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Il fondo della settimana aveva visto giusto: l’AI non vive solo nei data center


Il fondo della settimana aveva visto giusto: l’AI non vive solo nei data center

Il 22 aprile, nell’analisi dedicata al fondo JPMorgan Asset Management JPMorgan Korea Equity, il punto centrale era molto semplice:

l’intelligenza artificiale non è solo software.

L’AI è soprattutto infrastruttura.

In quel momento il mercato continuava a concentrarsi quasi esclusivamente sui grandi nomi americani — NVIDIA, Microsoft, OpenAI — mentre il vero tema nascosto era un altro:

chi rende possibile tutto questo?

Per questo l’articolo si concentrava sulla Corea del Sud, sui semiconduttori e sulle memorie avanzate prodotte da società come Samsung Electronics e SK Hynix.
Perché senza hardware, senza chip e senza capacità produttiva, l’AI semplicemente non esiste.

Oggi il mercato sta iniziando ad allargare ulteriormente questa narrativa.

E la reazione di ieri su Prysmian lo dimostra in modo molto chiaro.

Prysmian: il mercato scopre la seconda fase dell’AI

La seduta di ieri a Piazza Affari è stata impressionante: oltre +10% in una sola giornata.

Ma il punto interessante non è tanto il rialzo in sé.

È il motivo del rialzo.

Le parole dell’AD Massimo Battaini hanno acceso il mercato perché hanno confermato una cosa che fino a pochi mesi fa veniva quasi ignorata:

l’intelligenza artificiale richiederà investimenti giganteschi in infrastrutture fisiche.

Non solo server e GPU, ma:

  • fibra ottica
  • trasmissione dati
  • reti energetiche
  • elettrificazione
  • collegamenti tra data center
  • hyperscaler infrastructure

Battaini ha parlato apertamente di accordi di lungo periodo con hyperscaler, di espansione della capacità nella fibra ottica del 40–50% e di investimenti superiori a 1,2 miliardi di dollari nei prossimi anni.

Tradotto: l’AI sta entrando nella sua fase industriale.

E quando un megatrend entra nella fase industriale, servono aziende che costruiscono il “sistema nervoso” dell’economia digitale.

Esattamente il concetto che avevamo evidenziato settimane fa parlando del fondo coreano.

Il mercato sta cambiando prospettiva

Per molto tempo il mercato ha premiato soprattutto:

  • software
  • cloud
  • GPU
  • big tech americane

Ora però gli investitori stanno iniziando a capire che senza infrastruttura fisica tutto questo non può scalare.

Per alimentare l’AI servono:

  • energia
  • reti
  • cavi
  • fibra
  • semiconduttori
  • data center
  • capacità di trasmissione

In altre parole:

serve capitale industriale.

Ed è qui che aziende come Prysmian diventano improvvisamente strategiche.

Non stanno “usando” l’AI.

Stanno costruendo ciò che permette all’AI di funzionare.

Il punto più interessante per gli investitori

I grandi megatrend raramente premiano solo i nomi più famosi.

Anzi, spesso la parte più redditizia arriva dalle aziende meno visibili ma indispensabili.

Nel caso dell’intelligenza artificiale, oggi il mercato sta iniziando a rivalutare tutto il segmento legato a:

  • infrastrutture digitali
  • reti energetiche
  • fibra ottica
  • elettrificazione
  • semiconduttori
  • trasmissione dati

Ed è probabilmente solo l’inizio.

Fondo attivo: infrastrutture AI e digitali

Un fondo interessante per cavalcare questo tema è:

Morgan Stanley Investment Management Morgan Stanley QuantActive Global Infrastructure Fund
ISIN: LU0384381660

Il fondo investe in infrastrutture globali quotate, con esposizione a:

  • utility evolute
  • reti energetiche
  • telecomunicazioni
  • trasmissione dati
  • infrastrutture digitali
  • elettrificazione

Non è un fondo “AI puro”, ma oggi il mercato sta andando proprio in quella direzione:

investire nei colli di bottiglia dell’intelligenza artificiale.

Analisi del rischio e qualità del rendimento

Sharpe Ratio

Periodo Sharpe Ratio
1 anno 0,42
3 anni 0,47

Il fondo mostra uno Sharpe Ratio positivo ma non particolarmente elevato. Questo suggerisce una buona efficienza rischio/rendimento, pur senza livelli tipici dei fondi growth o tecnologici durante i rally di mercato.

La caratteristica interessante è soprattutto la stabilità: il fondo tende infatti a generare rendimenti meno esplosivi ma più regolari rispetto ai prodotti AI puri.

Ulcer Index e Martin Ratio

Non ho trovato dati ufficiali per Ulcer Index e Martin Ratio. Tuttavia, osservando la struttura dei drawdown storici, il fondo presenta una profondità delle correzioni inferiore rispetto agli ETF tematici AI più aggressivi.

Questo implica:

  • Ulcer Index moderato
  • drawdown relativamente controllati
  • Martin Ratio più stabile ma meno “esplosivo”

In altre parole, il fondo sacrifica parte del potenziale rialzista per ottenere una migliore gestione delle fasi di stress.

Considerazioni finali sul fondo

Il Morgan Stanley Global Infrastructure non è un “pure play” sull’AI.

È piuttosto un modo più prudente per investire nella crescita strutturale di:

  • elettrificazione
  • reti
  • data transmission
  • infrastrutture digitali

Ha una volatilità molto inferiore rispetto ai fondi AI tradizionali e può avere senso come componente satellite difensiva legata al tema infrastrutturale.

ETF tematico: AI Infrastructure

Per chi vuole invece un’esposizione più diretta esiste:

BlackRock iShares AI Infrastructure UCITS ETF
ISIN: IE000X59ZHE2

L’ETF replica un indice focalizzato sulle società che costruiscono l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale:

  • semiconduttori
  • cloud infrastructure
  • data center
  • big data
  • networking

Qui l’esposizione al tema AI è molto più diretta e aggressiva.

Analisi del rischio e qualità del rendimento

Sharpe Ratio

Attualmente non sono ancora disponibili serie storiche sufficientemente lunghe e consolidate per avere uno Sharpe Ratio ufficiale e statisticamente robusto a 3 anni.

L’ETF è infatti troppo recente e i dati disponibili risultano fortemente influenzati dal rally AI del 2025–2026.

Volatilità e drawdown

Anche in assenza di metriche storiche complete, il comportamento del fondo evidenzia:

  • volatilità significativamente superiore rispetto ai fondi infrastrutturali tradizionali
  • drawdown più aggressivi
  • forte sensibilità al sentiment sul settore AI

Questo rende il prodotto molto più ciclico e dipendente dal momentum tecnologico.

Ulcer Index e Martin Ratio

Anche in questo caso BlackRock non pubblica ufficialmente né Ulcer Index né Martin Ratio.

Tuttavia, considerando la forte concentrazione sul ciclo AI e semiconduttori, è ragionevole aspettarsi:

  • Ulcer Index elevato
  • drawdown rapidi e profondi
  • Martin Ratio molto dipendente dal momentum del settore

In pratica, l’ETF mostra una qualità del rendimento fortemente condizionata dal boom dell’intelligenza artificiale. Se il trend dovesse rallentare, anche gli indicatori risk-adjusted potrebbero deteriorarsi rapidamente.

Ed è proprio questa la differenza fondamentale rispetto al fondo infrastrutturale attivo:

  • il fondo Morgan Stanley cerca maggiore stabilità;
  • l’ETF AI Infrastructure punta invece a massimizzare l’esposizione al megatrend.

Il vero punto dell’ETF

L’ETF è probabilmente il modo più diretto per investire nella narrativa:

“l’AI non è solo software”.

Tuttavia bisogna essere molto consapevoli del rischio.

Perché qui la performance dipende quasi completamente da:

  • ciclo tecnologico
  • semiconduttori
  • sentiment AI
  • investimenti nei data center

In altre parole:

fortissimo beta tematico, con una componente di alpha molto limitata.

Conclusione finale

La reazione di Prysmian mostra che il mercato sta finalmente capendo una cosa fondamentale:

l’intelligenza artificiale non sarà solo una rivoluzione software.

Sarà soprattutto una rivoluzione infrastrutturale.

E questo cambia completamente il modo di investire nel tema AI.

Perché i veri beneficiari potrebbero non essere soltanto le aziende che sviluppano l’intelligenza artificiale, ma anche quelle che costruiscono:

  • reti
  • energia
  • fibra
  • semiconduttori
  • infrastrutture digitali

In altre parole:

non è tutta AI quella che luccica.

L'autore del presente articolo è un trader privato e detenendo gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi potrebbe essere in conflitto di interesse con i lettori.
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