Apple, Alibaba, Amazon e Alphabet, cosa dicono gli ultimi numeri

Le quattro A alla prova della quarta trimestrale 2017. Segni positivi, ma che non sempre hanno entusiasmato il mercato, ora forse più selettivo nei loro confronti.

Cedole & dividendi

I big americani (o comunque quotati a Wall Street, considerando anche la cinese Alibaba) delle tecnologie corrono in termini di fatturati e chiudono un 2017 da record in tutti i sensi. Oggi però vanno inseriti nella rubrica del sabato “Hot markets” perché le rispettive valutazioni in Borsa sono sempre più infuocate, con forti movimenti ribassisti nelle ultime sedute, a eccezione di Amazon. Questo il quadro delle leader, che hanno annunciato le loro performance di bilancio negli ultimi giorni.

Apple

Fortissima la crescita di fatturato del quarto trimestre: ha toccato gli 88,3 miliardi di $, con profitti dopo le tasse di 20,06 miliardi. L’utile per azione e il dividendo hanno visto questo andamento:

Periodo

Utile per azione ($)

Dividendo ($)

4° trimestre 2016

3,36

0,57

1° trimestre 2017

2,10

0,57

2° trimestre 2017

1,67

0,63

3° trimestre 2017

2,07

0,63

4° trimestre 2017

3,89

0,63

Il “dividend yield” attuale si colloca all’1,57% e il 15 febbraio avverrà un ulteriore pagamento di 0,63 $. Attenzione però all’impostazione grafica dopo la debolezza iniziata a metà gennaio. Tutte le medie mobili (fino alla 100) sono ribassiste, così come gli indicatori tecnici, sebbene si segnali un generalizzato “oversold”. Un “pivot point” di supporto su base “weekly” è collocato a 158,5 $, poco sotto la quotazione di chiusura di ieri a 160,5. Una possibile inversione? Sopra i 167,7 $, sempre in base ai calcoli di individuazione dei “pivot point”.

Alibaba

Il gigante cinese è quotato a Wall Street e ha registrato nell’ultimo trimestre 2017 un eccezionale upside del fatturato a 83 miliardi di yuan contro i 53 di un anno prima. L’utile per azione (calcolato in $) ha visto questo andamento:

Periodo

Utile per azione ($)

Dividendo ($)

4° trimestre 2016

1,00

0,0

1° trimestre 2017

0,59

0,0

2° trimestre 2017

0,82

0,0

3° trimestre 2017

1,02

0,0

4° trimestre 2017

1,39

0,0

Alibaba non ha ancora deciso di distribuire profitti agli azionisti, sebbene l’utile per azione sia in forte crescita, ma i programmi espansivi a livello mondiale costituiscono nella fase attuale la priorità assoluta. La debolezza del mercato ha penalizzato anche questo titolo, che da alcuni giorni evidenzia prese di profitto. Le medie mobili corte (fino alla 20) dicono “sell”, mentre oltre resta un timido “buy”, con gli indicatori tecnici contraddittori. Ieri quotazione di chiusura a 187,3 $, con un “pivot point” di supporto su base “weekly” a 166 $. Possibile inversione? Sopra i 197,4 $, mentre una chiara resistenza si trova sui 190,7 $.

Amazon

Troppe contrastanti vicende sociali non mettono in dubbio l’eccezionale crescita del gigante di Seattle, il cui ultimo trimestre 2017 ha registrato un fatturato record di 60,4 miliardi di $ contro i 43,7 dell’equivalente periodo 2016, in parte grazie all’assorbimento di Whole Foods. Ormai entrata nelle case quasi di tutti, Amazon ottiene simili risultati grazie a un business decisamente diversificato: fanno bene per esempio gli Amazon Web Services, il business "cloud" che ha prodotto 5,1 miliardi di $ di fatturato e 1,35 miliardi di $ di profitti. L’utile per azione ha visto questo andamento:

Periodo

Utile per azione ($)

Dividendo ($)

4° trimestre 2016

1,54

0,0

1° trimestre 2017

1,51

0,0

2° trimestre 2017

0,40

0,0

3° trimestre 2017

0,52

0,0

4° trimestre 2017

3,74

0,0

La società non ha mai pagato un dividendo, ma l’impressionante crescita dell’Eps lascia intendere che qualcosa potrebbe accadere nel 2018. Si sconta infatti che la “cash generating machine” – come definita negli Usa – riserverà al proposito qualche novità nel medio termine, il che aumenterebbe ancor più l'appeal in Borsa. Ieri ha chiuso a 1.430 $, in controtendenza rispetto alle altre big. Medie mobili e indicatori tecnici sono tutti improntati al “buy” e in certi casi anche allo “strong buy”, con “pivot point” di supporto piuttosto lontani (il primo a 1.363 $) su base “daily”, mentre le metodologie di calcolo indicano in 1.438 $ e poi in 1.486 $ e infine in 1.513 $ dei possibili “pivot point” di resistenza.

Alphabet (Google)

Come sempre meno esaltante la performance del gruppo, che ha tuttavia registrato un valore in crescita del fatturato nel quarto trimestre 2017, con 32,3 miliardi di $ contro i 26,06 dello stesso periodo del 2016. Attenzione però: nell'intervallo sono andate a segno perdite per 3 miliardi di $, o 4,35 $ ad azione, contro utili per 5,33 miliardi, o 7,56 $ ad azione, dello stesso trimestre dell’anno precedente. Ciò è dovuto alla riforma fiscale approvata dal Congresso americano: l'impatto “una tantum” è stato di 9,9 miliardi di $. L’utile per azione ha visto questo andamento:

Periodo

Utile per azione ($)

Dividendo ($)

4° trimestre 2016

7,71

0,0

1° trimestre 2017

7,73

0,0

2° trimestre 2017

8,14

0,0

3° trimestre 2017

9,57

0,0

4° trimestre 2017

Negativo di 4,35

0,0

Anche in questo caso niente dividendi. Il titolo classe A ha risentito pesantemente dei risultati annunciati, crollando di quasi 60 $ a 1.119 $ e confermando una maggiore esposizione alle prese di profitto in presenza di un mercato ribassista. Medie mobili (fino alla 20) e tutti gli indicatori tecnici sono sul rosso, con “pivot point” di supporto molto vicini anche su periodicità “weekly”. Possibile inversione? Solo sui massimi di fine gennaio.

In sintesi: finora questo mondo ha vissuto in un trend di rialzi generalizzati, in cui l’ottimismo era padrone. Ora si avverte una divaricazione, che potrebbe costituire la vera novità del 2018. Non tutti indistintamente su ma prese di profitto laddove i numeri cominciano a diventare meno favorevoli. E’ pur vero che la riforma fiscale aiuterà molto questo comparto, sebbene il mercato sappia leggere bene su tutto quanto si muove oltre i vantaggi di un’operazione che non nasconde le temute difficoltà di alcuni leader della tecnologia globalizzata.

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