E l'ora dello Zinco?


Lo Zinco, al pari degli altri metalli industriali (Rame, Nickel, Alluminio) ha avuto un andamento negativo nel corso del 2018, cedendo il 27% nei primi 9 mesi dell’anno (in Usd). Nell’ultimo trimestre lo Zinco si è però distinto in positivo, mettendo a segno un buon rimbalzo dai minimi (+22%), con una forza che pare confermata dalla dinamica delle ultime settimane.

Da inizio 2019 il contratto future (cfr. grafico ZINCO future, contratto mar 2019: PC 2655) è risalito verso i massimi dell’ultimo trimestre (picchi del 24.10.2018 a 2688,15), il cui superamento fornirebbe un segnale di prosecuzione del rally con obiettivi interessanti. Anche se rimane ovviamente prematuro ipotizzare un’inversione al rialzo su orizzonti plurimensili, proiettando l’ampiezza della banda di congestione dell’ultimo trimestre si può ipotizzare una salita di circa il 10% alla rottura del trigger a ridosso di 2688. Per conservare un’impostazione tonica occorre però che eventuali ritracciamenti dai livelli correnti rimangano al di sopra di 2460; il tono in ottica plurisettimanale tornerebbe poi negativo alla violazione del forte supporto a ridosso di 2384, al momento improbabile.

In termini di contango la struttura delle varie scadenze dei contratti future denota un’inclinazione positiva ma non particolarmente inclinata: il fattore tempo di detenzione, quindi, gioca sì a sfavore per le posizioni lunghe – come ogni qualvolta una materia prima è in contango, che rappresenta peraltro la situazione fisiologica per tutte le commodities – ma non in misura tale da impedire un trade su di un orizzonte di alcune settimane/mesi.

In termini di volatilità lo Zinco è abbastanza in linea con gli altri metalli industriali, ovvero su livelli medio-alti ma non estremi. Occorre tenerne conto, ovviamente, nella scelta del controvalore della posizione che si vuole aprire, seguendo la regola generale secondo cui al crescere della volatilità deve diminuire la size e aumentare lo stop loss in percentuale – e viceversa – in modo da mantenere stabile la perdita massima in controvalore in euro che dipende ovviamente dalla propria situazione finanziaria, tolleranza al rischio e obiettivi di investimento e non dal trade che si vuole mettere in essere.

In ottica di trading si potrebbe iniziare a posizionarsi sullo Zinco per una prima tranche sui livelli correnti, valutando di incrementare su storni di un 3-4% e comunque alla rottura del trigger sopra-indicato, con un primo target appunto a +10% e uno stop loss iniziale di un 7%. Se poi il movimento di rally dovesse acquisire vigore si valuterà se prendere profitto, parziale o totale; in caso di mantenimento della posizione, per una corretta gestione del rischio occorrerà comunque alzare lo stop loss iniziale portandolo in prossimità del prezzo di carico (stop trailing).

Come veicolo per cavalcare la possibile prosecuzione del tentativo di rimbalzo in atto si segnala l’ETC con ticker ZINC, quotato su Borsa italiana (PC: 7,114; cfr. grafico ETC ZINCO). Il benchmark di riferimento è il Bloomberg Zinc Total Return, con un rischio controparte minimo in quanto l’ETC è collateralizzato al 100% da titoli eleggibili. Si ricorda che l’ETC sullo Zinco, seppur espresso in euro, risente come tutti gli altri ETC sulle materie prime dell’esposizione nei confronti del dollaro Usa. Occorre quindi tenerne conto se il proprio portafoglio fosse già troppo esposto sul biglietto verde.

Come volumi transati l’ETC in oggetto vede scambi giornalieri medi decisamente ridotti, dell’ordine mediamente di poche decine di migliaia di euro: essendo molto illiquido non si presta quindi ad operazioni con controvalori grandi o troppo veloci. E’ comunque adeguato per operazioni da alcune settimane (swing trading) ad alcuni mesi (asset tattica), di importi di poche migliaia di euro (<5.000): un’operatività di piccolo cabotaggio, certamente, ma ogni componente non direttamente correlata con l’asset class azionaria o obbligazionaria che entra in un portafoglio ne va ad accrescere la diversificazione, un beneficio importante soprattutto quando i trend azionari/obbligazionari diventano di difficile lettura.

Come negli ultimi mesi.

(L'autore del presente articolo non è iscritto all'ordine dei giornalisti e potrebbe detenere i titoli oggetto dei suoi articoli)

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