Mentre Piazza Affari festeggiava un altro record storico, Stellantis scivolava verso il pavimento di marzo. La settimana entrante dirà se quel pavimento regge.
La frattura tra Stellantis e il resto del mercato è arrivata alla sua decima settimana consecutiva, e invece di richiudersi continua ad allargarsi. Nella settimana dal 15 al 19 giugno, mentre la borsa italiana segnava l'ennesimo record storico — sopra i 53.000 punti, +2,6% — il titolo del gruppo automobilistico ha perso un altro 5,4%, scendendo da 5,892€ a 5,572€ dopo aver toccato giovedì un nuovo minimo di periodo a 5,422€, a un solo giorno dal record dell'indice. Quattro sedute su cinque si sono chiuse in calo, e anche l'Euro Stoxx 50 ha continuato a salire (+1,7%): non è un problema solo italiano, è l'azionario in generale a muoversi in una direzione, con Stellantis che va in quella opposta.
C'è però una novità rispetto alle settimane precedenti: questa volta la debolezza non è rimasta confinata a Stellantis. L'intero settore automobilistico europeo ha ceduto il 3,6%, in controtendenza rispetto a un mercato in rialzo. Il titolo resta il peggiore del comparto, ma non è più un caso isolato — il divario rispetto al settore, che nelle settimane scorse sfiorava i 6 punti percentuali, si è ridotto a meno di 2. La pressione, fino a poco tempo fa quasi tutta interna all'azienda, sembra essersi in parte estesa al comparto auto nel suo complesso.
Fig_1 Grafico daily Stellantis N.V.
(clicca sul grafico per ingrandire)
I fattori favorevoli che il titolo continua a ignorare
Restano sul tavolo, e restano inefficaci, gli elementi esterni che in teoria dovrebbero aiutare il titolo: il petrolio sceso sotto i 76 dollari al barile da quota 83-84 della settimana precedente, un costo in meno per i produttori di auto; l'euro leggermente più debole, un vantaggio per chi esporta fuori dall'area valutaria comune come fa Stellantis; lo spread BTP-Bund sotto i 70 punti base, ai minimi recenti. Tutti elementi che in un contesto normale darebbero respiro al titolo. Eppure il titolo continua a scendere, segno che le ragioni di fondo della debolezza — dazi sull'auto, domanda debole, dubbi sul piano industriale — prevalgono nettamente su qualsiasi spinta favorevole arrivi dal contesto macro.
Rotto il pavimento di giugno, ora si gioca tutto sui minimi di marzo
Dal punto di vista tecnico, la settimana ha confermato lo scenario negativo descritto la volta scorsa. Il doppio minimo a 5,65€, che aveva retto per settimane, è stato bucato con un cedimento progressivo, fino al colpo più duro di giovedì: il titolo ha toccato 5,422€ in seduta — il nuovo minimo del trimestre — chiudendo a 5,565€. Venerdì è arrivata una reazione, ma va presa con le pinze: chiusura a 5,572€, appena lo 0,13% sopra il giovedì. Una candela positiva, troppo debole però per parlare di inversione: il mercato ha smesso di scendere per un giorno, non ha ancora dato segnali di voler tornare a salire.
Il livello che ora conta davvero è uno solo: 5,31€, il minimo toccato il 23 marzo scorso, il punto più basso degli ultimi tre mesi. Il nuovo minimo di giovedì si è fermato a soli undici centesimi — circa il 2% — da quel pavimento. È la prima volta da marzo che il titolo arriva così vicino a rimetterlo in discussione, ed è per questo che la settimana che si apre assume un peso particolare: il mercato deve decidere se quel pavimento tiene oppure no.
Sopra il prezzo attuale, le aree da monitorare in caso di recupero sono tre, in ordine crescente: 5,97€ come primo ostacolo, 6,22€ — l'apertura del trimestre, soglia per parlare di vero recupero — e 6,50€ come area di rimbalzo più ambizioso. Sotto i 5,31€, non ci sono altri supporti significativi fino alla fascia 5,0-5,2€, dove il titolo non si vedeva da diversi anni.
Scenario rialzista: tenuta del livello di marzo (Probabilità: Media-Alta)
Il titolo è arrivato a ridosso dell'unico supporto strutturale rimasto intatto dopo tre mesi di ribasso quasi ininterrotto. Dopo una discesa così marcata, un tentativo di reazione in corrispondenza dei minimi di marzo è plausibile, anche perché il contesto di costi resta favorevole — petrolio in calo, euro debole — pur senza che il titolo lo abbia finora capitalizzato.
Conferma: una reazione dall'area 5,306-5,42€ con una chiusura giornaliera di recupero sopra 5,65€, idealmente accompagnata da un andamento del titolo migliore rispetto al resto del settore auto europeo. Target: prima area 5,97-6,08€, poi eventualmente verso l'apertura trimestrale a 6,22€. Invalidazione: una chiusura giornaliera sotto 5,31€.
Scenario ribassista: rottura del livello di marzo (Probabilità: Media)
Il quadro tecnico resta negativo su tutti gli orizzonti temporali: il trimestre segna oltre il 10% di perdita, giugno si sta chiudendo con una direzionalità ribassista molto marcata, la settimana appena conclusa è la terza consecutiva in calo. Se la pressione delle ultime dieci settimane non si esaurisce, il livello di marzo potrebbe cedere.
Conferma: una chiusura giornaliera sotto 5,31€, con il titolo che non riesce a recuperare nelle sedute successive. Target: area 5,0-5,2€, zona di minimi pluriennali mai più rivista dal titolo da diversi anni. Invalidazione: un ritorno e una tenuta sopra 5,65€ nei giorni successivi alla rottura.
Una settimana che chiede pazienza, non scommesse
Anche questa settimana, ai prezzi attuali, mancano le condizioni per un ingresso con un rapporto rischio/rendimento adeguato: il titolo è troppo vicino al supporto chiave perché un ribasso sia conveniente, troppo debole — in un quadro ancora interamente negativo — perché un acquisto sia giustificabile senza prima vedere una reazione concreta.
Vale la pena ribadire un principio che conta ancora di più ora che il titolo si avvicina a un livello così delicato: cercare un'inversione da un trend ribassista di lungo periodo è strutturalmente diverso dall'entrare in continuazione su un titolo che sta già salendo. Nel primo caso il mercato deve prima dimostrare, con i fatti, che qualcosa è davvero cambiato — la conferma non è una cautela in più, è l'unica cosa che separa una decisione disciplinata da una scommessa sul rimbalzo.
Il bivio è netto, e questa volta sembra vicino a una soluzione in tempi brevi. La settimana che si apre dirà se il pavimento di marzo a 5,31€ regge — aprendo la possibilità di un rimbalzo dopo un trimestre che ha già portato il titolo a perdere oltre il 10% — oppure se cede, verso livelli che Stellantis non visitava da anni.
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