Azioni della domenica, quelle della Formula 1. Chi va piano e chi va forte


Il punto su una nicchia di titoli su cui sovrasta Ferrari. Il circus è un grande business che non si traduce in altrettanti profitti per il piccolo azionista. Aspettando forse nuove Ipo.

Hot markets

Nel giorno di Pasqua (auguri!) si dovrebbe tacere e lasciare che ciascuno dei nostri Lettori si meriti qualche ora di riposo. Visto però che Emilio Tomasini vuole il pezzo domenicale, oggi andiamo sul leggero e parliamo di Formula 1, ovvero delle azioni correlate con questo mondo. Che sono più di quanto forse non si creda.

Se ci fosse spettacolo!

Il problema è che un po’ tutte stanno risentendo di quella che ormai anche gli addetti ai lavori riconoscono come uno sport in parziale crisi. Il dominio Mercedes, i circuiti quasi tutti uguali, l’assenza prevalente di sorpassi e il mancato arrivo di nuovi protagonisti stanno riducendo l’“appeal” agonistico, al punto tale che perfino alcuni campioni del passato lo ammettono: talora il sonno prende il sopravvento. La speranza di una grande Ferrari, l’illusione di un ritorno in scena di Porsche o di qualche altro protagonista del passato e la richiesta di nuove regole, più improntate allo spettacolo, potrebbero rilanciare il circus, da cui grandi sponsor (per esempio la banca svizzera Ubs) si sono allontanati. L’entrata in scena degli americani di Liberty Media, i quali hanno acquistato a inizio 2017 la Formula 1 per un investimento di 4,6 miliardi di dollari, doveva rappresentare un rinnovamento, che invece si sta stemperando. Così il pubblico preferisce la ben più battagliera Formula E, con le monoposto elettriche, dove molte grandi Case si sfidano, e perfino l’epico annuale appuntamento con la gara d’eccellenza, la 24 Ore di Le Mans, riservata ad auto a ruote coperte. La scelta poi di aver concesso la trasmissione dei Gran Premi in diretta solo a canali a pagamento è stata un errore abissale, così come quello di aumentare i Paesi in cui si corre, con un effetto leva alla monotonia che solo una serie di successi del Cavallino Rampante potrebbe attenuare (almeno per noi italiani!). Liberty Media non è certamente una società di pivellini, visto che nel suo passato ci sono le creazioni di iniziative come Tripadvisor ed Expedia. Eppure i tentativi di rinfrescare il circus stentano ad avere effetti.

Indagini deludenti

La necessità di ritrovare linfa ha spinto il gruppo a realizzare studi di mercato su chi segue la Formula 1 e il risultato è stato sconfortante. Sembra infatti che venga visto come uno sport elitario poco rivolto ai fan – soprattutto giovani – ma destinato in particolare agli sponsor per alimentare una "money machine” tale da arricchire i team più forti e i piloti. Da qualche mese si mormora che il gigante Usa Netflix, dopo un telefilm in 10 puntate “Drive to Survive” mandato in onda da marzo, stia studiando qualcosa di diverso per rompere i monopoli televisivi che si spartiscono le immagini delle gare, mentre Liberty avrebbe vari progetti in cantiere per riportare tensione sui circuiti e forse incrementare il numero delle squadre al via. Questo sarà il futuro ma il presente è fatto anche di un aspetto poco considerato, quello della Borsa. Alcune (in realtà poche) società – perfino fra i team – sono quotate e a loro dedichiamo un’analisi di performance e valutazioni.

Chi sono e come vanno

Società

Borsa e sigla

Il commento

Liberty Media

Nasdaq (FWONA)

Al contrario di quanto si potrebbe credere quella dei padroni della Formula 1 è un’azione piuttosto stabile, che si muove comunque sui massimi dell’ultimo anno. Ai 36,8 $ della chiusura di venerdì si contrappongono target medi sui 42 $, sebbene il bilancio sia in rosso e non si distribuiscano di conseguenza dividendi. L’indebitamento resta elevato ma la perdita per azione dovrebbe ridursi nettamente nel 2020, anno che decreterà il successo o meno dell’acquisizione del circus.

Ferrari

Milano e Nyse (RACE)

A ridosso dei massimi di giugno 2018 è un titolo in realtà considerato più appartenente al settore del lusso che a quello sportivo. Nel 2018 il Cavallino Rampante ha consegnato 9.251 vetture, con un aumento del 10% rispetto al 2017. I ricavi netti ammontano a 3,42 miliardi di euro, stabili con un +0,1%. Impressionante invece la crescita dell'utile netto: +46%, pari a 787 milioni. Il titolo sembra arrivato ai target ipotizzati e lo si vede ormai correlato all’andamento dei due indici cui appartiene. Scarno il dividendo, che forse nel 2020 sarà aumentato.

Williams

Francoforte (WGF1)

Il team va male e l’azione di pari passo, sebbene la società sia attiva anche in altri business. Sta tornando ai minimi del 2017. Il fatturato del gruppo è tuttavia positivo, con un 2018 chiuso a 176,5 milioni di sterline contro i 166 del 2017. Le valutazioni sul titolo sono comunque “bearish” (ribassiste).

Red Bull

No, ma…

L’azienda, che produce la nota bibita e che controlla l’omonimo team di F1, è totalmente privata. Per sua ammissione non c’è interesse a entrare in Borsa ma voci in tal senso ogni tanto corrono e loro le lasciano correre…

McLaren

Forse in futuro

Situazione molto confusa: un giorno si dice che l’ipotesi Ipo è realistica e quello dopo che non ci si pensa. Tutto dipenderà da due importanti azionisti della società (che produce anche autovetture GT), la Mumtalakat Holding Company del Bahrain e TAG Group, posseduta dall’uomo d’affari saudita Mansour Ojjeh. Dopo quella di Ferrari sarebbe l’Ipo più attesa della Formula 1.

Pirelli

Milano (PIRC)

Fornitrice in esclusiva degli pneumatici per la Formula 1, di recente ha rinnovato l’accordo fino al 2023, con importanti effetti sull’immagine commerciale. Tornata in Borsa nel 2017 ha deluso non seguendo l’andamento positivo dell’indice italiano da inizio anno. Attenzione all’area dei 6,63 euro, poco sopra i 6,44 di venerdì, dove si potrebbero registrare tensioni.

Brembo

Milano (BRE)

Un titolo volatile poiché esposto alle variabili del settore automobilistico, penalizzato dalla guerra dei dazi, ma che ha seguito il movimento rialzista di inizio anno dell’indice milanese. C’è chi prevede target a 12,3 -12,6 euro contro gli 11,8 di venerdì. Dal 1975 Brembo ha conquistato ben 23 campionati piloti e 27 campionati costruttori, equipaggiando con i suoi impianti freno le monoposto più prestigiose, dalle Ferrari alle Mercedes.

Le big dell’auto

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Mercedes, Renault e Honda sono fortemente attive in Formula 1 ma considerarle in questa chiave dal punto di vista borsistico avrebbe poco senso, anche perché non si conosce il peso dell’attività sul totale del business.

In sintesi – Il fronte Formula 1 è in piena evoluzione sia come riassetto delle gare (o lo si fa o si deperisce!) sia come possibile presenza di nuovi protagonisti in ambito borsistico. Attualmente gli unici veri protagonisti sono Liberty Media (coinvolta in molti business) e Ferrari (valutata più per l’attività industriale che per quella corsaiola). Se ci fossero almeno altre due società quotate, il circus diventerebbe un piccolo mondo a parte, capace di alimentare le sedute pre o post gara, il che finora non sta proprio accadendo.

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