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BCE e FED al bivio ?


Vi stancherete di sentirmelo dire, ma le nostre disgrazie, tanto come cittadini quanto come investitori, nascono dal fatto che i decisori di quanto avviene sulle nostre teste sono dei politici e dei tecnici (o presunti tali) decisamente pessimi quando, invece, avremmo maledettamente bisogno di commerciali di spessore.

All'ultima riunione della BCE, Christine Lagarde si era lasciata scappare che la "BCE sarebbe pronta ad intervenire qualora gli shock energetici causati dal conflitto in Medio Oriente finiscano con il portare conseguenze più durature". Una frase che ritengo non esattamente paragonabile all'ormai celebre "Whatever it takes" con cui Mario Draghi si pronunciò a difesa della moneta unica europea. Mi spingo a dire che oggettivamente è una frase infelice, di circostanza sicuramente, ma comunque piuttosto scontata e vuota al tempo stesso, con un "retrogusto" di una logica di tempi passati. Già, perché l'equazione "all'aumentare dell'inflazione aumentiamo i tassi così da porre un freno ai consumi" forse ha fornito risposte più o meno valide in condizioni però ben diverse da quelle attuali.

Vero è che nell'area Euro l'IPC di aprile è salito al 3% (dal 2,6%) contro un core CPI sceso dal 2,3% al 2,2% (con i tassi ufficiali fermi al 2% da quasi un anno), mentre oggi negli USA il dato CPI dice 3,8% (contro il 3,3% precedente) con il core CPI al 2,8% dal 2,6% di marzo.

Ma il mondo cambia e i tempi cambiano ... e i mandati dovrebbero cambiare ! Perchè continuare a fare le medesime cose pensando che il "problema" inflattivo abbia un'unica soluzione è un po' come pensare di correre nel 2026 in F1 così come i piloti hanno fatto fino allo scorso anno. Personalmente non mi piace questa "nuova" F1 (nonostante gli ultimi correttivi), ma se per vincere occorre cambiare strategia ... o ci si adatta e ci si gratta la pera per trovare le soluzioni migliori per far sì che la macchina risulti sfruttata al meglio nel corso dell'intero giro oppure si chiude la griglia e si va a fare un'altro mestiere. Ecco: pensare che la risposta a rincari sia un quanto mai scontato rialzo dei tassi vuol dire rischiare di mandare l'Europa a partire non dall'ultimo posto, bensì direttamente dalla corsia box !! Posto di poter partire (o ripartire) e di non fare, invece, visto che si parlava di Formula 1, come la McLaren che al GP di Shanghai è stata costretta a guardare gli altri correre con entrambe le macchine in garage.

Analizziamo nei fatti la situazione: un aumento dei tassi, è stato già detto e scritto più volte negli ultimi tempi, non porta immediatamente dei benefici in termini inflattivi. Così come una discesa favoirisce un'immediata ripresa dell'economia da una situazione complicata. Occorrono diversi mesi per vedere gli esiti di un cambiamento del costo del denaro nella vita reale. Ma una cosa è certa: nella situazione in cui versa oggi il mondo manifatturiero europeo, un aumento dei tassi significherebbe tagliare le gambe a qualsiasi iniziativa legata a nuovi investimenti. Qualsiasi CEO inizierebbe a temporeggiare in attesa di veder tornare il costo del denaro più appetibile sapendo benissimo (la storia insegna !) che non si andrebbe incontro ad un solo incremento. Perché le banche centrali - anche questa è storia - sono sempre in anticipo sul ritardo: ora che si decidono a prendere una decisione è già tardi. Mestiere ingrato sicuramente, ma appunto per questo avremmo bisogno di commerciali con un'ottica di più lungo periodo e un po' più di iniziativa per cercare di fare il bene delle aziende per cui lavorano, ovvero il bene di paesi che di fatto dovrebbero essere più simili a delle imprese che non allo squallore di cui spesso siamo tristi ed inermi spettatori. Un aumento dei tassi sarebbe, in fin dei conti, l'ennesimo capitolo di un suicidio industriale che l'Europa sta compiendo da anni a questa parte e di cui anche questo più o meno significativo problema energetico altro non è che uno dei capitoli tragici che interessano la nostra storia contemporanea.

Purtroppo in questo "cul de sac" Lagarde e soci si sono messi da soli ! Con colpevole ritardo hanno iniziato ad abbassare i tassi nel 2024 ... e siccome si sono accorti che erano in ritardo hanno pensato di "compensare" facendone diversi più in fretta. Due punti in dodici mesi, francamente, a fronte di una situazione non bella ma neppure drammatica, ritengo sia stato un errore grossolano. Ancora una volta debbo ripetere che il tempo non si può comprare: quello perso è perso, e non c'è somma di denaro che possa riportare indietro le lancette. Un aumento dei tassi nelle condizioni attuali, certificherebbe a livello europeo, una più che probabile stagflazione da cui, in tutta franchezza, a livello imprenditoriale non vedo come si potrebbe scappare. Costi in aumento e crescita nulla certificherebbero una desertificazione industriale del continente in cui sopravviverebbero - appunto come oasi in un deserto - solo alcune piccole eccellenze e produzioni di nicchia (per non dire ingrate o di scarso interesse per altri). Ma i danni sarebbero enormi e nessuna retromarcia, per quanto repentina potesse poi essere innestata, sarebbe sufficiente per rimettere in carreggiata un treno che ormai da troppo tempo viaggia senza manutenzione su binari ormai insufficienti per reggere la velocità a cui si dovrebbe correre non tanto per non essere "sverniciati" implacabilmente dalla concorrenza mondiale, bensì per cercare di recuperarla e starle al passo. Sento spesso dire dire che l'unica via è "innovare", ma è davvero semplicistico anche solo pensarlo, sempre per la serie che con il portafoglio degli altri son bravi tutti a fare affari ! Innovazione ed investimento vanno a braccetto, ed innovare vuol dire rischiare, metterci soldi ... ma se la spesa non si è poi certi che valga la resa, ecco come un driver quale l'aumento del costo del denaro sancirebbe quasi certamente anche la fine di quella speranza.

Ma andiamo oltre ! Aumentare i tassi non riporterà in linea l'inflazione a quel 2% che tanto ci viene fatto credere come il Nirvana in cui, chi lo dice, vive di sicuro in un altro pianeta ... e probabilmente lì ha vissuto anche in tutti questi ultimi anni. L'inflazione, quella vera , la vedono tutti coloro che vanno al supermercato a fare la spesa. Io ci vado, conosco bene i costi di quello che acquisto. E vi do questa grande notizia: l'inflazione non solo non se n'è mai andata, ma non è nemmeno mai scesa al 2% !! Hanno voluto farlo credere, e forse hanno anche dovuto perché diversamente non avrebbero mai potuto ridurre i tassi dando così agio alle imprese per tornare velocemente a fare investimenti. D'altronde, un valore inflattivo a doppia cifra non è stato certo causato da un ordinario mismatch tra domanda e offerta, bensì da una situazione in cui il panico da pandemia ha fatto propendere per soluzioni che - mia personale valutazione da imprenditore - sono state semplicistiche e con la solita visione di breve periodo che i presunti politici e tecnici di quegli anni hanno confermato di avere. E oggi questi rincari originano ancora una volta da un'incapacità tanto politica quanto commercial-gestionale per non aver saputo prendere le decisioni più opportune per il bene dell'economia dei paesi europei, inseguendo miraggi verdi e sostenendo bandiere e personaggi improponibili a discapito degli onesti cittadini che lavorano e pagano le tasse, a discapito di quelle aziende che ancora credono di poter riuscire a fare la differenza grazie al proprio "know-how" e al proprio "savoir-faire". Non solo: un aumento dei tassi metterebbe un ulteriore macigno sui bilanci degli stati che già hanno le mani legate dai vincoli di bilancio (cosa che comunque ritengo giusta visto che per decenni si è sempre speso come se non ci fosse un domani per la qualunque) e che magari si troverebbero nella condizione disperata di chiedere ulteriori tasse per pagare le cedole, cosa che toglierebbe ulteriore potere di spesa ad imprese e cittadini.

L'inflazione sarà riportata nei ranghi solo a patto che a Bruxelles si smetta di credere agli ideali, si chiuda in un cassetto il libro dei sogni e si affrontino - una volta per tutte - i problemi senza la presunzione di essere quelli che i fatti continuano a dimostrare che non si è. Un colpo al cerchio e uno alla botte, forse in stile un po' democristiano del tempo che fu, dimostrandosi flessibili al bisogno e cercando di "salvare i cavoli del Signore e la capra del sindaco" come raccontava Guareschi in "Don Camillo e Peppone". Capisco che per molti possa sembrare un sogno quasi romantico, ma qui di romanticismo ne vedo ben poco: serve darsi da fare con senso pratico e pochi vezzi. Servono dei sì coraggiosi e dei no fermi e risoluti ... e forse anche qualche "vaffa" che tante volte forse "non serve, ma aiuta!". Va ripensato tutto ... perché tutto è cambiato e i paradigmi non sono più quelli di una volta. Se ci si ostinasse a non cambiare mentalità, purtroppo non vedo un futuro roseo a queste longitudini.

Alla FED invece, ancora ferma con tassi al 3,75% dal dicembre scorso, si mormora che, nonostante i dati di cui sopra siano poco simpatici, il nuovo governatore sia dell'idea di considerare quella che in gergo tecnico viene definita "trimmer inflation", ovvero un'altra visione da maledetti commerciali: tiro via gli eccessi ambo i lati e valuto la situazione. Del resto i latini ripetevano che "in medio stat virtus" !

Ma entrambe le banche centrali sono ad un bivio, BCE con l'ulteriore spada di Damocle di un cambio euro / dollaro che potrebbe risentire di scelte differenti. Visto che a questo punto di tagli non se ne può più parlare, se gli USA stanno fermi anche BCE deve rimanere al palo: diversamente altro che dazi trumpiani ! Certo è che se la crescita rallenta e l'inflazione "non molla l'osso" la FED ha le mani legate e probabilmente non può fare quello che il mercato spera.

In un contesto del genere, per non perdere il contatto con il mondo degli investimenti di cui ci si occupa su queste colonne, ciò che più mette in difficoltà il risparmiatore tradizionale è la scelta (un tempo comoda, ma comoda per davvero) di quale obbligazione scegliere. Non c'è più un'unica strategia perché non esiste più il portafoglio perfetto, perché nessuna obbligazione è più paragonabile ad un bancomat ovvero ad un conto deposito. Le certezze, se mai qualcuna ce n'è stata in questo mondo, ormai appartengono ad un passato che potrebbe anche non tornare più. Oggi bisogna districarsi fra bond indicizzati all'inflazione e strategie diverse: Ladder, Bullet e/o Barbell. Nessuna di queste forse vincente interamente da sola, nessuna comunque da intendersi come la panacea per tutti i mali. Le aspettative (e le pretese aggiungo io) di tassi che dovrebbero o potrebbero cambiare obbligano il povero risparmiatore a dover variare approccio al mercato obbligazionario non solo in funzione delle proprie esigenze ma anche e forse soprattutto per cercare di non rimanere incastrato in qualche scelta che strada facendo può rivelarsi tragicamente scomoda o brutale. Noi per fortuna abbiamo sempre un Lorenzo Raffo sul pezzo che ci indica pregi e difetti dei vari bond, ma anche quei consigli vanno poi riconsiderati al mutare delle condizioni al contorno. E bisogna scrollarsi di dosso quell'apatia che a volte prende il risparmiatore meno dinamico, perché ormai bisogna entrare nell'ottica che non sono solo le azioni e gli ETF che vanno comprati e venduti a seconda di come tira il vento, ma anche sul mercato obbligazionario bisogna mettersi ad operare comprando e vendendo in funzione del sentiment sui tassi che finisce con l'alterare prezzi e rendimenti in maniera molto più repentina di quanto sarebbe lecito aspettarsi in un settore in cui i movimenti sono sempre stati caratterizzati da una moderata se non scarsa volatilità. Il consiglio che mi sento di dare a tutti è quello di non pensare che in queste situazioni tutto sia diventato troppo difficile e che sia impossibile trovare la quadra. Di certo gli errori si fanno e si faranno (siamo umani !), ma bisogna lasciarsi alle spalle una certa passività su cui era facile adagiarsi ed assumere una mentalità più dinamica in cui di impossibile non c'è nulla: bisogna soltanto darsi un po' più da fare, non fosse altro perché ai nostri soldi bisogna voler bene !

Semper fidelis !

L'autore del presente articolo è un trader privato e potrebbe essere direttamente interessato e quindi in conflitto di interesse con i lettori sugli strumenti finanziari da lui citati.
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