Siamo giunti all’ennesima settimana in cui i mercati finanziari sembrano dipendere esclusivamente da un filo sottile, quello teso tra le dichiarazioni diplomatiche e le escalation sul campo. Viviamo in un’era in cui la notizia e l’emotività tentano di dettare legge sui nostri monitor.
Eppure, se osserviamo la struttura dei listini azionari da quando la tregua sul fronte bellico è rimasta immutata – per quanto fragile e costellata di violazioni verbali – notiamo un andamento relativamente stabile. La geopolitica fa da sfondo, crea il rumore di sottofondo, ma il vero trading si nutre di qualcos’altro: il movimento in sé.
Mentre i media generalisti si affannano a spiegare ogni singolo tick degli indici con l’ultimo tweet di un leader politico, sotto la superficie si consumano dinamiche ben più interessanti per chi opera davvero. La guerra commerciale e quella militare hanno smesso di essere uno shock per diventare uno status quo, e in questo letargo dell’incertezza macro, la selezione dei singoli titoli diventa l’unica àncora di sopravvivenza per il trader attivo.
È qui che voglio porre l’attenzione su una pericolosa distorsione popolare: l’esaltazione acritica di strumenti come il Bitcoin. Non fraintendiamoci, non si vuole negare la potenza del movimento delle criptovalute, ma va ridimensionata la narrazione secondo cui Bitcoin rappresenti l’unico veicolo di guadagno straordinario della nostra epoca.
C’è un dato grafico che dovrebbe far riflettere. Dal 2020 a oggi, Bitcoin ha registrato un incremento percentuale formidabile, ma se andiamo a scavare, troviamo perle che l’investitore da bar e il pubblico social ignorano completamente.
Guardiamo, ad esempio, alla performance di Avis Budget Group (CAR) solo in un mese ha avuto un rialzo esplosivo dell’+8320% passando da 100 dollari a circa 800 per poi crollare, stramazzando al suolo dei 200 dollari questa settimana. Mettiamolo a confronto con l’incremento di Bitcoin, che pur rispettabile si attesta in un arco temporale più lungo, al +3114%.
Questo non è un confronto per stabilire quale strumento sia migliore, ma per dimostrare una verità lapalissiana per i trader professionisti: le situazioni di iper-rialzo accadono ovunque.
Chi opera sui mercati da una vita non è rimasto minimamente meravigliato dall’effetto Bitcoin, non per snobismo, ma per abitudine alla fisiologia del rischio. Ogni giorno, i professionisti hanno a che fare con titoli azionari che mettono a segno rialzi a tripla o quadrupla cifra. È la normalità della volatilità settoriale.
Il ragionamento che dobbiamo fissare nella mente di chi si avvicina al trading è il seguente: non esiste un asset magico. Esiste il movimento. I trader non stanno seduti ad aspettare che il Bitcoin faccia un breakout. Lavorano su qualsiasi strumento che respiri, che abbia volume e che possa offrire uno squilibrio tra domanda e offerta tale da generare un profilo di rischio/rendimento asimmetrico.
Non è un caso se ogni singola settimana ci regala nomi come Carvana, Nvidia, o appunto le azioni meno liquide come Avis Budget, capaci di bucare il cielo mentre gli indici dormono. Per tutto l’anno, centinaia di azioni sperimentano questi scoppi di volatilità. Il trader vero è un cacciatore di liquidità e volatilità, non un tifoso di un singolo simbolo.
Il lesson learned su CAR
Proprio questa settimana, il sottoscritto ha avuto a che fare operativamente con questa azione, CAR. E qui arriva la parte più importante dell’articolo, quella che separi i venditori di fumo dai trader reali: il risultato non è stato felice.
Sì, avete letto bene. Non sempre il trade sulla notizia esplosiva si trasforma in profitto. Il titolo ha avuto una reazione, io ero posizionato, ma il mercato ha fatto ciò che fa sempre: ha messo alla prova il mio risk management. In questi casi, l’unica ancora di salvezza è l’utilizzo maniacale di uno Stop Loss chiaro e preimpostato.
L’esperienza su CAR è stata archiviata con una perdita contenuta, ma ciò non la rende un fallimento, bensì un mattone aggiunto al nostro bacino di conoscenza. Perdere fa parte del gioco, l’importante è farlo alle nostre condizioni. Quell’operazione chiusa in stop loss non è una cicatrice, è una medaglia che certifica che non siamo saltati per aria come sarebbe accaduto a un trader sprovveduto senza controllo del rischio. Le lezioni, per chi fa trading, non finiranno e spesso si commetteranno di nuovo errori come quello che ho commesso io andando a toccare quello che sapevo essere un Pump and Dump, ma mi sono lasciato convincere dalla vocina interiore che mi diceva "dai... entriamo ed usciamo velocemente".
Siamo esseri umani, non siamo dei robot e non lo saremeo mai perchè siamo fatti anche di emozione!
La conclusione a cui dobbiamo giungere, noi che facciamo trading da una vita, è brutalmente chiara: non va lodato il Bitcoin, non va lodata l’azione CAR, ma va lodata la capacità di leggere il nastro e le candele. I movimenti sono ovunque. Se oggi il Bitcoin si lateralizza, ci sarà sempre una small cap, un titolo farmaceutico o un’azienda ciclica pronta a regalare un rialzo dell’8000% o un crollo verticale.
L’occhio del professionista non è meravigliato dall’effetto speciale, perché sa che dietro l’angolo, mentre il mondo parla di guerre e di criptovalute, c’è la prossima occasione. Basta saperla cercare, validare, e sapere a che prezzo dire “avevo torto”. Perché nel trading, l’unica verità che conta non è il telegiornale, ma il prezzo. E il nostro unico lavoro è gestire il rischio mentre tutto il resto del mondo urla.
Fabio Tanevini è un trader privato e potrebbe detenere gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi risultando così in conflitto di interesse con i lettori.
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