Il fondo della settimana: il fondo flessibile che ha attraversato 2008, Covid e crisi dei tassi
Negli ultimi anni molti investitori hanno scoperto una verità scomoda.
Non basta guadagnare quando tutto sale.
La vera differenza, spesso, si vede quando i mercati crollano.
Crisi finanziaria del 2008. Panic sell-off del 2015. Covid crash del 2020. Inflazione, tassi BCE e bond in caduta nel 2022.
Sono stati anni in cui molti portafogli “bilanciati” hanno mostrato tutti i loro limiti.
Ed è qui che entra in gioco il fondo della settimana.
Non un ETF tematico sull’intelligenza artificiale.
Non un prodotto costruito per inseguire il Nasdaq.
Ma un fondo flessibile globale che da quasi vent’anni prova a fare una cosa molto più difficile:
crescere nel tempo cercando di contenere i drawdown.
Flossbach von Storch Multiple Opportunities
Il prodotto acquistabile oggi più facilmente anche dagli investitori italiani è:
Flossbach von Storch – Multiple Opportunities II – ET
ISIN: LU1245469744
Si tratta della versione più recente della strategia multi asset di Flossbach von Storch, disponibile anche su diverse piattaforme italiane.
Attenzione però a una distinzione importante.
L’analisi storica di questo articolo è stata effettuata principalmente sul fondo originale:
Flossbach von Storch SICAV – Multiple Opportunities R
ISIN: LU0323578657
ovvero la versione storica lanciata nel 2007, che permette di analizzare:
- crisi Lehman,
- crisi del debito europeo,
- Covid,
- inflazione,
- rialzo dei tassi,
- grandi drawdown di mercato.
Ed è un dettaglio importante perché molti investitori confondono i due ISIN.
In realtà:
- il fondo storico del 2007 serve per avere una serie storica molto lunga,
- mentre il comparto acquistabile più comunemente oggi è spesso il Multiple Opportunities II.
La filosofia di gestione però resta molto simile.
Parliamo infatti di una strategia multi asset flessibile focalizzata su:
- azioni globali di qualità,
- gestione dinamica della liquidità,
- oro,
- controllo del rischio,
- allocazione flessibile tra asset differenti.
Perché oggi il tema “fondo flessibile” sta tornando centrale
Negli ultimi mesi stanno tornando molto forti alcune parole chiave che fino a poco tempo fa sembravano quasi dimenticate:
“gestione del rischio”, “protezione del capitale”, “asset allocation”, “difesa”, “fondo multi asset”, “fondo flessibile”.
Ed è normale.
Perché dopo anni dominati da:
- ETF tecnologici,
- Nasdaq,
- intelligenza artificiale,
- semiconduttori,
- growth stock,
molti investitori stanno tornando a farsi una domanda molto più concreta:
come si costruisce oggi un portafoglio capace di resistere davvero ai diversi scenari di mercato?
Ed è proprio qui che un fondo flessibile globale può diventare interessante.
Come investe davvero
Il fondo ha un approccio estremamente dinamico.
Può investire in:
- azioni globali,
- obbligazioni governative,
- corporate bond,
- liquidità,
- oro,
- derivati di copertura.
Secondo i dati ufficiali, la componente azionaria resta il cuore del portafoglio, con forte esposizione a società globali di qualità, business resilienti e aziende con elevata capacità di generare utili nel tempo.
La presenza di:
- liquidità,
- metalli preziosi,
- coperture,
- gestione flessibile dell’asset allocation,
serve invece per cercare di contenere parte della volatilità nelle fasi più difficili del mercato.
Ed è qui che il prodotto cambia completamente prospettiva rispetto ai classici ETF tematici.
Il punto non è cercare il massimo rendimento possibile nel minor tempo possibile.
Il punto è cercare un equilibrio sostenibile tra crescita e protezione del capitale.
Performance dalla nascita: quasi +245%
Ed è qui che il discorso diventa molto interessante.
Dal lancio del fondo storico nel 2007 a oggi, la strategia Multiple Opportunities ha registrato una performance cumulata di circa:
- +245% dalla nascita
- circa +6,9% annuo composto
Numeri che naturalmente non hanno la velocità esplosiva degli ETF legati all’intelligenza artificiale o ai semiconduttori.
Ma qui il punto è diverso.
Questo fondo non nasce per inseguire l’hype del momento.
Nasce per cercare di attraversare scenari macroeconomici molto diversi senza dipendere completamente da:
- un singolo settore,
- una singola narrativa,
- un unico trend di mercato.
| Periodo | Rendimento |
|---|---|
| 1 anno | circa +2% |
| 3 anni | circa +18% |
| 5 anni | circa +18% |
| 10 anni | circa +55% |
| Dalla nascita | circa +245% |
| Annualizzato dalla nascita | circa +6,9% annuo |
Come si è comportato durante le grandi crisi
Per capire davvero un fondo flessibile non basta guardare il rendimento finale.
Bisogna guardare cosa succede quando il mercato entra davvero nel panico.
| Anno di crisi | Contesto | Flossbach Multiple Opportunities | MSCI World |
|---|---|---|---|
| 2008 | Crisi finanziaria globale | circa -13,7% | circa -40% |
| 2015 | Cina e panic sell-off globale | circa +7,9% | circa +5,5% |
| 2020 | Covid crash | circa +3,2% | circa +16%* |
| 2022 | Inflazione e crisi bond | circa -13,4% | circa -18% |
*Nel 2020 l’MSCI World ha chiuso positivo grazie al fortissimo recupero post-Covid, ma durante il crash aveva perso oltre il 30% in poche settimane.
E questa tabella racconta molto bene la natura del prodotto.
Il fondo:
- non elimina le perdite,
- non evita completamente i drawdown,
- ma prova a contenere la volatilità nelle fasi più difficili.
Ed è una differenza enorme dal punto di vista psicologico.
Sharpe Ratio: quanto rendimento per ogni unità di rischio?
Molti investitori guardano soltanto ai rendimenti finali.
Ma spesso la vera domanda dovrebbe essere un’altra:
quanta volatilità bisogna sopportare per ottenere quei risultati?
Ed è qui che entra in gioco lo Sharpe Ratio.
Lo Sharpe Ratio misura il rendimento ottenuto rispetto al rischio assunto.
Secondo i dati disponibili sui provider europei:
- Sharpe Ratio a 3 anni: circa 0,23
- Sharpe Ratio a 5 anni: circa 0,05
- Sharpe Ratio a 10 anni: circa 0,44
| Periodo | Sharpe Ratio |
|---|---|
| 3 anni | ~0,23 |
| 5 anni | ~0,05 |
| 10 anni | ~0,44 |
Cosa significa concretamente?
Che nel lungo periodo il fondo ha mostrato una qualità del rendimento relativamente buona per un prodotto multi asset, soprattutto considerando:
- volatilità contenuta,
- gestione flessibile,
- drawdown inferiori rispetto a molti portafogli azionari puri.
Il dato a 5 anni invece è più debole soprattutto per colpa del 2022, anno in cui sia azioni sia obbligazioni sono scese contemporaneamente.
Ed è un punto molto importante.
Perché anche i migliori fondi flessibili non sono immuni dagli shock macroeconomici.
Ulcer Index e Martin Ratio: le metriche che misurano il “dolore” del portafoglio
Qui arriviamo probabilmente alla parte più interessante.
La volatilità spesso non racconta tutto.
Perché un investitore non soffre davvero quando il mercato oscilla leggermente.
Soffre quando il portafoglio entra in drawdown profondi e resta negativo per mesi.
Ed è proprio questo che misura l’Ulcer Index.
L’Ulcer Index non guarda soltanto alle oscillazioni giornaliere.
Guarda soprattutto:
- profondità delle perdite,
- durata dei drawdown,
- velocità di recupero.
Utilizzando:
- drawdown storico inferiore rispetto all’MSCI World,
- volatilità storica intorno all’8%,
- recuperi generalmente più rapidi rispetto all’azionario globale,
si può stimare che il fondo presenti un Ulcer Index significativamente più basso rispetto a un ETF azionario globale puro.
E questo è fondamentale dal punto di vista psicologico.
Perché spesso il vero rischio non è il rendimento basso.
È abbandonare il portafoglio nel momento peggiore.
Il Martin Ratio invece confronta il rendimento con l’Ulcer Index.
In pratica:
non misura soltanto quanto guadagni.
Misura quanto “dolore finanziario” hai dovuto sopportare per ottenere quel rendimento.
Ed è qui che molti fondi multi asset cercano di fare la differenza.
Non correndo di più durante le fasi speculative.
Ma cercando di gestire meglio le fasi in cui il mercato smette improvvisamente di salire in linea retta.
Il rischio vero
Naturalmente il rischio non scompare.
Quando salgono rapidamente i tassi, oppure quando azioni e obbligazioni iniziano a scendere insieme, anche i fondi flessibili possono soffrire.
E durante i grandi bull market tecnologici il fondo può tranquillamente sottoperformare ETF come MSCI World o Nasdaq 100.
Ma è perfettamente normale.
Perché il suo obiettivo non è massimizzare l’adrenalina.
È cercare una crescita più stabile e sostenibile nel tempo.
Conclusione
Negli ultimi mesi abbiamo parlato molto di:
- AI,
- semiconduttori,
- ETF tecnologici,
- infrastrutture,
- rotazioni settoriali,
- oro,
- fondi monetari.
Ma il mercato oggi sembra stia tornando a ragionare anche su un altro concetto:
la gestione del rischio.
E forse il vero problema non è trovare l’ennesimo ETF da aggiungere in portafoglio.
Forse il vero problema è costruire un portafoglio capace di sopravvivere a mercati molto diversi tra loro.
Ed è qui che prodotti come il Flossbach von Storch Multiple Opportunities diventano interessanti.
Non perché promettano performance miracolose.
Ma perché cercano di affrontare una delle sfide più difficili per qualsiasi investitore:
proteggere il capitale senza rinunciare completamente alla crescita.
L'autore del presente articolo è un trader privato e detenendo gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi potrebbe essere in conflitto di interesse con i lettori.
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