La settimana che si è chiusa con la festività del 1° maggio è stata una settimana "corta" soltanto nel calendario. Per gli operatori dei mercati finanziari, infatti, i quattro giorni di contrattazioni (da lunedì 27 a giovedì 30 aprile) hanno offerto un condensato di spunti operativi, tra tensioni geopolitiche, una valanga di trimestrali e le attese riunioni di politica monetaria. Un mix che ha reso l'azionario europeo un campo da gioco per chi cerca volatilità e opportunità di trading, ma anche un banco di prova per chi ha una visione di risparmio e investimento di medio periodo.
Piazza Affari e le principali Borse del Vecchio Continente hanno aperto la settimana con un cauto ottimismo, sostenute dalla proposta di tregua dell'Iran e dalla prospettiva di riapertura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, il dietrofront del Presidente USA Trump, che ha cancellato il secondo round di negoziati in Pakistan, ha rapidamente raffreddato gli animi, lasciando gli indici in un limbo di attesa.
Il vero protagonista sui mercati è stato ancora una volta il petrolio. Il Brent ha continuato a viaggiare stabilmente sopra i 100 dollari al barile, raggiungendo picchi di 107,74 dollari, spinto proprio dall'incertezza sull'effettiva riapertura del cruciale passaggio navale. Questo scenario ha avuto un impatto diretto sui titoli del settore energetico, creando un chiaro spartiacque nel listino milanese.
In questo contesto, i dati macro hanno dipinto un quadro contrastante: se da un lato il PIL dell'Eurozona ha mostrato una crescita fragile (+0,1% nel primo trimestre 2026), dall'altro l'inflazione è tornata a correre. In Italia, secondo le stime preliminari Istat, l'indice NIC ha registrato un balzo al 2,8% su base annua ad aprile, un'accelerazione significativa rispetto all'1,7% di marzo, trainata quasi esclusivamente dal caro-energia.
Saipem
Il titolo che ha catalizzato l'attenzione dei trader in questa settimana è stato senza dubbio Saipem. La società di servizi petroliferi ha vissuto una seduta di vero e proprio "sprint" lunedì 27 aprile, arrivando a guadagnare oltre il 4% e toccando un nuovo massimo delle ultime 52 settimane a 4,476 euro.
Il destino vero e la direzione nel breve termine e quindi anche il target di breve in Saipem, lo individuo ai 5,40€. A quel valore immagino una forza di vendita che fermerà il titolo anche se fosse solo per un pò di gorni, ma sarà un punto di decisione direzionale. Se infranto comunque ci sarà una maggior forza di acquisto a vincere e il secondo target a quel punto sarà ai 6,50€.
Rotti anche i 6,5€ si punterà ai 10,20 €.
A cosa servono gli step? A far uscire i trader e a valutare o meno il rientro perchè se la rottura è chiara, i target anche lo sono.
Questo è quello che può accadere nel breve periodo. Nel più lungo periodo si potrà solo fare analisi volta per volta.
L'azione è stata sostenuta dagli analisti di Bloomberg, che ne hanno elogiato la solidità del portafoglio ordini, e dai suoi risultati trimestrali, che avevano già innescato un rally nelle sedute precedenti. Per i trader speculativi, Saipem ha rappresentato un'opportunità di trading "trend-following" sul momentum, mentre per un investitore di lungo periodo, la forza dei fondamentali si è scontrata con un prezzo che sconta già molte buone notizie.
Accanto a Saipem, hanno brillato altri titoli del comparto energetico e affini. Tenaris ha aggiornato i propri massimi a 27,10 euro, beneficiando della stessa spinta del greggio. Leonardo ha incassato un duplice upgrade: Moody's ha alzato il rating a lungo termine da Baa3 a Baa2, e Morgan Stanley ha incrementato il prezzo obiettivo fino a 82 euro, confermando la raccomandazione "overweight". Questo si traduce per il risparmiatore in una convalida della solidità creditizia del gruppo, e per lo speculatore in un potenziale catalizzatore per ulteriori apprezzamenti del titolo.
L'evento clou della settimana è stata la riunione della Banca Centrale Europea del 30 aprile. Come ampiamente previsto, il Consiglio Direttivo, presieduto da Christine Lagarde, ha deciso all'unanimità di mantenere invariati i tassi di interesse (deposito al 2,00%, rifinanziamento al 2,15% e marginale al 2,40%). Tuttavia, la decisione è stata tutt'altro che scontata.
La Presidente Lagarde ha rivelato che si è discusso anche di un rialzo dei tassi, un dibattito che segnala un progressivo distacco del Consiglio dal precedente scenario di base. Questo ha acceso le scommesse dei mercati monetari, che ora prezzano circa 75 punti base di rialzi cumulativi entro la fine dell'anno, con una probabilità superiore al 75% che il primo ritocco al rialzo arrivi già nella riunione di giugno. La motivazione è chiara: "i rischi al rialzo per l'inflazione e quelli al ribasso per la crescita si sono intensificati", un messaggio che sintetizza il dilemma delle Banche Centrali in questo 2026.
In Italia, un indicatore cruciale per valutare il sentiment di mercato verso il rischio sovrano è lo spread Btp-Bund. Durante l'ultima settimana di aprile, questo differenziale ha mostrato una costante tendenza al rialzo, allargandosi fino a 85 punti base e portando il rendimento del decennale italiano a sfiorare la pericolosa soglia del 4%. Per il risparmiatore che detiene titoli di Stato italiani, questo è un campanello d'allarme: un allargamento dello spread indica un aumento del rischio percepito dal mercato, che si traduce in un deprezzamento dei BTP in portafoglio. Tuttavia, per lo speculatore, un movimento così rapido potrebbe innescare un'operazione di "rientro" verso i Bund tedeschi, alla ricerca di un guadagno in conto capitale qualora le tensioni dovessero rientrare e lo spread tornare a comprimersi. La chiusura di settimana è stata a 82,3 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 3,87%.
Per investitori e trader, il messaggio è duplice: il breve termine resta dominato dalla geopolitica mediorientale e dalle sue ripercussioni sul petrolio, mentre il medio termine inizia a fare i conti con la concreta possibilità di un nuovo ciclo di rialzi dei tassi in Europa per arginare un'inflazione che torna a fare paura. In questo scenario, la prudenza non è mai troppa, ma la volatilità, come dimostra il caso Saipem, non manca di offrire opportunità.
Fabio Tanevini è un trader privato e potrebbe detenere gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi risultando così in conflitto di interesse con i lettori.
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