Azioni calde: la riforma fiscale Usa potrebbe avvantaggiarle. Quali sono e come si muovono (1° puntata)

Non è ancora certo l’impatto della novità sui mercati. Meglio! Si ha così il tempo di studiare i titoli che ne potrebbero beneficiare, sempre che…

Cedole & dividendi

Ve lo avevamo anticipato all’inizio di novembre. L’effetto di una riforma fiscale – poi approvata – negli Usa avrebbe potuto avvantaggiare alcune società quotate a Wall Street, più esposte alla riduzione della tassazione sulle imprese. E’ il caso allora di analizzare i relativi titoli, sebbene non ci sia ancora una conferma che la riforma diventerà operativa nel breve termine e che la sua sostanza resterà inalterata rispetto al testo approvato dal Senato, che qualcuno definisce assai confuso. C’è quindi ancora da attendere, ma proprio per chi voglia puntare su un rimbalzo di parte almeno del mercato la pausa diventa interessante, perché dà spazio a una valutazione delle singole azioni calde.

Stelle: 1 = basso interesse - 2 = medio/basso interesse - 3 = medio interesse - 4 = medio/alto interesse - 5 = alto interesse

Azioni calde: Hilton Worldwide (catena alberghiera) - stelle 3

Sigla

Quotazione

Trend da 1/1/2017

Dividend yield

HLT

77,6 $

Rialzista (+39,2%)

0,77%

Consiglio analisti

Target medio

Media mobile 100

P/E ratio

Overweight

78,6 $

68,0 $

40,5

Azioni calde: Charter Communications (telefonia) - stelle 2

Sigla

Quotazione

Trend da 1/1/2017

Dividend yield

CHTR

330,9 $

Rialzista (+14,4%)

No dividendi

Consiglio analisti

Target medio

Media mobile 100

P/E ratio

Buy

387,3 $

362,4 $

138,4

Azioni calde: Comcast (servizi tv via cavo) - stelle 2

Sigla

Quotazione

Trend da 1/1/2017

Dividend yield

CMCSA

39,5 $

Rialzista (+14,4%)

1,6%

Consiglio analisti

Target medio

Media mobile 100

P/E ratio

Buy

44,7 $

38,3 $

18,6

Azioni calde: Dollar Tree (catena discount commerciali) - stelle 2

Sigla

Quotazione

Trend da 1/1/2017

Dividend yield

DLTR

105,5 $

Rialzista (+36,7%)

No dividendi

Consiglio analisti

Target medio

Media mobile 100

P/E ratio

Buy

106 $

85,2 $

21,2

Azioni calde: Advance Auto Parts - stelle 1

Sigla

Quotazione

Trend da 1/1/2017

Dividend yield

AAP

99,7 $

Ribassista (-41%)

0,24%

Consiglio analisti

Target medio

Media mobile 100

P/E ratio

Hold

104,5 $

95,1

19,0

Azioni calde: Cme Group (gruppo finanziario proprietario Dow Jones e altri indici finanziari) - stelle 2

Sigla

Quotazione

Trend da 1/1/2017

Dividend yield

CME

150,3 $

Rialzista (+30,4%)

1,75%

Consiglio analisti

Target medio

Media mobile 100

P/E ratio

Hold

143 $

132,6 $

31,6

Azioni calde: Unitedhealth Group (assicurazioni sanitarie) – stelle 2

Sigla

Quotazione

Trend da 1/1/2017

Dividend yield

UNH

220,5 $

Rialzista (+37,8%)

1,36%

Consiglio analisti

Target medio

Media mobile 100

P/E ratio

Buy

236,7 $

200,4 $

24,5

Azioni calde: Allergan (multinazionale farmaceutica) – stelle 2

Sigla

Quotazione

Trend da 1/1/2017

Dividend yield

AGN

165 $

Ribassista (-21,4%)

1,7%

Consiglio analisti

Target medio

Media mobile 100

P/E ratio

Buy

231,9 $

209,1 $

10,4

Azioni calde: Alaska Air Group (trasporti aerei) – stelle 2

Sigla

Quotazione

Trend da 1/1/2017

Dividend yield

ALK

67,7 $

Ribassista (-23,6%)

1,77%

Consiglio analisti

Target medio

Media mobile 100

P/E ratio

Buy

83,2 $

75,7 $

10,9

In sintesi: la valutazione complessiva non è molto favorevole. Queste azioni – scelte in base alle aspettative degli analisti Usa – sono care, con “dividend yield” molto bassi e con p/e (rapporto prezzo/utile) in taluni casi irragionevoli. Può darsi che la riforma fiscale di Trump determinerà effetti positivi, ma prima di collocarsi su tanti titoli Usa occorrono davvero conferme che gli sconti impatteranno e di molto sulle relative società. Fino ad allora meglio attendere.

Un’analisi di terzi

L’opinione sul tema di Eric Winograd, senior US economist di AllianceBernstein.

“Dopo il successo ottenuto al Senato, la realizzazione della riforma fiscale targata Donald Trump sembra ormai prossima. E’ improbabile che le differenze che separano le due camere del Congresso americano si rivelino un ostacolo. Anzi, l’arrivo ad una soluzione finale e l’implementazione del nuovo schema fiscale potrebbe arrivare addirittura prima della fine dell’anno, con varie conseguenze”.

Mercati

“Per l’azionario si tratta di una buona notizia. Meno tasse potrebbero infatti tradursi, a livello aggregato, in utili netti più consistenti e in incentivi all’investimento. C’è da sottolineare, tuttavia, come le società americane non soffrano di disidratazione: il colpevole del rallentamento degli investimenti non è la liquidità. Di conseguenza, è più probabile che casse più gonfie vadano ad innescare azioni di buyback, come già successo in occasione del taglio fiscale operato da Bush, piuttosto che maggiori investimenti, limitando così l’impatto economico in termini di crescita. Si consideri poi l’eventualità, data ormai per certa, che venga a cadere l’obbligo individuale di sottoscrizione di una polizza sanitaria, così come contenuto all’interno dell’Obamacare. Tale obbligo forza persone sane, che normalmente potrebbero decidere di non avere un’assicurazione sanitaria, a sottoscriverne una, aiutando così a mantenere bassi i prezzi a beneficio di coloro che, altrimenti, non potrebbero permettersela. Secondo le stime, più di 10 milioni di individui rinuncerebbero ad avere una copertura, causando un rialzo nei premi assicurativi a danno dei meno abbienti”.

Crescita economica

“Stando a quello che dovrebbe essere il testo finale, crediamo che i cambiamenti fiscali della riforma non saranno né rivoluzionari né di particolare effetto per l’economia reale. Nel breve termine, le nostre stime vedono un incremento marginale del tasso di crescita nell’ordine di uno 0,2%/0,3% annuo per il biennio 2018/2019. Nel lungo termine, però, l’impatto sarà minimo, in quanto alcuni dei punti della manovra non saranno più applicabili, in ottemperanza al tetto massimo di 1,5 trilioni di dollari posto sul debito affinché il testo passasse il vaglio del Senato. Se la scadenza di tali termini fosse prorogata, le conseguenze sulla crescita potrebbero essere riviste, ma per avere chiarezza su questo si dovranno attendere ancora un po’ di anni”.

Politica monetaria

“Una crescita più veloce porta con sé una maggiore inflazione. Se la crescita economica è già oltre, poi, alle stime a pieno regime della Federal Reserve, uno stimolo fiscale non va che ad accrescere le probabilità di una politica monetaria più stringente. Considerando gli effetti limitati della riforma, conseguenze che verranno ancor più limate dall’irrigidimento della politica monetaria, ad oggi non possiamo che confermare la nostra previsione di quattro rialzi dei tassi nel corso del 2018”.

I costi della riforma

“Alcune voci del Congresso sostengono che i tagli alle aliquote verranno compensati dalla crescita economica che andranno ad innescare, ovvero che la riforma si pagherà da sola. Secondo i nostri calcoli, tuttavia, ci vorrà una spinta al Pil molto più forte di quella data da questa legge perché non ci siano ricadute sulle entrate. I segnali indicano infatti che il deficit Usa si espanderà tra i 600 milioni e i 1,5 trilioni di dollari in più di quanto non avrebbe fatto a carte ferme”.

(1° puntata – segue)

Questo report non costituisce sollecitazione all’investimento e contiene informazioni giornalistiche a puro scopo divulgativo.

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