Fondi H2O, cosa succede?


Reazioni un po’ scomposte del mercato alle notizie diffuse dal Financial Times di problemi derivanti da bond illiquidi. Anche in Italia fioccano le vendite. Tempesta in un bicchiere d’acqua?

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Le tensioni dei mercati dipendono talvolta da come certe notizie vengono diffuse. Negli ultimi giorni i fondi H2O (gruppo Natixis) hanno subito forti riscatti in relazione alla news divulgata dal Financial Times della detenzione di bond “illiquidi” collegati alla società di un discusso finanziere tedesco. Le eccellenti performance nel tempo avevano decretato una specie di immagine di invincibilità per questi fondi e gli investitori hanno reagito d’istinto – come spesso succede – su quanto riportato dai media. Scelta logicamente legittima ma che sarebbe invece consigliabile realizzare in un contesto di maggiore sangue freddo.

Secondo indiscrezioni riportate da alcuni siti Internet, importanti intermediari bancari avrebbero addirittura consigliato i clienti di alleggerire le esposizioni sugli H2O.

Non entriamo nella vicenda, anche perché poco interessa nella sua sostanza, assai complessa. Il punto è un altro. Si rischia con i fondi H2O? Impossibile rispondere d’istinto ma fonti vicine al gruppo hanno dichiarato che le posizioni detenute da H2O Adagio, Allegro e MultiBonds in obbligazioni non quotate sono secondarie (massimo 9,7% per gli Allegro). Si tratta logicamente dei cosiddetti “private placements”, cioè collocamenti privati che i gestori di fondi dovrebbero assolutamente evitare ma che in un mercato esasperato, quale l’attuale, vengono invece presi in considerazione in ottica di pura contribuzione alle performance.

La risposta sul rischio data invece sulla base di un ragionamento è abbastanza tranquillizzante, poiché certamente la deflagrazione del caso porterà ora Natixis a esercitare stringenti controlli, togliendo forse un po’ di autonomia ai singoli gestori.

Il problema è un altro e sta proprio nel metodo operativo. I fondi ormai non riescono più a battere la concorrenza degli Etf, con rendimenti nella maggior parte dei casi equivalenti ma con costi più rilevanti. La gestione attiva comporta oneri superiori, che si ribaltano sulle performance globali. Nel contesto ci sono naturalmente delle eccezioni, che il caso H2O porta a mettere però sotto osservazione.

Se la vicenda finirà probabilmente come la classica tempesta in un bicchiere d’acqua, il discorso più generale sulla perdita di grinta del gestito merita particolare attenzione e l’esperienza di tanti piccoli e medi investitori lo conferma. E’ soprattutto nei momenti difficili che la presunta superiorità dei fondi rispetto agli Etf dovrebbe venire a galla. Invece succede inesorabilmente l’opposto, costringendo sempre più a porsi delle domande sulla competitività dell’offerta dell’asset management in genere.

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