Piano Bar : European Zone 2016_01


Piano Bar - European Zone

Gennaio 2016

Come anticipato nell'ultimo numero del 2015, da quest'anno proveremo ad integrare il quadro tecnico settimanale con  un'analisi mensile che, intorno a metà mese,  faccia un pò il focus anche sui principali Indici Azionari Europei che raramente inserisco nel report settimanale un pò per una questione di tempo e un pò per non appesantire eccessivamente gli articoli. Iniziamo quindi questa nuova avventura sperando che la cosa risulti gradita ai nostri lettori.

Sulle Borse Europee anche se i minimi di agosto stanno ancora tenendo, possiamo osservare un quadro ribassista meglio impostato dovuto probabilmente ad una maggiore estensione della supposta onda 1 iniziale. Sappiamo che i mercati orso si sviluppano con maggiore velocità dei mercati toro (in gergo si dice che le borse salgono usando le scale e scendono con l'ascensore)  tuttavia non penso che vedremo un crolli verticali, ma quel che credo è che all'inizio del prossimo anno gli indici dovrebbero essere significativamente inferiori ai valori attuali. Un altro elemento di riflessione riguarda il fatto che Dicembre statisticamente è sempre stato un mese favorevole e a volte addirittura eccellente per i mercati azionari. (considerate che un indice come Euro Stoxx 600 dal 1987 ad oggi solo 7 volte ha registrato un minimo a Dicembre). Quest'anno nel solo mese di Dicembre l'EuroStoxx 600 ha perso oltre il 5,5%. Sotto il grafico del DAX che dai massimi di Aprile 2015 perde oltre il 20%.

Anche la fiducia degli investitori tedeschi che a marzo del 2015 si era riavvicinata ai massimi di fine 2013 poco sotto il 60% nel corso dell'anno si è praticamente azzerato lo scorso autunno per poi recuperare un pò e chiudere il 2015 poco sopra il 15%. come mostrato nel secondo grafico sottostante (fonte http://it.tradingeconomics.com/germany/zew-economic-sentiment-index )

Per chi ama vedere sempre il bicchiere mezzo pieno va detto che a livello annuale per esempio l'EuroStoxx600 nel 2015 ha comunque guadagnato un buon 7%, ma va anche rilevato che questo risultato è ben distante dalle aspettative dei broker, delle banche e dei vari strategist che l'anno prima si aspettavano un aumento di almeno un 14% e più in generale a livello mondiale CNN Money riporta che nel 2015 il 70% degli investitori ha perso denaro. A questi risultati non certo entusiasmanti va poi aggiunta la batosta della prima settimana del 2016 che ha visto quasi tutti gli indici mondiali registrare perdite tra il 7 e il 10% ed anche oltre. Ora naturalmente dopo una simile pressione di vendite le borse cercano con fatica un rimbalzo e all'inizio della settimana corrente per i mercati europei la boccata di ossigeno sembrava arrivata e lunedì e martedì scorso tutti compravano azioni, etf, fondi, e quant'altro avesse perso parecchio terreno negli ultimi tre mesi. L'analista capo di una grande banca danese riecheggiando antichi sentimenti popolari del tipo "dopo la pioggia torna sempre il sole" ed altre fesserie del genere ha dichiarato non più tardi di una settimana fa che "E' un buon momento per le azioni..." ma ancora una volta io sto coi "contrarian" e sono convinto che il 2016 sarà un altro anno deludente per coloro che sperano in un aumento dei prezzi azionari e il tentativo di rimbalzo balbettato nelle sedute di lunedì e martedì a questa sera è già bruciato Mentre scrivo tutti principali indici che dovrebbero segnalare una robusta ripresa dell'economia "reale" si stanno ulteriormente inabissando e dopo aver toccato il fondo stanno provando a scavare per vedere se riescono a sbucare dall'altra parte del pianeta. Il petrolio è ormai lanciato per tornare sotto ai 20$ il barile; il rame non pago di cinque anni disastrosi cerca nuovi minimi e il Baltic Dry Index  ha rotto anche il minimo del 2009 facendo segnare il minimo degli ultimi 31 anni (che è poi il minimo di sempre visto che è nato nei primi anni '80). Metteteli uno accanto all'altro e mostrateli a una capra ...riuscirete sicuramente a far vomitare anche lei..

Ultimo ma non ultimo non si può non notare la disperazione della BCE (concordo al 100% con Giulio Sapelli quando dice che il signor Draghi non ne sta facendo una giusta e sta sbagliano tutto quello che si può sbagliare). Ha lanciato il suo QE con l'obiettivo dichiarato di riportare l'inflazione al 2% e ci stiamo avvitando in una deflazione stile Giappone '90. L'Istat ha appena comunicato il 7 gennaio scorso che l'inflazione ha raggiunto il picco ...udite udite... dello 0,1%. Siamo in mano a una classe dirigente di cialtroni che non hanno nemmeno il coraggio di chiamare le cose col loro nome. Vent'anni fa si sarebbe descritto il fenomeno usando le parole corrette parlando di una perdurante deflazione... e Draghi me la chiama "inflazione negativa"... (roba da andarsi a nascondere). Poi ha allungato il brodo e annunciato un prolungamento fino all'anno prossimo e, di nuovo, potete star certi che non succederà nulla, ma intanto avrà innescato una serie di acquisti di attività ai livelli massimi del mercato azionario e questo si rivelerà quanto meno un errore a livello strategico. Per ulteriori approfondimenti seguite il link...

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2016/1/7/CINA-BORSE-PETROLIO-Sapelli-c-e-un-pericolo-piu-grande-pronto-a-travolgerci/668333/

Oggi l'Istat comunica che la produzione perde di nuovo uno 0,5% a dimostrazione che quello che vanno  raccontando Renzi e il suo governo sono balle che fermano un treno ... e vi lamentavate di Berlusconi?? a raccontare balle questo gli da due a zero e palla al centro!

Se passiamo ad una disamina sul lungo periodo possiamo confrontare i tre indici principali dal top del 2000 ai massimi dello scorso anno.

Come si vede nel grafico soprastante solo il Dax (primo in alto) nel periodo esaminato mantiene una performance positiva sopra al 50%, mentre l'EuroStoxx600 (quello in mezzo) si è sostanzialmente mantenuto sugli stessi livelli e l'EuroStoxx50 (ultimo in basso) riesce a perdere oltre il 30% (credo che peggio stia facendo solo il nostro indice). Se poi si sposta il punto di osservazione alle quotazioni attuali il quadro è anche peggiore come si vede sotto:

 

L'EuroStoxx50 sprofonda addirittura ad un -46,28%, l'EuroStoxx600 perde oltre il 17% ed anche la performance del Dax si ridimensiona ad un modesto +18,86 che in 16 anni non è certo un risultato entusiasmante. Si potrebbe dire che un ristretto gruppo di 30 bluechip tedesche ha "coperto" l'ampio crollo delle quotazioni che avveniva su tutti gli altri indici. Dunque adesso, quando qualche coglione vi racconta che "nel lungo termine le borse guadagnano sempre..." mirate bene alla sua tibia e calciate con tutta la forza che avete in corpo (i vecchi cari tackle alla Benetti nel Milan di Nereo Rocco.... ricordate?? che tempi!! ecco uguale: quando il vostro bancario di fiducia vi dice che dopo la tempesta torna sempre il sole voi saltate di là dal bancone ed atterrate sulla sua tibia alla Benetti e vedrete che 3-4 mesi di infortunio non glieli toglie nessuno). Quello che un investitore attento deve capire ora (ora o mai più) è che, tornando al grafico iniziale, il supporto offerto dal minimo di agosto, nel modello d'onda che stiamo prospettando,  è critico e sta per cedere il passo... e le speranze che possa reggere ancora per molto sono abbastanza scarse. Se ci sarà un tentativo di retesting del canale da sotto a cercare almeno di chiudere gli ultimi gap, quello sarà un ottimo momento per entrare short piazzando lo stop appena dentro dal canale attorno a 10,800 o giù di lì.

Un altro indice importantissimo nell'Eurozona che non ha affatto una bella cera è il FTSE100.

Potrebbe esserci ancora un sussulto rialzista ma nel caso, si tratterà del canto del cigno... dopo ogni divergenza sono sempre seguiti ribassi consistenti... il quadro è brutto da far schifo e fa presagire una mercato orso duraturo.

Anche l'EuroStoxx600 promette poco di buono; dai massimi dello scorso anno ha già perso un 18,5% e se rompesse la trendline verde, la zona dei 300 punti sarebbe a portata di mano, il chè amplierebbe la perdita ad un 26-27% e non mi sentirei di escludere nemmeno l'area dei 230-250 punti dove la perdita arriverebbe ad un 40-45%

Negli ultimi mesi i settori fondamentali che hanno sostenuto il mercato toro hanno raggiunto un picco e mentre le case automobilistiche sprofondano sull'onda degli scandali sulle emissioni truccate, le grandi banche sentono il dolore man mano che la brutale selezione in atto continua; in un recente articolo sul Financial Times si osservava che i tagli dei posti di lavoro nel 2015 sono proseguiti ad un ritmo feroce, nonostante la crescita economica mondiale si è un pò ripresa e molte banche hanno migliorato i guadagni. Secondo l'articolo, 11 delle più grandi banche in Europa e Negli Stati Uniti nel 2015 hanno effettuato quasi 100.000 nuovi tagli occupazionali. Le banche europee stanno in realtà rincorrendo i loro colleghi negli Stati Uniti, con il recente lavoro di tagli che ammontano ad oltre il 10% della forza lavoro del settore bancario. Ma il fatto che in tutte le banche d'Europa (Deutsche Bank in testa) si assista in questi ultimi tempi a numerosi cambi di CEO lascia presagire che i tagli a venire saranno anche più drammatici e questa rinnovata debolezza delle banche arriva nonostante  l'industria, già da qualche tempo ha dato più di un segnale di essere in via di guarigione. Spesso gli economisti di tendenza sbagliano il trend perchè pensano che le cause esterne possano influenzare i mercati, in modo più o meno uguale. Ma come spiegano gli analisti di Elliott Wave International, la realtà è che i prezzi delle azioni sono sballottati da innumerevoli forze naturali e l'economia sale e scende sulla scia di grandi ondate di umore sociale. Significativo a tale proposito è l'esempio del settore minerario in Europa dove la deflazione sta calpestando i sogni del vecchio mercato toro in modo inesorabile. La tendenza al ribasso è partita piano nel 2011 e gradualmente è arrivata all'aprile del 2014 dove sono cominciati i primi disastri per tre dei più grandi conglomerati minerari della Gran Bretagna: Anglo American, Glencore Plc e Rio Tinto. Ad aprile del 2014 gli stessi analisti scrivevano : "Mentre alcuni grandi minatori possono sopravvivere ad un crollo deflazionistico, nel caso, molto pochi prospereranno durante questo periodo, perchè il settore minerario è in testa alla filiera delle merci industriali, e pertanto queste aziende saranno duramente colpite dal malessere deflazionistico che sta diffondendosi."  L'UK Telegraph del 23/12/2015 cita come cause fondamentali del tracollo dei minerari una diversificazione impropria, degli inadeguati tagli dei costi e il rallentamento della domanda cinese, e conclude : "I minerari hanno avuto un anno terribile nel 2015, ma il 2016 non sembra sarà molto meglio." Sotto il grafico della carneficina sulle tre società citate prima.

I fattori citati sul Telegraph, tuttavia sono i risultati, non le cause, dell'indebolimento dei mercati azionari, e della deflazione globale. e nessuno di essi erano presenti quando i prezzi delle commodity e dei titoli minerari hanno registrato i loro massimi nel 2011.  L'8 dicembre scorso, Anglo American ha chiuso il pagamento del suo dividendo ed ha annunciato che dovrà licenziare i due terzi della sua forza lavoro, a seguito della chiusura del 60% delle sue attività a livello mondiale. Il Telegraph conclude quindi che i guai di Anglo evidenziano la fotografia delle ricadute nei prezzi delle materie prime. Ora il punto è che purtroppo questa stessa fotografia è pronta a svilupparsi sulle più critiche Industrie Europee. Col tempo anche gli indici azionari delle Blue Chip Europee tenderanno ad assomigliare ai grafici minerari riportati nel sopra. 

Ma sulle commodity agricole e coloniali non va meglio. I prezzi dei prodotti alimentari di tutto il mondo si stanno avvicinando ai livelli minimi registrati durante l'ondata dell'ultimo mercato orso nel 2008-09. I recentissimi grafici pubblicati sul sito della FAO parlano chiaro:

I prezzi della carne, sono caduti del 25% negli ultimi 12 mesi; i cereali e i prodotti lattiero-caseari (Dairy)  fanno meglio solo degli Oli vegatali e sono ormai prossimi ai minimi del 2009-2010 non visibile nel grafico; Non illudetevi per lo zucchero anche se sembra in grande spolvero nel 2011 viaggiava oltre 400 e il minimo che vedete ad agosto del 2015 ha ritestato i minimi di otto anni fa.

Eppure alla faccia delle persistente tendenza che avanza, gli economisti in modo quasi unanime mostrano la convinzione quasi fanatica che la deflazione dei prezzi sia praticamente finita. A novembre, come i prezzi del petrolio greggio hanno colpito il loro livello più basso dal febbraio 2009, un ex funzionario del Tesoro britannico ha detto a Bloomberg: "Non ci sono molte certezze nelle previsioni economiche, ma un rimbalzo imminente globale dell'inflazione  è una di queste ". (11/23/15) Un importante  Economista statunitense fa eco al parere, chiedendo una "rapida, accelerazione tecnica dell'inflazione complessiva." Lo scorso novembre 2015 Bloomberg ha titolato nello stesso modo prevedendo il crollo finale della deflazione nel nuovo anno: " Death of Deflation Looms in 2016 For Those Watching Core Prices" -Bloomberg, 11/23/15

C'è poi chi pensa che il crollo delle materie prime permetta ad esempio all'industria alimentare di trarre vantaggio dal fatto poter usufruire di materie prime a basso costo, ma se fosse così a quest'ora si sarebbero dovuti vedere i profitti decollare... cosa che per ora non si intravede nemmeno all'orizzonte.

In Asda, (il braccio britannico della catena di discount statunitense Wal-Mart), la perseveranza sconcertante della deflazione è particolarmente evidente. Sei mesi fa, dopo il peggior crollo delle vendite della società in 50 anni, il capo esecutivo Andy Clarke uscì con la dichiarazione diventata famosa che Asda aveva colpito il suo punto più basso: "Ogni Business ha avuto nella sua storia uno di questi momenti e il nostro è quello che stiamo dichiarando oggi. "(UK Telegraph, 8/18/15)

Lo scorso Novembre, Clarke ha fatto marcia indietro sulla sua previsione, quando l' azienda ha registrato un altro calo del 4,5% nelle vendite. "Non c'è dubbio che questo rappresenta un altro trimestre impegnativo, "ha detto Clarke agli azionisti. "I volumi di vendita rimangono sotto pressione per la deflazione dei prezzi, e lo sfondo altamente competitivo rimane per tutto il settore alimentare." Questo è un perfetto esempio di ambiente auto-distruttivo che EWI descrisse cinque anni fa, sul numero di Aprile 2011 quando un portavoce di Asda derise  il rivale Tesco per aver falsamente sostenuto  di essere il droghiere più conveniente con queste parole: "La guerra dei prezzi impossibili dominerà il futuro di ogni rivenditore, perché la deflazione andrà continuamente a ridefinire cosa significa essere il mezzo più economico. Simile alla deflazione del 1930, una nuova corsa al ribasso è in corso. Ma anche questa volta non ci saranno veri vincitori."

[Bund Futures]

Il Bund si sta muovendo  lateralmente durante la scorsa settimana e sembrerebbe pronto a rompere il livello di 160. L'Onda (c) in corso dovrebbe accelerare a breve a testare la zona 161,5. L'incertezza sui mercati azionari dovrebbe aiutare in questo senso.

  

alla prossima