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L’illusione ottica degli indici. Ferrari Race , una storia prevista


Osservando S&P 500 e Nasdaq si ha la sensazione che la festa non sia mai finita. Eppure, se spacchettiamo il rally, scopriamo che è sempre più sottile. Pochi titoli tengono su le medie, mentre il resto del listino arranca. È il classico canto del cigno di un bull market maturo, che si regge su narrative ormai logore. La verità è che il mercato sta vivendo un pericoloso sdoppiamento: da un lato l’ottimismo dei multipli elevati, dall’altro una realtà macroeconomica che si sta rapidamente deteriorando.

Prima di addentrarci nel quadro macro, concedeteci una piccola soddisfazione personale. Tempo fa avevamo tracciato per Ferrari un percorso ribassista che molti avevano guardato con scetticismo. Indicammo un punto di rimbalzo in area 260 euro, disegnandolo come il livello tecnico dove l'eccesso di vendite si sarebbe dovuto arrestare. Ebbene, come ben visibile oggi dal grafico, è esattamente quanto accaduto nella realtà. Il Cavallino ha toccato quota 260 circa e da lì ha invertito con decisione. Non è arroganza: è la conferma che la disciplina tecnica, quando applicata senza farsi distrarre dal rumore di fondo, paga. Ci prendiamo questo piccolo credito e andiamo avanti.

Dobbiamo tornare con la memoria al momento esatto in cui Jerome Powell doveva tenere a bada l'inflazione e scelse la via della pazienza, coniando l'ormai infausta definizione di "transitoria". Oggi, quell'errore torna a galla in forma aggravata. La Fed si trova ora ostaggio di un fattore esogeno che ha fatto esplodere i rischi per l'inflazione in modo del tutto imprevisto: Donald Trump. La nuova stagione di dazi, le tensioni commerciali e la retorica da guerra economica stanno annullando gli sforzi delle banche centrali in questi ultimi anni.

Come se non bastasse, l'attacco all'Iran ha materializzato i danni che finora erano solo ipotesi di scenario. Le rotte energetiche sono a rischio, i colli di bottiglia tornano a stringere e i prezzi dell'energia si stanno trasferendo con violenza sui listini al consumo di USA ed Europa. La guerra non è più una questione estera lontana: è già nei portafogli degli investitori.

Veniamo al cuore del problema che avevamo già sollevato settimane fa: il rischio per i sottoscrittori di titoli di Stato. Per andare dietro all'inflazione e non farsi mangiare il potere d'acquisto, gli investitori devono pretendere rendimenti sempre più elevati. Questo significa una cosa sola: prezzi dei bond in caduta. E quando i prezzi scendono, il rischio per i Paesi più deboli dell'area europea diventa esplosivo. Perché lo spread non è carità, è percezione del pericolo: e se la Germania trema, l'Italia e la Grecia rischiano la polmonite.

Guardiamo il grafico del Bund europeo. L'area critica è già stata bucata: sotto i 129 punti, il Bund ha infranto una soglia psicologica e tecnica fondamentale. Ora ci si trova esattamente nel canale del pericolo rosso, compreso tra 116 punti e 129 punti. Questo corridoio rappresenta una terra di nessuno in cui la volatilità può esplodere da un momento all'altro.

  • 116 punti sono il target ribassista naturale finché prosegue lo stress della guerra con l'Iran. Attenzione: proprio su quel livello il Bund potrebbe trovare la forza per un rimbalzo violento, alimentato dalla paura e dalla fuga verso la qualità. Sarebbe il classico scatto di reazione in un mercato ipervenduto.

  • Il vero incubo scatterebbe sotto i 116 punti. Una violazione decisa di quella soglia aprirebbe la porta a vendite che potrebbero colpire seriamente e indiscriminatamente i titoli obbligazionari europei, con conseguenze sistemiche sui debiti sovrani periferici. I fondi obbligazionari si trasformerebbero in trappole.

  • Il sole torna sereno solo sopra i 129 punti. Solo un recupero deciso e consolidato oltre quella resistenza riporterebbe il Bund in territorio di sicurezza, segnalando una tregua vera sull'inflazione e una distensione geopolitica. Fino a quel momento, ogni rimbalzo nel canale 116-129 è da considerarsi tecnico e potenzialmente effimero.

OFFICINA STELLARE: PRONTI AL PULL BACK PER RIMBALZARE

In questo quadro da “fuga dal fisso” e ricerca di asset anticiclici o strategici, spostiamo l’attenzione sull’Italia. C’è un titolo che seguiamo con la lente del trader opportunistico: Officina Stellare.

La società, attiva nel settore aerospaziale e della difesa (ottiche per satelliti e applicazioni laser), rappresenta una nicchia potenzialmente slegata dalle turbolenze dei consumi interni. In una fase di riarmo globale e di corsa allo spazio, il business è strutturalmente solido. Tuttavia, il timing di ingresso è tutto.

La nostra operatività: 34 e 29 Euro

Non siamo compratori a scatola chiusa sui massimi del mercato. La nostra view è che il contesto generale, con indici appesi a un filo, sia maturo per un pull back forte. Un movimento violento di ritracciamento, innescato magari da un dato sull’inflazione peggiore del previsto o da un’escalation in Medio Oriente, offrirà l’occasione.

Abbiamo fissato due livelli psicologici e tecnici su Officina Stellare:

  1. Primo assaggio a 34 euro. Una correzione verso questo livello rappresenterebbe un sano riassorbimento degli eccessi. Qui inizieremo a costruire una posizione di ingresso, confidando che i supporti dinamici tengano.

  2. Massimo potenziale a 29 euro. È lo scenario estremo, da “capitolazione lampo”. Se il mercato dovesse davvero prendere paura e correre verso i minimi relativi, 29 euro rappresenta l’area di massima opportunità rischio/rendimento. Un punto dove il titolo verrebbe trattato a multipli troppo bassi rispetto alla commessa pipeline nel settore difesa-spazio.

La strategia del rimbalzo
Non stiamo comprando un asset da cassettista. Attendiamo il pull back forte per cavalcare il successivo rimbalzo. In un mercato che resta sui massimi solo per inerzia, la differenza tra guadagnare e perdere la fa il prezzo di carico. Con l’inflazione che graffia e i bond che non proteggono più, la liquidità tenuta pronta per questi assalti speculativi è l’unica vera copertura. Teniamo la polvere asciutta: il momento di colpire su Officina Stellare si avvicina, ma solo quando il mercato avrà finito di illudersi.

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Fabio Tanevini è un trader privato e potrebbe detenere gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi risultando così in conflitto di interesse con i lettori.
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