassi tassi di interesse portano gli investitori a cercare rendimenti evitando di puntare su asset che per loro natura non ne garantiscono.

Previsioni un po’ troppo precarie

E’ indubbio che il fronte dei fautori delle criptovalute manifesta un eccesso di entusiasmo, mentre quello degli auriferi perde ardore. Bitcoin e compagni dimostrano però, sulla base di uno storico che comincia a diventare significativo, volatilità e aleatorietà, colpa quest’ultima di dichiarazioni spesso esplosive e poco realistiche. In un simile contesto il confronto fra quello che viene definito l’oro digitale e il vero oro fisico causa giudizi spesso contraddittori: a gennaio i sondaggi dicevano “gold”; oggi sostengono le cripto. Si conferma la precarietà delle valutazioni. Con una possibile strategia di compromesso: Bitcoin (lo sappiamo, bisognerebbe scriverlo con la b minuscola…) e compagni per le fasi di sfondamento, come quella in atto da inizio anno, e oro per la difesa da crolli consistenti dei mercati. Già perché una prima debole verità comincia a emergere: le cripto vanno bene quando il sentiment generale è favorevole e l’accettazione del rischio sale. Il bilanciamento allora “long” – “short”, in base al pendolarismo, può essere una nuova alternativa di asset associati, o meglio contro associati, con buone prospettive di profitti. Siamo ai primi passi in questa direzione ma non pochi gestori professionali cominciano a valutarne realmente le potenzialità.

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