Previsioni di Borsa con le Onde di Elliott e Fibonacci


Previsioni di Borsa con le Onde di Elliott e Fibonacci

Piano Bar di Virginio Frigieri                                                        11/11/2019

In sintesi:

I nuovi massimi di questa settimana sul Dow Industrials sono un'estensione in fase avanzata di una manifestazione intra-correzione. L'ottimismo che assiste alla spinta verso l'alto è compatibile con un'onda che si trova nelle sue ultime fasi; gli indici small cap e mid cap continuano a presentare ritardi significativi. Sottili ma importanti segnali di allerta di imminente stress sono evidenti nella sottoperformance delle così dette unicorn startups, del debito spazzatura e dei prestiti con leva, ognuno dei quali è bloccato in un declino che è il principale vantaggio di una contrazione finanziaria globale. I rendimenti dei titoli del Tesoro USA a 10 anni stanno spingendo in forte aumento. Questa tendenza dovrebbe continuare. Oro e argento rimangono in ritirata dai rispettivi massimi il 4 settembre. Entrambi i metalli si trovano in un mercato ribassista che non è completo. Il Dollaro Index ha iniziato un calo il 1 ° ottobre che dovrebbe abbassare l'indice nei prossimi mesi.

Indici Azionari USA

DJIA, S&P500 e Nasdaq hanno raggiunto nuovi massimi tra la fine di ottobre e questi primi giorni di novembre, esacerbando le non conferme rispetto al resto del mercato azionario. Lo scorso mese un grafico di EWI riportava le non conferme relative ad altri sei indici chiave che inizia a gennaio 2018.

Questi percorsi divergenti sono compatibili con correzioni di livello intermedio  e di alto livello nei principali indici azionari.

Il DJIA sta tracciando le suddivisioni finali dell’onda minor D dell’onda di grado intermedio (4). A danze finite avremo un triangolo di espansione che terminerà con un’onda E sotto ai minimi di Natale 2018.

Per vedere meglio le fasi finali dell’onda D dobbiamo necessariamente passare su time frame orario. I prossimi due grafici mostrano le due possibilità a livello orario.

Sotto il Nasdaq 100.

Quando alla fine del 1999 dopo un mercato toro di 17 anni cominciarono a fioccare titoli e libri che estrapolavano e proiettavano il Dow Jones a 36.000 (uno addirittura parlava di 100.000 punti) io seguivo gli analisti di Elliott Wave International  da meno di un anno e loro, da decisi contrarian, parlavano di pericolosa “fissazione di massa” che avrebbe portato probabilmente ad una importante inversione di borsa. Il periodo autunno/inverno ’98, primavera ’99 era stato uno dei periodi di trading più profittevoli della mia vita, sicchè da giovane non del tutto ingenuo ma dal grilletto più facile di oggi, spinto dall’ottimismo di un mercato che andava sempre su, zompettavo allegro e felice come la vispa Teresa da un titolo all’altro, incurante dei gufi. Fortuna volle che quell’articolo mi fece riflettere e passate le feste di Natale e il cambio di millennio, iniziai ad alleggerire le mie posizioni, fino ad essere quasi completamente scarico a metà febbraio. Nemmeno un mese dopo, il 10 Marzo, il Dow Jones fece il massimo e i mercati americani iniziarono un mercato ribassista che in un paio d’anni avrebbe ridotto il suo valore di oltre la metà.

Lo scorso mese un eminente gestore del denaro di Wall Street ha proiettato il Dow Jones a “650.000 punti in 50 anni” spiegando che la crescita del 6,5% del mercato continuerà in media per i prossimi 50 anni. Memore delle esperienze del passato, è perfino superfluo raccomandarvi di stare molto attenti!

Questa codificazione delle aspettative collettive, tende a comparire al TOP o molto vicino al TOP di un mercato rialzista; gli investitori sono così entusiasti dei rendimenti del mercato azionario che proiettano in modo lineare il passato in un futuro anche molto lontano. Sta chiaramente accadendo di nuovo, e questa volta anche alcuni vecchi orsi che si erano guadagnati la fama nel 2000 avvertendo gli investitori della debolezza finanziaria di quel periodo, ora affermano che non ci sarà nessuna recessione per almeno i prossimi tre anni a venire.

Un editorialista di USA Today concorda dicendo che un incidente come nel 1929 “non è probabile” perché “le persone hanno oggi una comprensione molto migliore di come funzionano gli investimenti e l’economia essendo la conoscenza degli investimenti decisamente migliorata”. Io penso che non sia affatto così, ed anzi penso che la mamma dei coglioni sia più incinta oggi di allora. La conversione della stragrande maggioranza a un caso rialzista a lungo termine sta avvenendo esattamente nel momento sbagliato. Diversi analisti con un acuto senso di valutazione e sentimento notano il significato della trasformazione. Per esempio Alan M. Newman editore di Crosscurrents dopo essere stato molto ottimista per diversi anni, lo scorso 4 novembre ha consegnato ai lettori quello che potrebbe essere il suo canto del cigno con un raffronto tra il mercato attuale e quello del periodo 1968-1973. Newman lo chiama “l’ambiente di Groupthink” che ha portato ad un collasso del 50% nel periodo 1973-1974. Conosco bene quel periodo anche se all’epoca non avevo ancora iniziato ad occuparmi di borsa, perché gli analisti di EWI ne hanno parlato in più di un’occasione.

Gli indici principali erano riusciti ad ottenere modesti guadagni fino a gennaio del 1973, nonostante i mercati avessero raggiunto il picco già nel 1968. L’ambiente produsse una dipendenza quasi religiosa da un gruppo di 50 titoli soprannominato “Nifty Fifty”. Questi diventarono un must al punto che il consiglio degli analisti era sempre il medesimo: “comprali e dimenticati di loro”.

Oggi il discorso è ancora più semplice perché con la mole di fondi replicanti negoziati in borsa, gli investitori hanno la sensazione di possedere un ampio gruppo di azioni, acquistandone uno solo.

La CNBC riferisce che a partire dallo scorso mese di marzo gli investimenti passivi, rappresentano il 45% di tutte le attività sui mercati statunitensi con un aumento dell’80% rispetto al 2009.  Newman rileva anche un curioso effetto collaterale: il periodo medio di detenzione sui titoli statunitensi si è ridotto da 3 anni e 9 mesi nel periodo 1926-1998, a soli 4 mesi e 9 giorni nel 2019. L’attuale periodo di detenzioni dunque è solo un decimo della media storica. In pratica per 72 anni il periodo medio di detenzione delle azioni è stato abbastanza lungo da consentire il concetto di “lungo termine”. Oggi non è più così e i periodi di detenzione sono troppo corti per poter ragionare in termini di “lungo termine”. La conclusione di Newman è che le azioni si trovano oggi nel loro “ambiente più pericoloso di sempre”.

Alle considerazioni di Newman, possiamo aggiungere altre fonti di forza spesso citate per il mercato azionario, come ad esempio il governo. Una recente rubrica su USA Today sostiene che il governo “fornirà protezione”, aggiungendo che “probabilmente i politici, compreso quelli della FED, hanno imparato le lezioni del passato. Ed anche su questo punto non siamo affatto convinti. Ci sono diversi modi in cui i governi aggraveranno il prossimo declino, dall’accumulo del debito, all’intrusione nei mercati dei prestiti, dall’abrogazione delle restrizioni alle banche all’esecuzione di guerre commerciali, dalla riduzione dei tassi ipotecari al di sotto dei tassi naturali, all’allentamento quantitativo per non parlare degli sforzi della FED per ri-liquidare il mercato degli accordi di riacquisto interbancario. Significativo lo sforzo di salvataggio del mercato dei pronti contro termine del mese scorso appena prima  che il Dow facesse un nuovo massimo, senza contare che un intervento analogo lo aveva fatto ad agosto 2007 giusto due mesi prima rispetto ai massimi di ottobre di quell’anno del Dow.    Insomma se è vero che per ora non piove ancora, è anche vero che il cielo si sta annuvolando in modo tutt’altro che rassicurante.

Previsioni di Borsa : Bond USA rendimenti e prezzi

I prezzi del trentennale americano hanno finalmente raggiunto la trendline inferiore del canale di trend, e si apprestano a romperlo al ribasso come ci aspettavamo da diverso tempo. Una volta terminato il balletto con la trendline il primo obiettivo è a 152,00-152,20. Il potenziale ribassista è molto superiore.

Previsioni di Borsa : Dollar Index e EUR/USD

Anche il Dollar Index segue la strada ribassista che abbiamo tracciato; il massimo di venerdì dovrebbe aver concluso il ritracciamento di onda 2 o quasi. Quando parte l’onda 3 il primo target è in zona 95,70-95,80. L’euro di conseguenza quando inizia la terza onda è destinato a rafforzarsi.

Previsioni di Borsa : Oro e Argento

Il minimo della scorsa settimana indebolisce l’ipotesi di una quinta onda finale che porti l’onda [B]  a chiudere sopra i 1.600. Tuttavia non è ancora sufficiente a darci la certezza che siamo in onda [C]. Consola il fatto che stavolta l’argento ha confermato il minimo dell’oro. 

Dal momento che l’onda [C] ben che vada arriverà sui 950, ma cè spazio anche per prezzi più bassi, non apriremo una posizione short sull’oro solo quando vedremo l’oro o sopra i 1.600, o sotto i 1380. (la fascia evidenziata  sul grafico è 1380-1400$).

Un ETF SHORT senza leva in USD è questo:

Wisdomtree Gold 1x Daily Short codice ISIN JE00B24DKC09

Altrimenti ci sono i mini future di BNP Paribas, come ad esempio questi:

alla prossima

Nessun commento

I commenti dei lettori

Non ci sono commenti per questo articolo. Vuole essere il primo a commentarlo?

Lascia un commento