Altro che bond! Altro che Inps! Tanti consigli e dieci azioni per vivere di rendita


Rischio yield sul primo fronte e rischio sostenibilità sul secondo. E’ il caso allora di studiare alternative. Oggi ve ne proponiamo una riferita all’azionario con buon dividendo.

Cedole & dividendi

E’ tempo di costruire altre strade per creare di reddito. Cedole & dividendi ha proprio questo scopo. Al servizio riservato agli abbonati oggi affianchiamo un articolo più didattico con tanti consigli utili su come strutturare un’operazione relativa ai dividendi azionari. Fondamentale in una fase di forte incertezza per i rendimenti futuri delle obbligazioni e in presenza di un sistema pensionistico pubblico che fa acqua da tutte le parti. Se – com’è probabile – le Banche centrali proseguiranno nei loro fallimentari esperimenti di tassi a zero e la tenuta del sistema sociale andrà in crisi, un’alternativa di capitale azionario costruito negli anni con l’accumulo dei dividendi distribuiti sarà un modo alternativo per mettere fieno in cascina, sebbene di sicurezze in un quadro complesso quale l’attuale ve ne siano proprio poche. Per questo motivo oggi proponiamo una serie di regole cui fare riferimento in merito e una lista di azioni utili a tale scopo.

Di passo in passo le scelte per non sbagliare

1)

Fondamentale non è il dividendo quanto la potenzialità di crescita e sostenibilità future. Puntare su un’azione che oggi distribuisce il 7% in presenza di un business che non si sviluppa è un’incongruenza.

2)

L’importo netto dei dividendi incassati deve essere sempre reinvestito possibilmente sullo stesso titolo o su altri titoli che dovessero rivelarsi più interessanti con il passare del tempo. La flessibilità è importante.

3)

Per determinare quanto spiegato al primo punto occorre reperire lo storico dei dividendi. Società che l’abbiano aumentato progressivamente negli anni sono quelle su cui investire. Alcune piattaforme di trading forniscono questo tipo di informazioni. Per quanto riguarda il mercato Usa una facile fonte di notizie è reperibile su Wikipedia (https://en.wikipedia.org/wiki/S%26P_500_Dividend_Aristocrats).

4)

Il tempo è il vero amico di chi vuole incassare dividendi. Bisogna saper restare fermi.

5)

La quotazione di acquisto lo è altrettanto. Ciò significa che se si inizia una strategia azionaria a “dividend yield” la si deve avviare su debolezze accentuate del mercato e del singolo titolo ma non solo di quest’ultimo, perché in tal caso si determinerebbe una situazione fuorviante.

6)

Importante valutare naturalmente il rapporto prezzo/utili, l’indebitamento e la posizione possibilmente di leadership nel settore di appartenenza della società su cui si investe.

7)

Le azioni Usa distribuiscono dividendi trimestralmente, il che implica maggiori commissioni nell’eventuale successivo riacquisto. Il gioco vale la candela solo se la solidità della corporate è elevata e gli importi lo giustificano.

8)

La prevalenza di azioni scelte deve essere imprescindibilmente nella valuta del Paese in cui si vive. In altre parole in euro per un italiano, sebbene una quota di titoli in dollari sia consigliabile, purché con il supporto di un conto nella stessa divisa, per eliminare gli spread di cambio. Oggi prendiamo comunque in considerazione solo titoli in €.

9)

Utilizzare altri strumenti? Assolutamente sconvenienti i fondi, anche perché lo stacco dividendi comporta spesso oneri più o meno occulti. Assolutamente convenienti gli Etf a distribuzione, che sotto certi profili si rivelano quasi migliori di tante singole azioni.

10)

Uno dei maggiori pericoli per i dividendi sono i tassi di interesse in crescita. Attualmente il rischio è debolissimo ma, se in futuro si manifestasse, occhio a traslare parte dell’azionario sull’obbligazionario, mantenendo però i titoli meno penalizzati da un aumento dell’inflazione e quindi del costo del denaro. Come parametrare lo switch? Considerando il rendimento del decennale Usa e per esempio dell’abbinata Italia-Germania. Se salisse e superasse il “dividend yield” del vostro portafoglio azionario sarebbe il caso di prevedere dei trasferimenti da un comparto all’altro. Non si dimentichi tuttavia che in certe situazioni l’azionario incrementa la propria redditività in presenza di inflazione. Un rapporto 50-50% bond-azioni è quindi il minimo cui scendere.

11)

Dal portafoglio dei titoli vanno assolutamente esclusi istituti bancari e mondo finanziario, i cui rendimenti mutano in funzione di troppe variabili. Intesa Sanpaolo o Unicredit pagano tanto? Prendetele in considerazione per altre strategie ma non per un piano di investimento “dividend yield” di lunghissimo periodo.

12)

Evitare inoltre società i cui business non sono guidati dal mercato ma da organismi regolatori dei prezzi.

13)

Il tipo di attività è importante, anzi decisivo. Meglio puntare su quelli più stabili e soprattutto in settori nei quali la domanda è in crescita.

14)

Più alto è il ritorno sul capitale e maggiore l’incremento del valore reinvestendo i profitti riscossi nella stessa azienda e quindi azione, fatto salvo tutto quanto detto prima.

15)

Può capitare di dover uscire di scena cioè di vendere le azioni su cui si è puntato. Si faccia senza esitazione di fronte a notizie che modifichino il quadro delle motivazioni di scelta.

Dieci big (fra le tante) da sorvegliare per strategie di lungo termine

Azione

Settore/Paese

Yield attuale

Target per il primo ”buy”

Klepierre

Immobiliare / F

7,2%

26,5 €

Endesa

Energia / E

6,2%

17,2 €

Eni

Petrolifero / I

5,8%

12,2 €

Royal Dutch Shell

Petrolifero / NL

5,8%

24,9 €

Repsol

Petrolifero / E

5,8%

10,4 €

Axa

Assicurativo / F

5,7%

18,5 €

Total

Petrolifero / F

5,3%

42,6 €

Ass. Generali

Assicurativo / I

5,3%

13,8 €

Allianz

Assicurativo / D

4,2%

171,2 €

Sanofi

Farmaceutico / F

4,1%

67,4 €

In sintesi – Qualcuno potrebbe chiederci: perché sborsare la doppia imposizione fiscale sui dividendi esteri quando un portafoglio tutto italiano lo eviterebbe? Se si punta a creare reddito bisogna diversificare il più possibile ed eludere gli inevitabili rischi del proprio Paese. Ciò varrebbe anche per un francese o per uno spagnolo. Considerando che chi ci legge ha probabilmente nel 99% dei casi un lavoro o una pensione o un’attività in Italia e possiede altri asset nella Penisola quella della differenziazione risulta una regola d’oro. Così come l’utilizzo prevalente (nel portafoglio indicato è esclusivo) della valuta di riferimento. Un consiglio ancora: le quotazioni target designate per il primo posizionamento sono molto più basse rispetto alle attuali. Chi punta a massimizzare il rendimento deve avere dei traguardi di prezzo ben precisi, raggiungibili nell’arco di 12-24 mesi. Infine i “dividend yield”: in presenza di correzioni dei mercati salirebbero e di molto. L’unico obiettivo è questo. Gli altri contano poco, salvo uno: la sostenibilità del business di riferimento è persino più convincente.

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