Bond: cinque nuove emissioni in dollari, promosse o bocciate


Cedole & dividendi

Non lamentatevi se ben quattro di queste obbligazioni sono quotate sull’“Otc” e una sola sul Mot: purtroppo nelle ultime sedute non si è visto quasi nulla di nuovo sul regolamentato, salvo due esordi riferiti a Imi (in sterline e in dollari neozelandesi) di cui scriveremo nei prossimi giorni. Oggi ci dedichiamo a Sua Maestà il dollaro, che continua a sprintare sull’euro toccando di nuovo quota 1,05. Ecco cinque esordienti, interessanti (quasi soltanto!) in termini di qualità degli emittenti.

1°) Bnp Arbitrage /rating A di S&P): Isin XS1515372271 - struttura a cedola fissa di tipo “step up” (2,05% per le prime due cedole in pagamento nel 2017 e nel 2018; 2,25% per le successive cedole in pagamento nel 2019 e nel 2020; 2,45% per le successive cedole in pagamento nel 2021 e nel 2022; 2,65% per le successive cedole in pagamento nel 2023 e nel 2024; 2,85% per le ultime due cedole in pagamento nel 2025 e nel 2026), scadenza 23/11/2026, valuta Usd, ammontare 5 milioni Usd e taglio minimo 2.000 Usd. La valutazione: iniziare con una bocciatura è imbarazzante, ma sia il micro ammontare sia la struttura di questo bond non possono soddisfare alcun investitore. Uno “step up” che offrirà il 2,85% come cedola massima a fine vita – con imposizione fiscale al 26% - equivale a quanto paga oggi un governativo sulla stessa scadenza. Il titolo è comunque quotato sul Mot. DA TRASCURARE

2°) BP Capital (rating A2 di Moody’s): Isin US05565QDG01 - cedola fissa 3,216%, scadenza 28/11/2023, valuta Usd, ammontare 1,2 miliardi di Usd e taglio minimo 1.000 Usd. La valutazione: l’emittente petrolifero inglese è certamente solido e proprio per questo si propone con un rendimento cedolare modesto. Il 10 anni governativo Usa rende attualmente il 2,39% e quindi il 3,2% di un corporate non eccelle. Sul secondario (“Otc” – quotato alla Deutsche Boerse) lo si trova a 99,6 Usd. Due possibilità: o attendere una caduta (probabile entro due anni) sui 90 o fare un piano di acquisto nel tempo, per esempio con “tranche” di 2.000 o 5.000 Usd, puntando nel lungo termine a un rimbalzo. DA MONITORARE

) BP Capital (rating A2 di Moody’s, equivalente alla A di S&P): Isin US05565QDH83 - cedola fissa 3,723%, scadenza 28/11/2028, valuta Usd, ammontare 800 milioni di Usd e taglio minimo 1.000 Usd. La valutazione: uno 0,50% di cedola in più rispetto al precedente bond per una maggiore vita residua di 5 anni non è attraente e sul secondario (“Otc” – quotato alla Deutsche Boerse) se ne ha la prova, con un prezzo già sceso sui 99. DA TRASCURARE

4°) Chevron Phillips (rating A- di S&P): Isin USU16708AK26 – cedola fissa 3,4%, scadenza 1/12/2026, valuta Usd, ammontare 700 milioni di Usd e taglio minimo 2.000 Usd. La valutazione: qui il livello di rischio si alza di un poco ma un 3,4% non sposta più di tanto il rendimento, considerando la scadenza decennale. L’emittente è uno dei maggiori gruppi petroliferi statunitensi, presente su tutta la catena operativa, dall’estrazione alla distribuzione. Sul secondario (“Otc – quotato alla Deutsche Boerse) debolezza di avvio per il titolo, con una quotazione scesa a 99,3. DA TRASCURARE

5°) Enbridge (rating BBB- di S&P): Isin US29250NAM74 – cedola fissa 5,5%, scadenza 1/12/2046, valuta Usd, ammontare 750 milioni di Usd e taglio minimo  2.000 Usd. La valutazione: si tratta del più importante operatore di oleodotti in Canada, presentatosi sul mercato con una pluriemissione a dieci e trent’anni. La prima dà un 4,25% e la seconda è inevitabilmente più generosa. Per ora non se ne ha ancora traccia sul secondario (“Otc”) ma con una caduta sotto quota 95 diventerebbe interessante. L’obiettivo perseguibile? Un 92 di quotazione, equivalente al 6,1% netto, che per un BBB- non sarebbe male, tralasciando certamente il fattore “duration”. DA MONITORARE

In conclusione non si promuove nessuno di questi bond, ma due possono essere valutati in una visione di lungo periodo.