Quattro punti e mezzo separano l'S&P500 dal resto del mercato
Il petrolio torna protagonista e rimette mano al copione settimanale: il Nasdaq cede il 4,2% e i semiconduttori entrano ufficialmente in bear market. L'S&P500 arretra anche lui, ma è l'unico a non aver ancora rotto i minimi dell'8 luglio — per una manciata di punti.
La terza settimana di luglio ha riportato il segno meno su tutti i principali indici USA, e stavolta il colpevole è chiaramente identificabile: il petrolio. Il WTI è salito del 15,6% in cinque sedute, da 70,7 a 81,8 dollari, completando un rimbalzo di quasi il 22% dal minimo di inizio mese. Dietro la fiammata c'è l'escalation tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, con il traffico di petroliere ridotto ai minimi di due mesi dopo il ripristino del blocco navale americano sui porti iraniani. Della serie, quando la geopolitica ci mette lo zampino, il mercato se ne accorge: giorno dopo giorno, la fiammata dell'energia ha coinciso quasi millimetricamente con la caduta della tecnologia.
Il conto più salato lo ha pagato ancora il comparto dei semiconduttori: l'indice SOX ha perso quasi il 10% nella settimana, la peggiore dell'intero ciclo, e dal massimo storico del 22 giugno cede ormai oltre il 20% — la soglia convenzionale del bear market, raggiunta in meno di un mese. Il Nasdaq ha lasciato sul terreno il 4,2%, chiudendo a 28.773,25 dopo aver bucato venerdì i minimi dell'8 luglio. L'S&P500 ha ceduto l'1,6% a 7.497,75, ma con un copione più beffardo che vedremo tra poco.
L'S&P500 tiene per quattro punti e mezzo, il Nasdaq no
Qui arriva il dato tecnico più interessante della settimana. Giovedì 16 l'S&P500 ha toccato un nuovo massimo di periodo a 7.632 punti, superando di un soffio i massimi della settimana precedente (7.628,75) — un allungo che si è rivelato falso: venerdì il mercato ha restituito tutto, chiudendo a 7.497,75, oltre 130 punti sotto il massimo di giovedì. Un classico "prendi la liquidità sopra e poi vendi", tipico di chi scarica posizioni senza muovere il prezzo in anticipo.
Eppure, nonostante questo scivolone, l'S&P500 resta l'unico dei tre grandi indici a non aver violato i minimi dell'8 luglio. Il minimo di venerdì è arrivato a 7.473,00, contro il minimo dell'8 luglio a 7.468,50 — appena quattro punti e mezzo di distanza, ma sufficienti a mantenere intatta la struttura. Nasdaq e Dow Jones, invece, i propri minimi di riferimento li hanno violati senza pietà. Tradotto operativamente: c'è una forza relativa a favore dell'S&P500, ma fragile, quasi assediata, non una tenuta solida. Quel doppio minimo in area 7.468-7.473 è ora la linea del fronte: se cede in chiusura, anche l'indice più forte del gruppo cambierebbe registro.
Fig_1 Grafico daily E-Mini S&P500 ed E-Mini Nasdaq100
(clicca sul grafico per ingrandire)
Il Nasdaq è già dentro la zona calda
Se l'S&P500 sta ancora resistendo sopra i suoi supporti, il Nasdaq si trova in una condizione diversa: è già sceso dentro la fascia di supporto strutturale 28.500-27.900, un'area ereditata dai minimi di aprile-giugno. E il primo contatto, venerdì, ha prodotto una reazione tutt'altro che banale: oltre 350 punti di recupero dai minimi di seduta alla chiusura. Segno che in quella zona i compratori esistono ancora, anche se il quadro di fondo resta ribassista.
In pratica, il Nasdaq sta lavorando dentro un'area dove il mercato, storicamente, tende a reagire — non è terra di nessuno, ma nemmeno un'inversione confermata. Sopra resta una resistenza immediata in area 29.200-29.400, eredità del crollo di giovedì: finché non viene ripresa, il rimbalzo resta un tentativo. Sotto, il minimo di venerdì (28.408) è lo spartiacque: oltre quella soglia, la discesa punterebbe verso il bordo basso della fascia, in area 27.900.
Un risk-off selettivo, non un panico generalizzato
Il contesto macro conferma la fase di avversione al rischio, ma con alcune stranezze che vale la pena segnalare. Il VIX è salito del 25% in una settimana, da un minimo di aprile a 14,96 fino a 18,76 di chiusura venerdì (massimo intraday 19,50): la compiacenza degli ultimi giorni si è risolta nel modo classico, con un'espansione rapida della volatilità da livelli compressi.
Quello che stona, però, è il comportamento dell'oro: in una settimana di vendite azionarie ci si aspetterebbe una corsa al bene rifugio, e invece il metallo giallo ha perso il 2,3%. Anche i rendimenti dei Treasury sono rimasti sostanzialmente fermi nonostante il balzo del petrolio: il mercato obbligazionario, per ora, legge il caro-energia come un freno alla crescita più che come inflazione da prezzare in curva. Tradotto: è un risk-off selettivo, concentrato su tecnologia e semiconduttori, non un panico sistemico da manuale. Da segnalare anche un altro elemento: per la prima volta da inizio trimestre sia l'S&P500 sia il Nasdaq sono scesi sotto i rispettivi livelli di apertura di luglio, con il Nasdaq ormai lontano oltre il 5%.
Scenario Ribassista (Probabilità: Media-Alta)
Il quadro tecnico di fondo — Nasdaq che lavora dentro l'area di supporto strutturale, S&P500 sotto assedio, contesto macro di avversione al rischio da shock energetico — favorisce la prosecuzione del movimento ribassista, con il Nasdaq che completerebbe la discesa dentro la sua fascia di reazione.
Conferma NQ100: chiusura daily sotto 28.408. Target 1: fascia 28.210-27.915. Target 2: 27.829. Invalidazione: chiusura daily sopra 29.397.
Conferma S&P500: chiusura daily sotto 7.459,50 (sotto, il doppio minimo 7.468-7.473 verrebbe consumato). Target 1: 7.357. Target 2: 7.295. Invalidazione: chiusura daily sopra 7.614,75.
Scenario Rialzista (Probabilità: Media-Bassa)
Lo scenario alternativo si appoggia sulla reazione già vista sul Nasdaq al primo tocco dell'area di supporto e sulla tenuta, seppur fragile, dell'S&P500 sopra i minimi dell'8 luglio. Un raffreddamento del petrolio toglierebbe peso al driver che ha innescato tutto. Contro, però, gioca la struttura ribassista ormai diffusa su tutti i timeframe operativi.
Conferma S&P500: chiusura daily sopra 7.614,75. Target 1: fascia 7.632-7.649. Target 2: 7.695 (massimo storico). Invalidazione: chiusura daily sotto 7.459,50.
Conferma NQ100: chiusura daily sopra 29.397. Target 1: 30.078. Target 2: fascia 30.500-30.600. Invalidazione: chiusura daily sotto 27.915,50.
Conclusione
La settimana lascia in eredità un mercato spaccato in due velocità. Il Nasdaq ha già rotto la sua struttura di breve e lavora dentro la fascia di supporto 28.500-27.900, dove venerdì sono ricomparsi i compratori. L'S&P500, invece, resiste ancora — ma per un margine talmente sottile (quattro punti e mezzo) che definirlo un argine solido sarebbe eccessivo.
I livelli da monitorare nella settimana entrante: sull'S&P500, il supporto è 7.468-7.473, sotto si aprono gli obiettivi a 7.357 e 7.295; sopra, il primo ostacolo è la fascia 7.590-7.615. Sul Nasdaq, lo spartiacque verso l'alto è 29.400, mentre sotto il minimo di venerdì (28.408) la discesa punterebbe verso 27.900.
Vale la pena ricordarlo con onestà: è la quarta inversione di regime in quattro settimane sui futures USA. Ogni fase di questo ciclo estivo ha visto il quadro precedente negato nel giro di pochi giorni. I segnali di venerdì, per quanto più allineati del solito tra i timeframe, nascono in un mercato che brucia i pattern a ritmo settimanale — con l'aggravante, questa volta, di uno shock esogeno come il petrolio a fare da benzina sul fuoco. Prudenza sui segnali di brevissimo termine resta la parola d'ordine.
Metodologia: ICT Private Mentorship — Core Content, Month 5 (2017).
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