Mercato obbligazionario: la FED non convince il mercato


A guardare i grafici non parrebbe vero. La politica monetaria della FED rimane assolutamente accomodante ma i Treasury crollano e vedono crescere i rendimenti. Quali le possibili spiegazioni di questa apparente anomalia? Cerchiamo di capire perché questo sta accadendo.

Ieri si è tenuto il board della FED, e come da attese, la Banca Centrale USA non ha alzato i tassi d’interesse e non ha ridimensionato il piano di acquisti di assets dai 120 Mld di dollari al mese attuali. Per stessa voce di Powell, “Non è il momento di parlare di riduzione del bilancio”, come ha affermato in conferenza stampa. Non di meno, in base alle proiezioni dei “dot plots”, non dovrebbe esserci nessun rialzo dei tassi da qui a tutto il 2023.

Però, all’interno del board pare siano saliti da 5 a 7 il numero di membri che si attendono che il rialzo possa avvenire prima. Naturale che Powell abbia rassicurato in merito al fatto che si tratta della visione di una minoranza del board. Quindi, il governatore ha proprio a cuore far sì che i mercati credano al proseguimento di una politica monetaria espansiva, sino al 2024.  

Aggiungiamo che l’inflazione negli USA è attesa al 2,4% quest’anno e al 2% l’anno prossimo, con un tasso di crescita del PIL americano a +6,5% e +4,2% nel biennio considerato. Non male, per nulla.

Eppure, appena nelle ore precedenti alla riunione della FED, i rendimenti dei Treasuries erano saliti ai massimi da oltre un anno, per trovare un momento di pausa durante e dopo la conferenza stampa. Una tregua, tuttavia, di poche ore, visto che già mentre scriviamo queste righe la caduta dei prezzi e la salita dei rendimenti è ripresa ben vigorosa, con il decennale USA che perde lo 0,70% poco sopra quota 131 per un rendimento in area 1,72% rispetto all’1,64% di ieri, mentre la scadenza a 30 anni è salita al 2,51% dal 2,43%.

Per provare a spiegare questa strana dinamica dobbiamo fare un passo indietro, e andare a quando la FED annunciò che avrebbe tollerato un tasso di inflazione superiore al target del 2% per un certo periodo. Ora, alla luce di quanto spiegato da Powell ieri, la FED ha confermato questa impostazione, al fine di compensare la fase in cui il target è stato mancato al ribasso.

Tradotto in soldoni, l’inflazione nei prossimi mesi e forse anni accelererà il passo e divorerà il potere di acquisto del capitale in misura superiore a quanto avvenuto nella fase pre-pandemica. Però questa dinamica inflattiva non sarà accompagnata da un rialzo del costo del denaro, per cui i mercati “si portano avanti”, richiedendo rendimenti maggiori per acquistare Treasury.

Non va poi dimenticato che i Treasury conservano sempre la loro natura di “bene rifugio”, ma con il netto miglioramento atteso dell’economia USA gli investitori li vendono per avere liquidità da investire su titoli più rischiosi e potenzialmente più remunerativi.

Ultimo tassello, l’importante rialzo dei rendimenti americani osservato soprattutto a partire da fine 2020 sta contenendo il cambio EUR/USD, ora nuovamente rientrato sotto area 1,20. Tutto questo mentre gran parte delle curve governative nell’Eurozona offrono rendimenti negativi e mentre la BCE si sta dimostrando ancora più “dovish” della FED, tenendo i tassi azzerati e addirittura negativi sui depositi overnight, continuando ad acquistare bond sia tramite il QE sia tramite il piano legato alla pandemia, il c.d. PEPP.

Analisi ZC-Yield Curve
La lettura della ZC-Yield Curve mostra una certa stabilità dei rendimenti sul tratto a medio, mentre prosegue ad allargare sul tratto a lunga, rispetto alla scorsa analisi. E’ quindi decisamente confermato il cambio di rotta sul mercato del reddito fisso, nonostante le Banche Centrali rimangano particolarmente accomodanti in termini di politica monetaria. Il rendimento della scadenza a 10 anni rimane pressocché stabile in area 0,06% mentre la scadenza trentennale sale allo 0,48% dal precedente 0,40%. Solo tre mesi fa eravamo al -0,02% di rendimento su questa scadenza. Confermato anche il cambio della forma della curva, con la parte a breve e medio sempre inclinata circa a 45° e molto piatta sulle scadenze lunghe. La curva evidenzia ora un massimo di rendimento sulle scadenze 2043-2046, in crescita rispetto alla scorsa rilevazione e ora appena di un soffio sotto area 0,50% rispetto allo 0,40% della precedente analisi e rispetto allo 0,05% di due mesi fa. Lieve salita per i tassi forward su Euribor 6 mesi, con il tratto a lunga che va ora in area 1,02%, mentre è stabile il tratto a breve che conferma l’inclinazione positiva ormai diretto a -0,40% di rendimento, lontano da area -0,60%/-0,50% osservata per moltissimi mesi addietro.

Analisi Integrata Trendycator
Osservando – a livello di analisi integrata – le curve dei rendimenti dei principali benchmark decennali, è ormai chiaro che siamo entrati in una nuova fase per il mercato obbligazionario, per cui possiamo dire col senno del poi che anche in questo caso il modello Trendycator ci aveva visto giusto già da tempo. Sull’area UK prosegue la salita dei rendimenti, ora diretti speditamente a 0,80% rispetto al precedente 0,60% e con Trendycator confermato su LONG. Un po’ più pacata la salita dei rendimenti tedeschi, che provano a stabilizzarsi contraendosi un po’ rispetto alla scorsa analisi; il BUND, infatti, ora viaggia intorno ad area -0,34% di rendimento e modello Trendycator ancora in stato NEUTRAL. Più stabili i rendimenti del nostro Btp, che evidentemente beneficiano ancora dell’effetto Draghi e stanno ritracciando un po’ con il decennale che si è portato in area 0,62% rispetto al precedente 0,80%; modello Trendycator che rimane SHORT ed evidenza di END-BOTTOM confermata. Come visto nell’articolo, spiccano il volo i rendimenti dell’area USA con il Treasury decennale che schizza addirittura oltre l’1,60% con Trendycator ormai consolidato su LONG.

Bond Governativi Mndo Weekly Ranking
Analisi sotto forma di ranking dei bond governativi mondiali con qualunque rating. In alcuni casi, per alcuni emittenti o per alcune valute, il rapporto rischio/rendimento di questi bond può essere anche piuttosto speculativo. Il ranking considera i bond benchmark decennali in tutte le valute di emissione.

Manteniamo il focus sul dollaro USA, anche alla luce della riunione della FED e delle dinamiche combinate con i Treasury. Il cambio EUR/USD è abbastanza velocemente tornato sotto area 1,20 che – come abbiamo visto nelle scorse analisi – è stato livello interessato da diversi test di pullback dopo la rottura rialzista di fine 2020 che ha spinto il cambio sino in area 1,24.

Il modello Trendycator rimane impostato sul LONG, ma è sempre più probabile che se la pressione sull’euro dovesse proseguire il cambio a NEUTRAL non tardi ad arrivare. E questo sarebbe un segnale importante in ottica di investimento in asset in dollari, perché il rischio cambio andrebbe a nostro favore.

Come abbiamo osservato nella scorsa analisi, il valore di 1,20 era – e per ora resta – lo spartiacque da tenere d’occhio per discriminare tra forza o debolezza della valuta USA. La scorsa settimana si è toccato un minimo poco sopra 1,18 su cui si è assistito ad una reazione.

Anche questo è un livello importante, poiché è molto probabile che la rottura al ribasso porti una veloce accelerazione che farebbe anche cambiare lo stato del modello Trendycator, il quale fornirebbe il primo segnale di possibile inversione