Previsioni di Borsa con le Onde di Elliott e Fibonacci


Previsioni di Borsa con le Onde di Elliott e Fibonacci  

Piano Bar : Focus Europa_Agosto 2019

Focus Europa è un’estensione periodica della rubrica Piano Bar di Virginio Frigieri volta ad offrire una panoramica sull'Europa, che normalmente non viene trattata negli appuntamenti settimanali. 

Linea di fondo

Mentre ci avviciniamo ad un autunno denso di nubi nere, proviamo a mettere a fuoco le molte problematiche sul tavolo. Uno dei temi più affidabili durante il periodo formazione di un topping sui mercati azionari è lo stretto parallelismo con gli accadimenti politici che precedono i picchi di umore sociale e, andando a vedere, sono molti i politici che in passato hanno raggiunto il successo elettorale e gli incarichi di governo durante  le ondate di ottimismo salvo ritrovarsi poi con crolli verticali di fiducia appena muri di crescente pessimismo sono emersi. E 'successo ad Alexis Tsipras in Grecia, il "beniamino dei media internazionali all'inizio del 2015" (Financial Post, 7/25/19) che ha appena visto sconfitto il suo partito Syriza nelle ultime elezioni del mese scorso il 7 luglio. E' successo anche a Emmanuel Macron che dopo la sua elezione a maggio del 2017, veniva mostrato sulla copertina di The Economist camminare sull’acqua e appena una anno e mezzo dopo (come avevamo previsto a suo tempo) si è trovato coi consensi crollati al 23% (minimo storico) ed ora galleggia attorno ad un 32%. E’ successo questa settimana a Salvini in Italia che molti consideravano il leader di fatto del paese e che ora, a causa delle continue recriminazione reciproche con l’alleato di governo che in parlamento pesa comunque molto di più, dovrà accontentarsi di tornare all’opposizione almeno fino a quando non ci saranno nuove elezioni politiche. Il principio alla base di ciascuno di questi esempi è sempre lo stesso: quando l'ottimismo del mercato dei tori si imbatte in realtà del mercato degli orsi, gli elettori si rivoltano contro i loro leader a prescindere dalle loro politiche! E se consideriamo che il nuovo primo ministro Boris Johnson si è legato ancora di più a promesse realizzabili solo in presenza di mercati rialzisti, la sua caduta dallo stato di grazia, dovrebbe essere ancora più drammatica!!. Nel suo primo discorso davanti al Parlamento, Johnson ha infatti affermato che la Gran Bretagna è all'apice di una "nuova età dell'oro", che vedrà la nazione introdurre nuovi sistemi ad alta velocità, nuove ferrovie, reti 5G ad altissima velocità, produrre aerei elettrici, guidare il mondo nella tecnologia delle batterie, costruire una serie di nuovi centri di bioscienza, lanciare una "galassia di satelliti” e sviluppare culture resistenti alla luce del sole che nutrano il mondo". Secondo Johnson, il Regno Unito riuscirà anche ad aggiungere 20.000 poliziotti, proteggere le zone di pesca, ridurre le dimensioni delle classi scolastiche, tagliare le tasse, fornire case a prezzi accessibili, migliorare l’assistenza agli anziani e ridurre le emissioni di carbonio e di anidride carbonica. Con il tempo, aggiunge Johnson, il Regno Unito si impegna a diventare "il più bel posto sulla Terra.... pulito, verde, prospero, unito, fiducioso e ambizioso"!!  (N.d.a … Sti ca..i!!!). Ma se da un lato non possiamo che plaudire alla sua visione, il problema per Johnson è che il grafico sottostante che riporta ottan’anni di FTSE All-share Index racconta un’altra verità e se è così allora Johnson si sta andando a sedere sulla bocca del vulcano un attimo prima dell’eruzione.

Nonostante il suggerimento di AP News secondo cui Johnson "aspira ad essere un moderno Winston Churchill", il suo tempo in carica dovrebbe assomigliare maggiormente alle amministrazioni di Edward Heath (1970-74), James Callaghan (1976-79), o Gordon Brown (2007-2010), tre dei ministri più disprezzati della Gran Bretagna, ognuno dei quali ha anche combattuto invano contro una tendenza negativa. Gordon Brown, infatti, è entrato in carica nel giugno 2007, appena un mese prima del precedente grande picco dell'indice FTSE 100. Dopo aver cavalcato  l'intero mercato britannico degli orsi precedenti, Brown ha lasciato l’incarico a maggio del 2010 , anno in cui il partito laburista ha subito la sua peggiore sconfitta elettorale dal 1931. Anni dopo, un sondaggio dell'Università di Londra ha rilevato che Brown è il primo ministro meno riuscito della Gran Bretagna nel secondo dopoguerra, quindi bisogna drizzare le antenne e stare all’erta, perchè le conseguenze politiche di un declino dell'umore di ampio grado, sono reali e tangibili e le agende politiche non tarderanno ad inclinarsi verso le ideologie del mercato orso. La probabile uscita senza intese dall’Unione Europea entro il 31 ottobre prossimo, potrebbe già essere il detonatore per una serie di problemi che potrebbero rompere la premiership di Johnson. Allo stesso modo Johnson sta cercando di riscrivere le leggi britanniche sull’immigrazione immaginando un sistema a punti simil-Australia, ma il fattore critico da focalizzare è questo: a prescindere dal fatto che ora sia popolare o meno, gli elettori rivaluteranno e ripeseranno presto tutti gli obiettivi di Johnson in una nuova luce dominata da uno stato d’animo negativo e pertanto il suo successo o insuccesso percepito, dipenderà dall’allineamento degli obiettivi politici con il pessimismo che germoglierà e si determinerà presto come molti altri hanno scoperto a proprie spese prima di lui. Il parallelo storico più vicino è in realtà l'onda di Supercycle (II), iniziata nel 1972 e terminata nel 1974. Quel mercato dell'orso era abbastanza grande da sporcare le presunzioni di due ex primi ministri. Il prossimo mercato sarà l'onda c dell'onda (IV) di Supercycle (un grado equivalente che  potrebbe anche distruggere l'eredità politica di Johnson e l'eredità di almeno uno o due politici che gli succederanno.

I mercati azionari

I mercati azionari europei si stanno trascinando lentamente verso la fine dell'estate, mostrando un quadro tecnico a dir poco disarmante alla faccia di quelli che vi raccontano che nel lungo periodo le borse guadagnano sempre.. L’indice delle Blue Chip europee EuroStoxx50 dai massimi del 2000, ai minimi del 2009 ha perso quasi il 70% arrestando la caduta poco sopra i 1.500 punti. Nonostante una bella galoppata da quel minimo fino alla primavera del 2015 quando ha rimesso la testa sopra 3.500 punti, oggi si barcamena a ridosso dei 3.000 punti ancora sotto di oltre il 40% dai massimi storici.

Se poi facciamo una carrellata dei principali indici europei la situazione non migliora affatto.

Su otto indici esaminati  solo il DAX dai massimi del 2000 a gennaio del 2018 è riuscito a guadagnare un 67% che in vent’anni non si può comunque definire una performance da fuochi d’artificio. Ma quel che è peggio è che da allora ad oggi in poco più di un anno e mezzo circa un terzo di quell’unica performance positiva, si è ridotta di circa un terzo e così oggi il DAX mantiene un guadagno di poco sopra al 43%. Sotto vediamo la Svizzera col suo Swiss Market Index che il massimo storico l’aveva fatto nel ‘98 (per cui sono già passati oltre ventuno anni) e da quel massimo a giugno di quest’anno  ha performato meno del 19% che si riduce a un 15% se misuriamo fino ad oggi.  Al terzo posto si classifica il FTSE100 inglese che dal top del 2000 a maggio del 2018 mette a segno un guadagno del 13,71% che si riduce a un 2,52% se misurato ad oggi (e sai che gioia!)... in quarta posizione il CAC40 che dai massimi del 2000 ad oggi perde solo (si fa per dire, il 18,54%)  e infine seguono le Waterloo di Spagna, Italia, Portogallo e Grecia che rispetto ai loro massimo storici (la Spagna è l’unica ad averlo registrato nel 2007 anziché nel 2000) perdono rispettivamente il 44,4%, il 56,9%, il 66,8% e l’85%.


Per inciso faccio notare che i famosi Bazooka della FED e della BCE non hanno risolto nessun problema, visto che tra un po’ dovranno tirarli fuori di nuovo, con la differenza che perlomeno negli USA l’economia cresce (o perlomeno è cresciuta fino ad oggi) , mentre nel vecchio continente tutto ristagna con qualche eccezione qua è là a macchia di leopardo.

Psicologia degli investitori

Un altro fattore che ultimamente gli analisti tendono ad ignorare, oltre all’andamento degli indici azionari, riguarda il gap che va ampliandosi tra le aspettative aziendali di aziende importanti  e la realtà finanziaria. Lo scorso 8 luglio BASF, la società tedesca che è la più grande azienda chimica del mondo, che è coinvolta in un ventaglio di attività che spaziano in ogni dove, dalla chimica tradizionale, alla produzione di plastiche per la protezione delle colture, dalla tecnologia per le batterie delle future auto elettriche, all’esplorazione per la ricerca di giacimenti di petrolio e gas naturale e molto altro, ha annunciato un calo del 30% degli utili operativi annui rettificati con il conseguente declassamento dei rating da parte di quasi tutte le banche d’investimento. I contraccolpi sulle borse (in primis le europee) non si sono fatti attendere anche perché  BASF fornisce prodotti a migliaia di produttori in tutto il mondo, dal settore dell’auto ai prodotti di consumo, per finire a componenti per i computer. Il titolo che verso la fine di aprile quotava ancora poco sotto i 75 euro nel frattempo è sceso a 55. Nonostante tutto questo, se si leggono i commenti di vari analisti durante quei giorni, non denotano particolari preoccupazioni né tanto meno allarmismo. Su Reuters del 9 luglio un analista dell’HSBC dichiara: “I profitti sono collassati ma non  è  nemmeno una recessione”. Il giorno prima, l’8 luglio Bloomberg scriveva, riferendosi agli effetti ribassisti su altri settori collegati: “gli investitori hanno messo in discussione le prospettive di un calo degli utili per altri settori nella prossima stagione”. E ancora lo stesso giorno “il calo previsto degli utili è principalmente causato dai conflitti commerciali”. Reuters l’8 luglio: “gli investitori si  aspettano un miglioramento della guerra commerciale che avrà un grande impatto su BASF, considerata la sua grande esposizione internazionale”…. Wall Street Journal sempre l’8 luglio: “BASF risente del continuo rallentamento nel mercato dell’automobile, in particolare in Cina, dove la produzione è scesa del 13% nei primi sei mesi dell’anno”… Insomma alla fine della fiera.. tutto va bene madama la marchesa…

Noi crediamo che alla fine, BASF si imbatterà sicuramente in questi fattori addotti da questi signori, ma, se ci si limita all’osservazione dei grafici e all’ABC dell’analisi tecnica le balle non reggono più. Come si può vedere nel grafico monthly sottostante il quadro tecnico aveva già iniziato a deteriorarsi oltre un anno fa, quando il prezzo delle azioni è arrivato a sfiorare i 100 euro. Quel massimo formava uno schema di inversione tecnica al ribasso noto come “doppio massimo” o “doppio top”. Le successive 5 ondate ribassiste che si sono sviluppate a partire da quel massimo, (ancora più chiare e nitide se si passa alla scala settimanale) hanno semplicemente confermato la validità di quel segnale.

Per altro BASF è solo l’ultima azienda che resta vittima del cambiamento di umore sociale e del deterioramento del quadro economico. L’industria automobilistica europea è dal 2012 che perde colpi. Si iniziò col fallimento della svedese Saab e si è arrivati al primo semestre di quest’anno con un calo globale di immatricolazioni a livello mondo del 6%. La sola Cina, che rappresenta il mercato automobilistico più grande del mondo, è scesa di oltre il doppio..   

Il grafico sopra, mostra l’andamento mensile delle immatricolazioni di auto in Europa che sono calate anche a giugno per l’11°mese consecutivo, che è la seconda contrazione negativa dopo quella del periodo 2011-2013 che era durata 18 mesi.

Ma l’ottimismo come dice la pubblicità è il sale della vita!... e alla fine nonostante questi dati negativi e inconfutabilmente ribassisti, nulla può rimuovere il demenziale radicato ottimismo! I dirigenti di BASF afferma Reuters “avevano assunto che le vendite di auto sarebbero aumentate!!” Questo stesso ottimismo, ormai abbiamo provato a spiegarvelo in tutte le salse, prevale in tutta Europa per esempio nell’industria siderurgica, impedendo in tal modo alle aziende di modificare le loro politiche commerciali per adattarsi alla realtà di una incombente recessione. La verità, però, sta diventando sempre più difficile da ignorare. Un analista di Oslo lo ha recentemente descritto in questo modo: “Due importanti industrie tedesche sono nei guai. Ora pensiamo che sarà difficile per l'ampia economia tedesca evitare una recessione.” In realtà, evitare la recessione sarà quasi impossibile a questo punto, perché le condizioni creditizie restrittive alla fine lo faranno diventare una contrazione del credito a tutti gli effetti. L’arrancante mercato automobilistico Europeo, suggerisce con forza che i motori economici del continente stanno per spegnersi completamente.

Il gioco delle colpe nei mercati orso

La recriminazione è una ripercussione abbastanza facile da osservare durante una tendenza negativa dell'umore. Con la caduta dei mercati azionari e a seguire dell'economia, i leader aziendali che in precedenza avevano cavalcato verso la stima pubblica sulle ondate di ottimismo, si trovano ben presto ad affrontare una crescente indignazione pubblica. Il 10 luglio, il ministro dell’energia di Macron si è dovuto dimettere dopo che un media online ha pubblicato delle foto di suntuose cene a base di aragoste giganti, champagne e bottiglie di Chateau Cheval Blanc da 550$  finanziate dai contribuenti.” (Bloomberg, 7/10/19)

A Berlino, dove solo un 15% delle abitazioni è occupato dai proprietari, gli alti costi delle abitazioni offrono uno sbocco primario per l’economia locale. A giugno il governo di Berlino ha approvato un nuovo controverso piano per congelare gli aumenti degli affitti per i prossimi cinque anni. Ciò ha comportato questo titolo di Bloomberg: “I proprietari di immobili sono sotto attacco.” Il governo quando a gennaio la proposta diventerà legge la farà retrodatare a giugno di quest’anno per evitare che i proprietari aumentino gli affitti in anticipo. Come si vede nel prossimo grafico, il prezzo delle azioni di Deutsche Wohnen, un grande gruppo immobiliare tedesco, è diminuito del 25% dopo aver siglato il suo massimo storico a Marzo di quest’anno, mentre Grand City Properties, un gruppo immobiliare con sede in Lussemburgo con esposizione a Berlino, è in calo del 9% circa. Quindi, mentre gli affittuari possono essere ottimisti, gli investitori sembrano aver già espresso il loro verdetto ribassista per i proprietari di tali immobili in affitto.

Poi c’è la Deutsche Bank considerata oggi dai critici come il manifesto più attuale della malversazione aziendale. Quando all’inizio di luglio Deutsche Bank ha presentato il suo piano di ristrutturazione da 5 miliardi, i media hanno posto l’accento su un articolo particolare che ha colpito molto l’opinione pubblica. Non si trattava di una storia sulla chiusura della banca o la sospensione dei dividendi. Né era una storia che spiegasse come Deutsche Bank riuscirà a tagliare 18.000 dipendenti (il più grande licenziamento di massa del settore bancario dai tempi del crollo di Lehman. (Zerohedge.com, 9/7/2019). La storia che ha suscitato maggior clamore è raffigurata dalla foto sottostante che sembrava mostrare due dipendenti di D.B licenziati che trasportano i loro effetti personali fuori dalla banca..

Il titolo sopra è uscito sulla rivista Forbes.

Dov’è il problema?. Il problema è che in breve si è scoperto che i due personaggi fotografati non sono dipendenti licenziati, ma al contrario due sarti di “fascia alta”, che hanno appena lasciato l’ufficio di Londra della banca, dopo aver sistemato diversi amministratori delegati con abiti su misura da 1.500 sterline! (N.d.a: che mentre ti appresti a tagliare 18.000 teste non è il massimo!)

La gaffe ha forzato quindi Christian Sewing, amministratore delegato di D.B, ad una rara scusa pubblica,  definendo questi comportamenti “irriverenti e in nessun modo in linea coi nostri valori”. Le richieste di perdono, tuttavia non possono competere con il crescente aumento di umore sociale negativo!. Quindi Forbes ha continuato … dettagliando almeno una dozzina di indiscrezioni sul passato di D.B a partire dal lontano 1933, quando la banca "licenziò i suoi tre membri del consiglio di amministrazione, ebrei ... a quando sequestrò aziende di proprietà ebraica, a quando finanziò la Gestapo e prestò i soldi per costruire il campo di concentramento di Auschwitz” (Forbes, 12/07/19).  Forbes ha poi messo insieme altri 10 errori della banca, terminando con il presunto ruolo di Deutsche nello scandalo bancario 1MDB, (Malesia) che è attualmente sotto indagine del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti. “[Deutsche Bank] si è impegnata con arroganza e impunemente in un'attività odiosa dopo l'altra", afferma Forbes. Il New York Times, nel frattempo, ha collegato Deutsche Bank a Jeffrey Epstein, il miliardario manager ex gestore di hedge fund che le autorità hanno arrestato a Luglio con accuse federali di traffico sessuale di minori in Florida e a New York.

Io, riporto quello che scrivono i citati giornali , ma non ho, ovviamente, nessuna specifica conoscenza sulle pratiche della banca siano esse di oggi o di novant’anni fa; mi limito però ad osservare che quando giornali di quella caratura si sentono costretti a scavare nel passato di una banca fino a risalire ai punti più bassi del secolo scorso e ai suoi rapporti col regime nazista, le probabilità che un cambiamento di tendenza di grado molto elevato sia in corso, sono elevatissime!.

Il mercato del Credito

Il 4 luglio, la multinazionale francese Schneider Electric, componente dell’Euro Stoxx 50, ha emesso un prestito obbligazionario da 200 milioni di euro per cinque anni con un valore negativo al tasso di interesse pari a -0,043%. Una settimana prima, era stata la tedesca Landesbank Hessen-Thueringen Girozentrale, a vendere un'obbligazione coperta a cinque anni ad una tasso negativo di -0,227%. Così nel bizzarro mondo di oggi dei tassi d'interesse negativi, gli investitori non solo pagano governi sovrani, ma anche pubblici e privati per il privilegio di prestare a loro, il proprio denaro. :-((  !?!

Il termine bizzarro forse non è neppure appropriato  per descrivere questo comportamento folle degli investitori, che sta diventando “comune e normale” sui mercati creditizi europei. In Svizzera, ormai non c’è un’obbligazione dei tre mesi fino alle scadenze a 50 anni che sfoggi un rendimento positivo, e sulla stessa strada stanno finendo anche Danimarca e Svezia. Abbiamo già affrontato questo problema, ma è impossibile non tornarci sopra. C’è una miscela tossica di disperazione e compiacimento dietro la disponibilità degli investitori a detenere questi titoli. "Non c'è scelta". dice il direttore di una società di consulenza europea. (Bloomberg, 7/16/19) Se guardiamo la cosa dal lato della disperazione dell'equazione, c’è la sensazione che un investitore potrebbe anche comprare questo debito, perché non esistono altre opzioni. Ma il lato della compiacenza è altrettanto importante.

Secondo Bloomberg, a luglio sono 14 i rottami denominati in euro (titoli obbligazionari negoziati con un rendimento negativo). Allo stesso tempo tempo, l'indice che misura il rendimento medio nel tempo,dei junk-bond sul mercato europeo (ICE BofAML Euro High Yield Index - è sceso dal 4,9% all'inizio del periodo di riferimento al 2,83% del mese scorso. Allo stesso modo, gli spread tra “debito investment-grade” e “debito ad alto rendimento” in euro sono scesi da 168 punti base all'inizio dell'anno (Gennaio 2019) a 105 punti base in luglio. In altre parole, la compiacenza sta spingendo gli investitori in obbligazioni negli angoli più rischiosi del mercato del credito dove le aziende sono molto più inclini a fallire. Queste sono versioni della strategia TINA (There Is No Alternative), la stessa che compare di volta in volta sui mercati azionari. Anche in questo caso, gli investitori giustificano l'acquisto di titoli sopravvalutati, perché non possono trovare alternative che offrano rendimenti migliori. Ma questo stato emotivo è volubile e  la prossima grande inversione di tendenza catapulterà gli investitori lontano dalle azioni e dalle obbligazioni che mostrano anche il minimo accenno di rischio. Questo produrrà un crollo vertiginoso dei prezzi delle obbligazioni esistenti e di pari passo un aumento dei tassi di interesse per le nuove obbligazioni. Ora per restare in casa Lombard, io leggo sempre e stimo molto Lorenzo Raffo che da ottimo segugio non perde occasione per stanare obbligazioni che presentano ancora un po’ di rendimento, tuttavia non vorrei che sfuggisse ai lettori, l’altro aspetto: nessuno  vi obbliga a investire i vostri risparmi!  e fino a prova contraria c’è sempre una sana alternativa al rischio di fare la fine dei tanti che abbiamo già visto in questi anni a picchiare pentole e coperchi in piazza. Signori i vostri soldi potete anche goderveli ! ...e spenderli ad  esempio per il piacere vostro e della vostra famiglia, piuttosto di prestarli a degli sconosciuti, per di più a rischio di insolvenza!!. Ci sono stagioni in cui si può anche stare liquidi alla finestra oppure, persa per persa, ricorrere alla cara vecchia damigiana o al materasso... Meditate ragazzi, meditate!

Deflazione

La morsa della deflazione sull'economia si è intensificata nel corso degli ultimi anni. Con il crollo della domanda di auto europee, anche il settore degli autotrasporti del continente si sta allontanando dalla strada. A maggio, la gestione dei trasporti su Transporeon, una piattaforma in Cloud che ottimizza la rete dei trasporti riducendo il numero dei camion che viaggiano vuoti e le emissioni di CO2 ha registrato un aumento in volumi del 15% rispetto al primo trimestre del 2018. Se in sè e dal punto di vista ecologico la cosa potrebbe sembrare positiva, in realtà la necessità nasce per una questione di sopravvivenza determinata dal fatto che il trasporto delle merci in Europa sta rallentando di pari passo con la diminuzione della domanda dei consumatori e il trasporto merci in Europa, per la prima volta in molti anni, presenta una capacità superiore alla domanda come ha confermato anche Davies Turner Group, una società di gestione logistica con sede nel Regno Unito. E non è solo l’autotrasporto di merci a soffrire. A giugno gli ordini di fabbrica in Germania sono scesi del 2,2%; questo impatta anche sulla domanda di trasporto merci aereo…e una ciliegia tira l’altra è un effetto domino che inizia ora… altro che uscita dal tunnel!.  

Nei report sul Cass Freight Index si segnala che il calo dei volumi del trasporto aereo di merci è ancora più allarmante nella regione Asia-Pacifico. I volumi in entrata continuano a contrarsi in due degli aeroporti più trafficati della regione, Hong Kong e Incheon, mentre a Shanghai i volumi sono letteralmente crollati e la società ha pubblicato questo avvertimento nel suo rapporto di giugno 2019: "Siamo preoccupati per il grave declino del volumi di trasporto aereo internazionale (soprattutto in Asia) e il calo in corso nei volumi ferroviari, in particolare in auto e materiali da costruzione."

Anche negli Stati Uniti, il volume delle merci è in calo nonostante la recente spinta dell’S&P500  verso nuovi massimi storici. Elliott Wave International ha pubblicato questo mese il grafico di questo indice che tiene conto di tutto il trasporto merci, (terra, cielo e mare)  che dopo aver toccato i massimi nella primavera del 2018, si è inabissato fino a perdere il 5,3% solo in giugno.

Si passa così da un segnale di un potenziale rallentamento ad una segnalazione di effettiva contrazione economica. Contrazione che alla fine, se il modello delle onde si rivelerà corretto, si trasformerà in una recessione bella e buona con una  depressione peggiore del ’29.

alla prossima

Note:

La Bibbia delle Onde di Elliott è a questo link:

http://www.tradinglibrary.it/scheda-libro/frost-a-j-prechter-robert-r-jr/la-teoria-delle-onde-di-elliott-9788888253213-135907.html

La nomenclatura dei vari gradi d’onda è riportata sotto: le onde “cerchiate” della nomenclatura originale di Elliott sono rappresentate per una questione di praticità racchiuse tra parentesi quadre.

Un commento

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I commenti dei lettori

Un commento

  • Marco P.
    30 Ago 2019

    Egregio signor Frigeri,
    oggi mi sono ri-abbonato al Lombard e come prima cosa ho guardatoil suo articoolo. Le confesso che dei suoi articoli leggevo, per vari motivi, solo le sue osservazioni sui metalli preziosi, non presenti in questo suoultimo intervento.
    Comunque, oggi ho letto le sue considerazioni sulle performance degli indici azionari negli ultimi 20 anni.
    La cosa è triste e scoraggiante, a fronte della litania sugli investimenti di lungo periodo, magari sempresu una stessa azione. Ma, mi perdoni se qualcosa - magari mi sfugge - ma lei non ha considerato i dividendi che ogni anno vengono distribuiti. Se prende certe società svizzere (dico svizzere, perché è il mercato che seguo di più) che distribuiscono dividendi fino all'8% ogni anno, mi sembra che le performance che lei fornisce andrebbero drasticamente riviste. O sbaglio?

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