Bond week – Btp in lenta ripresa. Ora si teme l’inflazione

Il combinato di vari fattori all’origine della crisi di inizio settimana. Con un recupero svogliato a causa dei sospetti di rialzo del costo della vita.

Cedole & dividendi

Dopo la tempesta di lunedì e martedì i nostri titoli di Stato hanno reagito nelle due ultime sedute dell’ottava ma non più di tanto. I motivi di un mancato netto rimbalzo - pur in presenza di ingenti “buy” da parte degli istituzionali - dipendono dal fatto che a causare il crollo c’è stata la miccia della crisi politica in un contesto pieno di altri motivi di incertezza. Il principale? Il surriscaldamento dell’inflazione in Europa: +1,9% nei 19 Paesi dell’euro a maggio contro il +1,2% di aprile. Se si escludono le componenti più volatili, relative a energia e alimentari, il rialzo è stato dell’1,3% contro l’1,1% del mese precedente. Naturalmente in Bce si fa presente che quella “core” resta limitata all’1,1% contro 0,7% di aprile. Chiunque si metta però in coda agli sportelli di un supermercato si rende conto che è in atto un sussulto dei prezzi per molti settori non monitorati nei panieri ufficiali. Il mercato rileva questo cambiamento di ritmo e guarda con prudenza ai prossimi mesi, consapevole anche che una possibile aggressiva azione politica italiana in ambito Ue potrebbe comportare una nuova vendita pilotata di Btp e compagni. Prudenza quindi si impone!

Future ancora deboli

Per chi ragioni solo in termini di grafici – come fa qualunque buon trader o investitore – il mancato ritorno ieri del Btp future long term sopra la resistenza dei 128,16 è un segnale di cui tenere conto. Rimbalzino quindi ma non più di tanto. Meglio il Btp future short term, riferito alle scadenze corte, quelle più batostate in termini percentuali dal crollo di inizio settimana: almeno si riallinea alla parte alta del candelone rosso di martedì (apertura quel giorno a 110,36 e chiusura a 106,38), con però ieri un movimento marginale. Quindi si è visto un segnale rialzista ma non convinto.

I singoli titoli

E’ pur vero che la seduta è terminata con il più davanti a tutti i titoli di Stato italiani, con la sola eccezione di un Ctz, di un Btp Italia quasi in scadenza e di un Bot pure in scadenza. In netto recupero i Btp Italia e i Btp€i, che l’isteria di inizio settimana aveva colpito in misura sproporzionata e che i timori inflattivi fanno riscoprire. Il migliore di tutti il Btp Italia aprile 2023, rientrato a 99,05 (+2,22%). Manca invece all’appello dei top il campione degli scambi, ovvero il Btp 2,8% scadenza 2067, che si è limitato a un +1,21%. E’ il caso di analizzare il suo grafico. Toccato il supporto degli 85,1 euro per ben cinque volte dal 21 maggio, l’ha rotto al ribasso mercoledì per poi riprendere un po’ di fiato e riapparire ieri sugli 87,5. Ci si poteva aspettare molto di più e questa mancata performance in senso assoluto conferma i dubbi del mercato, che sembrano spostarsi dalla parte corta a quella lunga della curva. Stessa valutazione per gli altri Btp quasi Matusalemme, quali il 3,45% scadenza 2048, il 2,7% scadenza 2047 e il 4,75% 2044, tutti in crescita ma senza avvisi di una chiara inversione rialzista.

La sorpresa è un’altra

In sedute mediamente poco liquide per l’obbligazionario capita così che la vera improvvisata l’abbia messa a punto un governativo greco, il febbraio 2024 (Isin GR0128011682), che nel pomeriggio di ieri ha addirittura visto una performance del +4,5% a 99 euro, sebbene la chiusura si sia limitata a un +2,37% a 97 euro. E’ la conferma di un mercato molto nervoso e quindi volatile, con cui bisognerà convivere da adesso in poi.

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